Dall’Inter di Spalletti a quella di Conte

Terminata l’era di Spalletti, si apre una stagione nuova, densa di incognite ma anche di speranze.

Spalletti consegna al suo successore una squadra molto diversa e sicuramente più forte rispetto a quella che ha ricevuto.

Nel suo biennio la squadra è cresciuta come consapevolezza, mentalità, direi autostima.

Luciano passa per un mediocre difensivista, agli occhi di una parte del tifo, ma di sicuro ha imposto un modo di stare in campo che di difensivista e speculativo ha ben poco.

Giocare sempre la palla, da dietro, anche in situazioni di difficoltà non è un credo difensivista.

Il possesso palla, il giro palla per cercare il momento migliore per la verticalizzazione non è un atteggiamento difensivo (altra cosa il possesso palla quando si è in vantaggio e manca poco al termine).

Non solo, il mister ha anche imposto il credo del pressing alto come metodo di gioco fondato sull’aggressione che è anche difesa preventiva.

Poi i giocatori che ha gestito erano quelli e si doveva fare i conti con un centrocampo in cui non abbonda il fosforo (e quando c’è, come nel caso di Borja, non è supportato da doti atletiche adeguate) per cui la manovra di avvicinamento era spesso troppo lenta, in cui era quasi del tutto carente la fantasia e il dribbling secco in avanti e c’era una situazione degli esterni bassi deficitaria, con in pratica D’Ambro e Asa, privi di alternative, costretti ad arare la fascia in 50 e più partite.

Pregi e difetti si possono così riassumere (sulla carta).

PREGI

  1. il rafforzamento del reparto arretrato (portiere, i tre centrali, due esterni discreti, uno più difensivo e uno più tecnico e offensivo),
  2. l’arricchimento del reparto offensivo perché a fronte della partenza di Rafinha, ci sono stati gli arrivi di Radja, Politano, Lautaro e Keita.

Non sono tra quelli che stravedono per Rafinha, che considero molto forte ma con limiti evidenti di dinamismo, pur se compensati da grinta e senso di posizione.

Il cambio Rafinha – Radja, sempre sulla carta, non mi è sembrato proprio in perdita, soprattutto se, come dicevo, considero tutto il reparto, che a fronte della perdita del brasiliano ha acquisito la fantasia l’estro e il dribbling di Politano, Lautaro e Keita. Si tratta di un attaccante di movimento e di due esterni rapidi e in possesso di dribbling.

Non c’è dubbio che sul mercato si potevano trovare giocatori più forti e/o pronti di questi, ma noi avevamo vincoli di bilancio e ci servivano in questi ruoli 4 giocatori, non uno e, come li si voglia giudicare, i 4 hanno migliorato il reparto, forse non abbastanza.

Consideriamo infatti che i giocatori offensivi hanno segnato complessivamente in questa stagione 41 gol, contro i 44 della stagione precedente.

Ma nel conto mancano ben 18 gol di Icardi (11 contro 29) e 3 di Perisic (8 contro 11) e lo stesso Radja ha avuto una stagione inferiore alle sue teoriche possibilità.

Queste situazioni, soprattutto quella di Icardi, era imprevedibile ed è da considerarsi irripetibile.

Non c’è dubbio in ogni caso che in questa stagione le alternative, davanti erano più varie e numerose che in passato.

La mentalità da squadra di rango, prima totalmente inesistente, per cui contro qualunque squadra abbiamo giocato per vincere cercando di attaccare l’avversario col pressing. Quando non l’abbiamo fatto (singole gare o spezzoni di esse) non è mai stato per un atteggiamento rinunciatario, ma perché non ce la facevamo. Purtroppo nel calcio esistono anche gli avversari.

SITUAZIONI INALTERATE

Il centrocampo, che di fatto è rimasto con gli stessi uomini dello scorso anno, quindi con gli stessi pregi e le stesse difficoltà (in parte accentuate dal peso di un anno in più per Borja).

LIMITI E SITUAZIONI DEFICITARIE

A livello atletico: la difficoltà di reggere più di un tempo giocando con alta intensità e di reggere più partite nella stessa settimana.

A livello tecnico:

  1. la difficoltà nello sveltire palleggio e circolazione di palla, quando gli avversari si ritraevano in massa,
  2. la modesta capacità di sfruttare le situazioni di calcio piazzato (angoli o punizioni),
  3. la persistente carenza di dribbling verticale e fantasia degli attaccanti contro le difese piazzate.

A livello di organico:

  1. l’insufficiente disponibilità di alternative di valore in alcuni ruoli,
  2. la necessità di accrescere il numero di uomini-squadra, cioè di grande personalità.

Le indicazioni a me sembrano piuttosto chiare: è mia convinzione che se fosse rimasto Spalletti i ruoli sui quali intervenire sarebbero stati sostanzialmente gli stessi che indicherà Conte.

Oltre a Godin già preso, sono indispensabili due esterni (uno se restasse Perisic), due centrocampisti giovani ma già affidabili per sostituire JM e Borja, più uno di grande valore per il salto di qualità, e due grandi attaccanti pronti.

Forse Spalletti avrebbe chiesto un’ alternativa per il ruolo di trequartista, o comunque un uomo di qualità, onde cautelarsi su eventuali cali di Radja.

Quello che cambierà invece sono le caratteristiche degli uomini prescelti, in funzione del diverso modulo utilizzato dai due allenatori, ma anche del fatto che Conte sicuramente punta più di Spalletti su giocatori con le caratteristiche di corsa lunga, potenza e grande garra.

Tutte caratteristiche che piacciono ovviamente anche all’allenatore toscano (e a tutti) ma forse l’ex romanista predilige un mix di corsa/potenza e capacità di palleggio sullo stretto.

Le voci sui nuovi arrivi (alcune molto attendibili) sembrano confermare la volontà di costruire una squadra con personalità, ma anche con corsa e grinta: Moses, Darmian, Barella, Agoumé, Chiesa, Dzeko, Lukaku hanno tutti queste caratteristiche. Gundogan aggiungerebbe qualità in mezzo. E potremmo aggiungere le voci molto credibili sulla conferma di Perisic, con un ruolo parzialmente modificato.

Naturalmente non arriveranno tutti, ma sono quasi certo che parecchi di loro (o comunque giocatori equivalenti) li vedremo in nerazzurro, il prossimo anno.

Ogni previsione di rosa e ancora più di formazione sarebbe oggi un’operazione velleitaria e ben poco credibile, perché in fondo non è neppure certo il modulo che Conte adotterà e le sue necessità di predisporre varianti.

Proviamoci ugualmente, tenendo conto che l’estate è la stagione dei sogni e sognare non costa nulla, anche se poi il risveglio può essere doloroso.

Portieri: Handanovic, Padelli, X (uno di scuola Inter),

Centrali: de Vrji, Godin, Skriniar, D’Ambrosio, Ranocchia, X,

Esterni: Moses (Darmian), D’Ambro, Asa, Perisic,

CC e trequartisti: Barella, Vecino, Brozo, Gaglia, Agoumé, Radja, Bessa (Gundogan),

Attaccanti: Lautaro, Dzeko, Politano, Lukaku (Chiesa).

Sarebbero 23 giocatori, se non sbaglio. Gli altri due dovrebbero essere di scuola Inter.

Poi alcuni dei nomi saranno certamente diversi, ma le caratteristiche dovrebbero essere più o meno queste.

Gli acquisiti non sarebbero neppure sconvolgenti per numero e costo:

  1. Godin a par.  zero,
  2. Barella per soldi e contropartite,
  3. Agoumé si dice 4 milioni,
  4. Bessa nelle operazioni di scambi e plusvalenze con il Genoa,
  5. per Dzeko si parla di una quindicina di milioni,
  6. Lukaku dovrebbe più o meno essere compensato dalla cessione di Icardi.

Se poi si volesse… esagerare, ci sarebbero le spese rilevanti (eventuali) per Chiesa e Gundogan, in parte ridotte dalle vendite di Barbosa, JM e Karamoh e da qualche plusvalenza sui giovani, oppure, nel caso di Chiesa, dalla plusvalenza sulla cessione di Perisic, con spostamento del viola nella sua zona naturale in fascia (e in quel caso dovrebbe arrivare necessariamente Lukaku o un giocatore simile).

Ripeto: i nomi poi saranno certamente diversi, qui abbiamo solo lavorato di fantasia sulla base delle voci più credibili del momento.

Luciano Da Vite

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