La centrifuga

In ambito calcistico la centrifuga per eccellenza è da considerarsi sicuramente l’Inter.

La definizione fu coniata direttamente da un mito della storia calcistica nazionale, Giovanni Trapattoni.

Il Trap ha sostenuto infatti a suo tempo che ‘lavorare un anno all’Inter è come restare per un anno in una centrifuga’.

L’affermazione risulta ancora più calzante oggi, perché il boom dei social ha ampliato a dismisura le polemiche che coinvolgono la nostra squadra.

Ma perché ’centrifuga’? Chi è responsabile di questa situazione?

Storicamente possiamo individuare queste responsabilità:

A) FATTORI INTERNI AL CLUB

  1. proprietà che gestivano con criteri passionali (a volte anche produttivi, per carità) più che con logiche aziendali,
  2. dirigenze spesso impegnate a perseguire interessi personali o comunque divergenti, più che a far ‘squadra’ nell’interesse societario,
  3. allenatori non sempre all’altezza del compito loro assegnato,
  4. qualche giocatore (abbastanza pochi secondo me) non tanto per l’inadeguatezza, perché questa non è responsabilità di chi è stato prescelto se è stato prescelto, quanto per certi atteggiamenti.

B FATTORI ESTERNI

  1. sistema di potere del calcio nazionale: che ha creato indiscutibilmente ostacoli spesso insormontabili al successo di chi lavorava per la società,
  2. sistema di informazione: sarebbe più corretto definirlo sistema di disinformazione per la corruzione e il servilismo che vi dominano,
  3. tifosi perché siamo i tifosi più generosi e appassionati (cfr numero di presenze allo stadio) ma proprio per questo anche più irrazionali, contraddittori e animatori delle polemiche più estreme, spesso distruttive.

Così tutto è sempre in discussione, ogni critica viene giustificata col fatto che siamo l’Inter, vincitrice di 3 CL (in 54 anni per altro, mentre delle annate interlocutorie ci si dimentica).

I miglioramenti, le piccole conquiste, passaggi necessari verso aspettative maggiori e fondate, vengono viste come ulteriori sconfitte.

Due qualificazioni consecutive in CL non sono viste come l’inizio di una ripresa, ma vengono attribuite solo al cambiamento di regolamento.

Ma 3 anni fa eravamo fuori da tutte le coppe, anche quelle di Serie B e negli ultimi due anni, tre sole squadre in Italia si sono sempre qualificate per la CL: juve, Napoli e Inter.

La Roma una volta, Lazio e Milan mai.

E’ poco, per chi ha vinto il triplete. E’ tanto per chi viene da settimi posti.

Il gioco al massacro coinvolge la proprietà.

Suning non è, non può essere il presidente tifoso e ricchissimo che butta denaro a fondo perso in una squadra, per soddisfare la sua passione

Non è e non può essere lo sceicco straricco, che se ne fotte dei miliardi buttati, perché cerca solo visibilità e prestigio mondiale

Suning è un’azienda di grande successo che vuole gestire con criteri aziendalistici, appunto, una importante società di calcio.

La crescita magari non deve dare profitti diretti (quelli dell’…. indotto sono altra cosa) ma deve essere in equilibrio e fondarsi su basi solide.

L’incremento delle entrate in 2-3 anni è stato incredibile e ci porta ormai alla soglia dell’eccellenza mondiale.

Ora bisogna consolidare, magari anche attraverso i risultati sportivi che devono essere un ulteriore volano di crescita e si deve operare in quella prospettiva, sbagliando il meno possibile.

Noi tifosi siamo stanchi di aspettare, ma non sono utili gli atteggiamenti distruttivi che spesso si riscontrano sui social, accompagnati a volte da epiteti verso chi opera dentro la società o nella squadra, che definire ingiuriosi sarebbe un eufemismo.

Per ora mi sembra obiettivo affermare che l’Inter di Suning gode di una maggiore considerazione a livello internazionale, negli ambienti che contano.

Si guarda a questa società e alla sua possibile evoluzione con molto maggior interesse. Anche da parte di giocatori e di allenatori di grido, per esempio.

Messi, Hazard, Mbappé oggi non sono ancora proponibili per noi, ma giocatori di sicuro livello, si.

Un allenatore come Conte (a prescindere dalle valutazioni di opportunità) o un direttore come Marotta (idem), prima dell’avvento di Suning e con la finanze disastrate non sarebbero stati neppure pensabili.

La proprietà ha commesso errori inevitabili in un neofita, per di più appartenente a una cultura che ha poco a spartire con la nostra mentalità affaristica e di potere. Altri ne commetterà, di sicuro.

Ma sta mettendo le basi (finanziarie, dirigenziali, tecniche) per farne sempre meno. A noi tifosi non basta, l’impazienza è comprensibile, ma nemica del nostro stesso interesse.

Anche sotto questo aspetto, personalmente guardo al futuro immediato con molta fiducia che ritengo ragionevole e motivata.

Ci sono poi le questioni fondamentali della dirigenza tecnica e dell’ allenatore col suo team.

Su altri aspetti organizzativi della società (marketing, comunicazione, ecc., non mi pronuncio per totale mancanza di conoscenza, anche se, a naso, mi sembra comunque di aver notato miglioramenti evidenti).

Le scelte della proprietà relative ai due ambiti sopra citati invece stanno già suscitando le reazioni più esasperate da parte del tifo più intransigente.

In relazione alle scelte recenti della proprietà (direttore e allenatore) non metto in discussione le ragioni dei moralisti (utilizzo il termine in senso non spregiativo), ma mi piace, in via preliminare, distinguere tra questioni tecniche, aspetti di professionalità e questioni di opportunità ‘etica’

Non nascondo che avrei preferito anch’io avere un grande direttore e un grande allenatore, non legati a precedenti juventini e almeno nel caso dell’allenatore, a situazioni di dubbia correttezza (eufemismo).

Se ci limitiamo al discorso tecnico credo che le due scelte siano state ottimali. Il valore professionale di Marotta e Conte non penso possa venir messo in dubbio.

Se ci riferiamo al discorso sulla professionalità, la mia convinzione è che nel calcio di oggi, piaccia o non piaccia il professionista è colui che dà il massimo per l’azienda che lo stipendia. E su questo deve essere valutato.

I precedenti contano solo per il tifo romantico, che ha la sua importanza, ma è per sua natura soggetto a… sbalzi umorali (chi si ricorderebbe più della militanza juventina se queste persone ci portassero a vincere qualcosa di importante?).

Personalmente non pretendo neppure dai due ex juventini una sconfessione dei metodi con cui la ‘loro’ juve ha ottenuto risultati.

Anche non sputare nel piatto in cui si è mangiato lo considero un segno di professionalità.

E spero che quando se ne andranno dall’Inter difenderanno il loro lavoro all’Inter.

Su questo piano il mio discorso è molto semplice: li giudicherò sulla base dei risultati che otterranno (il minimo è vincere entro due anni e fare subito un’annata importante)

Sul piano dell’etica pura, il discorso è più complesso.

Sono stati entrambi ingranaggi fondamentali di un sistema di potere che mirava ai risultati senza porsi minimamente il problema della moralità e persino legalità dei metodi utilizzati.

Ma la loro società avrebbe comunque utilizzato (come li sta utilizzando) gli stessi metodi e in ogni caso ora non potranno più farlo, perché da noi non avrebbero il potere politico che li copre e viceversa incontrerebbero l’ostilità di tutti, media in primo piano.

Un po’ diverso il discorso specifico su Conte (e soprattutto su un suo collaboratore) per le condanne o i patteggiamenti subiti dalla gustizia sportiva.

Mentirei se negassi che questo elemento pesa nella mia incapacità di aderire totalmente alla scelta di questi protagonisti.

E tuttavia mi sforzo di essere coerente con i miei valori anche extra calcistici: chi ha sbagliato non può essere considerato un reietto per sempre. Non è questa la finalità della giustizia.

Del resto ricordo benissimo un episodio del passato molto importante: l’Inter ha vinto la prima CL a Vienna contro il Real, con Carlo Tagnin che marcava Di Stefano. Proprio quel Carlo Tagnin che era stato squalificato per anni dalla giustizia sportiva per un episodio di alterazione di risultati.

E Tagnin poi fece l’allenatore delle giovanili interiste, sempre in modo proficuo, con ottimi risultati e con onore.

Diciamo dunque che mi faccio andar bene queste scelte, senza l’entusiasmo che altre figure di pari valore mi susciterebbero, ma con speranza.

E che mi riservo di valutarne l’operato, con il desiderio vivissimo di poter sciogliere davvero le ultime perplessità.

Non posso tuttavia esimermi, in chiusura di post di esprimere tutto il mio apprezzamento umano e tecnico a Spalletti: un mister che ha fatto crescere la squadra in modo indiscutibile e le ha dato una dignità da tempo persa (con qualche pausa ai tempi del secondo Mancio).

Un mister che ha saputo combattere come pochi altri contro i nemici dell’Inter, assunti completamente come suoi nemici.

Grazie Spalletti: per me sei definitivamente nella ‘galleria’ (poco numerosa) dei ‘miei’ mister!

Luciano Da Vite

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