
Quando le cose vanno bene è facile trovare compattezza e sintonia, ma questo gruppo ha dimostrato di saper trovare dentro di sé il carattere e la coesione che, uniti alla dimensione tecnico-atletica, gli hanno permesso sino ad ora di superare le situazioni più difficili.
Siamo partiti con un handicap pesante sul piano psicologico: aver perso tutto proprio in dirittura d’arrivo, nella scorsa stagione.
E averlo perso in quel modo…
L’allenatore che ci aveva portati in alto se ne andava e veniva sostituito da uno che a detta dei soliti sapientoni era quanto meno un’incognita.
Dopo sole otto partite avevamo ben tre sconfitte al passivo: e dopo 12 ben 4: un fardello pesantissimo per affrontare il resto del campionato con grandi ambizioni.
Credo che nessuno abbia vinto il campionato dpo aver subito 4 sconfitte in 12 partite.
Ma noi abbiamo risposto con 15 vittorie e 1 pareggio nelle sedici successive.
Poi è accaduto qualcosa: la nuova sconfitta col Milan, il pareggio con Atalanta e Fiorentina, hanno permesso agli inseguitori di recuperare 7 punti in tre giornate e di riavvicinarsi…
In queste tre partite abbiamo subito torti arbitrali evidenti e decisivi, forse conseguenza dell’episodio Bastoni in Inter – juve e dell’impatto mediatico costruito ad arte attorno a un avvenimento insignificante.
Più probabilmente, la… persecuzione è avvenuta per il desiderio dei vertici nazionali di rendere almeno più ostica la marcia dell’Inter verso un nuovo scudo (in fondo la stagione precedente alimentava in loro delle speranze…)
I torti arbitrali naturalmente non sarebbero bastati, a rallentare la nostra corsa, se in contemporanea l’Inter non avesse subito una flessione che aveva tante cause:
- l’effetto psicologico dell’eliminazione dalla CL, avvenuto nel modo che tutti sappiamo: gol subito al 93° dall’Atletico (che oggi, guarda caso è in semifinale) e rigore assurdo al 90′ contro il Liverpool,
- l’accumularsi di assenze importanti,
- il calo di condizione di qualche giocatore iper sfruttato,
- la débacle della nazionale italiana, imputata fraudolentemente soprattutto ai nostri giocatori.
In queste condizioni, dopo che le avversarie avevano ridotto sostanzialmente il distacco, le due partite contro Roma e Como, sul Lario, lasciavano presagire altre possibili perdite di punti.
Contro la Roma la partenza è stata folgorante e ha portato subito al vantaggio.
Ma poi abbiamo cominciato a soffrire, tanto che Chivu, rendendosene conto, controllava visibilmente con apprensione lo scorrere del tempo.
Chiudere in vantaggio avrebbe consentito di registrare e correggere le situazioni meno convincenti.
Invece proprio allo scadere loro hanno pareggiato.
Nemmeno il tempo di… abbattersi e Calha, con un eurogol ci ha riportati in avanti.
A inizio ripresa la feroce determinazione (insieme alla qualità di azioni e giocate) ci ha consentito di dilagare: 3 gol in 20′ e partita in cassaforte.
A Como siamo andati senza il nostro capitano e uomo guida e la situazione si è ripetuta, in peggio: al 45′ eravamo sotto addirittura di due gol e il Como appariva assoluto padrone del campo.
Ma ancora una volta, è bastato un minuto e… la barca ha ripreso la navigazione.
Thuram ha accorciato subito (anche qui coincidenza fortuita? In parte, ma coincidenze… cercate con orgoglio e ostinazione).
Poi, come con la Roma, è stata solo Inter: al 4° Thuram ha pareggiato, poi nel giro di una quindicina di minuti la doppietta di Dumfries ha chiuso il match, che neppure l’estremo tentativo di falsarla, operato scandalosamente dal VAR, è riuscito a riaprire.
Due coincidenze i gol in chiusura di tempo, due coincidenze la ripresa dominante con noi che dilaghiamo nel punteggio?
Probabilmente: ma la forza, l’orgoglio, la qualità della squadra e la capacitò di lettura di mister e collaboratori, non c’entreranno proprio nulla?
Anche perché subito dopo Roma e Como si presenta proprio un Cagliari bisognoso di punti, ben messo in campo, con parecchi buoni giocatori e un giovane… già da Inter.
Ancora un primo tempo sotto tono, non come contro il Como, ma caratterizzato da parte nostra da ritmi lenti.
Scarsa verticalizzazione (anche perché i sardi con un 541 molto serrato non lasciavano spazi) e con qualche difficoltà nel controllare le loro ripartenze, appoggiate soprattutto su un imprendibile Palestra.
Personalmente ho sofferto moltissimo in questo primo tempo, soprattutto per la sensazione di impotenza offensiva che davamo.
Per la terza volta consecutiva, nella ripresa è invece davvero cambiato tutto.
Siamo entrati con feroce determinazione, abbiamo alzato i ritmi, dopo aver sistemato dietro il problema della marcatura di Palestra e in 12 minuti abbiamo realizzato una splendida doppietta, con due tra gli uomini migliori del match, Thuram e Barella.
Il doppio vantaggio ci ha consentito di giocare con intelligenza, palleggiando in sicurezza, attendendo e preparando il momento opportuno per la verticalizzazione.
Per la verità qui io ho sofferto ancora un po’ perché non mi piace, dal punto di vista emotivo, quando la squadra entra in modalità ‘gestione’ che trovo molto pericolosa (basta un rimpallo, un…errore arbitrale per rendere incandescente il finale).
Per esempio, abbiamo subito 9 corner, quasi tutti in questa fase, oltre a un paio di punizioni dal limite e sappiamo che nel calcio moderno spesso questa situazioni possono diventare critiche.
Sono comunque timori da tifoso, non da osservatore… competente perché, aldilà delle apprensioni emotive, la squadra è apparsa concentrata, ben messa in campo e tutti erano pronti ad aiutarsi.
Poi finalmente è venuto il grandissimo gol di Ziello, che ha chiuso tutti i discorsi.
Per il momento, perché domenica andremo a Torino contro i granata e sarà un’altra battaglia da provare a vincere con cuore, testa, forza fisica e qualità di tutti (tra l’altro partita successiva alla semifinale di ritorno col Como, nel turno infrasettimanale).
Perché nel nostro campionato quello che hai dimostrato fino a ieri, vale poco se non lo confermi anche oggi (non voglio dire che negli altri campionati non sia così, ma io mi occupo del mio).
Se per vincere si devono ancora sostenere notevoli impegni e continuare a mostrare qualità e forza, il cammino stagionale credo che qualcosa possa comunque già dire.
Siamo di fronte a un gruppo ‘storico’ di grandi campioni forse con pochi fuoriclasse perché si dice che oggi a quelli non ci si può arrivare più.
Questo gruppo domina il nostro calcio, aldilà di qualche scudo perso per un punto, da 5-6 anni.
Anche i gruppi dirigenti tecnici di campo succedutisi, da Spalletti a Conte, da Simone a Cristian con i loro collaboratori meritano ogni riconoscimento per il contributo fornito dal loro lavoro.
Ma secondo me i riconoscimenti non bastano più.
Adesso staff e ragazzi hanno bisogno dell’arrivo di giocatori molto forti, pronti, in grado di potenziare subito il livello della squadra, di fare respirare i più provati e di preparare in tempi brevi un percorso emulativo dei trascinatori attuali.
Personalmente non sono convinto che servano molti giocatori, ne servono 4, ma di qualità assoluta.
E, se avessimo provveduto, aldilà di un paio di innesti efficaci, (Akanji e Pio, di cui uno per altro era già nostro) ad assicurarcene qualcuno lo scorso anno, adesso avremmo anche meno problemi.
Io vedo infatti la necessità di un portiere.
Due braccetti di destra affidabili li abbiamo (Akanji e Bisseck).
de Vrij può fare ancora un anno, come vice e dunque serve un centrale forte forte.
Bastoni e Carlos assicurano un’ottima copertura a sinistra.
Calha e il rientrante Ale danno garanzie come play.
Servono 5 mezze ali: Miki probabilmente lascerà e Frattesi potrebbe partire, magari anche Diouf, in prestito.
Avremmo Barella, X, Ziello, Sucic, Diouf.
X dovrebbe essere uno forte forte (un simil Koné, ma non necessariamente lui).
Per il fantasista, un investimento alla ricerca del campione per il prossimo futuro potrebbe invece essere fatto per il serbo diciassettenne Kostov, che ha già numerose presenze, con gol e assist nella Stella Rossa e nella sua nazionale
Preciso che non l’ho mai visto giocare, ovviamente, ma che referenze, curriculum e… costi (Transfermarkt lo valuta 18 milioni) ne fanno un ragazzo davvero interessante. Sulla carta, lui si che potrebbe essere il progetto di futuro campione.
Guarda caso, le urgenze sono il centrocampista bravo ma potente e il giocatore offensivo di fantasia.
Quelli che avremmo dovuto prendere lo scorso anno, diktat di Oaktree permettendo.
E adesso, magari con più soldi e più tituli in tasca, dovremmo preoccuparci solo del portiere e del centrale.
Ma tant’è: è andata così.
Spero solo che anche quest’anno non si investano i pochi soldi disponibili frazionandoli per diversi improbabili futuri campioni scelti perché al momento hanno costi modesti.
E spero che, se proprio si dovranno cedere due colossi determinanti nei nostri successi e ancora giovani, come Bastoni e Dumfries con giocatori adeguati (ad esempio se vendi Bastoni a settanta devi prendere un Palestra o uno del suo valore e se vendi Dumfries devi prendere un braccetto mancino diverso dal risparmioso Palacios)
La partita
Come aveva ‘promesso’ nelle dichiarazioni del pre-partita, il loro mister prova inizialmente a venire a prenderci alti, ma ben presto si rende conto che il Cagliari non è il Como e allora decide di infittire il blocco basso, provando a ripartire sostanzialmente sulla fascia destra, dove ha l’uomo più talentuoso e l’Inter incontra qualche difficoltà, come già era accaduto contro i lariani: allora era Paz che prendeva alle spalle Bastoni mentre l’esterno si accentrava, qui Palestra quando rimaneva nell’uno contro uno risultava imprendibile.
Al centro e sulla sinistra invece non c’erano sbocchi, perché De Vrji sovrastava Borrelli e la nostra catena di destra poteva contare su giocatori come Akanji Barella e Dunfries che risultavano tra i più in forma e chiudevano tutto con disinvoltura.
Anche il talentuoso Gaetano restava basso a protezione della loro difesa, cercando nel contempo di innescare con lanci lunghi i diversi uomini di gamba della squadra ospite.
Il disegno credo fosse quello di tenere bassi i nostri esterni, per limitare da un lato le ‘invenzioni’ di Dimarco, dall’altro i tagli di Dumfries che in quelle situazioni agisce di fatto da punta aggiunta.
La posizione arretrata di Gaetano infittiva la difesa e chiudeva appunto gli spazi per eventuali verticalizzazioni centrali.
Gli unici rischi per noi venivano, come detto, da Palestra e da qualche iniziativa tecnica di Seba, molto mobile.
Di contro però per tutto il primo tempo la nostra manovra non trovava sbocchi.
Il palleggio in avvicinamento era lento ed elaborato, Pio quindi era costretto a giocare spalle alla porta, svolgeva bene il suo lavoro ma sui suoi appoggi non c’erano spazi per gli inserimenti dei compagni.
In pratica in tutta la prima frazione c’era stata una sola occasione per il Cagliari: un contropiede che portava Palestra al tiro (alto) da buona posizione.
Per noi una conclusione ravvicinata di Dimarco, respinta anche fortunosamente da Caprile e un controllo buonissimo in area di Pio, che gli consentiva di saltare il marcatore e concludere da distanza ravvicinata.
Nella ripresa però i nostri sono entranti subito con un’altra determinazione e come già nelle due precedenti gare hanno messo in cassaforte il risultato nel giro di pochi minuti.
Il primo gol è frutto di una grande azione verticale tra Pio, rientrato a giocar palla, Barella, che regge a un contrasto deciso e serve Dima verticalmente. Fede poi pesca con precisione sul lato opposto il taglio in area di Thuram, che non può sbagliare.
Il secondo gol invece è la dimostrazione plastica del nuovo atteggiamento anche ‘mentale’ assunto dall’Inter: al momento della conclusione vincente di Barella, ben sette nostri giocatori erano nell’area di rigore dei sardi.
Poi abbiamo solo controllato, senza concedere nulla, ma pensando anche al prossimo impegno settimanale.
Finché nel finale, in una situazione simile a quella del secondo gol, con una pressione altissima di tutta la squadra, Ziello, come prima Barella, trova quel metro di spazio che gli consente di calciare a rete e lo fa con una conclusione da cineteca.
In serata poi, il risultato del Napoli ha reso ancora più… gradevole lo sviluppo di questa giornata calcistica.
I partenopei ci avevano sottratto 7 punti in tre partite, creando qualche apprensione, ma poi in due sole partite, anziché farci prendere dal panico e crollare, gliene abbiamo ripresi 5.
Le statistiche
Possesso
Il possesso è a nostro favore, ma in modo meno netto di quanto si potesse pensare (54 a 46), ma il possesso diviso tra propria e metò campo avversaria rimette le cose a posto: 70 % di possesso nella metà avversaria per noi e solo 32 per loro.
Tiri, occasioni e assist
I tiri sono stati 18 a 10, per noi.
I tiri in porta 5-1, quelli scoccati da dentro l’area 12 a 5.
Impressiona, a mio parere la precisione nel tiro, anche questa volta: 3 gol su 5 tiri.
Gli assist sono stati 2-0 per noi, le occasioni 14 a 9.
xG: 1,74 contro 0,49.
Passaggi
Ottima la percentuale di precisione nei passaggi: 92% contro 83% dei sardi.
Naturalmente è molto elevato anche il numero di passaggi riusciti: 487 contro 365.
Interessante il discorso sulle zone di campo in cui si sono sviluppati gli attacchi: da ds a sn, in percentuale 30-33-35 per noi (quindi grande equilibrio); 59-12-28 per loro, che si sono appoggiati moltissimo su Palestra.
Corsa
Abbiamo percorso 1 km più di loro (102 a 101) e sostanzialmente alla stessa velocità media.
Per il resto loro hanno vinto più tackle, noi abbiamo effettuato più recuperi palla
A livello individuale
Solo qualche curiosità:
- Pio primo per numero di tiri (5),
- Seba primo per tackle vinti (?), 4,
- Calha, Barella e Akanji primi per precisione nei passaggi.
Infine un mini confronto (che significa poco) tra Dima e Palestra.
Dima 1 tiro nella porta, Palestra nessuno; Dima 3 chances create, Palestra 2.
Simile la precisione nei passaggi mentre Palestra ha percorso più km (9,44 contro 8,27), ma oltre 1 k in più il sardo l’ha coperto camminando e Dima ha coperto il 30% dei suoi km allo sprint, contro il 20% di Palestra.
Sono dati che possono dire poco ma potrebbero anche significare che Palestra ha più gamba, ma meno ritmo, quindi sembra adattissimo al 352.
In ogni caso se me lo regalassero….non piangerei. Quale che sia il modulo!
Le pagelle
Pepo Martinez:
mon deve subire nessun tiro in porta serio.
Gioca molto alto e si esibisce in un paio di uscite davvero interessanti.
6.5
Akanji:
costringe Seba a girare al largo.
Preciso in ogni intervento difensivo, abile nelle uscite, sempre molto pulite ed efficaci.
7
de Vrij:
per stazza, il suo avversario sarebbe stato più… adatto a Acerbi, ma Stefan, pur non giocando spesso, si fa trovare prontissimo e lo annulla.
Esemplare professionista, oltre che ottimo difensore.
7
Carlos Augusto:
dalle sue parti pascola l’avversario di gran lunga più insidioso.
Per di più la copertura di Miki questa volta non è sempre soddisfacente.
Lui si perde una sola volta pericolosamente Palestra, ma poi riesce a contenerlo
6.5
Dumfries:
inizialmente Seba e c. riescono a tenerlo un po’ bloccato dietro e la nostra manovra, su qual lato, ne risente.
Alla lunga però riprende l’iniziativa e… l’Inter ritrova ampiezza e profondità.
Suo nel finale l’assist per Ziello.
6.5
Barella:
ci sono alcuni giocatori che quando sono al top fanno ‘girare’ tutta la squadra.
Barella è uno di questi (pochi).
Generoso è sempre, ma quando ci aggiunge la condizione, come da qualche tempo in qua, risulta determinate sia nelle coperture sia nel creare gioco.
Spettacolare il gol.
7.5
(Diouf:
un minuto più recupero.
s.v.)
Calhanoglu:
nelle grandi giornate è un trascinatore; nelle giornate così così è sempre indispensabile.
Sbaglia qualche giocata più del solito, ma vince alla grande il duello con il suo dirimpettaio
6.5
(Frattesi:
Cinque minuti più recupero.
s.v.)
Mkhitaryan:
Palestra lo costringe a giocare basso per dare protezione a Carlos.
Lui è intelligente nel leggere e chiudere le linee di passaggio, ma sulla corsa non può competere con l’esterno sardo.
Qualche imprecisione inconsueta anche nelle giocate.
6—
(Zielinski:
Grande giocatore.
Se avesse un briciolo di velocità in più sarebbe un fuoriclasse assoluto.
Con l’intelligenza e i piedi che possiede può fare il play, il mediano o il trequartista.
Il suo gol è da raccontare alle giovani generazioni.
7)
Dimarco:
inizia un po’ contratto perché dalla sua parte gioca Palestra che Carlos e Miki faticano a contenere.
Smorzate le velleità del sardo, quando Dima può dedicarsi a sostenere l’attacco è quello che ormai tutti conoscono: il quinto che per gol e assist è forte come un grande dieci.
7.5
(Luis Henrique:
Ordinato, ma timido poco intraprendente, come in tutta questa stagione… di apprendistato.
s.v.)
Thuram:
molti sostengono che nel campionato italiano bastino fisico e potenza per far la differenza.
Lui le ha, queste caratteristiche, e dunque sembra confermare il discorso.
Peccato che disponga anche di buona tecnica e di tempi giusti di inserimento come in occasione del gol (il quarto in tre partite, se non sbaglio).
7.5
(Bonny:
una ventina di minuti e una prova più che discreta per l’oggi ma soprattutto come prospettiva.
Vivace… energetico, non si sottrae mai alla responsabilità di cercare la giocata.
Anche con qualche eccesso.
Entra nell’azione del gol di Ziello.
6.5
Pio:
per me di gran lunga la migliore tra le sue ultime prestazioni.
Lavora da centravanti boa nel fitto della difesa cagliaritana. Intelligentemente arretra spesso e vince molti duelli con i suoi marcatori, difendendo e distribuendo palle importanti..
In fase conclusiva non si vede tanto, ma nel primo tempo con un gran numero si apre la strada per la conclusione che Caprile riesce a deviare.
6.5
All. Chivu:
un po’ di merito lui e il suo staff devono averlo se nella ripresa ‘leggono’ correttamente le difficoltà della squadra e quasi sempre trovano le giuste variazioni.
E soprattutto se arriva a 5 giornate dal termine con almeno 12 di vantaggio su squadre guidate da grandi mister come Conte, Allegri e Spalletti.
Quelli che lo hanno sempre criticato ora dovrebbero… redimersi e fare penitenza.
Luciano Da Vite