
Nessun timore, non è una riedizione stantia del conflitto ideologico tra “risultatisti” e “giochisti”.
Questa volta il gioco del Como ha entusiasmato anche me.
Sicuramente siamo di fronte alla più europea tra le nostre squadre.
Dove ‘europea’ non è da mettersi in relazione alla tattica o al modulo, quanto alla capacità di sviluppare ritmo aggressività e intensità per gran parte della partita.
In realtà il modulo un pochino c’entra, perché il 352 impone in una certa misura di scegliere giocatori più di gamba che di ritmo.
Questo anche se l’Inter di Inzaghi quando era più forte, quindi nella maggioranza delle partite, tendeva a pressare alta e a essere dominante.
Quando però si incontravano avversari che avevano la stessa intenzione ed avevano più campioni (Arsenal, Chelsea, Psg, Barça…) anche l’Inter di Simone sembrava… risultatista.
Bisogna dire la verità: nel primo tempo il Como ci ha addirittura annichilito, almeno sul piano… formale.
Il primo tiro in porta nostro è venuto al 46′ (il gol) ma fino ad allora non ci avevano letteralmente lasciato giocare.
L’xG del primo tempo era il più avvilente che io abbia mai letto: 0,4.
Nel secondo tempo siamo riusciti ad uscire qualche volta in più, il loro pressing è stato un po’ meno asfissiante, forse.
Diciamo che forse anche i cambi ci hanno dato un po’ più di vigore, ma loro nel finale quando dovevano recuperare hanno mostrato di avere ancora energie da spendere.
In realtà io mi ero… convertito al gioco ‘europeo’ (cioe di alcune grandi squadre europee piene di campioni, perché le altre giocano come possono, vero Bodo?), al punto che non mi interessava aver perso qualche titolo, ricevendo in cambio la catena di soddisfazioni costituita da tante partite stagionali giocate in modo spettacolare.
Anche perché sapevo che i tituli non erano stati ‘persi’ per colpa del gioco scelto, ma a causa dell’inadeguatezza della rosa in rapporto alla volontà di giocarsi fino in fondo tutte le competizioni.
Resto dell’idea che quel tipo di gioco prosciughi sul piano delle energie fisiche ma più ancora mentali, per cui la difficoltà sta nell’avere una rosa con 27-28 giocatori, non tutti campioni, ovviamente, ma tutti di ottimo livello e con le stesse caratteristiche.
Il Como forse ha un solo fuoriclasse, ma ha tantissimi giocatori dello stesso (buon) livello, per cui che giochi l’uno o l’altro è quasi ininfluente.
Non penso neppure che il problema di fondo sia che noi abbiamo una rosa troppo vecchia.
Il centrale resta il più affidabile tra i centrali che abbiamo pur essendo un trentasettenne ed essendoci in rosa anche difensori abbastanza giovani, a centrocampo solo Barella è un giocatore di ritmo e intensità: gli altri, da Calha a Miki, da Ziello a Sucic sono palleggiatori, che non hanno mai avuto nelle loro corde ritmo e intensità.
Gli esterni, o riesci a chiudere gli avversari nella loro area per tutta la partita o, essendo gli unici a presidiare stabilmente la fascia devono essere per necessità centometristi e non scattisti.
Lo stesso Bastoni con il gioco di sganciamenti che gli consentiva Simone era molto più efficace che se deve restare dietro in marcatura su un’aletta veloce.
Invece, se può costringere l’aletta ad abbassarsi, poi la recupera nello spazio, in caso di ripartenza della stessa.
Tra le punte, stesso discorso per Thuram, mentre a Pio mancano sia la progressione sia la rapidità.
Tra i giocatori attuali sono pochissimi quelli che potrebbero affermarsi pienamente in una squadra che voglia pressare alta per novanta minuti.
Per esempio, se ci riesci, allora anche Pio può essere risolutivo per la sua ‘presenza’ in area, mentre se punti sulle verticalizzazioni, lui può essere determinante solo come centravanti boa.
Ma devi riuscirci a fare le verticalizzazioni, altrimenti lui diventa inutile.
Come nel primo tempo col Como
A differenza di alcuni amici che scrivono qui, io sono un grande ammiratore di Chivu e non solo perché lo conosco e lo considero un uomo eccezionale.
Chivu è solo in apparenza un esordiente: in realtà ha preso un’Inter che conosceva benissimo e di cui sapeva limiti e pregi e ha scelto l’unico modo di giocare che poteva essere produttivo.
Inoltre ha una dote che molti allenatori non avranno mai: sa conquistarsi una vera leadership nello spogliatoio.
Se ci atteniamo ai risultati, l’Inter ha perso entrambe le partite col Milan che giocava ‘alla sperindio’ ha vinto entrambe le partite contro il Como dal gioco europeo e gli ha segnato 8 gol in due partite.
Detto questo, io ho davvero cambiato idea: sogno un’Inter aggressiva e dominante, che mi diverta molto spesso a prescindere dai titoli vinti, che comunque sarebbero numerosi se avessimo la possibilità di praticare bene quel gioco.
Ma, e lo dico senza polemica, per pura curiosità, sarei appunto desideroso di vedere il Como in Europa, contro PSG, Arsenal, Barcellona: squadre che vogliono anche loro imporre il gioco, ma hanno tutti giocatori con le caratteristiche necessarie e molti più campioni rispetto ai lariani.
In una certa misura ci è riuscita l’Atalanta di Gasp, dunque non è impossibile e forse potrebbe riuscirci anche il Como di Cesc.
C’è poi un altro fattore secondo me da considerare.
La partita con la Roma ci aveva un po’ illuso sulla ritrovata brillantezza: l’Inter non è più la squadra delle 15 vittorie consecutive (se non sbaglio).
Sono convinto che la squadra di novembre e con Lautaro non avrebbe giocato un tempo intero senza riuscire in una sola ripartenza (la prima… al 46′) e anche Cesc avrebbe dovuto tenerne conto.
Secondo me la partita pone a proprietà e dirigenza una domanda seria:
- continuiamo a costruire una squadra con centrocampo di palleggiatori e tutti gli altri elementi di forza e di corsa lunga, visto che questo almeno in Italia sembra pagare e visto che in questo caso ci sono meno avventure da correre,
- oppure viriamo progressivamente in direzione di una squadra che cerchi la cosiddetta dimensione europea, sapendo che sarà un percorso dispendioso (puoi avere anche 25 giocatori che corrono come dannati e pressano alti per 120′, ma se non sanno anche giocare a calcio a ottimi livelli, non puoi nutrire ambizioni).
Penso che valga la pena introdurre qualche alternativa che vada in una direzione diversa, continuando però in un percorso che, con le opportune modifiche, mi appare più rassicurante rispetto alla ‘rivoluzione’.
La partita
In realtà, se andiamo a guardare le occasioni da gol anche nel primo tempo la pressione straordinaria del Como non ha prodotto moltissimo.
Fino al 35° nessuna vera occasione. Il Como è più insidioso e soprattutto noi fatichiamo moltissimo a ‘uscire’
Per la pressione avversaria, ma anche perché sbagliamo qualche palleggio di troppo e la misura di qualche verticalizzazione abbastanza agevole.
Senza incolpare Pio, che ha altre caratteristiche, si sente molto l’assenza di Lauti che ha nelle sue corde la capacità di tornare a cucire il gioco, per poi presentarsi in area a concludere.
Al 36′ l’azione del loro primo gol: la marcatura su Paz è troppo ‘molle’.
Sulla conclusione del comasco poi Sommer devia la palla centralmente.
Non so, sinceramente se si poteva spingerla di lato o più lontano, ma è certo che non si tratta del primo gol preso su respinta corta del portiere.
L’Inter non ci sta e finalmente riesce a presentarsi in avanti.
Passano solo due minuti e su angolo Dumfries di testa colpisce il palo.
Al 45′ accade una cosa incredibile su un campo di Serie A: lungo rilancio del portiere con l’Inter tutta sbilanciata in avanti.
La palla giunge a Paz, marcato da un solo uomo e a… rispettosa distanza.
Facile per l’argentino evitare il ritorno di Bastoni e infilare nell’angolo lungo.
Ma un minuto dopo ecco la svolta del match: bella azione di Barella (tra i migliori dei nostri) e cross perfetto per Thuram che anticipa il difensore e insacca, colpendo la palla nell’unico modo possibile.
Chivu si era accorto di quel che non andava e consultava nervosamente il cronometro prima del loro raddoppio: aspettava l’intervallo per i contro accorgimenti: il 2-0 sembrava aver compromesso il tutto, ma il gol in pieno recupero lasciava invece il match del tutto aperto
Nell’intervallo fuori Bastoni per Carlos, più concentrato nella marcatura e reattivo atleticamente.
Passano 4 minuti e ancora Barella si produce in un lancio fantastico: con il portiere in uscita, Thuram anticipa il suo marcatore e con un pallonetto di misura perfetta realizza il pareggio.
Il Como prova a riportarsi sotto, ma ottiene solo un paio di conclusioni, murate dalla difesa l’una, Agevolmente bloccata da Sommer, l’altra.
Ma l’Inter adesso ha una diversa garra.
Sucic, entrato per il cartellinato Ziello, ottiene una punizione: Calha cerca la testa di Dumfries e l’olandese non perdona.
Adesso la partita è più aperta.
Il Como prova un’offensiva ma il tiro di Baturina finisce a lato, non di molto.
L’Inter però finalmente riesce ad andare negli spazi che si aprono ed è ancora Thuram a presentarsi alla conclusione, sfortunatamente deviata da… Akanji.
Al 24′ rischiamo la beffa: LH sbaglia un passaggio, servendo Baturina, Calha spende il giallo per fermare il croato e sulla punizione conseguente, Sommer compie un buon intervento, sventando la minaccia.
Ma l’Inter adesso, anche se in vantaggio, continua a ‘uscire’, finalmente con continuità e tre minuti dopo ancora su un piazzato di Calha, c’è la sponda di Akamji per Dumfries che porta a quattro le nostre reti.
La partita si innervosisce, il Como tenta il tutto per tutto e le ammonizioni fioccano.
I lariani non riescono a costruire vere occasioni quando, a 2 dal termine, sulla riga dell’area, Paz arriva in ritardo e colpisce Bonny.
L’arbitro assegna… una punizione per il Como, ma viene richiamato al Var, non per ricontrollare l’azione, ma solo per controllare il punto del contrasto.
Rigore e gol che poteva decidere il campionato, come del resto gli altri episodi a nostro danno verificatisi nelle ultime partite.
Qui c’è una considerazione da fare: l’obiettivo del Var è quello di ridurre gli errori e non di implementarli come avviene se si dà a quegli operatori la possibilità di sommare i loro errori a quelli della terna.
Il giochino è semplice e sta tutto racchiuso in questa frase; il Var non segnala all’arbitro le situazioni in cui ritiene che il direttore abbia valutato in buona posizione ‘visiva’.
Allora se vuoi colpire una quadra, sostieni che l’arbitro non era in buona posizione per decidere se il ‘fallo’ era dentro o fuori area, mentre affermi che era in ottima posizione per vedere un fallo che… non c’è stato.
Ancora una volta è l’eccesso di discrezionalità che distingue il calcio dagli altri sport e consente di indirizzare le partite, quando non addirittura di deciderle.
Prima c’era la discrezionalità dell’arbitro, adesso a quella si somma la discrezionalità attribuita al Var.
Comunque per fortuna in questa occasione la… somma delle due sviste non ha inciso, come invece era accaduto in altre partite.
Le statistiche
Mai come questa volta i numeri sono poco significativi, direi una pura curiosità.
Questo perché l’andamento del match è stato chiarissimo: soprattutto grazie al primo tempo, i dati statistici quantitativi premiano il Como, mentre i nostri riescono a riequilibrare la situazione grazie ad alcuni indicatori qualitativi.
Cominciamo con il possesso palla che risulta nettamente a loro favore: 59 a 41.
Stessa situazione per i tiri verso la porta (25 a 8).
Ma il dato tende a riequilibrarsi se si considerano le conclusioni finite nello specchio della porta (8 a 5 per loro) e si rovesciano se si considera la percentuale di precisione nei tiri: 62% noi e 32% loro.
Un dato clamoroso è quello dei tiri che abbiamo concesso da dentro l’area: ben 17, una cifra assolutamente anomala per noi.
La loro supremazia emerge anche dal dato sugli xG, 2,33 a 0,97 per loro.
Non vorrei sbagliare, ma credo che in campionato non sia mai successo che noi facessimo peggio degli avversari, per questo indicatore.
Ovviamente loro si sono passati la palla un centinaio di volte più di noi, ma soprattutto sono stati parecchio più precisi nei passaggi: 88% contro 82%
Credo che questo dato sia in parte spiegabile con il maggior possesso palla, ma in parte anche perché, con qualche eccezione (il loro secondo gol, per esempio) noi abbiamo cercato di più la verticalizzazione
Per il resto, 2 assist per noi e uno per loro, leggera prevalenza lariana per numero di cross riusciti.
Loro hanno percorso102 km, noi 105.
Per i km allo sprint però prevalgono loro, sia pur di poco, circa 200 metri complessivi.
Meglio loro nelle palle recuperate (41 a 37) ma prevalenza nostra netta nei tackle vinti (9 a 2).
A livello individuale Paz ha tirato in porta più di tutti (3), Calha è primo per tackle vinti e precede Perrone per accuratezza dei passaggi.
I due centrocampisti hanno percorso gli stessi km (10): per il 40% di questi entrambi hanno camminato, ma Calha 40% di corsa contro 30, ma Perrone 30% contro 20 allo sprint.
Questo confronto per quanto limitato mi è sembrato interessante, considerata qualche voce che circola su un presunto nostro interessamento per il comasco.
Le pagelle
Sommer:
ho letto giudizi drastici (l’Inter vince giocando in 10) ma anche assoluzioni generose.
Per me qualche responsabilità almeno sul primo gol il portiere ce l’ha, ma ce l’hanno anche i difensori con le marcature… blande
6-
Akanji:
lo ripeto, per me da centrale rende molto meno.
Da braccetto copre bene sul suo uomo, chiude con le diagonali e quando avanza crea pericoli (un gol e il blocco per Dumfries che vale un assist)
6.5
Acerbi:
questa volta fatica un po’ anche se Douvikas, insidiosi, viene di fatto quasi annullato.
Però quando la difesa viene attaccata in velocità resta un po’ a disagio
6-
Bastoni:
forse la prima prova insufficiente da quando è all’Inter.
Anche per la scarsa copertura di Dimarco, viene preso spesso in mezzo tra Paz e Diao.
Pure Ziello, da quella parte non è proprio un fulmine di guerra.
“Basto” comunque si vede poco anche in fase di spinta.
5
Carlos Augusto:
giocatore importante, che conferma la sua utilità anche in questa occasione difficile .
Raramente va oltre il 7, ma quasi mai sotto il sei.
E’ un giocatore completo, solido, con personalità e con piedi non disprezzabili.
6.5
Dumfries:
si dice che sia un giocatore importante per il nostro campionato, dove il tasso tecnico è basso e basta la potenza per fare la differenza.
A me sembra che sia fondamentale anche nella sua nazionale e credo che effettivamente diverse squadre della mitica Inghilterra lo cerchino.
All’Inter è migliorato molto anche nella fase difensiva, come mostra il suo clamoroso doppio salvataggio in recupero
8
Barella:
per me Bare è un intoccabile.
Si era già visto con la Nazionale doveva era stato sostituito tra l’incredulità generale… o almeno mia.
Contro la Roma ha confermato di essere tornato al top e a Como oltre a buone giocare (due assist) è l’unico centrocampista che risponde alla frenesia dei cc comaschi.
7.5
(Miki:
Nulla di trascendentale, nel poco tempo disponibile, ma offre la conferma del fatto che le caratteristiche non si perdono di colpo.
Sul piano dell’intensità lui è ancora superiore al più giovane Ziello.
sv.)
Calahanoglu:
Mah, ho letto che non sarebbe al top e si vedrebbe.
A me sembra comunque un perno fondamentale anche se ovviamente quando il centrocampo viene preso d’infilata da tanti giocatori anche lui fatica.
Mi sembra ragionevole pensare che se andrà a fine stagione, ma sarà dura sostituirlo.
Perrone per esempio mi sembra un buonissimo giocatore, con margini di miglioramento, ma non credo che abbia la sua capacità di essere determinante.
6.5
Zielinski:
viene preso in mezzo da avversari molto più rapidi e non riesce nel consueto lavoro di chiusura delle linee di passaggio, pulizia dei palloni riconquistati e avvio delle ripartenza.
5
(Sucic:
Conferma di essere un giocatore con buone qualità tecniche ma per giocare in una squadra ambiziosa serve una crescita in personalità, agonismo, determinazione.
6-)
Dimarco:
non riesce a incidere come d’abitudine in fase di spinta e lascia qualche spazio scoperto in copertura.
In generale è tutto il lato sinistro della nostra difesa a non convincere.
5.5
(Luis Henrique:
quando entra non c’è più bisogno di spingere molto, ma serve un elemento che contenga, si proponga per lo scarico e giochi la palla con pulizia.
Qualche incertezza – grave quella su Baturina – conferma che non è pronto per certi palcoscenici, anche se io lo ritengo comunque un discreto esterno.
5.5)
Thuram:
trasformato rispetto a qualche tempo fa.
Mette in crisi la difesa lariana un po’ allegra (era la meno battuta del campionato, forse perché la pressione alta della squadra le ha consentito di essere anche la meno impegnata…).
Torna ad essere trascinatore e dominante.
8
Pio:
non era al sua partita.
Lui ha bisogno che la squadra prema per far valere il suo peso nell’area intasata, oppure deve essere sollecitato giocandogli la palla addosso perché difendendola faccia salire i compagni.
Ieri l’inter non ha fatto nessuna delle due cose.
Sono convinto si debba puntare su di lui in prospettiva non lontana, ma anche che non sia il giocatore adatto se si volesse attuare un gioco offensivo basato su scambi rapidi, movimenti continui che non diano punti di riferimento
5.5
(Bonny:
Appena più positivo del compagno che sostituisce, perché si mostra più mobile, entra maggiormente nell’azione e in qualche modo riesce a dare una mano.
6-)
All. Chivu:
prima di Inter – Roma non avrei mai creduto che riuscisse a rimettere in linea di navigazione una squadra che viveva momenti difficili sul piano della condizione, di alcune essenze e soprattutto psicologico, per vari fattori ‘esterni’.
Invece ha fatto il miracolo, come lo ha fatto tra il primo e il secondo tempo a Como.
Adesso deve fare… sei o addirittura sette altri miracoli per essere consacrato alla sua prima stagione intera da professionista.
Una nota: il Chivu che conosco io avrebbe evitato la battuta sui colleghi che valorizzano…la lotta per la CL.
Ha subito tanto e si può capire che si sia tolto un sassolino, ma personalmente avrei preferito che evitasse.
8
Luciano Da Vite