Il sesto anno dell’impero interista: Inter – Parma 2-0

Foto: il mister Cristian Chivu festeggia con la squadra dopo la vittoria contro il Parma. L’Inter è Campione d’Italia 2025/2026!

Il campionato si è di fatto concluso trionfalmente, con una squadra che, dopo un inizio incerto (3 sconfitte in otto gare, 4 in 12) ha perso una sola volta, pareggiato pochissimo e inanellato complessivamente 26 vittorie: 5 più del Napoli, 7 più del Milan, 8 più della juve, 9 più del Como.

Ma altri numeri consacrano l’eccezionalità della nostra annata: abbiamo segnato 30 gol più della seconda e 34 più della terza, abbiamo il miglior realizzatore, il migliore uomo assist, la seconda difesa per clean sheet.

Dominiamo pure la classifica degli xG, nella quale siamo seguiti da juve e Como, non da Milan e Napoli, più staccate, a conferma forse dell’attitudine meno offensivista degli allenatori  di partenopei e milanisti.

Il punto di forza del nostro campionato è stata la continuità delle prestazioni, ma il punto di svolta a mio parere è costituito dalle partite con Roma e Como.

I pareggi contro Atalanta e Fiorentina ci avevano fatto perdere 4 punti, riavvicinando le inseguitrici. Anche se sappiamo come quei due pareggi erano arrivati… diciamo con qualche aiutino per le nostre avversarie

Avevamo assenti importanti, sembravamo in leggera flessione dopo una cavalcata impressionante e ci si presentavano due ostacoli durissimi.

Invece abbiamo schiantato la Roma: 5 a 2 con i giallorossi che recuperano il primo svantaggio, ma Calha ristabilisce subito le distanze in chiusura di tempo e Lauti, Thuram e Barella che la chiudono subito dopo

Stessa sorte a Como, dove andiamo sotto addirittura di due gol, ma la ribaltiamo negli ultimi 20 minuti. Otto gol in due partite, segnati ad alcune tra le squadre più in forma e accreditate.

Aldilà della legittima… scaramanzia queste due gare hanno ribadito che in stagione non ce n’era per nessuna.

Si tratta del terzo scudo in sei anni, più altra… robetta come coppe varie e due finali di CL, alcuni secondi posti, con una media di 1 scudetto su due, che se fosse stato rispettata nei 118 anni di vita ci vedrebbe con… 59 scudetti.

Per dire dell’eccezionalità di questa serie, troppe volte sminuita da nostri stessi tifosi.

Non tutti, per fortuna.

Senza considerare perché abbiamo perso qualche titulo.

Sono tra i pochi che avevano considerata eccezionale la stagione 24/25: campionato perso per un punto con fondate recriminazioni e finale di CL per me hanno costituito un’impresa, anche perché alla finale ci siamo arrivati battendo Bayern e Barcellona in sfide epiche, al livello dell’indimenticabile Italia Germania 4-3.

Non ero tra quelli che leggevano le parole del capitano, in America, come il segno di una spaccatura nel gruppo.

Per me quelle parole volevano ricompattare il gruppo, eliminando un elemento ‘disturbante’ e, al più,  richiamandone un altro al senso di appartenenza.

Non ero neppure tra quelli che consideravano la scelta di Chivu, dopo l’addio comunque doloroso di Inzaghi, come un ripiego.

Ho seguito Cristian in tutto il suo percorso da allenatore, l’ho conosciuto personalmente, sia pure per brevi incontri, e su due cose non avevo dubbi: la sua competenza calcistica e la sua qualità innata di leader.

Nonostante questo ho parlato di fine di un ciclo, forse esagerando, ma solo a livello di scelte verbali.

Una squadra che ha Lautaro, Barella, Bastoni, Dimarco, Calha, Thuram, Dumfries, ma anche altri leader di spogliatoio e/o di campo non può essere a fine corsa.

Anche perché c’erano dei giovani potenzialmente interessanti e altri giocatori comunque ‘da Inter’.

Diciamo che la ‘formula verbale’ giusta era ed è quella uscitami qualche giorno fa: noi abbiamo certamente scollinato, mentre gli avversari stanno lavorando per raggiungere la vetta.

La mia preoccupazione era una sola: dopo anni di prestazioni esaltanti e logoranti i leader storici  avevano necessità di venir integrati gradualmente da giocatori già alla loro altezza e che potessero rinverdirne le conquiste.

Mi preoccupava la linea politica espressa dalla proprietà: cercare alternative giovani a poco prezzo.

Secondo me nessuno dei giovani presi potrà sostituire Lauti, Barella, Calha, Bastoni, Dima.

Certo alcuni ci possono stare con loro.

Ma di giocatori che possono completare il gruppo se ne trovano molti, anche a prezzi contenuti: la differenza la fanno… quelli che fanno la differenza, senza nulla togliere a gli altri straordinari membri del gruppo.

Una società avveduta, secondo me inserisce almeno un campione all’anno, proprio per dare continuità al nucleo dei trascinatori.

Faccio un esempio: Acerbi forse non è un campionissimo: siamo riusciti in tante partite a sostituirlo con de Vrij (scusate eh…) o con la coppia Akanji – Bisseck variamente disposta.

Ma a parte che lui c’era sempre, nel gruppo, con la sua capacità di trascinatore e lottatore indomabile, ora bisognerà prendere un centrale forte ma dovrà avere le stesse capacità di leader della difesa.

Quando la juve ha perso Bonucci e Chiellini ha perso degli straordinari difensori, ma ne ha presi di altrettanto forti.

Senza quelle capacità di leadership: da de Ligt a Demiral, da Bremer a Gatti a Kalulu: ma non è stata la stessa cosa.

Ora, Acerbi non è né Bonucci né Chiellini, quindi sostituirlo dovrebbe  essere meno complicato: ma credo di aver chiarito il concetto di fondo. Dopo 5 -6 stagioni alla grande ogni anno si deve integrare il gruppo dei leader, se non si vuole arretrare non bastano i giocatori di complemento, anche bravi e comunque necessari.

Resto convinto che Chivu abbia fatto progredire la squadra mentre, con assoluta intelligenza, imparava e progrediva anche lui.

Ha lavorato sulla mente dei giocatori, ma anche sulle situazioni di campo e direi che, a partire dalla dodicesima giornata, l’assetto trovato per la sua ‘macchina’ era destinato a portarla al traguardo del Gran Premio.

Adesso però la proprietà è chiamata a dargli fiducia e a preparare gli interventi innovativi che riterrà necessari.

La partita

Secondo me è un esempio classico della maturità tecnica, tattica e agonistica raggiunta dalla squadra.

Che, non dimentichiamolo, mancava ancora di due leader storici assoluti come Calha e Lauti, altrimenti sembra che le assenze le abbiano avute solo gli altri.

Da tifoso, mi innervosiva un po’ il palleggio lento e insistito con cui attaccavamo il fitto blocco difensivo dei ducali, i quali tra l’altro disponevano di un centrocampo molto ben assortito, con la qualità di Bernabé e Nicolussi Caviglia a cui si univano la forza e la corsa di Keita.

Strefezza, sulla tre quarti si preoccupava di creare pericoli, potendo contare però sulla collaborazione insufficiente di Pellegrino, bloccato dai nostri centrali.

Così non abbiamo rischiato nulla (zero tiri in porta e 2 soli verso la porta da parte dei ducali) e abbiamo costruito con pazienza le occasioni per sbloccarla, puntando sulle qualità tecniche dei nostri anche sullo stretto  e sui cambi di campo per aprire la loro difesa.

Grande gioia, dunque, anche perché non è solo questione di titoli.

I nostri successi, il nostro essere sempre stati competitivi in tutte le competizioni, in questi anni ci hanno riempito di soddisfazioni anche perché tutto questo è avvenuto giocando un calcio di altissima qualità.

In tutti questi anni l’Inter ha sempre giocato per vincere, per costruire gioco, per aggredire.

C’è riuscita quasi sempre, non sempre perché esistono anche gli avversari che in rari casi si sono dimostrati più forti di noi: in assoluto, soprattutto il PSG a livello europeo, oppure  in qualche specifica giornata, magari segnata  da assenze, da condizione generale non ottimale, da altri fattori contingenti, in Italia.

Credo che oggi ogni tifoso interista dovrebbe ringraziare tutti.

Ma sì… persino la proprietà sparagnina, che qualcosa in più poteva sicuramente fare per… potenziare la sua azienda.

Quando esci dalla massima coppa europea per un rigore assurdo all’ultimo minuto, il ripianto –  perché bastava poco in più per scrivere un’altra storia – è inevitabile.

La mia speranza è che la lezione sia stata compresa  e alcune ‘promesse’ fanno sperare in senso positivo, ma di mercato avremo tempo per parlarne (anche se mi incuriosisce soprattutto la frase di Marotta sulla necessità di rafforzare l’identità italiana del gruppo: quali sono, oltre al quasi inarrivabile Palestra, gli obiettivi possibili, a meno che non si considerino anche gli stranieri che già stanno in Italia?).

Io resto della mia idea: a una squadra che vuole restare ai vertici serve un gruppo di grandi giocatori da integrare con un elemento per stagione Il nucleo di campioni è da completare con ottimi giocatori, completamente affidabili, fino ad arrivare a 22-23. 

Poi si possono prendere giovani di prospettiva, da far crescere.

Qualche cenno comunque la partita lo merita.

Chivu ha schierato la formazione che predilige, considerando l’assenza di Calha e, per quasi tutto il match, di Lauti.

La conferma di Sommer è un punto forte della sua gestione psicologica del gruppo.

Pepo, quando chiamato in causa ha fatto bene, ma evidentemente la squadra considera le critiche subite dallo svizzero eccessive e apprezza la difesa che Chivu ne ha fatto anche verbalmente e a livello di scelte.

Perché è un problema di lealtà: certo che se non sei all’altezza ti sostituisco, ma state tranquilli che non mi faccio condizionare da campagne esagerate.

Come coppia braccetto di destra e centrale è ormai evidente che le sue preferenze vanno ad Akanji- Bisseck, anche se considera Acerbi e de Vrij alternative sempre affidabili.

Carlos è utilizzato come alternativa sia a Bastoni sia a Dimarco.

Zielinski sembra aver sopravanzato Miki come mezzala, ma – mancando Calha – Ziello è il prescelto per il ruolo di play e anche Sucic, almeno in certe partite, viene preferito all’armeno.

Manca sempre l’alternativa convincente a Dumfries sulla destra, mentre davanti in assenza di un titolare Pio e Bonny si alternano, in funzione del compagno e forse del tipo di partita.

Cuesta mi sembra un allenatore interessante, che ha ottenuto buoni risultati e ha presentato un Parma con qualche lacuna, soprattutto davanti, ma ben assortito, con giocatori di qualità e di corsa.

Contro di noi è stato costretto a un atteggiamento molto prudente, ma appunto credo si sia trattato almeno in parte,  di ‘costrizione’ più che di scelta preventiva.

Noi stavamo bene, non eravamo inferiori atleticamente e sul piano tecnico il gap era evidente: non solo la pressione in avanti era soffocante, ma nelle rare occasioni in cui riuscivano a eluderla e  presentarsi in avanti, una volta riconquistata palla la nostra transizione era sempre insidiosissima.

In pratica loro hanno avuto una sola palla gol all’inizio, sprecata da Pellegrino che ha calciato malissimo,.

Per il resto è stata solo Inter e, oltre ai due gol, si segnalano la traversa di Barella, il quasi gol di Frattesi e diversi grandi interventi dell’ottimo Suzuki.

Insomma una partita a senso unico, anche se non proprio una pratica agevole da sbrigare.

Citerò pochissimi dati statistici che confermano tale ‘lettura’.

Tutti gli indicatori segnalano infatti una nostra netta superiorità:

  • gli xG sono 2,09 contro 0,27,
  • i tiri totali sono 12 a 4 e,
  • i tiri nello specchio 5 a 0.

Fa sorridere il dato sulla precisione nel tiro: 41% noi, 0% loro.

Possesso palla nostro quasi al 60% ma soprattutto grande precisione nei passaggi (92%) contro un ottimo 88% dei ducali, che conferma la buona  qualità soprattutto dei loro centrocampisti.

L’ottima condizione fisica in cui si trova la squadra è confermata dai dati di movimento: abbiamo percorso 105 km contro i 103 loro, ma soprattutto  oltre un km in più  è stato percorso ad alta intensità.

Noi abbiamo attaccato molto di più a sinistra, loro più a destra, abbiamo vinto più duelli, sia a terra che sulle palle alte.

Una sola curiosità a livello individuale: sorprende il dato di Sucic, rispetto alle mie ‘impressioni’ visive: tra i nostri, il croato è il giocatore che ha vinto più tackle e ha commesso più falli.

Gli altri dati sono scontati, tranne forse quello dell’accuratezza dei passaggi, dove prevale Akanji. Probabilmente quando le squadre avversarie si difendono in prevalenza,  Akanji è il giocatore che viene lasciato più libero di costruire

Le pagelle

Sommer:

nessun intervento su tiri diretti in porta. Solo routine.

6

Bisseck:

continuo e sempre concentrato, spinge molto sovrapponendosi a Dumfries o tagliando in area ma è pronto a pressare quando loro cercano di ripartire.

7

Akanji:

difensivamente un solo errore, nella fase iniziale. Quando avanza ha spesso libertà  e si distingue in costruzione.

6.5

Bastoni:

in avvio si perde Del Prato che gli scivola alle spalle.

Poi gli prende la misure  e più che altro si dedica alla transizione offensiva.

6.5

Dumfries:

incontenibile e dominante in entrambe le fasi.

7.5

Barella:

da un po’ di tempo ormai è tornato ai livelli che gli competono non solo per generosità e sacrifico, ma anche per qualità delle giocate: confeziona qualche assist e  spara un bolide che si infrange sulla traversa.

7

(Frattesi:

in pochissimi minuti mostra la specialità della casa: inserimento efficace e conclusione con palla che supera la linea del gol solo per… 99/100.

6)

Zielinski:

avesse un briciolo di velocità in più sarebbe un autentico fuoriclasse. Come gestisce la palla sullo stretto lui, riesce a pochissimi.

Grande assist per il gol di Thuram.

7

(Mkhitaryan

entra a poco dalla fine e segna il gol che rende certo lo scudetto.

7.5 come voto per una carriera straordinaria)

Sucic:

non è ancora all’altezza dei compagni di reparto contitolari.

Speriamo che lo diventi presto e magari vada oltre.

6-

Dimarco:

si sa che, soprattutto contro le squadre che si difendono una delle principali fonti del gioco è lui, che quindi viene controllato a vista e spesso raddoppiato.

Qualche buona palla la mette sempre.

6.5

Thuram:

in questo periodo è inarrestabile.

Lavora tantissimo per la squadra e trova sempre il modo di andare a rete.

7+

(Lautaro:

pochi minuti bastano per ribadire che è uno dei migliori al mondo.

E’ancora giovane, e finché gioca a questi livelli l’Inter… deve solo non sbagliare il resto.

Splendido l’assist per il secondo gol

7.5)

Pio:

non è al meglio fisicamente, come dimostrato dl riscaldamento di Bonny già nel corso del primo tempo.

Lotta comunque e fornisce uno splendido assist di tacco per Barella.

6

(Bonny:

entra nel finale e contribuisce soprattutto alla gestione della palla e alla protezione della difesa.

5.5)

All. Chivu:

Alla stagione: 9.

La partita con i ducali la prepara e gestisce con la consueta sapienza.

7.5

Nella giornata in cui a prima squadra ha vinto lo scudetto ribadendo la sua attuale superiorità nel panorama calcistico nazionale anche le giovanili avevano impegni importanti.

Le giovanili

Le nostre giovanili, in particolare U16 e U15 hanno lottato infatti per continuare a sperare di emulare i fratelli maggiori.

Perché si ha un bel dire che i risultati a livello di settore giovanile non contano: è chiaro che l’essenza del calcio, anche del suo insegnamento, sta soprattutto nel provare a essere più bravi dell’avversario.

Che, almeno l’Inter, provi sempre a vincere anche lavorando quotidianamente per accelerare la crescita individuale dei migliori o dei più pronti, facendo loro affrontare avversari più maturi per età, è un fatto.

Basti vedere quanti Primavera giochino in U23, quanti Under 18 giochino in u20, eccetera.

Il fenomeno è meno marcato, pur esistendo, nelle classi di età più basse.

E soprattutto in occasione dei play off, quando il livello delle difficoltà è già alto, dovendosi affrontare  le migliori, tutte le squadre schierano giocatori in età regolare

Domenica per esempio nei 2011 solo noi avevamo in campo un 2012.

Nei 2010 erano tutti della stessa età

Partiamo proprio dai 2011.

Under 15: Inter – Lazio 3-0 (Terzuoli, Tudor, Zoumbare).

La Lazio è molto forte  e nonostante il vantaggio considerevole, non considero acquisito il passaggio ai quarti, anche perché i biancoazzurri  segnando a loro volta tre reti si qualificherebbero per aver ottenuto il miglior risultato nella regular season (9 punti più di noi e ben 12 gol in più realizzati).

Devo dire che i nostri hanno giocato sicuramente la più bella partita della stagione, contro avversari davvero molto impegnativi.

Diciamo che i ragazzi di Solivellas sono andati molto oltre le mie stesse aspettative.

Ho sempre considerato questo gruppo potenzialmente valido, almeno in prospettiva, ma al momento ancor troppo incostante, probabilmente perché alcuni elementi mi sembrano in ritardo sul piano della crescita muscolare.

Questo ha fatto si che il percorso nella regular season sia risultato altalenante, con solo un quarto posto finale e numerose sconfitte al passivo.

Anche se osserviamo le convocazioni in azzurro, vediamo che ci sono squadre rappresentate con ben altri numeri e consistenza.

Nel recente Torneo delle Nazioni, ad esempio, non era presente nessun nostro giocatore.

Invece i nostri hanno disputato una grande prestazione, mostrando compattezza e anche buone individualità.

Loro hanno un po’ più prestanza fisica e hanno cercato di metterci in difficoltà pressando alti e cercando con insistenza il centravanti Coppola.

Noi abbiamo retto molto bene nella linea difensiva, palleggiato a centro campo per cercare di sfruttare poi  nelle ripartenze la velocità degli esterni e le qualità di Tudor, schierato come prima punta.

Dopo pochi minuti, però è stato su un’azione di attacco manovrato che abbiamo ottenuto i vantaggio: il centrocampista Terzuoli ha raccolto un pallone respinto dal portiere su conclusione di Pititto e ha insaccato.

La Lazio si è fatta pericolosa e il nostro portiere Spanò ha mostrato le sue importanti qualità, dando sicurezza a tutta la squadra.

Intorno a metà tempo è stato il magnifico Parisi a proiettarsi in avanti autorevolmente e sul suo pallone Tudor ha preceduto i difensori realizzando il raddoppio.

La partita è rimasta viva e interessante.

Con la Lazio che premeva e i nostri che rispondevano colpo su colpo.

Nella ripresa però su azione di ripartenza, il nuovo entrato Zoumbare ha chiuso la triangolazione bruciando il suo marcatore e  trovando l’angolo dove Bedori non poteva arrivare.

Ripeto: secondo me non è fatta, a Roma ci sarà da soffrire perché il potenziale offensivo dei biancazzurri è davvero elevato, ma i nostri dovranno andare senza timori, cercando anche di far male con la velocità di alcuni attaccanti

Formazione e pagelle

Spanò: alcuni interventi davvero pregevoli, ha dato sicurezza ai compagni.

Livella: di solito si alterna con Ottaviani, rispetto al quale forse al momento ha qualcosa in più a livello muscolare.

Pietraru: si è alternato con Grigioni in copertura sulla punta avversaria. Ottima l’intesa tra i due: uno scherma e l’altro copre le spalle.

Grigioni: il “Grigio” che ha spesso giocato a centrocampo, nella posizione di centrale contribuisce certamente a dare solidità e a organizzare qualche transizione.

Parisi: per me forse il migliore in campo.

Assiduo è tenace in marcatura, quando spinge è incontenibile perché sa andare in sovrapposizione e mettere ottime palle, oppure  far partire il compagno di reparto con giocate intelligenti. Mi pare cha abbia interessanti margini di crescita atletica.

Rigamonti, Tedesco e Terzuoli sono i protagonisti di un centrocampo che al momento tranne che in Tedesco mi sembra manchi un po’ di peso, ma non certo di qualità.

A Roma saranno chiamati a un compito di contenimento certamente duro e nel contempo dovranno cercare, con il palleggio, di innescare i veloci esterni o la potente prima punta.

Sanogo, estrema destra, è l’unico 2012 in campo e per certi aspetti è irrinunciabile: rapidità, estro, dribbling sono in grado di mettere in difficoltà qualunque difesa.

Il discorso vale anche per Pititto, l’altro esterno, forse più lineare e meno imprevedibile ma sicuramente dotato di uno spunto che può far male.

Infine Tudor: lui ha segnato il secondo gol, ha gran fisico e piedi, ma secondo me da prima punta è un po’ sacrificato, anche se al momento resta forse la soluzione migliore. Non mi pare che ami giocare spalle alla porta, tanto che si è fatto spesso anticipare, sia sulle palle a terra, sia su quelle alte. Però segna, attira marcatori e apre spazi per gli esterni.

Tra i subentrati da segnalare naturalmente Zoumbare, autore del terzo gol, ma direi che anche Barattieri, Ottaviani, Giovannoni e l’altro velocista Sare hanno fatto al meglio la loro parte.

Mister Solivellas: se ci guiderà al passaggio del turno avrà contribuito a ottenere un risultato di notevole prestigio.

Under 16: Inter – Parma 4-1 (Forlani, Serantoni 2, Palmini)

Per come era andato il campionato e per la forza mostrata con due titoli di categoria consecutivi, diciamo che avevo più fiducia in un buon risultato degli Under 16, che però un po’ a sorpresa, per me,  avevano perso 1-0 l’andata degli ottavi a Parma.

Diciamo che dopo pochi minuti si è capito il perché del risultato in trasferta, per altro ottenuto dai ducali nel finale, con l’unico tiro in porta della loro partita.

Il Parma è un complesso sicuramente meno tecnico dei nostri che hanno diversi giocatori di qualità eccelsa ma forse agonisticamente e/o muscolarmente un po’ meno pronti.

Chiaro che se giocano tutti insieme, nelle partite tiratissime, un poco si soffre.

E infatti Dellafiore lascia fuori Vanacore e Penta, ma naturalmente non rinuncia ai gioielli-gemelli Gioele e Pietro Omini, mentre davanti si affida soprattutto alla vena di Pippo Serantoni, anche lui non un colosso per il ruolo, ma un giocatore con lo straordinario fiuto del gol.

L’Inter parte forte, nonostante la pressione fisica dei parmensi e dopo 10 minuti il più forte (atleticamente) Noah Forlani, difensore centrale, rimette le cose a posto con un’incornata irresistibile.

Con l’uno a uno complessivo passeremmo noi che abbiamo una miglior regulare saison.

Naturalmente continuiamo a giocare e a cercare il raddoppio, ma a metà tempo l’esterno Tchesse, che dispone di cosce da centometrista professionista e ha grande esplosività, si libera dalle marcature e insacca di forza il pareggio.

Qui inizia il mio pomeriggio di doppia sofferenza.

Doppia perché il tempo si chiude su un risultato molto rischioso, da un lato.

Ma poi perché nell’intervallo ho preferito cambiare posto, per non ascoltare le… facezie di 4 genitori (presumo) dei ducali.

Intendiamoci, erano persone educate che commentavano fra di loro le vicende, ma anche non volendo sentire avevano una tale arroganza e supponenza nei confronti delle esternazioni dei nostri genitori per cui ho preferito spostarmi.

E così sono andato più avanti, dove ho… contribuito agli altri nostri tre gol che ci hanno assicurato il passaggio ai quarti.

Purtroppo nella ripresa a risultato acquisito c’è stato anche un infortunio abbastanza grave (temo, ovviamente spero di no) di un giocatore emiliano, portato via in barella mentre si lamentava in modo preoccupante.

Speriamo si sia già rimesso. Un grande in bocca al lupo.

Formazione (noi e loro tutti 2010)

Costante

Bagnara (Seghezzi), Forlani, Lucarelli (Di Carlo), Barcella (Puglisi)

Ferri, Omini G. (Marchesi), Palmini (Keqi)

Omini P. (Vanacore), Serantoni (Penta), Menegazzo (Castellani)

Pagelle

Costante: incolpevole sul gol. Portiere dal possibile grande futuro

Bagnara: sicuro in marcatura, quando può si fa vedere anche in fase di spinta.

Forlani: un colosso, fisicamente e… calcisticamente.

Lucarelli: contribuisce a rendere inoffensivo un attacco più che apprezzabile

Barcella: se non sbaglio è lui che perde il duello con il fortissimo Tchesse in occasione del gol, ma per il resto è inappuntabile.

Ferri: quantità e qualità. Trascinatore del centrocampo.

G. Omini: il ‘mio’ Modric incontra un po’ di difficoltà più del solito, ma capita. A fine partita è  un po’ sconsolato e un po’ ironico: esco io e vinciamo…

Palmini: un gol importante, quello del 3-1 in una prestazione di grande sostanza.

P. Omini: deve giocare un po’ decentrato, mentre preferisce essere nel vivo de gioco, ma quando alla palla dai del tu, un ruolo o l’altro cambia poco.

Serantoni: Pippo gol da quando è rientrato, con il suo caschetto alla… Chivu ha ripreso a segnare più deprima.

Ripeto, non è un centravanti d’area classico, più, fatte le debite proporzioni, un Paolo Rossi.

Però segna un gol di testa, in mezzo a tanti colossi e uno bellissimo di piede.

Menegazzo: si dà molto da fare, ma non riesce a piazzare lo spunto risolutivo

Convincente la prova di tutti i subentrati.

Mister Dellafiore: ancora una gara di grande spessore dei suoi ragazzi.

Luciano Da Vite

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