Dopo una lunga pausa e in vista dellāinizio del nuovo campionato, anzi dei nuovi campionati, considerando tutte le nostre squadre, dalla prima ai pulcini, Luciano ĆØ ritornato a scrivere sul blog e io sono molto felice di potere ricominciare questa collaborazione, che ĆØ stata lunga, appassionante e per quello che ĆØ stato il seguito e lāinteresse riscontrato, anche āproficuaā. Lāauspicio ĆØ di andare avanti per moltissimo tempo ancora, cosƬ come lāauspicio per la nuova stagione ĆØ che questa possa per la nostra Inter essere nel solco di quanto ĆØ stato fatto negli ultimi sei anni. Dal 2021 al 2026 ĆØ indubbio infatti che lāInter abbia dominato in Italia: ha vinto tre volte lo Scudetto, tre volte la Coppa Italia, tre volte la Supercoppa. Quando non ha vinto lo scudo, ĆØ arrivata seconda, in due altre occasioni, rispettivamente a 2 punti e a 1 punto dalla prima. Pari modo in Europa ĆØ risalita alla āprima fasciaā, conquistando anche due volte la finale di Champions. Nel contenuto del post il punto della situazione ai nastri di partenza della nuova stagione. La speranza per quello che riguarda il calciomercato della prima squadra ĆØ di potere aggiungere anche un ottimo giocatore come Curtis Jones. Servirebbe anche un esterno/trequartista dotato di scatto e di fantasia che possa fare il vice Dimarco o la seconda punta. Staremo a vedere. Le incognite riguardano lāinserimento dei nuovi, in particolare degli stranieri; la tenuta di tutti i veterani; il proseguimento del percorso di crescita di chi ha ancora dei margini di miglioramento. La storia delle ultime stagioni inoltre ci dice come cercare di arrivare fino in fondo al campionato e vincerlo, unitamente al portare avanti un percorso importante in Champions, costituisca una sfida difficile e importante. Manca una certa attenzione al mercato delle giovanili, che appare segnato fino ad ora da un certo immobilismo. Questo ĆØ un peccato tanto più se consideriamo come in prima squadra abbiano trovato spazio Di Gennaro, Dimarco, Stankovic, Pio Esposito, mentre tutti quanti stanno ora scoprendo un giovane talento come Bovio.
Vittoria in scioltezza, ma… senza illusioni: Lazio – Inter 0-3
Netta la vittoria contro la Lazio in una gara in cui entrambe le squadre hanno fatto ricorso a un discreto turn over. Chiaramente ĆØ un risultato positivo, ma questo non deve fare abbassare la guardia in vista della prossima finale di Coppa Italia. La Lazio ha dimostrato che quando spinge, ha gli uomini per farci del male. La finale sarĆ una partita molto diversa. Chivu azzecca tutte le scelte, il voto alla sua stagione ĆØ molto buono e può migliorare ancora ove si dovesse centrare anche la vittoria in Coppa. Per quanto riguarda le prestazioni individuali, la rivelazione della gara ĆØ sicuramente Andy Diouf. Il francese ĆØ poco impegnato in fase difensiva, parte molto largo, aprendo la difesa avversaria, per poi improvvisamente accentrarsi, aggiungendosi alle due punte e destreggiandosi bene anche nello stretto, come in occasione del goal di Sucic. Molto bene, ovviamente, anche lo stesso Sucic e poi certezze assolute come Barella, Mkhitaryan (secondo goal consecutivo), Thuram e lāinimitabile Lautaro Martinez. Veniamo alla Primavera. LāUnder 20 vince quattro a due contro lāHellas Verona. Vanno a segno Kukulis (due volte), Maye e Zarate. La squadra di Benito Carbone ha fatto bene in Youth League, ma in campionato si ĆØ svegliata un poā tardi. Ci giochiamo la qualificazione ai play-off nellāultimo turno, ma le nostre possibilitĆ sono oggettivamente residuali. Non si deve ovviamente lasciare niente di intentato. Qualche considerazione. La nota negativa ĆØ sicuramente la fase difensiva. I singoli sono oggettivamente fortissimi per la categoria, ma si segnalano tante battute a vuoto. La ragione sta probabilmente nella difficoltĆ di trovare un equilibrio alla squadra nel suo complesso, anche il continuo āsaliscendiā frenetico dei giocatori tra le diverse categorie. La soluzione potrebbe essere formare le squadre a inizio stagione, anche facendo slittare verso lāalto i giocatori più pronti, ma bisogna contenere il numero dei āpassaggiā. Questo permetterebbe alle squadre di avere unāidentitĆ consolidata, cosa che faciliterebbe anche la possibilitĆ dei singoli di rendere al meglio. Molto importante ad ogni modo lāefficacia del reparto offensivo di questa squadra (gli attaccanti titolari sono Mosconi, Iddrissou, Zouin, El Mahboubi; le alternative Kukulis, Carrara, Mancuso, Pinotti, Moressaā¦). Nessunāaltra squadra ha un attacco di questo livello? Ma lo squilibrio offensivo, ha prodotto comunque un risultato come il settimo posto, provvisorio, a una giornata dal termine della regular season. Non mancano nel post ovviamente, a tale proposito, considerazioni sul concetto del c.d. ācalcio spettacoloā.
Il sesto anno dell’impero interista: Inter – Parma 2-0
Il campionato si ĆØ di fatto concluso trionfalmente, con una squadra che, dopo un inizio incerto (tre sconfitte in otto gare, quattro su dodici) ha perso una sola volta, pareggiato pochissimo e inanellato complessivamente 26 vittorie: cinque più del Napoli, sette più del Milan, otto più della Juventus, nove più del Como. Ma altri numeri consacrano l'eccezionalitĆ della nostra annata: abbiamo segnato 30 gol più della seconda e 34 più della terza, abbiamo il miglior realizzatore, il migliore uomo assist, la seconda difesa per clean sheet. Il punto di forza del nostro campionato ĆØ stata la continuitĆ delle prestazioni, ma il punto di svolta ĆØ costituito dalle partite con Roma e Como. I pareggi contro Atalanta e Fiorentina ci avevano fatto perdere quattro punti, riavvicinando le inseguitrici. Anche se sappiamo come quei due pareggi erano arrivati con qualche āaiutinoā per le nostre avversarie. Avevamo assenti importanti, sembravamo in leggera flessione dopo una cavalcata impressionante e ci si presentavano due ostacoli durissimi. Invece abbiamo schiantato la Roma (cinque a due) e abbiamo vinto a Como, dove siamo andati prima addirittura sotto di due goal. Si tratta del terzo scudo in sei anni. Una āmedia scudettoā di uno su due. Sono sei anni che questa squadra fa qualche cosa di eccezionale. Vanno dati meriti ovviamente al nostro allenatore, Chivu (voto alla stagione: nove) ha fatto progredire la squadra mentre, con assoluta intelligenza, imparava e progrediva anche lui. Ha lavorato sulla mente dei giocatori, ma anche sulle situazioni di campo e direi che, a partire dalla dodicesima giornata, l'assetto trovato per la sua 'macchina' era destinato a portarla al traguardo del Gran Premio. Adesso però la proprietĆ ĆØ chiamata a dargli fiducia e a preparare gli interventi innovativi che riterrĆ necessari. Per quanto riguarda la partita contro il Parma, stando alle prestazioni dei singoli, da segnalare un incontenibile Dumfries, in entrambe le fasi; la grande prova di Barella, da un poā di tempo tornato ai livelli che gli competono; Zielinski; Mkhitaryan, che entra a poco dalla fine e segna il goal che rende certo lo scudetto; Thuram, in questo periodo inarrestabile; Lautaro, che in pochi minuti ribadisce di essere uno dei migliori al mondo. Spazio alle giovanili con i report sulle importanti gare di play-off di Under 15 e Under 16. Gli Under 15 di Solivellas hanno vinto tre a zero contro la Lazio. Reti di Terzuoli, Tudor, Zoumbare. Gli Under 16 di Dellafiore vincono 4-1 contro i pari etĆ del Parma. Sugli scudi Pippo Serantoni, autore di una doppietta. Rientrato in campo dopo un brutto āstopā, gioca con un caschetto alla Chivu e ha ripreso a segnare più di prima.
La forza del gruppo: giocatori e staff tecnico – Inter – Cagliari 3-0
Contro il Cagliari, ancora una volta, il primo tempo è stato sotto tono. Non come contro il Como, ma caratterizzato da parte nostra da ritmi lenti. Scarsa verticalizzazione e qualche difficoltà nel controllare le loro ripartenze, appoggiate soprattutto su un imprendibile Palestra. Poi, per la terza volta consecutiva, nella ripresa è invece davvero cambiato tutto. Siamo entrati con feroce determinazione, abbiamo alzato i ritmi, dopo aver sistemato dietro il problema della marcatura di Palestra e in dodici minuti abbiamo realizzato una splendida doppietta, con due tra gli uomini migliori del match, Thuram e Barella. Il doppio vantaggio ci ha consentito di giocare con intelligenza, palleggiando in sicurezza, attendendo e preparando il momento opportuno per la verticalizzazione. Certo la gestione del match non è stata senza apprensioni, ma la squadra è apparsa concentrata, ben messa in campo. Tutti erano pronti ad aiutarsi. Alla fine il grandissimo goal di Zielinski ha poi chiuso tutti i discorsi in attesa della partita di domenica prossima a Torino contro i granata. In mezzo: la semifinale di ritorno con il Como. Bisogna riconoscere ad ogni modo la grandezza di questo gruppo che, da cinque-sei anni, al netto delle sconfitte che pure ci sono state, domina il nostro calcio. I meriti vanno anche ai dirigenti tecnici di campo: da Spalletti a Conte, da Simone Inzaghi a Cristian Chivu. Ai loro collaboratori. Ma i riconoscimenti non bastano più. Adesso staff e ragazzi hanno bisogno dell'arrivo di giocatori molto forti, pronti, in grado di potenziare subito il livello della squadra, di fare respirare i più provati e di preparare in tempi brevi un percorso emulativo dei trascinatori attuali. Servono almeno quattro giocatori di qualità assoluta: un portiere, un centrale di difesa, un centrocampista con le caratteristiche simili a quelle di Manu Koné, un giocatore offensivo di fantasia. Sono in verità , tre su quattro, i profili ricercati già la scorsa estate. Poi le cose sono andate diversamente. La speranza è che i pochi soldi disponibili non saranno nuovamente frazionati per diversi improbabili futuri campioni, scelti perché al momento hanno costi modesti.
Il gioco del Como, i punti dell’Inter: Como – Inter 3-4
Il gioco del Como ha entusiasmato. Non ci sono dubbi sia la più āeuropeaā tra le squadre del campionato italiano e sul fatto che nel primo tempo la squadra di Cesc Fabregas ci abbia addirittura annichilito. In pratica fino al 46ā, quando abbiamo realizzato il nostro primo goal, non avevamo mai tirato in porta. Non solo: fino a allora non ci avevano letteralmente lasciato giocare. La partita ĆØ poi cambiata nel secondo tempo. Il loro pressing ĆØ stato meno asfissiante e i cambi di Chivu sono stati azzeccati e ci hanno dato un poā più di vigore. Ciononostante loro nel finale, quando dovevano recuperare, hanno dimostrato di avere ancora energie da spendere. Insomma, al netto del risultato, la partita pone comunque proprietĆ e dirigenza davanti a degli interrogativi su come costruire la squadra nel futuro: da una parte continuare a costruire una squadra con centrocampo di palleggiatori e tutti gli altri elementi di forza e di corsa lunga, visto che questo almeno in Italia sembra pagare e visto che in questo caso ci sono meno avventure da correre; dallāaltra virare progressivamente in direzione di una squadra che cerchi la cosiddetta dimensione europea, sapendo che sarĆ un percorso dispendioso (puoi avere anche 25 giocatori che corrono come dannati e pressano alti per 120', ma se non sanno anche giocare a calcio a ottimi livelli, non puoi nutrire ambizioniā¦). Sicuramente serve introdurre qualche alternativa che vada in una direzione diversa da quella attuale, senza magari intraprendere una vera e propria ārivoluzioneā e dunque nel segno di una continuitĆ con quanto fatto fino a questo momento. Qualche annotazione, a margine del racconto della partita, sta per forza di cose sullāarbitraggio e su quelli che sono gli āobiettiviā del VAR. Ancora una volta un episodio a nostro sfavore e ancora una volta si rileva un eccesso di ādiscrezionalitĆ ā che distingue il calcio dagli altri sport e consente di indirizzare le partite, quando non addirittura di deciderle. Per venire ai singoli, straripanti le prestazioni di Dumfries e di Marcus Thuram, entrambi autori di una doppietta. Grande merito va a Cristian Chivu: prima di Inter - Roma nessuno avrebbe mai creduto che riuscisse a rimettere in linea di navigazione una squadra che viveva momenti difficili sul piano della condizione, di alcune essenze e soprattutto psicologico, per vari fattori āesterniā. Invece ha fatto il miracolo. Adesso deve farne āqualcun altroā per potere cosƬ consacrarsi alla sua prima intera stagione da professionista.
La tecnica, la fantasia, la “testa”, la forza e l’intensitĆ : Inter – Roma 5-2
Nelle ultime partite al di lĆ dei torti arbitrali, che hanno fatto sembrare numericamente ancora più pesante l'indubbia flessione, avevamo visto una squadra scarica psicologicamente e fisicamente. Parecchi elementi erano in difficoltĆ , giocando ben sotto i loro standard abituali. E i giocatori capaci di rovesciare con la progressione devastante le situazioni di gioco, o erano assenti da tempo, o non sembravano al top. Anche contro la Roma, dopo il primo nostro goal, sembrava potersi venire a ripetere un clichĆ© negativo visto troppe volte. Invece le cose sono andate diversamente. Evidentemente questa volta la condizione fisica era buona e quella mentale ottima: le critiche spesso feroci e interessate, le pressioni di un ambiente calcistico che Chivu ha giustamente definito ātossicoā, gli errori arbitrali, non ci avevano depresso ma avevano creato āfameā, orgoglio e voglia di reagire con determinazione e qualitĆ . Dopo lo spettacolare goal di Calhanoglu alla fine del primo tempo, il secondo tempo ĆØ stato tutto nostro. Abbiamo fatto tre gol e, finchĆ© la partita ĆØ stata aperta, non ci sono stati interventi decisivi di Sommer, mentre noi abbiamo mancato almeno due altre occasioni nitidissime. Importante sottolineare la preparazione del match da parte di Chivu e come il mister abbia curato gli aspetti comunicativi: corretto, ma fermo in alcune denunce assolutamente necessarie. In campo ha presentato una grande Inter (anche se alla Roma mancavano due elementi fondamentali come Manu KonĆ© e Wesley), in una situazione in cui pochi l'avrebbero considerato possibile, per vari motivi. Adesso ĆØ necessario mettersi in mente che non si ĆØ ancora fatto nulla, che questa condizione, questa determinazione feroce, questa compattezza di gruppo e questo orgoglioso senso di appartenenza devono essere mantenuti ancora in tutte le partite che restano, a partire dalla prossima, durissima, a Como. Nessuno ci regalerĆ nulla e anzi, se sarĆ possibile cercheranno di toglierci ancora qualcosa, con le polemiche mediatiche ed eventualmente con gli errori arbitrali. PerchĆ© nel destino dell'Inter, a partire dagli anni '30 sta scritto che i campionati, se si concludono in volata li perdiamo, chissĆ perchĆ©. Lāunica eccezione ĆØ stata lāanno del triplete. Ma quellāInter di Mou era un qualcosa di ineguagliabile.
La speranza e la realtĆ : Sassuolo – Inter 0-5
La speranza ĆØ quella di portare a casa qualcosa a fine stagione, la realtĆ ĆØ quella di una squadra che ci ha fatto divertire e gioire enormemente, quasi sempre, almeno per sette mesi, da agosto a febbraio. Vogliamo tutti vincere una competizione ma non bisogna al tempo stesso sottovalutare il fatto che sono cinque stagioni, questa compresa, che a prescindere dallāesito finale, giochiamo un grande calcio e che ci fa divertire e ci regala grandi gioie. Non sappiamo come andrĆ a finire la stagione, siamo del resto alla vigilia di un ciclo di sei partite (si giocherĆ ogni tre giorni) che sono importantissime, ma siamo consapevoli che i ragazzi e il mister faranno tutto il possibile e anche qualche cosa di più per arrivare dove vogliamo e conquistare un titolo. Per quanto riguarda lāallenatore, Cristian Chivu, che doveva essere una seconda scelta, non si può fare altro che riconoscere che il suo lavoro sia stato fino a questo momento assolutamente degno di ogni elogio. Vedremo a questo punto se la squadra saprĆ mantenere ritmo concentrazione e luciditĆ nei mesi decisivi quando il logorio di una stagione pesantissima, condotta sempre al massimo, si farĆ sentire. GiĆ contro la Juventus domenica sarĆ un ostacolo durissimo: non solo per la forza obiettiva dei bianconeri e per la bravura del loro allenatore, ma proprio perchĆ© loro hanno un modo di giocare che presenta, potenziato dalla qualitĆ molto maggiore, le stesse caratteristiche del Sassuolo che inizialmente ci hanno messo in difficoltĆ . Anche i bianconeri hanno esterni larghi insidiosissimi nell'uno contro uno e molto più incisivi degli emiliani in zona gol; anche loro hanno centrocampisti bravissimi nell'inserirsi in area sui movimenti della punta. Abbiamo subito 19 gol in ventiquattro partite, media 0,79, ma a Torino i gol subiti sono stati 4 in una sola partita ed eravamo pure in vantaggio, per cui non dovevamo neppure concedere loro ripartenze negli spazi. Da allora siamo cresciuti, ma la stessa cosa si può dire di loro.
Un gruppo di valore assoluto, umano e calcistico: Borussia Dortmund – Inter 0-2
Questa Inter, senza avere in passato investimenti importanti, come quelli dei due mecenati Angelo e Massimo Moratti, continua a stupire il calcio continentale da cinque anni, pur non vincendo tantissimo. In otto partite di Champions disputate, siamo stati inferiori solo allāArsenal, finito primo con 24 punti su 24, 23 goal fatti e solo 4 subiti. Restiamo fuori dalle prime otto e arriviamo āsoloā decimi, ma alle nostre spalle ci sono grandissimi club e davanti solo societĆ stellari, ad eccezione forse del solo Sporting. Tutto questo mentre abbiamo momentaneamente conquistato e mantenuto il primato in classifica in Serie A, un campionato che anche considerando il valore e lāandamento delle avversarie, si sta molto rivalutando. Restano considerazioni da farsi su quelle che sono le questioni riguardanti il calciomercato. GiĆ lo scorso anno, con degli investimenti a gennaio, forse non avremmo lasciato lo scudetto al Napoli e allo stesso modo ĆØ lecito pensare che servano dei rinforzi ā a fronte degli impegni e con la consapevolezza che questa squadra, guidata da un allenatore come Chivu sempre più convincente ā per potere affrontare le due competizioni (campionato e Champions League) e in particolare mantenere, fino alla fine, il primato in Serie A. La partita contro il Borussia ci ha visto prevalere contro una squadra che aveva perso in casa in Champions League, solo una delle ultime ventuno partite giocate. Un dato che non possiamo ignorare e che ci dĆ la misura della importanza della nostra prestazione e del risultato ottenuto. Il mister dĆ lāimpressione di avere in pugno pienamente la squadra e di saperla guidare verso un continuo miglioramento. Il migliore in campo ĆØ stato senza dubbio ā di nuovo ā Federico Dimarco, che segna un goal su punizione molto importante e spettacolare per precisione, ancor più che per potenza. Da segnalare le ottime prove di Bisseck e di Acerbi e poi il goal di Andy Diouf, entrato in campo allā88ā, autore di una rete forse rocambolesca, ma comunque cercata con grande personalitĆ . Sette di incoraggiamento.
Dallo sprofondo alla gagliarda risalita: Inter – Pisa 6-2
Alla vigilia della partita col Pisa, la nostra situazione era questa: venivamo da tre sconfitte consecutive in Champions League (N.b. Il report sulla partita contro lāArsenal, che non ĆØ stato possibile pubblicare nei giorni scorsi, ĆØ riportato integralmente nel contenuto del testo del post); venivamo da tutte vittorie con le medio-piccole, ma da quasi tutte sconfitte nei grandi match, in campionato, dove comunque eravamo primi. Per essere competitivi su tutti i fronti, riportato a casa Pio e presi e cifre contenute due giovani promettenti come Bonny e Sucic, bisognava spendere per almeno due campioni, in grado di aumentare subito il tasso di qualitĆ , forza e esperienza della squadra. Tanto la gara contro lāArsenal che quella contro il Pisa (soprattutto) ci dicono che i giocatori chiave sono costretti ad oggi a giocare tutte le partite, con lāinevitabile corollario di frequenti infortuni e di arrivare più logori degli avversari ai grandi appuntamenti. Contro il Pisa, una squadra media che in prevalenza difende e riparte, privi del play e soprattutto dei due esterni titolari, non potevamo non soffrire. Siamo andati sotto di due goal, poi āĆØ bastato Dimarcoā a fare svoltare, ma ĆØ probabile che se avessimo avuto un grande centrocampista e un grande esterno destro, non avremmo avuto necessitĆ di rimontare in quel modo e forse anche alcuni giocatori in campo sarebbero stati meno logori. Non si chiede lāimpossibile. Per venire alla partita, sotto di due goal dopo venticinque minuti, Chivu corre ai ripari e mette dentro Dimarco per Luis Henrique, con spostamento di Carlos Augusto. Una decisione affrettata, ma dettata da ragioni oggettive. Finisce che negli ultimi otto minuti della prima frazione di gara, facciamo tre goal e ci portiamo in vantaggio. Nella ripresa siamo assolutamente dominante e alla fine la vinciamo sei a due, segnando gli altri tre goal negli ultimi dieci minuti della ripresa. Diciamo che questo ĆØ un piccolo segnale positivo, al di lĆ del risultato, considerando che tre giorni prima avevamo giocato una partita logorante e decisiva come quella contro lāArsenal di Arteta.
La differenza nella continuitĆ : Udinese – Inter 0-1
La partita contro l'Udinese ĆØ un po' l'emblema del cammino stagionale percorso dall'Inter, almeno sino ad oggi. Un percorso nel quale si possono individuare elementi di continuitĆ , ma anche cambiamenti, in parte introdotti da Chivu, in parte conseguenza del 'peso' che tante partite ravvicinate necessariamente finiscono per esercitare sui protagonisti abituali. Il primo elemento di continuitĆ ĆØ la presenza, da anni, di un gruppo di giocatori titolari che affrontano le fatiche di molte stagioni passate restando ai vertici di tutto. Il gruppo dei titolari ĆØ stato di fatto integrato e affiancato solo da due nuovi arrivi abbastanza recenti, pronti per essere al loro livello: Akanji e Zielinski. Poi ci sono buone alternative (Carlos Augusto, de Vrij, Bisseck) e davanti un paio di ragazzi (Pio Esposito e Bonny) che stanno giĆ dando un buon contributo. Di fatto ad ogni modo il nucleo portante ĆØ sempre costituito dagli stessi giocatori, che si spendono generosamente da anni. Sul piano del gioco, invece, Chivu ha aggiunto del suo, un poā più di aggressivitĆ alta, ad esempio, ma non ĆØ cambiata la caratteristica di fondo: finchĆ© i nostri ne anno, giocano un calcio dominante. Questi sono gli elementi che possiamo considerare nel segno della continuitĆ . Gli elementi di discontinuitĆ , in breve, sono: rispetto al passato e anche allāinizio del campionato, subiamo meno goal (ne segniamo anche meno); Chivu cerca comunque di imporre la sua filosofia di gioco, si richiama qui la pressione alta, ma ĆØ riuscito a dare un equilibrio tattico che a inizio stagione era mancato, dando la sensazione di sapere leggere le partite e intervenire a gara in corso con dei cambi, di giocatori come di modulo, cosa che ci ha permesso, contro lāUdinese, di dominare la partita, ma pure di ā lasciandoci un poā schiacciare nei minuti finali ā di non concedere allāavversario nessuna occasione. Adesso avanti con lāArsenal, una partita importantissima, mentre in campionato sembra proprio che dovremo fare i conti con il Milan di Massimiliano Allegri, un grande allenatore capace di tirare fuori il massimo, anche con un poā di cinismo speculativo, dai giocatori a sua disposizione (N.b. Non avere le coppe ĆØ chiaramente un vantaggio). Un report sulla partita dellāUnder 16, che a Interello supera 5-3 i pari etĆ del Cagliari. Doppiette di Menegazzo e di Pietro Omini, goal conclusivo di Vanacore. Inter a un punto dalla capolista, battuta a Cremona, e con tre punti in più sullāAtalanta. Domenica prossima trasferta cruciale contro lāUdinese, quarta in classifica.









