Inter - Udinese è finita bene perché, come già contro il Napoli, alla distanza l'Inter ha mostrato tutta la sua forza dirompente. Il limite fondamentale appare essere questo: noi non siamo in gradi di gestire la partita. Quando entriamo in questa “modalità” subiamo. Per non subire e addirittura essere dominanti, dobbiamo spingere al massimo. Lo si è visto contro il Napoli, lo si è visto ieri, lo si è visto anche a Madrid, dove sul 2-0 abbiamo cambiato prestazione, mettendo in difficoltà i Blancos. Lo si è visto anche a Cagliari, dove, dopo aver dominato, abbiamo rischiato quando ci siamo rilassati; e lo abbiamo visto persino ieri quando sul 5-2 abbiamo legittimamente pensato ai futuri impegni, subendo il terzo goal. Il problema è serio, perché ovviamente nessuno può pensare di giocare 50 partite tutte al top della spinta per gli oltre 90' minuti di ogni gara. Probabilmente questo problema era prevedibile già a fine mercato. Qualche errore è stato fatto: la mancata sostituzione del portiere e dei due centrali di difesa, il mancato arrivo di un centrocampista di peso. Oggi la fase difensiva appare meno solida che in passato e solo con un atteggiamento generale aggressivo, di sacrificio e di brillantezza può rinsaldarsi. Questi sono i principali punti su cui Chivu e il suo staff dovranno lavorare, detto che comunque i goal presi ieri (ma non solo) sono attribuibili in gran parte ad errori individuali anche clamorosi come inusuali a questi livelli. Serve migliorare la condizione di alcuni e rivedere qualche soluzione o meccanismo, per ritrovare una solidità difensiva accettabile anche quando non spingiamo a fondo sull'acceleratore. Veniamo alle giovanili con il report su tre partite. L’Under 20 di Emiliano Bigica vince 6-1 contro il Cagliari. Risultato mai in discussione e i nostri hanno nel complesso, anche grazie alla freschezza dei subentrati, espresso un gioco brillante e dominato la partita. Il mister merita un voto altissimo per quello che sta facendo in campionato. Aspettiamo di vedere come gestisce la squadra in Youth League. Sempre contro i pari età del Cagliari, bella prestazione dei nostri Under 18 che vincono con il risultato di 4-0 (doppietta di Piva, Strand, Salviato): comandiamo la classifica con 16 goal segnati e solo 2 subiti. Da segnalare le grandi prestazioni di Puricelli, Bettelli e Piva, oltre che del subentrato Salviato. Vittoria sempre contro il Cagliari anche per l’Under 17 di Schiavini. L’Inter macina gioco e dà spettacolo, alla fine del primo tempo è avanti con il risultato di due reti a zero e arriva a essere sopra poi anche di quattro reti a zero. Ma la partita cambia e il finale è un inferno e il fischio finale, dunque, una liberazione. Tra i migliori: Di Carlo, Pietro Omini e soprattutto il suo gemello Gioele Omini. I due gemelli hanno qualità veramente importanti, si invitano tutti i “credenti” a pregare che mettano peso sufficiente per quando saranno con i grandi.
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Luci (e ombre) a San Siro
L’esordio stagionale in Serie A contro il Monza è un richiamo alla realtà, dopo i pericolosi panegirici, rivoltici dai nostri avversari mediatici e non, sulla forza del gruppo e sull’ ineluttabilità della nostra vittoria. Le difficoltà incontrate contro la squadra di Juric, specie nel primo tempo, terminato sul risultato di 1-1, segnano la fatica enorme che faremo a spuntarla quasi in ogni partita, cosa che potremo fare solo con umiltà e feroce determinazione. Quello che è apparso è che bisognerà lavorare sull’organizzazione di ogni reparto e sulla coesione dei tre reparti, cosa che sarà facilitata quando la condizione fisica di tutti o quasi, sarà ottimale, oltre che con l’inserimento dei nuovi e la crescita e i progressi di chi ha margini di miglioramento. Sotto questo aspetto in particolare, bene Bisseck, che oltre al goal, conferma i suoi progressi; benissimo Diouf, autore di due assist e di una prova ricca di iniziative interessanti; positivo l’ingresso in campo di Sucic (ottimo apporto sul piano qualitativo, deve “specializzarsi” per potere esprimere al meglio le sue grandi qualità) e un po’ meno quello di Bonny (prova sufficiente, mostra comunque una certa vitalità svariando molto sul fronte offensivo); semplicemente mostruosa sul piano atletico e agonistico la prestazione di Pio Esposito, impreziosita da un bellissimo goal di tacco. Partita sotto certi aspetti a metà. Nel primo tempo, dopo il vantaggio con un gran tiro da fuori di Calhanoglu, il nostro atteggiamento non è piaciuto: palleggi svolti con sufficienza, troppo spesso conclusi con la perdita del pallone e la loro ripartenza; rientri troppo faticosi e tardivi. Lautaro giocava troppo lontano dall'area e dal compagno di reparto: si è reso utile comunque, ma in area mancavano alternative per il gioco di profondità. Cercavamo troppo la ricerca della “bella giocata” per finire con il soffrire il pressing uomo su uomo del Monza. In ogni caso una costante è stata la grande difficoltà nel trovare sbocchi, pur facendo la partita, cosa che portava a uno schema un po’ monocorde, per quanto poi rivelatosi efficace, ovvero la ricerca continua di Pio in profondità. Nel secondo tempo abbiamo cambiato atteggiamento e complice anche una prestazione non impeccabile del loro portiere, siamo ritornati in vantaggio con un goal di Zielinski. Pio Esposito e Bisseck, goal da vero attaccante, hanno poi chiuso la partita. Quindi al netto delle ombre sopra richiamate, non si può considerare negativamente questa partita, che ha mostrato anche degli aspetti positivi e che Cristian Chivu ha saputo all’intervallo leggere bene, intervenendo dove necessario per ritornare in vantaggio e vincere la gara. Nessuna sorpresa che dato che è la prima partita di campionato, ci sia molto da lavorare, sarebbe strano il contrario e al netto dei pronostici, sicuramente il ritorno del “campo”, mentre il Como pareggiava contro l’Udinese e il Napoli vinceva sul difficile campo del Genoa, ci dà e ci modo di guardare le cose diversamente. Bene i tre punti, adesso aspettiamo i risultati delle altre, mentre la testa di Chivu e dei ragazzi deve andare già alla sfida contro il Cagliari, ieri vittorioso per 1-0 sul campo del Parma con goal del giovane Alessandro Romano.
Dallo sprofondo alla gagliarda risalita: Inter – Pisa 6-2
Alla vigilia della partita col Pisa, la nostra situazione era questa: venivamo da tre sconfitte consecutive in Champions League (N.b. Il report sulla partita contro l’Arsenal, che non è stato possibile pubblicare nei giorni scorsi, è riportato integralmente nel contenuto del testo del post); venivamo da tutte vittorie con le medio-piccole, ma da quasi tutte sconfitte nei grandi match, in campionato, dove comunque eravamo primi. Per essere competitivi su tutti i fronti, riportato a casa Pio e presi e cifre contenute due giovani promettenti come Bonny e Sucic, bisognava spendere per almeno due campioni, in grado di aumentare subito il tasso di qualità, forza e esperienza della squadra. Tanto la gara contro l’Arsenal che quella contro il Pisa (soprattutto) ci dicono che i giocatori chiave sono costretti ad oggi a giocare tutte le partite, con l’inevitabile corollario di frequenti infortuni e di arrivare più logori degli avversari ai grandi appuntamenti. Contro il Pisa, una squadra media che in prevalenza difende e riparte, privi del play e soprattutto dei due esterni titolari, non potevamo non soffrire. Siamo andati sotto di due goal, poi “è bastato Dimarco” a fare svoltare, ma è probabile che se avessimo avuto un grande centrocampista e un grande esterno destro, non avremmo avuto necessità di rimontare in quel modo e forse anche alcuni giocatori in campo sarebbero stati meno logori. Non si chiede l’impossibile. Per venire alla partita, sotto di due goal dopo venticinque minuti, Chivu corre ai ripari e mette dentro Dimarco per Luis Henrique, con spostamento di Carlos Augusto. Una decisione affrettata, ma dettata da ragioni oggettive. Finisce che negli ultimi otto minuti della prima frazione di gara, facciamo tre goal e ci portiamo in vantaggio. Nella ripresa siamo assolutamente dominante e alla fine la vinciamo sei a due, segnando gli altri tre goal negli ultimi dieci minuti della ripresa. Diciamo che questo è un piccolo segnale positivo, al di là del risultato, considerando che tre giorni prima avevamo giocato una partita logorante e decisiva come quella contro l’Arsenal di Arteta.
La differenza nella continuità: Udinese – Inter 0-1
La partita contro l'Udinese è un po' l'emblema del cammino stagionale percorso dall'Inter, almeno sino ad oggi. Un percorso nel quale si possono individuare elementi di continuità, ma anche cambiamenti, in parte introdotti da Chivu, in parte conseguenza del 'peso' che tante partite ravvicinate necessariamente finiscono per esercitare sui protagonisti abituali. Il primo elemento di continuità è la presenza, da anni, di un gruppo di giocatori titolari che affrontano le fatiche di molte stagioni passate restando ai vertici di tutto. Il gruppo dei titolari è stato di fatto integrato e affiancato solo da due nuovi arrivi abbastanza recenti, pronti per essere al loro livello: Akanji e Zielinski. Poi ci sono buone alternative (Carlos Augusto, de Vrij, Bisseck) e davanti un paio di ragazzi (Pio Esposito e Bonny) che stanno già dando un buon contributo. Di fatto ad ogni modo il nucleo portante è sempre costituito dagli stessi giocatori, che si spendono generosamente da anni. Sul piano del gioco, invece, Chivu ha aggiunto del suo, un po’ più di aggressività alta, ad esempio, ma non è cambiata la caratteristica di fondo: finché i nostri ne anno, giocano un calcio dominante. Questi sono gli elementi che possiamo considerare nel segno della continuità. Gli elementi di discontinuità, in breve, sono: rispetto al passato e anche all’inizio del campionato, subiamo meno goal (ne segniamo anche meno); Chivu cerca comunque di imporre la sua filosofia di gioco, si richiama qui la pressione alta, ma è riuscito a dare un equilibrio tattico che a inizio stagione era mancato, dando la sensazione di sapere leggere le partite e intervenire a gara in corso con dei cambi, di giocatori come di modulo, cosa che ci ha permesso, contro l’Udinese, di dominare la partita, ma pure di – lasciandoci un po’ schiacciare nei minuti finali – di non concedere all’avversario nessuna occasione. Adesso avanti con l’Arsenal, una partita importantissima, mentre in campionato sembra proprio che dovremo fare i conti con il Milan di Massimiliano Allegri, un grande allenatore capace di tirare fuori il massimo, anche con un po’ di cinismo speculativo, dai giocatori a sua disposizione (N.b. Non avere le coppe è chiaramente un vantaggio). Un report sulla partita dell’Under 16, che a Interello supera 5-3 i pari età del Cagliari. Doppiette di Menegazzo e di Pietro Omini, goal conclusivo di Vanacore. Inter a un punto dalla capolista, battuta a Cremona, e con tre punti in più sull’Atalanta. Domenica prossima trasferta cruciale contro l’Udinese, quarta in classifica.
Vinta la partita giocata peggio: Inter – Lecce 1-0
È stata sicuramente la peggior prestazione dei nostri, insieme a Inter - Udinese del girone d'andata. Allora però la squadra era in rodaggio, mentre questa volta è apparsa un po’ stanca. La vittoria ottenuta in questo modo, manda segnali positivi, ma crea anche preoccupazioni legittime. Di positivo c'è la tensione estrema per la vittoria, la determinazione e la forza del gruppo, capace di sopperire a flessione o inadeguatezza di alcuni singoli. Chi vince il campionato necessariamente ha nel suo percorso alcune vittorie risicate e poco convincenti sul piano della prestazione. Per contro, non sempre vincere queste partite è un segnale per un proseguimento felice del percorso. Hai vinto nonostante diversi problemi e questo dimostra la tua forza. Ma sono emersi anche dei problemi e quella che è la loro natura. Nel nostro caso il problema maggiore è dato dal fatto che siamo solo all'inizio di un ciclo pesantissimo, da questo punto di vista. Fra tre giorni saremo in campo a Udine, contro la squadra più “fisica” del campionato. E subito dopo ci sarà una partita decisiva contro una big europea come l'Arsenal. E questa è solo la prima parte del programma che ci aspetta… I tecnici dovranno fare un grande lavoro sul fisico e sulla mente dei giocatori per evitare una flessione importante. Questo anche considerando che i buchi in organico ci sono e rendono impossibili certe turnazioni, sommandosi agli inevitabili infortuni che la frequenza delle gare implica: nella rosa ci sono elementi che al momento non sono da Inter o comunque non offrono garanzie paragonabili a quelle dei titolari. La prestazione della squadra contro il Lecce ha riguardato tutta la squadra ma ha influito molto l’assenza di un play basso, organizzatore del gioco e contemporaneamente dei due unici elementi in rosa capaci di aprire le difese con spunti sull’esterno: Dimarco e Dumfries. Tra l'altro l'assenza contemporanea di Calha e Dimarco ci ha impedito di sfruttare i calci piazzati e in qualche occasione il tiro da fuori. A questo si aggiungeva una prevedibile stanchezza psico-fisica. Vinciamo la gara anche grazie al coraggioso cambio di Chivu, che mette dentro Lautaro per Mkhitaryan e passa a un 3-4-3 molto offensivo. Le scelte del mister sono state decisive, intervenendo su quelle legate al turn over, ceh hanno fatto emergere i limiti sopra richiamati per quello che riguarda la struttura della rosa. Cristian Chivu prova a ottenere il meglio possibile, dato il materiale a sua disposizione, e al momento i risultati lo confortano. Avrebbe bisogno di un sostegno societario, immediato.
Una vittoria di…medio muso: Parma – Inter 0-2
Contro il Parma abbiamo giocato sempre all’attacco, con pressione alta sui portatori di palla avversari. Abbiamo costruito azioni belle ed efficaci e creato tante palle goal, che però non abbiamo sfruttato a dovere. Siamo stati molto attenti nell’impedire le loro ripartenze. Chiaramente nel finale loro hanno tentato il tutto per tutto e in queste situazioni bastava una disattenzione, una palla deviata, un contrasto perso per vanificare un risultato perseguito mostrando netta superiorità su una squadra per altro ben messa in campo e con qualche individualità di valore. Invece loro in quei minuti concitati non sono mai riusciti a tirare in porta, mentre noi, potendo giocare con più spazio offensivo, siamo andati due volte in gol in due minuti (anche se la prima rete, bellissima, è stata annullata per un mani evidente quanto fortuito). La partita contro il Parma ha comunque confermato alcune peculiarità dell’Inter 2025/2026 e ne ha smentite atre. Tra le “smentite”: non ci siamo fatti rimontare nel finale, anzi non abbiamo corso rischi reali; nelle ultime nove partite abbiamo subito solo quattro goal (dopo quattro partite ne avevamo subiti sette); ci siamo abbassati solo negli ultimi dieci-quindici minuti finali della partita, il rendimento è stato positivo per tutta la durata della gara. Veniamo alle conferme. Continuiamo a faticare contro le squadre che difendono con il blocco basso. Realizziamo troppi pochi goal rispetto alle occasioni da goal che vengono costruite. Quasi tutti i giovani acquistati nell’ultimo mercato (in coda al post parliamo anche di calciomercato), almeno per il momento, non sono in grado di sostituire i titolari senza creare un deficit a livello di rendimento, quando la partita è molto combattuta. Per quello che riguarda le prestazioni individuali, il migliore in campo è stato sicuramente Federico Dimarco: spinta costante e autentica spina nel fianco della difesa ducale. Il suo goal è stato decisivo. Prestazione di assoluto livello di Akanji (all’Inter abbiamo bisogno di acquisti di questo livello…). Seguono le prestazioni di un BIsseck in crescita continua; di Barella; di Pio Esposito, prestazione di grande sostanza, deve migliorare il rapporto con il goal, ma ne ha tutto il tempo.
Il vero problema è che stiamo facendo il massimo: Atalanta – Inter 0-1
È stata una partita bellissima, tra due squadre molto forti, dotate di un tasso tecnico elevato e capaci di esprimere altissima intensità. Nel primo tempo, nettamente meglio noi: siamo riusciti ad aggredire alti e, sulla pressione bergamasca, una volta riconquistata palla siamo usciti con sontuose giocate sullo stretto. Loro marcavano a uomo e in questa situazioni gestire la palla in uscita, con l'idea di verticalizzare, è sempre rischioso e richiede tanta tecnica, fisico e lucidità. Qui si è visto un nostro limite attuale, qualcosa su cui lavorare ancora, perché non è la prima volta che questa situazione si evidenzia: giochiamo bene, ma poi ci manca l'ultimo passaggio o la conclusione vincente. Se giochi un gran primo tempo e non concretizzi abbastanza, poi è normale che nella ripresa, con un piccolo calo, finisci per soffrire. Tante rimonte subite si spiegano anche così. Ieri, diciamo la verità, ci è girata bene, anche se ci siamo meritati questo favore della sorte. Certo, la vittoria di misura è comunque meritata, ma è altrettanto vero che rispetto ad altre occasioni meno felici, la “suerte”, che spesso di aveva puniti, in questa situazione ci ha agevolati, perché il vantaggio si è concretizzato nel periodo meno favorevole e grazie a due errori davvero clamorosi, insoliti, degli avversari: Djimsiti che passa la palla a Pio per il nostro gol, Samardzic che sbaglia una conclusione incredibile a due passi dal portiere. Ridotta all'essenziale, la partita è tutta qui, ma in mezzo c'è stata una buonissima dimostrazione di calcio ad alto livello da parte delle due squadre. Sicuramente si deve lavorare per ridurre il gap tra occasioni create e reti realizzate, ma questo è solo il rovescio parzialmente negativo di una medaglia dall'immagine molto accattivante. Senza trascurare questo aspetto, sembra primario risolvere la questione relativa la difficoltà strutturale nel difendere il vantaggio. Curiosamente, ma forse non troppo, abbiamo vinto con le grandi solo nelle trasferte di Roma e Bergamo e entrambe le volte, per 1-0 perché siamo riusciti, pur subendo, a difendere il vantaggio. Chivu sta dimostrando grande competenza, oltre che dimostrare di essere un maestro di signorilità in un mondo non proprio esemplare, ma, considerando pure i limiti della rosa, ci sarà ancora da lavorare molto per quello che riguarda questi aspetti, per cercare di restare competitivi fino all’ultimo. Se si punta solo sul campionato, la rosa potrebbe essere sufficiente. Se si punta ad arrivare in fondo a tutte e magari vincerne una, no.
Le difficoltà ci sono, ma sperare si può: Pisa – Inter 0-2
La gara col Pisa non risolve i nostri problemi, non ci dà garanzie che lotteremo sino in fondo per lo scudo o addirittura lo vinceremo. Ma ci dice che questo è ancora possibile. Questo è un gruppo ancora forte, perché ha giocatori e uomini veri e perché ha uno stile di gioco consolidato e potenzialmente efficace. Ma non è più un gruppo dominante, come è stato negli ultimi anni: a questa squadra è mancato l'inserimento di qualche campione, abbastanza giovane o anche in età, che contribuisse subito ad attenuare il logorio prodotto sugli elementi trainanti da anni di battaglie al vertice. È stata rafforzata la linea delle riserve con l’acquisto di giovani interessanti, ma non la prima squadra, l’undici titolare. Pertanto una squadra come il Pisa, che ha un costo annuo… cento volte inferiore a noi, in casa, con maggior freschezza, con la possibilità di giocare tatticamente nel modo che gli è più congeniale è in grado di crearci difficoltà. Normale pari modo che noi alla terza partita in una settimana cruciale, con alcuni infortunati e alcuni uomini da ruotare non all'altezza dei titolari, faticassimo, come hanno faticato le altre squadra che sono nelle prime posizioni della classifica e anche negli scontri contro il Pisa. La cronaca del primo tempo è fatta di impotenza nostra e di qualche sofferenza. Nella ripresa il Pisa cala un po’ il ritmo, com’è inevitabile, poi il triplo cambio di Chivu rimette le cose a posto: Esposito modifica la posizione in campo di Lauti, Bisseck e Diouf hanno ben altra freschezza e velocità rispetto a Henrique e Acerbi. Prima ancora, da segnalare l’ingresso di Zielinski per Sucic, determinante anch’esso nel cambiare l’inerzia del match. Nel post spazio anche all’Under 20, che vince il derby contro il Milan: fondamentali il portiere Farronato e il centrale Bovio, davvero insuperabile. Entrambi classe 2008. Da segnalare la prestazione di Mancuso, grandissima promessa poi frenata da un infortunio. Poi ovviamente si fa notare Iddrissou: quando schieri Jami, sai che parti già da uno a zero. E che i difensori faranno incetta di cartellini per cercare di fermarlo: imprendibile in progressione, implacabile di testa, generoso sempre. Parliamo poi dell’Under 18 di Fautario, che vince tre a zero contro il Lecce con una doppietta di D’Agostino e un goal di Strand.
Due indizi fanno quasi una prova. E adesso arrivano Lazio e Milan: Inter – Kairat 2-1
Dopo la vittoria sofferta contro l’Hellas, vinciamo, giocando molto male, contro il Kairat nell’ultimo turno di Champions. La vittoria per due a uno contro la squadra di Almaty, Kazakistan, è quindi il secondo “indizio consecutivo”, una seconda vittoria sofferta contro una squadra di “seconda fascia” che fa pensare a questo punto, più che a una giornata storta, alla flessione di una squadra che non sembra ancora aver trovato un equilibrio stabile e soddisfacente. Certo, Chivu ha fatto turn over, per quello che riguarda le scelte dei giocatori mandati in campo, contro il Kairat, ma questo non significa che questa squadra non dovesse vincere meglio e soprattutto, giocare molto meglio. Gli errori tecnici, nel senso più generale di gestione del pallone, sono stati tantissimi, più numerosi che in tutte le altre partite di questa stagione. Stop sbagliati, passaggi errati tecnicamente e concettualmente e lo stesso vale per le conclusioni in porta. Nel dopo partita gli esperti discutevano di possibile sottovalutazione dell'impegno e conseguente mancata concentrazione. Sarebbe gravissimo se dei professionisti, che conoscono l'importanza e le insidie di questa competizione, avessero compiuto consapevolmente questo errore… Potrebbe anche darsi, ma che si tratti di limiti “casuali”, diciamo “contingenti”, o se ci sia un problema più radicale, è da capire, e in tal senso già il prossimo match contro la Lazio sarà importante. Ci sono infatti delle costanti. In primo luogo, per l’ennesima volta in questo campionato, abbiamo preso goal, abbiamo preso goal in rimonta e contro una squadra non irresistibile (anche se, oltre un giocatore ottimo come il giovane Satbaev, il Kairat aveva altri elementi di valore in campo). Inoltre, per quello che riguarda i giocatori scesi in campo, ancora una volta abbiamo riscontrato che nella rosa non c’è un giocatore in grado di sostituire Calhanoglu in maniera accettabile. Barella non ha le sue capacità di regia e se inoltre gioca lì, viene a mancare la sua spinta da mezzala. Di Frattesi e Diouf non se ne parla. Sucic ad oggi ha dei limiti che sono dettati da un fisico ancora da formarsi e dalla giovane età. Zielinski sta facendo discretamente, ma non ha la rapidità indispensabile per le chiusure. Insomma la squadra ha delle qualità, ma anche dei limiti che sembra emergano sempre più chiaramente. Migliori in campo: Carlos, che ha il merito di realizzare la rete del 2-1 con un tiro violento e preciso; Chalanoglu, il cui ingresso in campo dà maggiore sicurezza alla squadra e aumenta la pericolosità offensiva; Dimarco, tanta spinta e sempre con grande qualità (ma bene anche in fase difensiva); Lautaro, autore del goal del vantaggio e come sempre animato da un certo spirito “taurino”; Bonny, che in un tempo dimostra di potere stare ampiamente in questa squadra e a questi livelli.
Calha, Sucic e Bisseck colgono le… viole: Inter – Fiorentina 3-0
A parte Calhanoglu, è la politica dei giovani a basso costo (consideriamo anche i precedenti di Pio e soprattutto Bonny) a dare i primi risultati, bisogna ammetterlo. Anche se Bisseck ha venticinque anni ed è alla terza stagione di Inter e se Sucic ne ha ventidue ed è un nazionale croato. Comunque sono stati pagati “poco” a dimostrazione che qualche colpo con questa strategia di mercato, lo si può realizzare. se mantengono le promesse e continuano a crescere, tra un po' avremo quattro titolari giovani per rinfrescare la squadra (Sucic, Bonny, Pio Esposito, Bisseck). Comunque, fatti i dovuti elogi alla “nouvelle vague”, sarebbe ingiusto e ingeneroso ridurre Inter - Fiorentina a questi discorsi. Ci sono i meriti di Chivu, naturalmente quelli dei campioni come Bastoni, Akanji, Calhanoglu (autore di una doppietta e in particolare dal primo goal che sblocca la partita) soprattutto, Dimarco, Dumfries. Lauti non si è preso il proscenio, come tante altre volte, ma ha lavorato molto per la squadra e poi è stato determinante in occasione del gol di Sucic e del rigore su Bonny. Minore forse, rispetto al solito, l'apporto di Barella, che ha dato tantissimo come sempre sul piano dinamico e sollecitando i compagni con le sue iniziative, ma – soprattutto nel primo tempo – è sembrato troppo lezioso. La vittoria con la Fiorentina è stata importante, ma servono continuità e verifiche ancora più impegnative per la squadra (dobbiamo avere continuità con le medio-piccole e toglierci ogni complesso con le squadre di alta classifica) e proprio per i “giovani”, che devono far bene anche contro le grandi. È la fase difensiva in particolare che manda segnali di pericolo: bisogna scendere al 10° posto per trovare una squadra che ha subito più di noi e il nostro campionato spesso lo vince chi subisce meno.









