Il gruppo, la saldezza morale, ma anche la qualità: Inter – Fiorentina 2-1

Su otto partite di campionato, cinque volte l'Inter si è trovata in svantaggio (tre volte di due gol). Alla fine ha portato a casa quattro vittorie e un pareggio, quest’ultimo in trasferta a Roma, contro la principale rivale per la corsa al titolo. Se consideriamo gli aspetti positivi, dobbiamo ammettere che si tratta soprattutto della compattezza, del senso di appartenenza, della saldezza morale e dall'orgoglio. Tante squadre hanno cuore e orgoglio, ma non tutte, in situazioni simili, vincono come noi: per compiere ripetutamente simili imprese servono anche un elevato tasso di qualità e un soddisfacente sistema di gioco. Che il gruppo abbondi di qualità nei titolari e in un buon numero di alternative agli stessi, non lo scopriamo oggi. Resta tuttavia la questione su quale aspetto ci abbia portato più volte a dovere recuperare da posizioni di svantaggio. L’atteggiamento tattico troppo spregiudicato? Le caratteristiche dei difensori e dei centrocampisti? L’età media avanzata? Nessuna di queste spiegazioni sembra reggere, almeno da sola, a un esame più approfondito. La sensazione è che noi si abbia una difficoltà tecnico/tattica, comunque collegata alle caratteristiche degli interpreti, quando si tratta di giocare in modalità “gestione”. Ma, con 70 partite all'anno e con la volontà di giocarcela in tutte le competizioni, il ricorso a questa modalità è inevitabile. Una cosa è evidente: abbiamo costruito negli anni un gruppo ottimo, per l'Italia, come tasso tecnico e in generale straordinario come capacità umane. In Europa il discorso è tuttavia diverso: servirebbe una mezza rivoluzione, che non possiamo fare, per essere competitivi con le big e qualche volta anche con le “medie”. Contro la Fiorentina, le soluzioni di Chivu e la bravura dei subentrati ci hanno permesso di vincere, ma in realtà tutta la partita era stata dominata e perdere nell'unica occasione concessa sarebbe stata una vera beffa, ma come possiamo constatare, i dati statistici confortano più che mai questa percezione visiva, che a volte può risultare ingannevole. Nel post anche il report della gara della Primavera. L’Under 20 di Emiliano Bigica ha vinto 2-1 contro il Parma. Uno scontro al vertice, perché le due squadre erano appaiate al primo posto. Vittoria importante, dunque, contro una squadra che si è rivelata comunque molto forte.

L’Inter che domina… non c’è più: Inter – Shakhtar 1-0

Contro lo Shakhtar non abbiamo dovuto recuperare il risultato, ma in un certo senso è stato ancora peggio, visto che siamo rimasti in dieci, senza che prima, in oltre un’ora di gioco, riuscissimo ad imporci. Come tante altre volte in questa stagione abbiamo poi comunque raggiunto il risultato non imponendoci per il dominio di squadra, ma affidandoci alla grinta, all’orgoglio (che ai campioni non viene mai a mancare) e a qualche giocata individuale, retaggio rimasto di un sistema di gioco che per funzionare ha bisogno di interpreti abili e tutti al top. L'elemento positivo fondamentale resta la conferma della solidità e la compattezza morale di un gruppo che non ci sta a farsi mettere sotto. A questo si aggiunge la condizione ottimale di qualche singolo (Carlos Augusto, Thuram, lo stesso Bonny: aldilà dell'espulsione anche Bastoni tutto sommato in un ruolo non abituale aveva disputato una partita autorevole) e, almeno ieri, va considerata la ritrovata sicurezza di Pepo. Tra i fattori preoccupanti, almeno in questo momento: a. Il mancato contributo dei nuovi acquisti: dei tre inglesi in particolare; b. La fatica che fanno i giovani a imporsi. Poi ci sono aspetti che possiamo definire come strutturali. L’assenza di un centrocampista “da recupero palla” e la carenza di centrali di grandissimo affidamento. Sono stati decisivi per invertire l’andamento della gara, i cambi avvenuti al quarto d’ora della ripresa: fuori Spence per Diouf con la speranza di attaccare più alti e più spesso; fuori Dimarco per Bisseck, con un giocatore a destra più veloce alle spalle di un meno posizionale (Diouf) e a sinistra una maggiore accelerazione nelle spinte data la condizione di Carlos; fuori Calhanoglu per Zielinski. Dopo l’espulsione di Bastoni, Chivu passa al 351, ma non rinuncia ad offendere, Mkhitaryan, autore di una prova straordinaria e dell’assist decisivo, è in grado di inserirsi da seconda punta, e le fasce a livello intermedio avevano due uomini di grande corsa e freschezza (Diouf e Carlos). Proprio dai cambi di giocatori (Zielinski e Mkhitaryan) e di ruolo (Carlos) è venuto il goal, favorito anche dal grande lavoro e in particolare di Thuram negli ampi spazi e di Barella per rafforzare il centro destra nella fase difensiva. Tutti vogliamo un’Inter che aggredisce gli avversari, li tiene lontani dalla nostra area, li travolge con la qualità dei suoi costruttori di gioco e la potenza delle punte. Ma bisogna essere nelle condizioni di poter sviluppare e reggere questo atteggiamento. Al momento, serve maggior accortezza e un po’ di calcolo. Quando tornerà Lautaro, quando i tre inglesi si saranno affermati, quando Dimarco e Calha torneranno al top e quando con il lavoro si saranno affinati i meccanismi e le tempistiche in fase difensiva, si potrà tornare a vedere un’Inter “bella”, anche se, concordo con Bastoni, la squadra non è più quella delle due finali.

Un bipolarismo incomprensibile. O no? Bologna – Inter 1-3

La domanda nasce da un dato di fatto: sette giornate di campionato e due di CL ci hanno presenta-to in modo indiscutibile un'Inter dai due volti, una sorta di Giano bifronte. In campionato l'Inter è andata sotto, a volte pesantemente, in ben 4 partite su 7 (contro Napoli, Udinese, Roma e Bologna), riuscendo però a non perderne nessuna (3 vittorie e 1 pareggio). Anche in CL l'Inter è andata sotto in entrambe le partite disputate, ma in questi casi non è riuscita a recuperare. Troppe situazioni simili e ripetute per pensare a fattori casuali o contingenti. Ci sono dunque problemi strutturali, di organico e/o di atteggiamento tattico. Insieme, sia ben chiaro, a fattori positivi come una grande efficacia offensiva (almeno in campionato: 21 gol fatti in sette partite), anch'essi riconducibili alla combinazione organico/atteggiamento tattico. Queste prime nove gare, fra campionato e coppa, han-no dimostrato in modo evidente una cosa: soffriamo gli avversari che ci aggrediscono sfruttando la maggior rapidità e l'intensità di movimenti collettivi, sia quando si tratta di puntare, una volta ricon-quistata palla, sia quando si tratta di attaccare a pieno organico con movimenti continui che riescono spesso a liberare un uomo ai limiti della nostra area. Quando questo sistema di gioco, che è molto di-spendioso, non è più praticabile dagli avversari con la stessa brillantezza iniziale, esce la nostra capa-cità di palleggio, di costruzione, insieme naturalmente alla personalità orgogliosa dei campioni e alle qualità offensive della squadra. Nello stesso tempo la diminuita brillantezza psico fisica degli avver-sari ci consente di pagare meno le lacune difensive in senso lato, a partire dai rientri dei centrocam-pisti, più tempestivi perché meno sotto pressione. Quando giochiamo come nel secondo tempo as-somigliamo alla... Roma di Gasperini: 3 gol subiti in sette partite. Se continuano così si avviano al-la vittoria del titolo, perché la forza della loro difesa sta nel fatto che attaccano sempre loro. E infatti nel secondo tempo loro non hanno avuto occasioni. Possiamo solo considerare positivamente per ora il lavoro di Chivu. Non ha un centrale difensivo, non ha un centrocampista interditore, ha un play bravissimo ma con problemi fisici da gestire, deve fare a meno di Lauti e dei tre acquisti inglesi e nello stesso tempo deve gestire le forze giocando ogni tre giorni tra campionato e coppe. Nell'inter-vallo scuote la squadra e con i cambi azzeccati la trasforma. Nel post anche il report sulle gare di Primavera e Under 17. La Primavera di Bigica per l’ennesima volta spreca un largo vantaggio e si fa raggiungere. Molti gli assenti, tra ragazzi che sono passati direttamente in Under 23, infortunati e scelte di rotazione, visto che si è voluto risparmiare il triplice impegno settimanale per alcuni ragazzi che di solito sono titolari (martedì si gioca di nuovo la Youth League). L’Under 17 vince 4 a 3 con-tro il Vicenza. Anche qui molti infortunati. Tra i ragazzi scesi in campi meritano una menzione Ba-gnara, Gioele Omini, Castellarin e Seghezzi, subentrato e autore di una doppietta.

L’Inter ribalta l’Udinese; ma c’è un problema: Inter – Udinese 5-3

Inter - Udinese è finita bene perché, come già contro il Napoli, alla distanza l'Inter ha mostrato tutta la sua forza dirompente. Il limite fondamentale appare essere questo: noi non siamo in gradi di gestire la partita. Quando entriamo in questa “modalità” subiamo. Per non subire e addirittura essere dominanti, dobbiamo spingere al massimo. Lo si è visto contro il Napoli, lo si è visto ieri, lo si è visto anche a Madrid, dove sul 2-0 abbiamo cambiato prestazione, mettendo in difficoltà i Blancos. Lo si è visto anche a Cagliari, dove, dopo aver dominato, abbiamo rischiato quando ci siamo rilassati; e lo abbiamo visto persino ieri quando sul 5-2 abbiamo legittimamente pensato ai futuri impegni, subendo il terzo goal. Il problema è serio, perché ovviamente nessuno può pensare di giocare 50 partite tutte al top della spinta per gli oltre 90' minuti di ogni gara. Probabilmente questo problema era prevedibile già a fine mercato. Qualche errore è stato fatto: la mancata sostituzione del portiere e dei due centrali di difesa, il mancato arrivo di un centrocampista di peso. Oggi la fase difensiva appare meno solida che in passato e solo con un atteggiamento generale aggressivo, di sacrificio e di brillantezza può rinsaldarsi. Questi sono i principali punti su cui Chivu e il suo staff dovranno lavorare, detto che comunque i goal presi ieri (ma non solo) sono attribuibili in gran parte ad errori individuali anche clamorosi come inusuali a questi livelli. Serve migliorare la condizione di alcuni e rivedere qualche soluzione o meccanismo, per ritrovare una solidità difensiva accettabile anche quando non spingiamo a fondo sull'acceleratore. Veniamo alle giovanili con il report su tre partite. L’Under 20 di Emiliano Bigica vince 6-1 contro il Cagliari. Risultato mai in discussione e i nostri hanno nel complesso, anche grazie alla freschezza dei subentrati, espresso un gioco brillante e dominato la partita. Il mister merita un voto altissimo per quello che sta facendo in campionato. Aspettiamo di vedere come gestisce la squadra in Youth League. Sempre contro i pari età del Cagliari, bella prestazione dei nostri Under 18 che vincono con il risultato di 4-0 (doppietta di Piva, Strand, Salviato): comandiamo la classifica con 16 goal segnati e solo 2 subiti. Da segnalare le grandi prestazioni di Puricelli, Bettelli e Piva, oltre che del subentrato Salviato. Vittoria sempre contro il Cagliari anche per l’Under 17 di Schiavini. L’Inter macina gioco e dà spettacolo, alla fine del primo tempo è avanti con il risultato di due reti a zero e arriva a essere sopra poi anche di quattro reti a zero. Ma la partita cambia e il finale è un inferno e il fischio finale, dunque, una liberazione. Tra i migliori: Di Carlo, Pietro Omini e soprattutto il suo gemello Gioele Omini. I due gemelli hanno qualità veramente importanti, si invitano tutti i “credenti” a pregare che mettano peso sufficiente per quando saranno con i grandi.

Dallo sprofondo alla gagliarda risalita: Inter – Pisa 6-2

Alla vigilia della partita col Pisa, la nostra situazione era questa: venivamo da tre sconfitte consecutive in Champions League (N.b. Il report sulla partita contro l’Arsenal, che non è stato possibile pubblicare nei giorni scorsi, è riportato integralmente nel contenuto del testo del post); venivamo da tutte vittorie con le medio-piccole, ma da quasi tutte sconfitte nei grandi match, in campionato, dove comunque eravamo primi. Per essere competitivi su tutti i fronti, riportato a casa Pio e presi e cifre contenute due giovani promettenti come Bonny e Sucic, bisognava spendere per almeno due campioni, in grado di aumentare subito il tasso di qualità, forza e esperienza della squadra. Tanto la gara contro l’Arsenal che quella contro il Pisa (soprattutto) ci dicono che i giocatori chiave sono costretti ad oggi a giocare tutte le partite, con l’inevitabile corollario di frequenti infortuni e di arrivare più logori degli avversari ai grandi appuntamenti. Contro il Pisa, una squadra media che in prevalenza difende e riparte, privi del play e soprattutto dei due esterni titolari, non potevamo non soffrire. Siamo andati sotto di due goal, poi “è bastato Dimarco” a fare svoltare, ma è probabile che se avessimo avuto un grande centrocampista e un grande esterno destro, non avremmo avuto necessità di rimontare in quel modo e forse anche alcuni giocatori in campo sarebbero stati meno logori. Non si chiede l’impossibile. Per venire alla partita, sotto di due goal dopo venticinque minuti, Chivu corre ai ripari e mette dentro Dimarco per Luis Henrique, con spostamento di Carlos Augusto. Una decisione affrettata, ma dettata da ragioni oggettive. Finisce che negli ultimi otto minuti della prima frazione di gara, facciamo tre goal e ci portiamo in vantaggio. Nella ripresa siamo assolutamente dominante e alla fine la vinciamo sei a due, segnando gli altri tre goal negli ultimi dieci minuti della ripresa. Diciamo che questo è un piccolo segnale positivo, al di là del risultato, considerando che tre giorni prima avevamo giocato una partita logorante e decisiva come quella contro l’Arsenal di Arteta.

Le difficoltà ci sono, ma sperare si può: Pisa – Inter 0-2

La gara col Pisa non risolve i nostri problemi, non ci dà garanzie che lotteremo sino in fondo per lo scudo o addirittura lo vinceremo. Ma ci dice che questo è ancora possibile. Questo è un gruppo ancora forte, perché ha giocatori e uomini veri e perché ha uno stile di gioco consolidato e potenzialmente efficace. Ma non è più un gruppo dominante, come è stato negli ultimi anni: a questa squadra è mancato l'inserimento di qualche campione, abbastanza giovane o anche in età, che contribuisse subito ad attenuare il logorio prodotto sugli elementi trainanti da anni di battaglie al vertice. È stata rafforzata la linea delle riserve con l’acquisto di giovani interessanti, ma non la prima squadra, l’undici titolare. Pertanto una squadra come il Pisa, che ha un costo annuo… cento volte inferiore a noi, in casa, con maggior freschezza, con la possibilità di giocare tatticamente nel modo che gli è più congeniale è in grado di crearci difficoltà. Normale pari modo che noi alla terza partita in una settimana cruciale, con alcuni infortunati e alcuni uomini da ruotare non all'altezza dei titolari, faticassimo, come hanno faticato le altre squadra che sono nelle prime posizioni della classifica e anche negli scontri contro il Pisa. La cronaca del primo tempo è fatta di impotenza nostra e di qualche sofferenza. Nella ripresa il Pisa cala un po’ il ritmo, com’è inevitabile, poi il triplo cambio di Chivu rimette le cose a posto: Esposito modifica la posizione in campo di Lauti, Bisseck e Diouf hanno ben altra freschezza e velocità rispetto a Henrique e Acerbi. Prima ancora, da segnalare l’ingresso di Zielinski per Sucic, determinante anch’esso nel cambiare l’inerzia del match. Nel post spazio anche all’Under 20, che vince il derby contro il Milan: fondamentali il portiere Farronato e il centrale Bovio, davvero insuperabile. Entrambi classe 2008. Da segnalare la prestazione di Mancuso, grandissima promessa poi frenata da un infortunio. Poi ovviamente si fa notare Iddrissou: quando schieri Jami, sai che parti già da uno a zero. E che i difensori faranno incetta di cartellini per cercare di fermarlo: imprendibile in progressione, implacabile di testa, generoso sempre. Parliamo poi dell’Under 18 di Fautario, che vince tre a zero contro il Lecce con una doppietta di D’Agostino e un goal di Strand.

Due indizi fanno quasi una prova. E adesso arrivano Lazio e Milan: Inter – Kairat 2-1

Dopo la vittoria sofferta contro l’Hellas, vinciamo, giocando molto male, contro il Kairat nell’ultimo turno di Champions. La vittoria per due a uno contro la squadra di Almaty, Kazakistan, è quindi il secondo “indizio consecutivo”, una seconda vittoria sofferta contro una squadra di “seconda fascia” che fa pensare a questo punto, più che a una giornata storta, alla flessione di una squadra che non sembra ancora aver trovato un equilibrio stabile e soddisfacente. Certo, Chivu ha fatto turn over, per quello che riguarda le scelte dei giocatori mandati in campo, contro il Kairat, ma questo non significa che questa squadra non dovesse vincere meglio e soprattutto, giocare molto meglio. Gli errori tecnici, nel senso più generale di gestione del pallone, sono stati tantissimi, più numerosi che in tutte le altre partite di questa stagione. Stop sbagliati, passaggi errati tecnicamente e concettualmente e lo stesso vale per le conclusioni in porta. Nel dopo partita gli esperti discutevano di possibile sottovalutazione dell'impegno e conseguente mancata concentrazione. Sarebbe gravissimo se dei professionisti, che conoscono l'importanza e le insidie di questa competizione, avessero compiuto consapevolmente questo errore… Potrebbe anche darsi, ma che si tratti di limiti “casuali”, diciamo “contingenti”, o se ci sia un problema più radicale, è da capire, e in tal senso già il prossimo match contro la Lazio sarà importante. Ci sono infatti delle costanti. In primo luogo, per l’ennesima volta in questo campionato, abbiamo preso goal, abbiamo preso goal in rimonta e contro una squadra non irresistibile (anche se, oltre un giocatore ottimo come il giovane Satbaev, il Kairat aveva altri elementi di valore in campo). Inoltre, per quello che riguarda i giocatori scesi in campo, ancora una volta abbiamo riscontrato che nella rosa non c’è un giocatore in grado di sostituire Calhanoglu in maniera accettabile. Barella non ha le sue capacità di regia e se inoltre gioca lì, viene a mancare la sua spinta da mezzala. Di Frattesi e Diouf non se ne parla. Sucic ad oggi ha dei limiti che sono dettati da un fisico ancora da formarsi e dalla giovane età. Zielinski sta facendo discretamente, ma non ha la rapidità indispensabile per le chiusure. Insomma la squadra ha delle qualità, ma anche dei limiti che sembra emergano sempre più chiaramente. Migliori in campo: Carlos, che ha il merito di realizzare la rete del 2-1 con un tiro violento e preciso; Chalanoglu, il cui ingresso in campo dà maggiore sicurezza alla squadra e aumenta la pericolosità offensiva; Dimarco, tanta spinta e sempre con grande qualità (ma bene anche in fase difensiva); Lautaro, autore del goal del vantaggio e come sempre animato da un certo spirito “taurino”; Bonny, che in un tempo dimostra di potere stare ampiamente in questa squadra e a questi livelli.

Calha, Sucic e Bisseck colgono le… viole: Inter – Fiorentina 3-0

A parte Calhanoglu, è la politica dei giovani a basso costo (consideriamo anche i precedenti di Pio e soprattutto Bonny) a dare i primi risultati, bisogna ammetterlo. Anche se Bisseck ha venticinque anni ed è alla terza stagione di Inter e se Sucic ne ha ventidue ed è un nazionale croato. Comunque sono stati pagati “poco” a dimostrazione che qualche colpo con questa strategia di mercato, lo si può realizzare. se mantengono le promesse e continuano a crescere, tra un po' avremo quattro titolari giovani per rinfrescare la squadra (Sucic, Bonny, Pio Esposito, Bisseck). Comunque, fatti i dovuti elogi alla “nouvelle vague”, sarebbe ingiusto e ingeneroso ridurre Inter - Fiorentina a questi discorsi. Ci sono i meriti di Chivu, naturalmente quelli dei campioni come Bastoni, Akanji, Calhanoglu (autore di una doppietta e in particolare dal primo goal che sblocca la partita) soprattutto, Dimarco, Dumfries. Lauti non si è preso il proscenio, come tante altre volte, ma ha lavorato molto per la squadra e poi è stato determinante in occasione del gol di Sucic e del rigore su Bonny. Minore forse, rispetto al solito, l'apporto di Barella, che ha dato tantissimo come sempre sul piano dinamico e sollecitando i compagni con le sue iniziative, ma – soprattutto nel primo tempo – è sembrato troppo lezioso. La vittoria con la Fiorentina è stata importante, ma servono continuità e verifiche ancora più impegnative per la squadra (dobbiamo avere continuità con le medio-piccole e toglierci ogni complesso con le squadre di alta classifica) e proprio per i “giovani”, che devono far bene anche contro le grandi. È la fase difensiva in particolare che manda segnali di pericolo: bisogna scendere al 10° posto per trovare una squadra che ha subito più di noi e il nostro campionato spesso lo vince chi subisce meno.

Comunque finisca, abbiamo una grande squadra: Union Saint-Gilloise – Inter 0-4

Abbiamo una grande squadra. Considerando gli ultimi sei anni, da quando, nell’estate del 2019, venne nominato direttore Beppe Marotta, che chiamo alla guida della squadra Antonio Conte, siamo stati una grande squadra, anche quando non abbiamo vinto. E ci sono tutte le speranze legittime per continuare ad esserlo anche quest’anno. Giochiamo quasi sempre molto bene, andiamo in fondo pressoché a tutte le competizioni, anche a quelle internazionali più importanti… Nessuna squadra italiana ci avvicina, ad oggi, come continuità di vittorie e piazzamenti ma anche come qualità del gioco espresso e come incremento di prestigio. Contro il Saint-Gilloise abbiamo disputato una grande partita, contro avversari non eccelsi tecnicamente, ma di buon livello complessivo: avevano preso una sonora scoppola contro il Newcastle, ma erano andati a vincere 3-1 in Olanda col PSV. Noi non siamo entrati in campo con l'atteggiamento giusto e questo non ci ha consentito di mantenere le distanze adeguate tra i reparti, oltre a renderci un po' rilassati nelle marcature, ma i pericoli corsi, davvero notevoli, hanno determinato la correzione, psicologica e tattica. Le distanze tra le linee sono diminuite, la squadra ha alzato il baricentro senza scoprirsi in modo avventuroso, ha cominciato a spostarsi in avanti ma restando compatta e a pressare alta, avversari sicuramente un po' meno brillanti per tecnica. A quel punto la nostra superiorità di palleggio, il movimento degli attaccanti a creare spazi e di conseguenza la possibilità di verticalizzare, ha fatto la differenza. Tra i migliori in campo, Sommer, Bastoni, Dumfries, Calhanoglu, Zieinski, Pio Esposito e soprattutto Lautaro Martinez. Se non si guardano solo i colpi di tacco e i tunnel, è in modo molto credibile candidato al pallone d’oro.

La partita delle conferme: Roma – Inter 0-1

La partita contro la Roma regala conferme di cui alcune sono “universali”, ovvero largamente attese e previste da molti, mentre altre hanno un carattere più “soggettivo”. Tra le prime sicuramente la conferma che anche quest’anno l’Inter è una squadra forte, trascinata da un nucleo storico compatto e solido. Questo nonostante la naturale “consunzione” dei senatori, lo shock dello scorso finale di stagione, il cambiamento di allenatore e del suo staff. Più un mercato rivolto solo ai giovani e privo di veri “colpi” rivitalizzanti. Per quanto questo sia una valutazione se vogliamo più di carattere soggettivo. Quattro squadre comunque appaiono attrezzate per lottare per lo scudo: Inter, Juventus, Milan e Napoli (in ordine alfabetico). La Roma e una outsider (il Como?) potrebbero inserirsi. Con un paio di colpi di alto profilo saremmo stati probabilmente i favoriti, mentre così, se abbiamo sicuramente rafforzato le seconde linee in attacco, per il resto dobbiamo dire che il mercato ha portato solo giovani forse futuribili. Dunque lo scudetto resta l’obiettivo massimo, mentre sotto il quarto posto sarebbe una tragedia sportiva. Contro i giallorossi positiva la prova di tutto il pacchetto difensivo (Sommer e i tre centrali), a centrocampo spiccano le prestazioni di Barella e di Mkhitaryan, mentre davanti Bonny, autore del goal decisivo, ha offerto una prestazione di tanta corsa, sacrificio e pericolosità continua. Meglio di così, Chivu e la squadra nelle ultime partite non potevano fare. Segue il report sulla gara della Primavera. L’Under 20 di Benito Carbone vince contro i pari età del Napoli. Risultato finale: tre a zero. A segno Iddrissou, Zouin e Pinotti. Da segnalare, tra gli altri, un’ottima prestazione di Marello, insuperabile in difesa, “bastoniano” nella corsa de nell’appoggio e “dimarchiano” nei cross.