De rebus interistis: dalla prima squadra all’Under 16

È stato un fine settimana intenso per chi tifa Inter a 360°. Il post è dedicato alla prima squadra ma anche alle squadre del settore giovanile dove vengono ribaditi alcuni dubbi su certe scelte di fondo che sono stati qui già espressi sin dall'inizio del campionato. Gli ultimi risultati non sono comunque negativi ma è evidente che le continue promozioni in blocco di giocatori in una categoria superiore indeboliscano considerevolmente le squadre che si trovano a schierare giocatori sotto età (a volte anche di due anni). Più in generale tutte le squadre si trovano a venire rivoluzionate continuamente, perdendo punti fermi e identità. Questo, è evidente, da un lato potrebbe favorire la crescita dei ragazzi, mentre è tutto da valutare quanto possa incidere poi relativamente le ambizioni di fare risultato. In particolare qui poi analizziamo le ultime sfide di Primavera, Under 17, Under 16. Capitolo prima squadra: la partita con il Verona non era facile e lo si sapeva. Le scelte di Inzaghi si sono rivelate positive e vincenti: abbiamo dominato la gara, siamo andati al riposo sul 2-0 e nella ripresa sono stati azzeccati i cambi. Nelle ultime due partite Inzaghi ha dimostrato di essere un allenatore completo, capace di far giocare la squadra secondo necessità contingenti, di leggere bene i momenti della gara e di fare cambi efficaci, nei limiti delle risorse disponibili. Inoltre ha dimostrato di saper riprendere in mano la squadra dopo un periodo molto difficile. Non è stato fatto nulla, possiamo ancora finire primi o finire quarti. Ma di sicuro dopo queste due giornate le speranze sono più legittimate. Adesso però non bisogna sbagliare più nulla e purtroppo abbiamo ancora più partite al mercoledì rispetto ad altri.

La paura fa 89 (al 90′ scompare): Inter – Venezia 2-1

Avremmo commesso un grave errore se ci fossimo aspettati un girone di ritorno da dominatori. Va detto allo stesso tempo che dal punto di vista dei risultati abbiamo fatto un percorso eccezionale negli ultimi giorni. Cinque partite in dodici giorni, di cui quattro vinte e una pareggiata. Una coppa portata a casa e passi in avanti in tutte le competizioni. Dal punto di vista anche della tenuta nervosa e della determinazione, della compattezza e della solidità, il dato è anche più che incoraggiante, tanto più alla vigilia di un tour de force che tra il 6 e il 16 febbraio ci vedrà affrontare in dieci giorni, Milan, Napoli e Liverpool. Ci sono poi il recupero col Bologna, la partita di Coppa Italia con la Roma, il ritorno di Champions con il Liverpool. Tutte partite infrasettimanali. In questo contesto perdere punti contro Torino (prima di Natale) e col Venezia sarebbe stato pericolosissimo. Così come lo sarebbe ad esempio nel recupero col Bologna. Il campionato italiano si conferma pericolosissimo, ne parliamo ampiamente in questo post. Con il Venezia si è visto un discreto calo rispetto al passato, anche a livello di prestazioni individuali, per questo è stato fondamentale vincerla. La speranza è che si tratti di una situazione contingente e che dopo la sosta si riparta con un certo grado di ritrovata brillantezza. Certo aggiungere un paio di tasselli giusti, nei ruoli in cui i ricambi sono numericamente carenti, ci farebbe tare più tranquilli... Intanto sempre voto positivo a quella che oramai è a tutti gli effetti l'Inter di Inzaghi e che ha fatto fino a questo momento oggettivamente il massimo. Anche con il Venezia la gestione delle forze e dei cambi è stata perfetta. Se riuscirà a farsi regalare uno-due rinforzi di qualità, segnerà un punto importante a suo favore e per tutti noi nerazzurri.

Grande prestazione e la conferma che non è anno per lo scudo: Inter – VAR 1-1

Commento amaro dopo il pareggio casalingo di domenica sera. Simone Inzaghi prepara la partita come meglio non si potrebbe, ingabbia la Juventus perfettamente e per almeno un'ora governa il gioco con qualità, organizzazione ed equilibrio. Il mister non ha sbagliato le scelte, né l'impostazione della gara, confrontandosi alla pari con un grande allenatore come Massimiliano Allegri. Che però aveva i singoli e le alternative a disposizione che a noi mancano. Le scelte individuali di Inzaghi e i cambi sono stati obbligati. Abbiamo fatto il massimo con un Lautaro fuori condizione e senza Sensi che sarebbe l'unico a poter creare qualche variante di gioco in una squadra dove manca evidentemente qualcosa a livello di rosa per poter competere a alto livello per 38 partite di campionato più quelle di coppa (una terza punta di buon livello, un centrocampista forte e completo...). C'è stato un furto evidente, senza il quale avremmo vinto la partita, ma è anche vero che nel secondo tempo non siamo praticamente mai riusciti a ripartire e in queste condizoni l'episodio negativo, tanto più se giochi contro la Juventus, può accadere. Non ci si può consolare solo pensando alla bella prestazione. Non vincere partite così (contiamo anche quelle contro l'Atalanta e la Lazio e contro il Real Madrid in Champions) non può dipendere solo dalle colpe degli altri. Di queste quattro partite ne abbiamo giocate tre in casa, facendo due punti e una in trasferta (zero punti). Sono numeri che ci condannano. È chiaro che non basterà fare bottino pieno nelle prossime gare (a partire da domani sera a Empoli) ma poi fare risultato e vincere, anche giocando "male", nelle sfide che contano.

La legge del calcio: Lazio – Inter 3-1

Contro la Lazio abbiamo probabilmente giocato (sul piano estetico) la migliore partita della stagione. Ma abbiamo perso. Siamo stati superiori come quadratura di squadra e siamo riusciti a rendere quasi inoffensivi i loro uomini migliori. Ma tutto questo non è bastato. Sono mancati l'uomo dell'ultimo passaggio, l'uomo che tramuta in qualità il gioco della squadra. E in prospettiva ci mancano una prima punta di peso e di bravura, che faccia salire la squadra, attiri su di sé più marcatori e... faccia goal. Vero che Lautaro e Dzeko hanno fatto molti goal in campionato fino a questo momento, ma è anche vero che contro avversario di livello abbiamo perso (Real, Lazio) o pareggiato (Atalanta, Shakhtar). Quindi produciamo un gioco divertente, ma difficilmente contro avversario ella nostra altezza, lucido, cinico e efficace. Dopo essere stati lungamente in vantaggio siamo stati puniti da un episodio (discutibili a termini di regolamento, ma in ogni caso casuale) abbiamo completamente ceduto, senza ricompattarci e provare a vincere la partita. Adesso abbiamo due occasioni molto importanti davanti. La sfida contro lo Sheriff in Champions (se non vinciamo siamo fuori dalla coppa) e poi la Juventus in campionato. Due partite che in ogni caso ci diranno molto sul prosieguo di una stagione che fino a questo momento non è stata brillante e che comunque ci lascia diversi interrogativi sul piano del gioco della squadra e su quanto questo sia "sostenibile" (in termini di dispendio anche di energie) e soprattutto efficace e produttivo in termini di risultati.

Grande divertimento, ma conterà vincere quando ci si diverte meno: Inter – Bologna 6-1

Anche questa volta raddoppiamo dedicando il post sia alla prima squadra che alla partita della Primavera di Christian Chivu che in trasferta ha battuto i pari età del Bologna per 3-1 (Casadei 2, Iliev) e che è prima in classifica con Roma e Cagliari e sette punti in tre partite. Per la prima squadra, vittoriosa con il pesante risultato di 6-1, è stata una giornata senza dubbio soddisfacente: in trasferta a Bologna, l'Inter ha dominato e ha espresso anche un "bel giuoco". Felicissimi per la prestazioni, bisogna convervare tuttavia tanto l'ottimismo quanto la giusta prudenza per vedere se con le piccole andrà sempre così. Per il resto a livello di esito, finora, sia con la Samp che con il Real non è andata sempre benissimo, ma in questo senso è stata incoraggiante la gara di Verona dove, pure grazie a due prodezze individuali, abbiamo vinto in rimonta nel finale. Adesso arrivano tre partite davvero importanti: Fiorentina in trasferta, Atalanta a San Siro e Shakthar in trasferta. Arrivarci avendo fatto bene e avendo dimostrato interessanti possibilità di gioco è sicuramente meglio che arrivarci in difficoltà... Sugli scudi, contro i felsinei, un gigantesco Milan Skriniar, Dumfries, Barella e Brozovic (ma non è una novità), un Lautaro Martinez sempre più leader della squadra e Edin Dzeko, il cui ingresso ha cambiato e reso più fluida la manovra della squadra e autore di una doppietta. Aspettiamo un suo contributo decisivo negli eventi più difficili e importanti.

Bella senz’anima, o meglio, senza punti: Inter – Real Madrid 0-1

Questa volta raddoppiamo. Dedichiamo infatti il post sia alla doppia sfida contro il Real Madrid. Prima la partita disputata dai "grandi" di Simone Inzaghi e finita con la vittoria degli spagnoli per una rete a zero (goal di Rodrygo). Poi ampio spazio dedicato alla Primavera di Christian Chivu che ha pareggiato 1-1 grazie a una rete in pieno recupero di Nunziatini con una storica rovesciata. Ma il racconto della partita della Primavera è anche l'occasione per un'ampia riflessione sulla squadra di quest'anno e il lavoro che è stato fatto e viene fatto dallo staff delle giovanili. Tornando alla prima squadra, non ci sono dubbi sul fatto che la partita contro i madrileni potesse andare diversamente. Gli spagnoli hanno fatto solo due tiri in porta: un goal e uno non pericoloso. Noi abbiamo tirato 18 volte, di cui sei, da distanza ravvicinata, entro la luce dei pali. Courtois ha fatto un paio di grande parete, altre volte si è trovato la palla tra le braccia, ma non è un titolo di merito, si è trattato di errori di esecuzione dei nostri. C'è stata una dosa di cattiva suerte, certo, ma nel post analizziamo punto per punto che cosa non ha funzionato, contenti della prova fornita dalla squadra (nonostante tutto) ma consapevoli che c'è un grosso lavoro da fare per colmare le lacune di questo gruppo.

Sensazioni negative: Sampdoria – Inter 2-2

Le sensazioni dopo la partita di domenica contro la Sampdoria, non sono particolarmente positive. Inutile guardare i punti a questo punto della stagione. Le preoccupazioni derivano da altre considerazioni e dal timore che la squadra fortissima del girone di ritorno dello scorso campionato sia definitivamente svanita e che si stia tornando alla squadra incostante (perché incompleta) del livello pre-contiano. È un timore - fondato - ma non è una certezza. Si è dovuta constatare una mancanza di potenza, di compattezza feroce, di completezza tecnico-tattica, di utilitarismo visto in certo positivo, cioè come volontà feroce di raggiungere comunque il risultato, anche con gli accorgimenti che piacciono meno agli esteti. Perché alla fine è il risultato che conta nel calcio, piaccia o non piaccia. Abbiamo fatto qualcosa di più della Sampdoria e il risultato ci va stretto, ma non siamo stati capaci di gestire la partita e questo è un limite preoccupante e che bisognerà superare presto. Simone Inzaghi ha evidenti problemi di quadratura da risolvere e poco tempo per farlo. Incombono sfide importanti e ravvicinate e più che dalla partita di Genova, lo giudicheremo da come affronterà i prossimi impegni.

Con un Tucu di classe, anzi due: Hellas Verona – Inter 1-3

La partita di Verona contro l'Hellas è stata completamente differente dalla prima di campionato contro il Genoa. Eventi - in parte - casuali (l'errore di Handa, il goal del pareggio sulla rimessa laterale di Perisic) hanno cambiato completamente il volto della partita: prima l'hanno consegnata ai veronesi. Poi l'hanno riaperta. Ma è stato decisivo in ogni caso l'intervento del mister Simone Inzaghi, con cambi azzeccati e anche un po' fortunati (ma questo non è certo un demerito), perché avvenissero gli "episodi" da tre punti. Dimarco ha dato nuova spinta subentrando a un comunque ottimo Perisic; Vidal ha sostituito un Brozovic non al top per quello che riguarda la prestazione; Joaquin Correa, all'esordio in maglia nerazzurra, ha sostituito Lautaro Martinez, sfinito anche a causa di una preparazion incompleta. Poi sono entrati anche Sensi e Vecino... In questa ultima fase siamo più incisivi, fino alla realizzazione delle due reti del Tucu. L'abbiamo portata a casa e questo conta, ma sono emerse tanto note positive quanto motivi di preoccupazione, che sarebbe sbagliato sottovalutare. Tra le seconde, le difficoltà dei centrocampisti di imporsi su avversari "assatanati" e la mancanza di penetrazioni. Il campionato italiano non è una gara sui 100 metri, ma una maratona: potenza (forza + corsa), accompagnata da una decente dose di qualità, alla lunga è determinante. Il dubbio è se avremo concretezza e continuità per tutta la durata della stagione...

Siamo ancora forti, i prossimi mesi diranno quanto: Inter – Genoa 4-0

L'Inter non si è sciolta come neve al sole con gli addii di Conte, Lukaku e Hakimi. Sono tre partenze importanti, su questo non ci sono dubbi, ma se contiamo i tre centrali, Barella, Brozo, Perisic, Lautaro (contro il Genoa assente), possiamo dire di avere sette grandissimi giocatori di movimento su dieci. Abbiamo inoltre ottimi complimenti, altri giocatori che dopo una stagione tribolata fisicamente possono ritornare a prestazioni di livello e ci sono i nuovi arrivi. Giocatori che con dei limiti e delle pause, daranno comunque un loro contributo. E Inzaghi è un mister affermato e di grande temperamento. Marotta in una situazione difficilissima è riuscito a presentare un gruppo in partenza competitivo: bisognerà vedere poi ovviamente se terremo per tutta la stagione, in campionato e in CL, le incognite sono tantissime. Contro il Genoa abbiamo disputato una gran partita, siamo stati nettamente superiori, in particolare è emersa la straordinaria capacità di fare gioco del centrocampo, che contava su cinque giocatori super tecnici: Barella, Brozovic, Calhanoglu, Sensi e poi lo stesso Dzeko, che fungeva da regista offensivo. Tra i motivi di inquietudine invece: la transizione difensiva e la difficoltà di organizzazione e suddivisione dei compiti difensivi quanto siamo sotto attacco in forze. Piccole osservazioni che possono irritare dopo una partita stravinta, ma con la convinzione che si debba sempre cercare di migliorare.

Nel segno di Calhanoglu: Inter – Genoa 4-0

Nel segno di Calhanoglu (ma non solo) nasce l'Inter di Simone Inzaghi, che nella prima di campionato vince 4-0 contro il Genoa. Subito determinante Calha, dicevamo, che nei primi dieci minuti prima mette la palla sulla testa di Skriniar, che fa 1-0; poi con una conclusione da fuori segna personalmente la rete del raddoppio. Indirizzata bene la gara, nella ripresa la controlliamo dimostrando contro un avversario non irresistibile, buone capacità di palleggio e soprattutto grande fisicità e una buona condizione atletica: spiccano nel contesto le prestazioni di Ivan Perisic, il solito Brozovic, Barella, il trio difensivo. Sono delle certezze di un gruppo già consolidato e che rappresentano il segno che il buon lavoro di Antonio Conte sia qualche cosa che è destinato a restare. Se Simone Inzaghi riuscirà a fare suo questo "patrimonio" e ovviamente metterci poi del suo, allora potremo veramente giocarcela anche quest'anno per lo scudetto. Aggiungiamoci che dalla sua potrebbero esserci alcune variabili che se si rivelassero positive, darebbero ulteriore vigore alla squadra. Penso ad esempio a un giocatore come Vidal, che l'anno scorso non ha sicuramente disputato una buona stagione, ma che ieri in quindici minuti ha fatto goal e fornito l'assist per la prima rete in nerazzurro (un imperioso colpo di testa) di Edin Dzeko. Goal importanti e indicazioni che danno adito a considerazioni positive nel post-gara. Adesso vediamo se ci saranno novità dal mercato e al lavoro per i prossimi impegni, senza farsi prendere da facili e ingiustificati entusiasmi.