Terzo liceo, è l’anno della maturità: Cagliari – Inter 0-2

È l'anno della maturità per mister Inzaghi e per la sua tipologia di gioco. Che il mister sappia preparare al meglio la squadra per le grandi sfide è assodato. I risultati ottenuti in questi due anni, unitamente a quelli in campionato contro le più forti lo confermano, ma il mister deve ancora dimostrare di saper dare alla sua squadra continuità nel corso della stagione, in virtù del tipo di gioco molto dispendioso che predilige e che richiede, per essere attuato "spietatamente", giocaatori sempre al top della condizione fisica e della freschezza mentale. Proprio per questo, considerando comunque la situazione societaria contingente, si è voluta costruire una rosa più completa rispetto allo scorso anno, sebbene la squadra titolare sia evidentemente meno forte. Il gruppo è completo e abbastanza attrezzato, anche se abbiamo perso protagonisti insostituibili: l'obiettivo sarà riuscire a trovare quello stesso equilibrio tra effervescenza e quadratura che Spalletti è riuscito a dare al Napoli la scorsa stagione. Contro il Cagliari abbiamo vinto con un dominio nel complesso del match nettissimo, siamo scesi in campo con una determinazione e una ferocia agonistica esemplari e pure agevolati da alcune scelte dell'allenatore avversario Ranieri, abbiamo chiuso la partita nel primo tempo sul risultato di due a zero. Più complicata la partita nella ripresa, grazie a degli accorgimenti in corsa degli avversario, il cambio di Oristanio con Di Pardo e poi l'ingresso di Luvumbo al posto dell'infortunato Pavoletti. Squadra più contratta ma abbiamo comunque tutto sommato concesso pochissimo (in pratica il solo tiro di Azzi).

Chi ben comincia è a 1/38 dell’opera: Inter – Monza 2-0

Buona la prima. C'erano mnotivi per temere il Monza, anche se la superiorità tecnica dei nostri poteva apparire piuttosto netta. I precedenti dell'anno scorso erano lì a ricordarcelo e veniamo da un'estate travagliata: sostituire dieci giocatori in un colpo solo (tra cui cinque autentici pilastri della rosa) non è facile, in poco tempo, e le amichevoli di preparazione ci hanno comunque dato un'idea del grande lavoro da fare. Il mister, a parte il portiere (del resto sono partiti entrambi i titolari, Onana e Handanovic) e uno dei due attaccanti (idem), ha puntato su tutti giocatori già presenti la scorsa stagione, che probabilmente non sono necessariamente più forti dei concorrenti di ruolo, ma già formati per i compiti, i ruoli e gli automatismi che il gioco di squadra richiede. La partenza è stata positiva, sicuramente ha aiutato andare in vantaggio dopo pochi minuti (merito ovviamente di grandi giocatori), per tutto il primo tempo il nostro dominio è stato abbastanza netto, mentre nel secondo tempo abbiamo avuto qualche difficoltà, almeno fino al momento dei cambi (piccolo campanello d'allarme: il rientro in campo con minor determinazione è stato una costante negativa di parte della stagione precedente). Sugli scudi ovviamente Lautaro Martinez, autentico trascinatore e autore di una doppietta. Tra i migliori in campo: de Vrij, Dumfries. Bene Calhanoglu e Mkhytarian. Positivo l'impatto di Arnautovic. Calcio giovanile. Qualche nota sulla nuova Primavera, del tutto rivoluzionata e di nuovo con tanti elementi sotto età, che ha disputato una gara amichevole contro la prima squadra della Biellese, che milita in eccellenza. Sugli spalti, mescolato al pubblico, presente il nuovo direttore Massimo Tarantino. L'Under 17 ha giocato in amichevole contro una squadra dell'Arabia Saudita, praticamente la rappresentativa della scuola calcio nazionale del loro Paese. Annotazioni positive sul nuovo centravanti lettone, Kukulis, autore del goal del vantaggio nel primo tempo, e dal play basso Mantini (classe 2007).

A un passo dal cielo: Inter – Manchester City 0-1

La premessa (doverosa): in 68 ani l'Inter è riuscita sei volte a giocare una finale di Champions League, una ogni 10,3 anni. Ma terminato il periodo Moratti - Herrera, dal '72 ad oggi, in 51 anni, abbiamo giocato due finale - una volta ogni 25 - vincendone una e perdendo l'altro. Questo semplice pro memoria è il punto di partenza che, se non basta a mitigare la delusione, ci fa comunque rivalutare la grandezza dell'impresa compiuta, tanto più in un calcio profondamente cambiato, nel quale altrove si fanno investimenti annuali di centinaia di miliardi e, se non bastasse, con alcune delle rivali più ricche (Juventus, Barcellona, lo stesso City), che hanno fatto ricorso a comportamenti finiti sotto il tiro della giustizia sportiva e non solo. È il punto di partenza del racconto di un finale di stagione esaltante e poi di una finale di Champions League che abbiamo affrontato da sfavoriti, perché la potenza economica delle due squadre non è paragonabile e questo non poteva non influire sulla loro potenzialità soprattutto a livello di organico esteso. Però poi abbiamo finalmente giocato la partita e se è vero che noi umani olitamente chiamiamo fortuna o sfortuna le nostre e le altrui imprecisioni e quindi loro in un'occasione sono stati più precisi, è innegabile che sul piano dell'organizzazione del gioco ci siamo espressi almeno alla pari. Nel post si propone una analisi della partita e di come sia noi che il nostro avversario, il City di Guardiola, abbiano affrontato la finale. Non manca però una ampia parte dedicata a considerazioni sulle prospettive future con il tentativo di dare risposte a domande fondamentali. Lavorare per il futuro o provare a restare competitivi? Che giudizio diamo sulla proprietà, su Marotta, su Ausilio? Nelle nostre condizioni, meglio puntare sulla competitività in campionato o su un bis di un grande percorso in Europa? Inzaghi ha meritato la conferma, ma in ogni caso, meglio una tipologia di allenatore come Conte/Allegri o come Inzaghi/Klopp? La sensazione finale è che possiamo fidarci e sentirci tranquilli principalmente se rimarrà questa dirigenza che ha sempre, finora (certo, qualche sbaglio è sempre da mettere in conto), estrarre dal cappello il coniglio giusto.

Qualcosa di meraviglioso: Inter – Milan 1-0 (3-0)

Nel doppio confronto la nostra superiorità è apparsa netta. Il tre a zero complessivo chiude la porta ad ogni discussione: non sempre nel calcio i numeri esprimono tutta la verità (intendo in una singola partita) ma questa volta la differenza l'hanno fatta i nostri attaccanti che hanno sfruttato le occasioni costruite. La storia non si fa con i se e con i ma, ma è vero che le due grandi occasioni sbagliate dai rossoneri nel primo tempo avrebbero potuto quanto meno mettere a ben altro rischio le nostre coronarie. D'altra parte in una semifinale di CL è quasi impossibile non concedere un paio di occasioni nel corso degli oltre 180 minuti di gioco. Resta il fatto che noi siamo a Istanbul, il Milan resta a casa e che nei quattro derby del 2023 loro non sono riusciti a segnarci neppure un gol e li hanno persi tutti. Sebbene loro abbiano vinto per due punti lo scorso campionato, resta confermato che al momento abbiamo ancora un buon vantaggio di qualità complessiva. In termini di prospettive, nella situazione data abbiamo ottenuto il massimo (con un grande interrogativo non tanto su Istanbul, quanto sull'accesso alla CL ancora in discussione, con un calendario tremendo) e quindi la politica societaria di cercare di restare competitivi (coniugando il dogma della competitività con quello del contenimento dei costi, sarà molto probabilmente così anche nel prossimo futuro) è stata azzeccata, ma adesso bisognerà coniugare la esigenza di restare competitivi con quella del ringiovanimento e di una riduzione dei costi(anche se, potendo, sarebbe meglio ottenere un incremento delle entrate). Pertanto, prima del racconto della partita, si dedica ampio spazio a come - in un percorso che possiamo dire sia cominciato con l'arrivo di Beppe Marotta all'Inter nel dicembre del 2018 - siamo arrivati a questo punto e con quali criteri e sistemi di valutazione è stata costruita questa squadra, facendo pure un raffronto con le altre due squadre protagoniste di questa stagione calcistica in Italia, cioè Napoli e Milan, e individuando i problemi (ce ne sono in tutti i reparti) che bisognerà cercare di risolvere nella prossima sessione di mercato. Fermo restando che c'è una stagione da finire e che tutti gli impegni che abbiamo davanti sono certamente anche entusiasmanti (come definire altrimenti una finale di Champions e abbiamo ovviamente anche una finale di Coppa Italia da giocare) ma soprattutto ad elevato quoziente di difficoltà.

Non tutti gli 1-0 sono uguali: Inter – Hellas Verona 1-0

I risultati di corto muso possono essere letti in due modi: sono grandi valori se per rosa della squadra e calendario ritieni di essere destinato a crescere, sono campanelli di allarme nel caso in cui si valuta che quello che esprimi sia il tuo top. La nostra situazione è questa: abbiamo vinto a fatica tre delle ultime quattro partite e pareggiato disastrosamente la quarta, a Monza. Abbiamo margini di crescita? Possiamo considerare la vittoria per uno a zero con il Verona un ottimo risultato? Rispondere è difficile ed è oggettivamente difficile pensare che fra un paio di mesi saremo nella condizione di ringraziare per la vittoria sull’ Hellas vista come punto di partenza.Tre vittorie nelle ultime quattro partite possono essere un buon segnale. Sul piano del gioco però solo il match con il Napoli si sono visti segnali apprezzabil, mentre nelle altre abbiamo fatto poco e sofferto abbastanza a lungo squadre tecnicamente inferiori. Abbiamo assoluta necessità di ritrovare subito al top titolari importanti e di vedere crescere qualche alternativa per poter sperare in una qualificazione tranquilla alla prossima CL e per giocarci le speranze di vincere qualcosa e di superare il turno (difficile) in CL. Spazio dedicato anche al derby Primavera, vinto dai nostri ragazzi con il risultato di uno a zero. Infine report sull'amichevole disputata dall'Under 16 contro i pari età dell'Empoli.

Convalescenza avviata? Ricadute da evitare assolutamente: Inter – Cremonese 3-1

È sempre più difficile parlare in rete dell'Inter. Si vinca o si perda, si faccia bene o male non si va sui social per confrontarsi, per sentire il parere degli altri, per verificare l'attendibilità secondo il senso comune delle proprie opinioni, ma ci si va per affermare prepotentemente il proprio ego, per insultare e disprezzare chi non la pensa come noi. Vinci o perdi è praticamente ininfluente. L'Inter con la Cremonese ha vinto abbastanza facilmente, ma dobbiamo allo stesso tempo sia analizzare le cose che ancora non vanno, sia evitare considerazione di carattere generalista e in ogni caso ragionare, sempre consapevoli di essere tifosi, dilettanti e non professionisti e comunque non a conoscenza di tutti quelli che sono i fatti interni alla società, al gruppo dirigenziale e alla squadra. Rispetto alla partita contro la Lazio abbiamo fatto passi avanti (pure considerando la diversa statura dell'avversario) e abbiamo vinto nettamente. Ci sono stati segnali di crescita sia a livello individuale, sia sul piano collettivo. Le notazioni positive non sono poche ma accontentarsi e esibire una sorta di trionfalismo sarebbe pericoloso. Se concedessimo le molte occasioni concesse alla Cremonese contro avversari più forti (e le prossime sfide sono contro Milan e Bayern) non finirebbe allo stesso modo.

Dalla grande delusione (la prima squadra) alla piccola delusione (la Primavera)

Turno di grandi e piccole delusioni per la nostra Inter. La prima squadra esce sconfitta con il risultato di 3-1 dalla sfida dell'Olimpico contro la Lazio, mentre una Primavera deludente e con poche idee (e per la prima volta dopo tanti anni senza nessun nuovo acquisto) pareggia 2-2 contro i pari età del Cagliari. Per quello che riguarda la prima squadra, si è parlato a lungo degli "errori" di Simone Inzaghi. Ma la verità è che la Lazio ha fatto meglio di noi e si sono "confermati" dei problemi che sono già stati rilevati precedentemente (la fase difensiva, la fascia sinistra che contro le squadre forti funziona poco e male, Lukaku ancora fuori condizione, manca un uomo che crei superiorità numerica in fase offensiva saltando l'uomo, non ci sono alternative di livello): in particolare la mancanza di continuità di rendimento sui 95 minuti e l'incapacità di sfruttare al meglio i periodi di superiorità. Senza volere essere distruttivi, si può dire che su questi due punti così come sulla condizione psico-fisica e sulla fluidità ed efficacia degli interscambi ci sono margini per lavorare. La Primavera fa un altro passo falso, costretta al pari interno - dicevamo - da un Cagliari modesto e per giunta due volte in rimonta. Sembra di vedere la squadra della prima parte della scorsa stagione (speriamo che sia uguale anche... la conclusione). Per ora di gioco se ne vede ben poco, toccherà lavorare molto per migliorarsi.

Segnali incoraggianti: Inter – Spezia 3-0

Non è successo nulla di straordinario ma contro lo Spezia la squadra ha dimostrato di essere in progresso di condizione e di avere una quadratura importante, cosa di cui per altro non si poteva individuare. Rispetto a Lecce ci sono stati miglioramenti individuali, soluzioni di schieramento più efficaci e quindi una crescita complessiva sul piano del gioco e della capacità di gestire la partita. Non sono consentiti sogni sfrenati di onnipotenza ma la nostra crescita è apparsa evidente, così come era anche indispensabile. Non è una stagione in cui si può andare in forma gradualmente per poi sperare nella tenuta alla distanza. Quest'anno si giocheranno due distinti campionati, quello "autunnale" e quello "primaverile". In mezzo lo spartiacque dei mondiali di calcio in Qatar con i giocatori in scadenza di contratto che vogliono andare ai mondiali e devono fare benissimo ora e durante i mondiali. Molti potrebbero arrivare alla seconda parte del campionato dopo aver dato il meglio e poi forse anche appagati per accordi più o meno ufficializzati. La seconda parte di stagione sarà un altro campionato, ricco di incognite e con la previsione di un'altra sessione di calciomercato: è necessario trarre il meglio da questo primo scorcio di stagione.

La paura fa solo 93: Lecce – Inter 1-2

Avessimo pareggiato la partita con il Lecce non sarebbe stato un dramma "aritmetico", ma i tre punti ci consentono di attenuare le preoccupazioni che lo svolgimento del match ha evidenziato. Contro un avversario non irresistibile di positivo c'è da registrare soprattutto il risultato: vincere partite così estreme è fondamentale per aspirare allo scudo. Nel complesso non si può dire che abbiamo fatto male, ma abbiamo mostrato le stesse pecche che ci sono costate il "titulo" nella scorsa stagione. La principale: quando noi riusciamo a uguagliare o meglio superare l'intensità, il ritmo e il pressing degli avversari, allora emerge l'ottima qualità di parecchi nostri giocatori. Ma non riusciamo a tenere concentrazione e intensità per tutta la partita e quando abbassiamo il ritmo, la differenza diventa troppo netta e anche un Lecce orgoglioso ci mette in difficoltà. Siamo partiti benissimo, poi abbiamo volutamente abbassato i ritmi e questa è una cosa che non sappiamo fare. Poi abbiamo prodotto un forcing disperato, tornando a dominare l'avversario e in extremis siamo riusciti a rimontare e portare a casa la vittoria. C'è troppa differenza tra le fasi in cui spingiamo al massimo e quelle in cui decidiamo di gestire e quando attacchiamo contro difese schierate facciamo abbastanza fatica perché non abbiamo giocatori che saltino l'uomo: dobbiamo necessariamente cercare la manocra insistita, per trovare l'appoggio su un esterno e sfruttare il suo cross in area infittendola di giocatori. Registriamo comunque che il gruppo caratterialmente c'è e anche tecnicamente nel suo insieme, così come l'atteggiamento dell'allenatore. Simone Inzaghi deve trovare il migliore equilibrio possibile ma ha dimostrato di volere a tutti i costi la vittoria, rischiando il tutto per tutto. Ovviamente non potrà andare sempre così e urge un riallineamento della squadra. L'atteggiamento a schiena dritta nelle interviste (pretende la conferma dell'organico e l'arrivo di un difensore) è sicuramente positivo. Bravo.

Verso il campionato: Inter – Olympique Lione 2-2

L'amichevole con l'Olympique Lione è finita con il risultato di due a due. Sotto di due reti, la recuperiamo con i goal di Lukaku e Barella dimostrando una certa capacità di reazione, ma restano tutta una serie di considerazioni da fare che esulano quelle solite come il ritardo di preparazione, il valore delle gare precampionato e lo stato di forma degli avversari. Si evidenziano dei limiti potenziali di una squadra che pure è complessivamente forte e che sono sotto gli occhi di tutti. A fronte della necessità di acquistare almeno due giocatori forti per competere davvero in Italia e in Europa (servirebbero un attaccante rapido e con la capacità di saltare l'uomo e un altro esterno in un reparto che in due anni ha visto gli addii di Hakimi e Perisic) non riusciamo ad arrivare neppure su giocatori che costano 15 0 20 milioni e forse dovremmo ancora vendere. La società è prestigiosa ma si fa fatica a trovare chi possa ripagare la proprietà dei soldi spesi, pagare i debiti e gli interessi e investire grandi quantità di denaro per rafforzarci. A risentirne è anche il settore giovanile. Contro il Lione sono emerse situazioni che vanno mese a punto. Siamo forti nelle ripartenze manovrate ma lo schema di gioco è ripetitivo e siamo spesso sguarniti nel reparto difensivo: se gli avversari hanno un buon palleggiatore in mezzo e attaccanti veloci nell'uno contro uno, dietro si va in difficoltà. L’altro limite nostro è che fatichiamo ad attaccare le difese schierate, proprio perché (come detto) non abbiamo attaccanti di fantasia e di scatto. Con Bremer e Dybala oggi avremmo meno problemi e gli avversari qualche limite in più. I nostri titolari davanti non si discutono, ma gli altri? Dzeko tatticamente e tecnicamente è un top ma serve un giocatore con altre caratteristiche, mentre Correa continua a essere una delusione...