Una giornata particolare: Inter – Empoli 2-1

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Per chi è tifoso dell’Inter e non vive inusuali conflitti di identità tra il suo essere interista e i suoi orientamenti politici, domenica 26 maggio è stata una giornata davvero particolare.

Il riferimento al discorso politico è qui giustificato dal fatto che il nome stesso della squadra per cui tifiamo (Internazionale) richiama ad un insieme di valori etici e politici che non possono essere dimenticati.

Noi dalla nascita siamo ‘fratelli del mondo’: cioè ci dichiariamo anti razzisti (nei confronti di tutti, dei migranti, come dei ‘napoletani’ odiati purtroppo da una parte della curva).

E direi di più, siamo particolarmente fratelli di chi soffre: un pochino meno di chi infligge sofferenze.

Ovviamente il calcio è solo un divertimento, mentre la politica spesso purtroppo è questione, per alcuni o per molti, di vita o di morte.

Non è il caso di discutere qui dei risultati politici, comunque molto preoccupanti per chi ha convincimenti democratici e progressisti o anche semplicemente umanitari.

Per fortuna, nel calcio, ai ‘fratelli del mondo’ in questa giornata è andata un po’ meglio.

Molto meglio direi.

Riassumiamo la situazione.

La prima squadra della nostra Inter ha conseguito l’obiettivo della qualificazione per la CL battendo 2-1 l’Empoli.

La Primavera ha conseguito, pur sconfitta dal Palermo in una sorta di amichevole di fine stagione, il suo obiettivo minimo ma non scontato, cioè la qualificazione per la final four

La Berretti ha ottenuto un risultato quasi insperato: la qualificazione per la finalissima contro il Toro, vincendo 2-1 ad Ascoli

Gli Under 16 si sono qualificati per la fase finale pareggiando 1-1 col Milan, dopo aver pareggiato 3-3 a casa loro

Gli Under 17 devono ancora disputare il loro doppio match da ‘dentro o fuori’ (contro il Genoa) e solo gli Under 15 erano già da tempo esclusi dalle fasi finali.

Dal canto loro i più giovani hanno spesso spopolato in importanti tornei nazionali e internazionali come riporta il sito ufficiale.

Interessante notare come dagli Under 14 in giù abbiamo due squadre per ogni anno d’età, per cui i risultati non sono mai ottenuti da TUTTI i migliori o più pronti.

Last but no least, la prima squadra dell’Inter femminile è stata premiata al Meazza per il primo posto nel suo campionato e la promozione in serie A (con 20 vittorie e un pareggio su 21 partite).

Ci sarà modo di esaminare le varie situazioni, ma al momento quello che prevale sul piano emotivo è il peso della qualificazione ottenuta dalla prima squadra.

Inter – Empoli 2-1: torniamo a riveder le stelle… e che sia un’abitudine!

Sui social si legge di tutto: gente che snobba questo risultato ottenuto sprezzantemente contro l’Empoli, gente che considera mediocri coloro che gioiscono per lo stesso motivo.

Posso garantire che nei 70.000 di San Siro (saranno stati tutti tifosi mediocri…) la tensione era palpabile, per tutta la durata del match, e la gioia al triplice fischio irrefrenabile.

L’Empoli ha giocato una grandissima partita, difendendosi con ordine e qualità prima, sfruttando la nostra flessione (con molte cause, come vedremo) per rendersi pericoloso oltre l’immaginabile poi.

Ai denigratori del nostro calcio, chiederei in quali Paesi una squadra così retrocederebbe… ma tant’è, ognuno resterebbe del suo parere.

Il mio è che si è accresciuto il livello medio: provinciali (o anche metropolitane di secondo livello) come l’Atalanta in primis, ma anche la Samp, il Toro, la Spal, l’Empoli, il Sassuolo e altre hanno giocato per lunghi periodi un calcio di livello elevatissimo.

L’Inter ha totalizzato 3 punti in meno della scorsa stagione, la juve 5, la Roma 11, il Napoli e la Lazio 13.

O sono crollate tutte, o hanno accorciato le altre.

Io opto per la seconda opzione.

E riguardo al nostro risultato noto che in questa stagione avevamo in più le coppe (prima la CL, poi l’EL) abbiamo avuto una serie di problemi interni francamente non preventivabili e comunque anche solo senza la vergognosa invenzione di Abisso a Firenze, avremmo un solo punto in meno e ci saremmo qualificati in anticipo.

Queste considerazioni positive sul piano numerico, non possono tuttavia nascondere il fatto che le speranze inizialmente fossero maggiori, almeno in chi credeva che le cessioni (Cancelo e Rafinha) potessero, sempre sulla carta, essere compensate ad abundantiam dagli arrivi di de Vrji, Asa, Politano, Radja, Lautaro, Keita (e tralascio ovviamente l’accoppiata davvero sfortunata dei nuovi terzini destri).

Purtroppo non si è rafforzato come auspicabile il centrocampo sul piano della qualità e la fase offensiva non è decollata come si sperava, sia per la persistente mancanza di giocatori di qualità tecnica assoluta, sia perché gli elementi più importanti (Radja, Icardi, Perisic) non solo erano tutti muscolari e forse per questo non ben assortiti, ma sono andati incontro tutti a un’involuzione di rendimento che ha molteplici cause, anche qui qualcuna imprevedibile.

Per questi motivi in tutta la stagione si sono ripetute le stesse situazioni di difficoltà e ovviamente, hanno finito per ripresentarsi anche nella partita con L’Empoli, decisiva.

Secondo me anche in questa occasione Spalletti si è dimostrato un allenatore di grande spessore, non solo per la scontata conoscenza delle caratteristiche dei propri uomini e quindi del sistema di gioco più adatto, per la scelta dei giocatori più sostenibile, per la conoscenza degli avversari e per la lettura della partita, ma soprattutto sul piano psicologico.

Ha schierato gli 11 teorici titolari per questa gara e ha detto loro:

“Voi dovevate portare l’Inter in CL. Fino ad ora non ci siete riusciti. Oggi avete la possibilità di farlo. Vi metto tutti e 11, se ci riuscirete avrete fatto il vostro dovere, se fallirete non avrete alibi.”

Ne è uscita una gara in cui tutti hanno dato il 101%.

Una gara difficilissima, per nulla scontata, non solo perché loro si giocavano la salvezza, ma perché si tratta di una buonissima squadra, con molta gamba e brillantezza in questo momento e anche con una discreta qualità.

Testardamente, Luciano ha insistito sulla sua scelta di modulo, contestata dai tanti allenatori della domenica.

Per lui questo gruppo non può reggere le due punte centrali, oltre alle ali e a un terzino offensivo (Asa), avendo due soli centrocampisti, di cui uno, bravissimo (Brozo) costretto a correre per due e a perdere nel tempo un po’ di lucidità, perché l’altro (Vecino) è ottimo nelle progressioni offensive, un po’ meno come frangiflutti.

Alla fine, tutte le critiche si risolvono in questa: non ha avuto il coraggio di ‘squilibrarsi’ puntando su Lautaro a fianco di Icardi e magari su Radja mediano.

Lui, sulla base delle prove quotidiane a cui sottopone i giocatori e non sulla base di fantasie poetiche non ha quasi mai (forse mai, non ricordo) adottato questa soluzione.

Lautaro sarà un grande, ma oggi anche un Radja al 60% offre un ventaglio di possibilità maggiori.

Può suggerire, può concludere anche da fuori, può inventare la giocata, è molto più potente nel contrasto sull’avversario e più esperto e temibile nel guidare il pressing alto. Dando così una mano importante al centro campo.

Che persino questo schieramento, per alcuni super prudente, per me di assoluto e semplice buon senso, non fosse impossibile da sorprendere, lo dimostra l’andamento di una partita giocata dai nostri al top dell’impegno e della concentrazione

La cronaca molto sintetica parla di un primo tempo giocato costantemente nella loro metà campo, con l’Inter che “attacca a testa bassa e colleziona diverse occasioni, ma con l’Empoli assai pericoloso nelle ripartenze e forse più vicino al gol (cit.).

In effetti noi costruiamo tante quasi-occasioni ma una sola importante, al 9’ sulla conclusione di Ivan parata benissimo da Bragowski, mentre al loro attivo c’è un’occasione straordinaria di Caputo solo davanti a Handa, che gli devia la conclusione in modo miracoloso.

Naturalmente si può sempre sostenere che con una punta in più avremmo fatto 4 gol e loro non avrebbero avuto occasioni. La contro prova non c’è mai, ma il buon senso sì.

Però l’Inter deve vincere e a loro non basta il pari, dovranno scoprirsi di più e lascarci qualche spazio.

Noi, senza scoprirci dissennatamente (questo è fondamentale), inseriamo un attaccante in più, ma togliendo Asa e arretrando Perisic a terzino.

Mossa secondo me straordinaria, a questo punto del match.

Perisic ha gamba per difendere e fare l’ala, così Keita può andare a tagliare al centro, sapendo di essere abbastanza coperto.

Passano 6 minuti e Keita segna, da posizione centrale, approfittando anche del taglio inverso di Icardi che si porta via un paio di giocatori.

Gol segnato in una situazione in cui il centro della loro difesa non era così fitto (anche perché dovevano cercare di attaccare, il pareggio non serviva loro).

Al 61’ il rigore sbagliato da Icardi. Rigore dubbio, ma ottenuto in un’area sgombra di difensori avversari.

A questo punto loro tentano il tutto per tutto, non avendo nulla più da perdere e noi dimostriamo che la ragionevole prudenza non era viltà, ma consapevolezza.

Al 69’ Farias si incunea nella nostra difesa e l’uscita bassa di Handa, che gli toglie pulito il pallone tra i piedi, vale da sola una stagione.

Al 71’ il cambio, per me intelligente a quel punto, di Mauro con Lautaro: più vivo atleticamente, non depresso per l’errore sul rigore, più adatto a giocare in contropiede.

Ma al 74’ si riaffaccia minaccioso l’imprevedibile. L’infortunio di Perisic infatti complica enormemente la situazione.

E’ il terzo cambio, ma i nostri hanno dato tutto.

La mobilità di Radja e Poli è diminuita del 30%, mentre loro che hanno difeso con rare anche se insidiose ripartenze hanno energie da vendere.

Noi sappiamo che il nostro sistema difensivo va in crisi se solo un paio d’uomini ritardano il rientro o diminuiscono l’intensità della prestazione.

La soluzione Dalbert è rischiosissima.

Il giocatore non è privo di doti, checché se ne dica, ma ha limiti di tenuta mentale enormi che in una partita come questa possono pesare (e hanno pesato).

L’alternativa era rivoluzionare l’assetto della squadra, con Soares a destra e D’Ambro a sinistra, oppure inserendo Miranda e portando Skriniar a fare il terzino.

La difesa a tre non è pensabile, perché Keita è attaccante puro e non può fare il Perisic. O l’Asa.

Spalletti sceglie di non modificare l’assetto e lancia Dalbert. Sapendo di correre un rischio grandissimo, anche perché Dalbert non gioca una partita da tempo.

Io non l’avrei fatto. Lui avrà avuto i suoi motivi, considerando tutto e conoscendo la situazione meglio di me.

Il risultato è che sulla sinistra subiamo (e prendiamo il gol proprio per un errore banalissimo di Dalbert).

Però, se vogliamo, la presenza in marcatura sulla destra della difesa di D’Ambrosio, con la sua deviazione finale sulla traversa, ci salva dalla beffa.

Dopo il pareggio subito, quando sembrava impossibile perché loro tenevano il campo, la vinciamo grazie alla giocata dei due più provati, ma si tratta di giocatori di esperienza e valore internazionale, che in queste situazioni sono spesso decisivi, più dei giovanetti talentuosi.

Loro si squilibrano (noi siamo alle corde e il pari comunque a loro non basta), ma non considerano la qualità di accelerazione di Vecino (la prende spesso lui quella decisiva…) che non ha più ritmo, ma ha nelle corde l’accelerazione squassante, soprattutto se la difesa avversaria è meno fitta.

L’uruguagio salta due uomini e tira splendidamente. Ad approfittare della ribattuta non c’è il talentuoso Zaniolo, ma un giocatore vero ed esperto, per quanto provato e il suo gol ha il valore di una sentenza.

Mancano 15’ (9 più recupero) e ci sarà da soffrire.

All’88’ il miracolo di D’Ambro su Traorè che tira da due passi a portiere battuto.

Al 91’ il miracolo di Handa ancora su Traorè: e le coronarie dei deboli di cuore vacillano.

Ma se ti scopri concedi anche e ancora Bragowski è chiamato a un grande intervento sul contropiede di Keita.

Poi l’episodio del terzo gol annullato e dell’espulsione di Keita. Ma per fortuna la sofferenza termina quasi subito.

Nonostante tutto e nonostante tutti (soprattutto, nell’arco del torneo, il comportamento di un paio dei nostri campioni, gli arbitri, ma anche la stampa avversa e la parte masochinterista del pubblico) siamo ancora in CL, per la seconda volta consecutiva in 10 anni.

I masochinteristi diranno che è solo merito dell’ampliamento a 4posti disponibili.

Vero: ma quante volte negli ultimi 10 anni siamo arrivati quarti? Non molte, mi pare.

E il quarto posto non era un’occasione anche per Roma, Milan, Lazio, Fiorentina e altre che non l’hanno raggiunto?

Lasciamo che chi vuole sminuire questo risultato lo faccia.

Noi esultiamo perché sappiamo quante difficoltà abbiamo affrontato e superato per raggiungerlo.

E adesso possiamo cominciare a ragione su come evitare di soffrire altrettanto e su che cosa si debba fare per crescere ancora.

Per questo, però c’è tempo.

Oggi è solo il momento del sollievo e della gioia.

Luciano Da Vite

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