Il gruppo, la saldezza morale, ma anche la qualità: Inter – Fiorentina 2-1

Foto: Marcus Thuram contro la Fiorentina esulta… alla Lautaro. Grande prestazione del centravanti francese (fonte: La Repubblica).
  • Inter – Napoli: da 0-2 a 3-2
  • Inter – Udinese: da 0-2 a 5-3
  • Roma – Inter: da 2-0 a 2-2
  • Bologna – Inter: da 0-1 a 1-3
  • Inter – Fiorentina: da 0-1 a 1-2

Su otto partite di campionato, cinque volte l’Inter si è trovata in svantaggio (3 volte di due gol).

Alla fine ha portato a casa 4 vittorie e un pareggio, quest’ultimo in trasferta a Roma, contro la principale rivale per la corsa al titolo

Se consideriamo l’aspetto negativo (la facilità con cui va sotto) dobbiamo notare che di recente c’è stato un …progresso: nelle ultime due occasioni siamo andati sotto di un gol solo.

Se consideriamo gli aspetti positivi, dobbiamo ammettere che si tratta soprattutto della compattezza, del senso di appartenenza, della saldezza morale e dall’orgoglio.

Però questo esclusivo metro di valutazione, dopo tante occasioni similari, non basta più, non permette una lettura esaustiva della situazione.

Perché tante squadre hanno cuore e orgoglio, ma non tutte, in situazioni simili, vincono come noi.

Per compiere ripetutamente simili imprese (che per l’integrità del sistema cardiaco dei tifosi spero non debbano presentarsi spesso con questa frequenza) servono anche un elevato tasso di qualità e un soddisfacente sistema di gioco.

Che il gruppo abbondi di qualità nei titolari e in un buon numero di alternative agli stessi, non lo scopriamo oggi.

L’oggetto di discussione ha riguardato queste possibilità:

  • Un atteggiamento tattico troppo spregiudicato, per cui nel tentativo di raggiungere presto il vantaggio, si lasciano spesso troppi spazi e opportunità alle ripartenze avversarie;
  • Le caratteristiche dei difensori e centrocampisti: i primi non sufficientemente veloci per giocare con una pressione alta, i secondi ottimi in fase di palleggio e costruzione ma relativamente carenti sul piano fisico, della ‘copertura’;
  • L’età media avanzata che non consentirebbe di reggere certi ritmi per 90′ e soprattutto quando ci sono 3 partite in sette giorni

Nessuna di queste spiegazioni sembra reggere, almeno da sola, a un esame più approfondito.

Non mi sembra fondata o almeno risolutiva l’idea che la causa vada trovata in un atteggiamento tattico  troppo spregiudicato e/o nell’adozione di un modulo che rischia di farci trovare sfilacciati (si dice in proposito che nessuna big europea gioca con la difesa a tre).

Lo sviluppo di queste partite sembra suggerire il contrario, perché credo proprio che di certo noi ci scopriamo maggiormente quando siamo in svantaggio, rispetto alla situazione di parità dei primi minuti.

Però i gol in questi match li prendiamo nella prima fase: poi quando attacchiamo alti e in massa, non ne prendiamo più e ne segniamo …parecchi, evidentemente.

Salvo, una volta riacciuffato il vantaggio, riabbassarci e/o rilassarci – come è normale perché la concentrazione non può essere identica in ogni fase della partita – e rischiare di nuovo.

Non sembra poter essere decisiva, se non come parziale concausa, l’età media avanzata dei giocatori, visto che se si eccettua il match con la viola, prendiamo gol all’inizio e poi rimontiamo alla distanza.

Semmai in questo caso sembrerebbero esserci altre situazioni ‘mentali’ come l’eccesso di sicurezza, all’inizio, e la determinazione a metterci quel qualcosa in più solo quando si è manifestato il pericolo.

L’idea di ‘risparmiarsi’, gestendo la partita – comportamento che spesso potrebbe essere sufficiente – per riservarsi lo sforzo massimo, mentale e fisico, solo in caso di necessità, potrebbe essere un corollario dell’età avanzata e ricca di successi di alcuni campioni dalla grande autostima

Personalmente credo poco alla cause psicologiche quando parliamo di affermati ed esperti professionisti.

La mia opinione, molto… timida è che noi si abbia una difficoltà tecnico/tattica, comunque collegata alle caratteristiche degli interpreti, quando si tratta di giocare in modalità ‘gestione’.

Ma, con 70 partite all’anno e con la volontà di giocarcela in tutte le competizioni, il ricorso a questa modalità è inevitabile.

Questo spiegherebbe perché nell’arco di una stagione si può perdere una partita contro il Bodo o contro, che so, Frosinone, Sassuolo o Monza, anche se loro hanno un costo squadra minore della ‘grande’ che hanno sconfitta in quel caso.

Detto questo, non c’è dubbio che un ringiovanimento servirebbe, purché i nuovi immessi abbiano da subito le capacità e il rendimento di chi sostituiscono.

Per esempio: se Curtis Jones si rivelerà subito migliore di Miki, non c’è dubbio che ci avremo guadagnato.

Stessa cosa per Pepo e Sommer e per Diouf e Dumfries.

In qualche caso questo si è verificato: per esempio Pio e Bonny sono stati subito più produttivi di Taremi e, che so, Correa.

Parimenti sono portato a credere che l’inserimento di uno o due giocatori forti in ogni stagione per integrare come caratteristiche tecnico-agonistiche ciò che ci manca, consentirebbe maggior equilibrio, evitando di costringerci a recuperi disperati e dispendiosi

A me sembra che una cosa sia evidente: abbiamo costruito negli anni un gruppo ottimo, per l’Italia, come tasso tecnico e in generale straordinario come capacità umane.

L’abbandono dei centrali, non sostituiti, l’usura di qualche campione sulla breccia da anni che quindi non riesce a dare sempre quel qualcosa in più che suppliva a altre carenze, non ci consentono di giocare tutte le partite e tutti i momenti delle singole partite, al massimo delle nostre capacità teoriche o astrattamente potenziali.

Ma il gruppo squadra resta di vertice in Italia, essendo in grado, gestendosi, di affrontare ancora con buone probabilità di successo altre squadre che invece sono in crescita e vogliono costruirsi un futuro prossimo il più rapidamente possibile.

Tutto questo ragionamento, sempre che abbia qualche fondamento, vale per l’Italia.

In Europa invece il discorso cambia completamente.

Servirebbe una mezza rivoluzione, che non possiamo fare, per essere competitivi con le big e qualche volta anche con le …medie.

Per questo io celebro i risultati che abbiamo ottenuto negli ultimi anni, anche se altri li attribuiscono alla fortuna dei sorteggi.

Comunque, per tornare alla partita con la Viola, bisogna dire che questa sfugge al solito cliché delle altre rimonte.

In questo caso non siamo andati in svantaggio scoprendoci, perché abbiamo iniziato con presunzione e scarsa concentrazione.

Abbiamo si giocato un primo tempo sotto ritmo, come spesso accade in questi casi, ma non abbiamo concesso nulla, mai, né prima né dopo, e lo svantaggio è venuto a 25′ dal termine, nel momento della nostra più efficace pressione.

Avevamo sbagliato molti gol, ci avevano negato un rigore clamoroso (il Var è stato depotenziato dopo che hanno scoperto che da quando esiste questo… strumento l’Inter è la squadra che ha fatto molti punti più di tutte) avevamo preso dei pali e il loro portiere si era segnalato per diversi interventi importanti.

E, attenzione, tutto questo contro una squadra che, aldilà della classifica, possiede una rosa ricca e con tanti elementi giovani e interessanti.

Ma questa volta l’azione del loro gol è stata l’unica situazione in cui siamo stati… deficitari.

Le cifre statistiche chiariranno meglio.

Prima però ancora un accenno al come l’abbiamo ripresa.

Quando è entrato Lavelli, ero un po’ contrariato: perché lui e non Mosconi?

Invece, come quasi sempre, tra l’allenatore e il tifoso ha ragione l’allenatore.

‘Mosco’ ormai è un esterno e non avrebbe probabilmente cambiato nulla.

Lavelli è una punta d’area e ha permesso all’Inter di attaccare la difesa viola con 4 esterni offensivi:

  • a sinistra con l’uscita di Bastoni  per Dima avevamo Dima e Bonny con il supporto di Carlos;
  • a destra avevano Diouf e Thuram, con il supporto di Akanji.

Quando uno dei due binari riusciva a prevalere, rispettivamente Bonny o Thuram si accentravano, in modo da riempire l’area di rigore, aggiungendosi al centravanti ‘designato’.

In più il cambio Miki – Sucic ci permetteva di avere nella zona centrale avanzata un  giocatore abile sullo stretto.

Le soluzioni di Chivu e la bravura dei subentrati ci hanno permesso di vincere, ma in realtà tutta la partita era stata dominata e perdere nell’unica occasione concessa sarebbe stata una vera beffa.

I dati statistici confortano più che mai questa percezione visiva, che a volte può risultare ingannevole.

Partiamo come sempre dall’ xG che recita: 3,66 per noi contro  0, 35 per loro: ciò significa che i gol attesi per noi sono in numero  più di dieci volte superiori al loro unico gol e occasione.

Passiamo ai tiri verso la porta: sono 33 a 7 per noi.

I tiri nello specchio sono sono invece 11 a 2. ma in realtà loro hanno tirato in porta solo in occasione del gol, perché l’altro tiro, di Gnonto, non poteva impensierire.

Gli angoli sono stati 6 a 1.

i tocchi nell’area avversaria 50 a 9.

Le occasioni create sono 25 a 4 (in pratica è un dato simile a quello degli xG, solo costruito con metodi più ‘impressionistici’).

La situazione non cambia se passiamo al possesso palla: 63 a 37 per noi,

  • al possesso nella metà campo avversaria: 69 a 33,
  • ai passaggi nell’ultimo terzo: 206 a 43,
  • ai cross tentati: 45 a 7,
  • e ai cross riusciti: 15% contro 2%,

Persino nei… dribbling riusciti c’è una nostra leggera superiorità (4 a 3).

Stessa cosa per:

  • la  precisione nei passaggi:  92% a 79%,
  • per i contrasti riusciti (15 a 4),
  • per il recupero palla (54 a 22).

Entrambe le squadre hanno percorso 93 km, ma loro hanno sprintato un po’ di più (km 2,04 contro 1,82) e percorso un tratto maggiore ad alta intensità (4,88 km contro 4,77).

Le pagelle

Provedel:

Impegnato raramente, prende gol in pratica sull’unico vero tiro subito.

Jimenez calcia benissimo, con violenza e precisione, ma lui prende gol sul suo palo.

Probabilmente il piazzamento non era ideale.

Non comincerei con un nuovo ‘processo’ ma la valutazione non può essere sufficiente.

5.5

Bisseck:

Si sgancia meno del solito, probabilmente è una scelta del mister e in effetti dalle sue parti pericoli, soprattutto in situazioni di ripartenza, non se ne vedono.

Sicuro nelle chiusure

6.5

Akanji:

Pellegrino, che non è un cliente facilissimo, viene annullato.

Questa volta lo svizzero non sbaglia nulla in fase di impostazione, sembra in crescita rispetto alle recenti uscite.

Alcuni lo ritengono ‘corresponsabile ‘ per non aver accorciato sul gol di Jimenez, ma non sono di questo parere.

6.5

Bastoni:

In difficoltà inizialmente, per questioni di passo, contro Mastantuono.

Alla distanza gli prende le misure, ma deve comunque restare vigile dietro.

Perciò, quando c’è da recuperare, il cambio con Dimarco è provvidenziale.

6-

(Dimarco:

Con il suo ingresso il binario di sinistra funziona meglio,  diciamo che si merita una sufficienza piena.

Anche se non è il solito Dima.

6+)

Diouf:

Meno continuo e brillante che in altre occasioni, perché alterna buone iniziative a altre più confusionarie, soprattutto quando, nel finale, gli spazi si restringono

6

Barella:

Per vedere il miglior Barella si dovrebbe riposare un po‘, ma non è possibile.

Così lui continua a correre come un ossesso, recupera palloni, aiuta tutti, si offre a tutti per i disimpegni, lotta e si innervosisce, ma pecca un po’ in lucidità in situazioni importanti

6.5

(Lavelli:

Si può dire che entro con molta personalità e svolge bene il compito assegnatogli, ma i minuti sono pochi per consentire una valutazione.

s.v.)

Calhanoglu:

Con sapienza si posiziona a schermare la linea difensiva quando è il caso e sale a pressare alto su Fagioli quando è necessario. Sapiente nelle letture e caparbio, ruba meno l’occhio che in altre occasioni perché non ha grande spazio per le giocate e al tiro…ci aveva abituati troppo bene.

6.5

(Zielinski:

Con la palla nei piedi giganteggia, è stranoto.

Avesse un po’ più corsa… Comunque il rigore segnato gli vale un’abbondante sufficienza.

6.5)

Mkhitaryan:

Ecco, lui forse a 37 anni tre partite intere allo stesso livello in un settimana non le può giocare.

In ogni caso è sempre una presenza importante nelle due fasi, per come legge le traiettorie dei passaggi e affianca il play nell’impostazione.

6+

(Sucic:

Gioca solo un quarto dora nel finale, ma devo dire che questa volta mi è piaciuto.

Secondo me non è né un play né una mezz’ala.

Si esprime benissimo quando gli si chiede di muoversi a ridosso delle punte, anche in spazi stretti.

Per questo gli assegno un voto positivo.

6.5)

Carlos Augusto:

Conferma il suo stato di grazia, dovuto alla particolare condizione del momento, ma anche alla solidità e alle qualità tecniche che sempre contraddistinguono le sue prestazioni.

Tra l’altro prende due traverse.

7

Esposito:

Per come si sviluppa il gioco, è forse l’elemento che fa più fatica a esprimersi. Sul piano della grinta e della voglia c’è sempre, ma questa volta non riesce quasi mai a essere incisivo.

5.5

(Bonny:

È in un ottimo momento e secondo me quando manca Lauti diventa irrinunciabile.

Rispetto al capitano, impone un cambio di approccio alla partita.

Lauti ‘esce’ per cucire il gioco e poi si ripresenta per concludere, lui ama svariare in fascia, per offrire  alternative di gioco a chi imposta. Così facendo allarga le difese avversarie e, oltre a rendersi pericoloso, favorisce gli inserimenti centrali dei compagni.

7)

Thuram:

Assolutamente inarrestabile.

Qualcuno lo ha paragonato al miglior Lukaku, al quale un po’ somiglia per la somma di velocità in progressione + massa.

Resta una prestazione determinante, perché segna, conquista il rigore e se ne vede negare uno ancor più clamoroso.

7.5

All. Chivu:

Presenta una squadra più accorta in fase di non possesso (non dimentichiamo la partita internazionale di pochi giorni prima) ma passa tutto il tempo a chiedere maggior velocizzazione e pressione più alta.

Secondo me  vince la partita quando decide di inserire una prima punta oltre alle due già in campo. Che ricevono l’ordine di allargarsi a turno per aprire la difesa ospite.

E Thuram – Bonny questo lo sanno fare a meraviglia.

7

Under 20: Inter Parma 2-1

Ho letto con piacere le considerazioni di Sergio sulla nostra primavera, presente e passata.

Anzitutto perché mi fa felice che ci sia chi si interessa alle nostre giovanili; poi perché tra pochissimo io non potrò più continuare a scrivere e quindi Sergio lo vedo più come un… successore, che come un competitor con cui misurarmi.

Se posso permettermi, gli suggerirei di essere meno drastico nei giudizi: per esempio ho letto che questa Primavera sarebbe inferiore a quelle del passato.

Può essere, ma nel frattempo è cambiata la strategia societaria: non più ricerca di tituli giovanili, ma impegno per accelerare la crescita degli elementi più interessanti.

In questo contesto si colloca anche la creazione dell’U23 che assorbe parecchi giocatori in età di Primavera e qualcuno anche più giovane.

Una volta i ragazzi arrivavano quasi tutti al limite del settore giovanile.

Un conto, come fanno altri e facevamo noi,  è promuovere 1-2 atleti interessanti facendoli giocare sotto età, altra cosa è schierare in primavera quella che… legalmente sarebbe quasi la seconda squadra Primavera, per età.

Se oggi fosse ancora così, giocherebbero, perfettamente in età, anche Cocchi, Mosconi, Iddrissou, Mancuso, ecc. ecc. Oltre ai 2008 che sono saliti e addirittura a un paio di 2009.

Io invece temo che questa sia l’ultima Primavera forte che vedremo in azione, se non verrà cambiata la politica dei non investimenti. Non solo a livello di giocatori.

Concordo con Sergio, tuttavia sul fatto che non sono molti i giocatori che AL MOMENTO sembrano poter aspirare a obiettivi importanti.

Alcuni dei più talentuosi difficilmente metteranno doti atletiche tali da rendere efficaci le loro qualità tecniche.

Ma questo avveniva anche in passato e Sergio ha fatto alcuni di questi nomi.

Comunque torniamo al presente e vediamo come sono andati, in questa partita difficile i singoli e  la squadra nel suo complesso.

Ecco una bella prestazione, senza se  e senza ma, della nostra primavera che in passato aveva giocato buone partite, facendosi poi recuperare vantaggi anche consistenti.

Contro il Parma era scontro al vertice, perché le due squadre erano appaiate al primo posto.

E gli emiliani, nelle cui file giocava da mezz’ala il nostro ex Balduzzi, che da noi faceva il terzino, ma era già soprattutto talentuoso, si sono confermati squadra molto forte.

Questi gli uomini schierati da mister Bigica:

Galliera

Lissi (Evangelista), Breda, Mackiewicz, Rocca

D’Agostino, La Torre, Putsen (Moressa)

Franchi ( El Mahboubi), Carrara ( Matarrese), Vukaj (Moranduzzo)

A disposizione: Farronato, Pavan, Maghlout, Kartelo, Peletti, Nese.

In mezzo ai due esterni 2009, torna la coppia titolare di centrali, composta da Breda e Mackiewitz.

In mezzo al campo, ancora assente Virtuani, a fianco del play La Torre e di D’Agostino viene scelto Putsen.

Davanti fiducia a Carrara e Vukaj, mentre un turno di riposo viene concesso a El Mahboubi.

In porta questa volta l’alternanza si risolve a favore di Galliera.

I nostri partono forte e già al 7′ vanno in vantaggio: conclusione violenta di D’Agostino respinta dal portiere, sulla palla si avventa Carrara che insacca senza difficoltà.

Il Parma non ci sta e subito dopo Galliera è chiamato a un grande intervento sulla conclusione di Semedo.

Gli emiliani mantengono in prevalenza l’iniziativa, nel tentativo di recuperare  e dopo una ventina di minuti hanno un seconda occasione con una conclusione da dentro l’area dell’ex Balduzzi, murata da La Torre in prodigioso recupero.

Noi controlliamo il gioco e ci rendiamo pericolosi soprattuto in ripartenza, sulla fascia sinistra, dove Rocca imperversa e Vukaj pare ispiratissimo.

L’Inter va vicina al 2-0 prima della mezz’ora: grande azione di Vukaj e cross per Franchi.

Mirko supera il centrale emiliano e infila, ma l’arbitro annulla per un fuori gioco che, non disponendo di fermo immagine, mi sembra molto dubbio.

Il Parma insiste in attacco e Semedo, Burcar, Pajsar si rendono pericolosi, finché, proprio in chiusura di tempo, una combinazione Burcar – Semedo – Scarlato porta quest’ultimo alla conclusione ravvicinata e vincente.

Tutto da rifare, anche se nel recupero Carrara, pescato solo in area da Vukaj, si divora il gol del 2-1.

Nella ripresa, dopo un altro gol annullato all’Inter per fuorigioco, superata l’ora di gioco iniziano i cambi.

Poco dopo ancora Vukaj serve D’Agostino sulla cui conclusione il portiere dei crociati si esibisce in un ottimo salvataggio.

Ma il gol è solo rimandato.

El Mahboubi conquista una palla proprio sulla linea di fondo, sul cross si avventa Breda che insacca di testa, imparabilmente.

Gli ultimi cambi hanno la funzione per il Parma di rafforzare il peso offensivo e per noi di inserire freschezza e peso dietro (Eva per Lissi) e palleggio in mezzo (con Moressa).

Anche il cambio Carrara – Matarrese, proprio nel finale serve a spezzare il ritmo e a far rifiatare il bergamasco.

Partita molto combattuta, interessante, ricca di cambi di campo, con il Parma un po’ più volto all’offensiva, anche perché per gran part del tempo in svantaggio e con l’Inter che non rinuncia mai a ripartire verticalizzando.

Vittoria meritata, per un gruppo che sembra aver raggiunto un equilibrio e una solidità che fanno bene sperare, perché il talento non manca.

Anche nel dare le valutazioni individuali, mi riferisco solitamente a ciò che si vede in quella partita, contro quegli avversari.

Chiaro che anch’io ho delle opinioni su chi potenzialmente potrebbe arrivare in alto e chi no, ma preferisco occuparmi del presente, sia perché sbagliare previsioni di prospettiva è facilissimo, sia perché mi pare giusto un atteggiamento di fiducia per tutti piuttosto che una stroncatura precoce.

Tanto, chi sa leggere capisce comunque quali sono i ragazzi che mi danno più affidamento per il futuro.

Pagelle

Galliera:

Sono un suo fan sfegatato. Secondo me in categoria (anzi sotto età perché è un 2009) è un vero crack.

Incredibilmente reattivo tra i pali, sicuro e temerario in uscita alta o bassa (ieri ha messo la testa contro le scarpe di un ducale, uscendo alla disperata).

Non ho mai avuto occasione di parlargli, ma se davvero, come risulta dai documenti, a 16 anni è alto 1,91  ci troviamo di fronte a un elemento di estremo interesse.

7.5

Lissi:

Il fatto che inizialmente sia stato preferito a Eva potrebbe dimostrare che l’intenzione di Bigica era verso una gara offensiva.

Presidia la fascia con sicurezza, ma spinge meno di quanto ci aveva abituati a fare. Forse alcuni avversari hanno colmato il suo strapotere nella corsa.

6.5

(Evangelista:

Il 2009 entra quando c’è bisogno di fisico, concentrazione e centimetri per contrastare il prevedibile assalto del Parma.

Svolge il suo compito senza affanno e in sicurezza.

6.5)

Breda:

Settembre 2008, grande fisico (1.89), potenza da vendere, piedi in netto …miglioramento.

In categoria non ha rivali. Guida i compagni di reparto ed è capace di un paio di sventagliate che riaprono il fronte offensivo. Di testa è superiore, in entrambe le fasi, come mostra anche il gol decisivo.

8

Mackiewicz:

Un filo meno potente del compagno, completa il reparto con la sua rapidità e la concentrazione assidua. Se c’è da sparar via, non si fa pregare.

7

Rocca:

Su quella fascia è un treno con le… ruote buone.

Ha un avversario molto pericoloso e dopo il primo tempo si vede meno in avanti, per senso di responsabilità o per un pizzico di stanchezza?

7

D’Agostino:

È uno che proviene dai tempi in cui portavamo via giovani dalla…Juve.  Ha tanta qualità e pur non essendo un mostro di potenza, spariglia con la mobilità incessante e con notevole intelligenza tattica.

Sfiora il gol e non è una novità, perché le cifre dicono che ‘vede’ la porta.

7

La Torre:

Ho letto giudizi sempre positivi ma altalenanti sulla sua prova.

Per me è stato semplicemente un faro, sia per le attività di contenimento, sia per farsi dare la palla  e organizzare il gioco, con ottima visione.

Al tiro, che è uno dei suoi pezzi forti, invece non è stato fortunato.

Per intelligenza calcistica, garra e piedi se non arrivasse sarebbe un vero peccato.

7

Putsen:

Prestazione sufficiente per l’impegno e il lavoro oscuro fatto al servizio della squadra.

Riesce a far pesare meno l’assenza di Virtuani .

6

(Moressa:

Continua il rientro graduale dopo la lunga assenza, prova a divertirsi con qualche giocata delle sue.

s.v.)

Franchi:

Buone iniziative e intenzioni, senza che producano effetti, tranne un gol annullato per possibile fuori gioco.

6-

(El Mahboubi:

Giocherebbe un lasso di tempo insufficiente per meritarsi un voto.

Il fatto è che in quel breve periodo inventa la percussione profonda e l’assist per il gol vincente.

7)

Carrara:

Forse una delle prestazioni meno convincenti da inizio stagione.

Eppure segna un gol importantissimo e ne sbaglia un secondo facile facile.

7.5

(Matarrese:

s.v.)

Vukaj:

Ecco un esempio di ragazzo cresciuto negli ultimi tempi più di quanto almeno io mi aspettassi.

In categoria, anche se è leggeranno, estro e fantasia sono determinanti. In futuro… chissà.

7+

(Moranduzzo:

s.v.)

All. Bigica:

Fino ad ora i risultati sono eccellenti, come la crescita individuale di parecchi giocatori.

7

Luciano Da Vite

2 pensieri riguardo “Il gruppo, la saldezza morale, ma anche la qualità: Inter – Fiorentina 2-1”

  1. Bene Luciano…sui voti ….mi sembra che tra Di Marco e Micky ci sia stata una certa differenza di prestazione,concedendo anche al secondo la considerazione dell’ età

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  2. Tullio, sai che siccome per mikhi ho un debole, cerco sempre di stare un po’ basso nei voti

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