La convalescenza sembra terminata, ma occhio alle ricadute: Cagliari – Inter 0-2

L’azione andrebbe rivista al ralenty, ma il palo di Folorunsho, giocatore alto un metro e novanta e peraltro autore di una buona prestazione, è un’occasione che non andava concessa agli avversari. Questa è stata tuttavia l’unica effettiva azione da goal che abbiamo concesso ai rossoblù nel corso di una partita in cui tutti i dati sono a nostro favore e confermano la nostra superiorità, se non il nostro dominio. Detto che esiste pure l’avversario, va riconosciuto che contro il Cagliari non siamo stati “rimontati” (cosa che si è purtroppo verificata nel corso di questa stagione) ma abbiamo – anzi – raddoppiato. Se guardiamo ai dati positivi, la qualità del nostro gioco e la produzione offensiva, dopo la sconfitta contro la Juventus (ma ancora di più se facciamo il raffronto con la gara contro l’Udinese) sono andate sempre migliorando. Abbiamo vinto tre partite, di cui due in trasferta, tra campionato e Champions League, e in due partite su tre non abbiamo subito reti. Non ci sono dubbi che la prolificità in rapporto alle occasioni create e la necessità di rendere più impermeabile la difesa sono sicuramente i punti da continuare a migliorare. Anche se contro il Cagliari, che è una buona squadra e in un momento positivo, non abbiamo concesso, come detto, nessun tiro nella luce della porta. C’è stata uan differenza nella prestazione tra un tempo (il primo tempo ha sicuramente soddisfatto pienamente sia i risultatisti che gli esteti) e l'altro c'è stata e sino al raddoppio di Pio, nel finale, siamo stati tutti in grande tensione: nella ripresa non siamo più riusciti a pressare alti e anzi qualche volta siamo andati in difficoltà per il loro pressing, dal quale faticavamo ad uscire più del lecito, per qualche errore individuale di troppo. Considerazioni finali? Dobbiamo imparare a essere più cinici sotto porta avversaria, sempre concentrati, più pratici e magari qualche volta meno supponenti in fase di contrasto e ripartenza (abbiamo visto, tra l'altro almeno 4-5 colpi di tacco o giocate pretenziose: sempre meglio essere pratici e andare sul sicuro). In compenso è confortante la disponibilità degli attaccanti ad aiutare, anche arretrando in fase di non possesso, perché la compattezza e la densità consentono di limitare al minimo le opportunità altrui. Infatti lo spirito di sacrificio nell'interesse generale è sintomo di un gruppo sano e determinato a perseguire obiettivi che ritiene possibili. In classifica accorciamo sulle prime, che però ora sono più numerose.

Dopo il brodino, un po’ di pastina: Inter – Sassuolo 2-1

L'Inter è la squadra che genera sempre eccessi, esasperazioni. Trovare un atteggiamento equilibrato, fondato sulle cifre (o meglio, sulle serie di cifre) è quasi impossibile. Certo queste costituiscono uno strumento di analisi che dobbiamo per forza considerare, a partire dal dato della classifica (siamo solo decimi e abbiamo giocato tre partite su quattro in casa, contro squadre sulla carta non irresistibili), anche perché abbiamo già sei punti di distacco dal Napoli capolista. Certo ci sono poi situazioni che pesano e che senza essere delle “giustificazioni”, vanno considerate come tali, tra queste il cambio di allenatore e il fatto che il mister non abbia probabilmente avuto i rinforzi necessari per realizzare la sua idea di gioco. Per venire alla partita contro il Sassuolo, il mister ha scelto il consueto 352, azzeccando le scelte degli uomini da mandare in campo. Quindi giusto confermare Sommer ad Amsterdam, ma dare spazio a Pepo Martinez in campionato; normali gli avvicendamenti di quelli che avevano giocato di più; giusto non rischiare Lauti dopo la bella prova di Pio in Olanda; molto bene l’alternanza dei due centrali. Infatti in Olanda de Vrij ha giocato una delle sue migliori partite e Acerbi, contro il Sassuolo, non ha concesso nulla a Pinamonti. Sul piano tattico e della filosofia di gioco del mister, la sua idea sembra essere questa: no a tanti fronzoli e giri palla, che poi va a finire che la perdi e becchi la ripartenza. Quindi la variazione principale che vuole apportare, consiste nell’accelerare le verticalizzazioni: la palla deve raggiungere subito le punte e questo permette alla squadra di alzarsi e di aggredire alta, riconquistando spesso il possesso già nella metà campo avversaria. Chiaramente questa, come tutte le soluzioni, ha dei vantaggi e dei punti deboli… Il problema principale, per venire in particolare al dato dei goal subiti, appare essere quello di registrare i comportamenti, ovvero limare le “sbavature” per trovare l’equilibrio necessario nelle due fasi. Cosa che andrà fatta con il tempo e con la consapevolezza che bisognerà trovare delle soluzioni nelle caratteristiche degli uomini a disposizione.

Abbiamo preso un brodino o un antipasto? Ajax – Inter 0-2

La prima di Champions è stata un brodino o un antipasto? Ce lo diranno ovviamente le prossime partite. Sicuramente con la vittoria in casa dell’Ajax, nella prima gara di Champions, affrontata con parecchio timore dopo le due sconfitte contro Udinese e Juventus, non fa svanire tutto di colpo le preoccupazioni, ma è comunque il segno di una reazione. Si tratta di una risposta incoraggiante per un’Inter tuttavia convalescente e che deve stare attenta alle ricadute. Contro l’Ajax, Chivu non ha sbagliato nulla (per la verità non ha commesso particolari errori neppure contro la Juventus). A partire da alcune scelte individuali. Sommer secondo alcuni non avrebbe dovuto giocare, ma poi con una parata decisiva in particolare, ha indirizzato il match sul giusto binario; de Vrij, che ha giocato al posto di Acerbi, è stato forse il migliore in campo. Sicuramente la partita non è stata tatticamente “difficile”, sotto certi aspetti: i lancieri hanno giocato “aperti”, accettando gli scontri in campo aperto e noi non siamo stati inferiori tecnicamente, contro una squadra che per tradizione sforna giocatori che danno del tu al pallone, e superiori in alcuni elementi sul piano e della corsa. Dominante la prestazione di Marcus Thuram, incontenibile: due goal e un rigore guadagnato, ma negato ingiustamente, parlano da soli. Elargisce una grande sensazione di strapotenza. Esordio in Champions League positivo per Pio Esposito: lotta, difende la palla con personalità e fa salire la squadra.

Adesso si fa dura: Inter – Bologna 2-2

Sgombriamo subito il campo dal discorso arbitraggio. Pairetto ha infierito contro l'Inter scientemente e ha determinato, con una direzione provocatoria, il risultato finale. Tutto questo è vero e fa arrabbiare… Ma un'Inter normale avrebbe vinto largamente anche contro i dodici avversari. Non è colpa di Pairetto se i nostri sono apparsi sin dall'inizio poco brillanti e nel secondo tempo sono calati vistosamente. Abbiamo sbagliato qualche facile occasione, ma abbiamo pur sempre segnato due reti: non è lì il problema, a mio avviso. Il problema è aver preso due gol in casa, da una squadra buona ma non eccezionale. Due gol presi nello stesso modo, con la difesa che si schiaccia, centrocampisti e attaccanti che tardano a chiudere, avversari lasciati liberi di concludere da fuori (già c'era stato l'avvertimento di una grande parata di Sommer, sempre su tiro da fuori prima dei gol). Nei (pochi) risultati insoddisfacenti dell'Inter in questa stagione c'è sempre questa costante: squadra che non ha più energie per attuare il pressing alto, che si appiattisce sulla linea di difensori, lasciando troppa libertà di conclusione da fuori per i centrocampisti avversari. Una tendenza negativa accentuata qui dall'assenza di due giocatori mostruosi nel vedere in anticipo il gioco e quindi nel posizionarsi tempestivamente davanti alla difesa come Calhanoglu e Mkhitaryan. La squadra non è apparsa in difficoltà tanto sul piano fisico, come dimostrano anche i dati, quanto invece affaticata mentalmente. Minor concentrazione, movimenti ritardati, riflessi più lenti del solito. Ormai la partita è alle spalle: adesso la questione preoccupante è come affronteremo domenica l'Empoli e poi la serie di partite che si susseguiranno ogni 2-3 giorni. Se vedremo la stessa Inter, quali che siano gli uomini schierati, le prospettive rischiano seriamente di non essere all'altezza delle nostre attese e ancor più di coloro che non hanno sborsato i soldi per i rinforzi indispensabili.

Un finale di stagione appassionante (dalla prima squadra ai giovani)

Non ci sono dubbi: è un finale di stagione appassionante. Non solo per la prima squadra, ma pure per i giovani (e nel post ci sono considerazioni sul settore giovanile che sono molto positive e ci dicono che il materiale su cui lavorare non manca, anzi). Dal 19 aprile al 24 maggio l'Inter ha giocato dieci partite tra coppe e campionato. Una ogni 3,5 giorni. Ne ha vinte otto, pareggiata una (3-3 con il Benfica), ne ha persa una (a Napoli). In questo ciclo di parte abbiamo disputato: quarto, semifinale e finale di Coppa Italia e due semifinali di Champions League. Abbiamo affrontato (tra le altre): Benfica, Juventus, Lazio, Roma, Milan, Napoli. Una catena di partite e di risultati che dobbiamo considerare positivamente e che devono essere oggetto di riflessioni e di valutazioni, tanto quanto lo deve essere l'altra catena, più diluita nel tempo, che si riferisce alle sconfitte in campionato: ad oggi ben 12 su 36 partite, una ogni tre esattamente. È questo il punto di partenza di questo post che guarda prima di tutto - non potrebbe essere altrimenti - alle prossime tre partite, ma che non può anche non guardare al futuro e qui, oltre che rimandare alla lettura del post, sottolineo due frasi di Luciano che penso condividano tutti i tifosi nerazzurri, cioè: 1. "Di queste tre partite, quella che ovviamente vincerei con più gioia è la finale di Champions League"; 2. "Quella che non vorrei perdere, assolutamente, è la prossima, contro l'Atalanta". Ci aspettano 15 giorni di fuoco insomma, che sono tanto decisivi per la stagione quanto per il futuro prossimo. Ogni valutazione espressa, sicuramente rilevante e che va fatta nella costruzione della rosa della prossima stagione (dove non si potrà "sbagliare" l'innesto necessario di 3-4 componenti), viene dopo il problema fondamentale: trovare le energie fisiche e dare il massimo perché nelle tre partite che restano "chi non dà tutto non dà niente". Forza Inter!

Grande Inter e ottime giovanili: ora speriamo nella continuità

Weekend intenso e ricco di soddisfazioni per chi tifa i nostri colori. Naturalmente la soddisfazione maggiore è venuta dalla prestazione e dal risultato ottenuto dalla prima squadra: abbiamo battuto la Lazio concorrente diretta per un posto in Champions League e l'abbiamo battuta in rimonta (cosa che non si addice alle nostre caratteristiche tecniche...) e giocando un gran calcio. Abbiamo mostrato una superiorità netta: di condizione, di gioco, di pericolosità. Questo nonostante la situazione di svantaggio creatasi. Quando tutti i giocatori sono al top, infatti, e le scelte complessive di rotazione si rivelano azzeccate - per quanto possibile - abbiamo pochi rivali. Ma il campionato italiano non sarà forse il più bello del mondo, ma è sicuramente il più complicato. Cali di concentrazione e di forma fisica dicono che nulla è scontato da qui alla fine e è evidente che non vincere a Verona nel prossimo turno vanificherebbe quanto si è fatto a Empoli e contro la Lazio. Tre giorni dopo ci sarà la trasferta di Roma. Qualche annotazione sulle giovanili, a parte le considerazioni sulle sfide di Under 19 (due a zero contro l'Udinese), Under 17 (quattro a uno contro il Cesena) e Under 16 (tre a zero contro il Brescia), dove - se si eccettua in parte il campionato Primavera - si assiste in Italia a un netto miglioramento. Negli allievi e nei giovanissimi quasi tutte le squadre sanno giocare a calcio nel senso moderno del termine: quando hanno il possesso, se non è possibile la ripartenza verticale, si alzano compatte per sostenere l'azione e per iniziare il pressing alto in caso di perdita di palla; tutte le squadre sono pronte a ritirarsi nella propria metà campo, punte comprese, quando costruiscono gli avversari; tutte giocano strette e corte e il livello tecnico medio è cresciuto in questi anni. Una ultima piccola nota per quello che ci rigurda: a vedere Inter - Brescia Under 16, accanto a Samaden, c'era Tarantino, la cui nomina a nuovo responsabile del settore giovanile a questo punto sembra quasi ufficiale.

Inter – Juve 0-1: a pallamano sei meglio tu…

La premessa è che Inter - Juventus, in quanto partita di calcio, è finita 0-0. Nel supplemento di pallamano, poi, ha invece prevalso la Juve, con ben tre assist di mano nella stessa azione decisiva. Detto questo - non c'è controprova - resta il sospetto che senza le assenze la partita avrebbe potuto avere esiti diversi. Ma nel post ci si sofferma più che tutto sul tentativo di comprendere le cause recenti e meno recenti di un declino che in due anni ci ha portato da dominatori a comprimari. La squadra attuale da tempo non ha continuità di prestazioni e risultati; non è in grado di attaccare le difese schierate e per sopperrire a questo limite deve attaccare con molti uomini, perdendo quasi inevitabilmente le distanze tra i reparti e offrendosi alle ripartenze altrui in spazi ampi; i centrocampisti sono tutti di qualità e non di forza e non riescono a fare il doppio lavoro con continuità. Indicare un responsabile unico non è possibile, ne parliamo ampiamente nel post, le responsabilità sono condivise da tutti, ma non ci sono dubbi sul fatto che senza un cambio di proprietà e/o se non si arresta la necessità di rientrare finanziariamente sarà difficile cambiare le cose. Considerazioni simili vengono espresse per il settore giovanile dove il rischio di una perdità di competitviità rispetto ad altre squadre a livello nazionale è reale ed è necessario tornare a investire, così come a cambiare approccio per quella che è la rivalutazione a livello di importanza mediatica e di richiamo del pubblico. In dettaglio si analizzano poi il pari della Primavera contro la Roma e il derby Under 16.

Grazie Roberto Samaden: la fine di un’epoca storica

Chi segue questo blog lo sa benissimo: particolare attenzione, storicamente, è sempre stata dedicata al settore giovanile. Probabilmente (sicuramente) nessuno come Luciano Da Vite ha raccontato con passione e competenza sul web le vicende che hanno riguardato - e che riguardano - il nostro settore giovanile. È inevitabile, pertanto, che una notizia così importante, come la rinuncia di Roberto Samaden, storico dirigente del nostro settore giovanile ("il dirigente del settore giovanile italiano più prestigioso della storia"), che lascia la sua carica dopo tantissimi anni in società vissuti da professionista ma anche da interista, meriti tutta la nostra attenzione. Il post ci racconta "brevemente" (ma lo dico perché so che Luciano ci potrebbe raccontare tantissime altre cose su tutti questi anni che hanno visto il nome di Samaden abbinato ai nostri colori, l'excursus che lo ha portato, da allenatore negli esordienti sotto la guida del responsabile "Màgia" Mereghetti ("Magia" con l’accento sulla a perché in milanese significa "macchia" soprannome affibbiatogli quando giocava nell’Inter poi nell’Udinese e nell’Atalanta perché aveva una macchia di capelli già bianchi) al ruolo di dirigente responsabile delle giovanili. Dal giorno del suo insediamento, l'Inter è sempre stata la principale pretendente al titolo nazionale, in tutte le categorie giovanili. Sotto la guida di Robert Samaden le giovanili dell'Inter hanno disputato ben 22 finali scudetto, vincendone 16 (in più hanno vinto: una Next Generation europea, tre edizioni del Viareggio, una Coppa Italia Primavera, cinque Supercoppe). Non sappiamo chi gli succederà nel ruolo (probabile che si proceda per linee interne...) ma siamo davanti a quello che si prospetta come un cambiamento radicale che purtroppo non può prescinere dalla carenza di fondi oramai in atto da tempo. Nel post ne parliamo ampiamente oltre a dedicare spazio alla gara di campionato della prima squadra contro il Lecce e poi a tre partite delle giovanili: Inter - Lecce Primavera; Inter - Spal Under 16; Inter - Parma Under 18.

I sogni sono l’essenza del calcio, le illusioni la droga dei tifosi: Monza – Inter 2-2

Se i sogni sono l'essenza del calcio, le illusioni sono la droga dei tifosi. Contro il formidabile attacco napoletano, abbiamo lasciato un solo tiro in porta. La concentrazione, la freschezza, lo spirito di sacrificio, la saggezza tattica erano nettamente oltre la soglia media dei singoli giocatori. Una condizione del tutto eccezionale che però non può essere la norma. Contro una squadra meno forte del Napoli, affrontata con grande determinazione dopo un impegno estenuante, il rendimento "normale" non è bastato a evitare di prendere due goal. Sicuramente come sempre nel campionato italiano, hanno contato gli episodi. Ma una squadra forte e al top non lascia che siano gli errori a decidere una partita come questa. Purtroppo dopo avere visto l'Inter partire da zero per alcuni anni dopo il triplete ed averla vista crescere fino ad arrivare al successo, adesso la vediamo calare inesorabilmente. Un processo che va evidentemente avanti sin dalla prima parte dello scorso campionato. Purtroppo non possiamo permetterci integrazioni importanti, non abbiamo soldi da investire e l'impoverimento tecnico è evidente. La delusione è comprensibile, ma con la situazione data e per quelli che sono stati i risultati ottenuti finora (facciamo riferimento a questi ultimi due campionati) parlare di fallimento da parte della dirigenza è sicuramente un giudizio troppo negativo e che non si può considerare come dato sulla base di valutazioni oggettive. Spazio nel post anche alla Primavera di Christian Chivu che ha vinto in trasferta contro l'Empoli. Una gara che in una situazione pericolosa come quella dei nostri ragazzi, ha di positivo il risultato e ben poco d'altro. Salvo rare eccezioni, il livello tecnico della squadra è veramente modesto e per provare a vincere dobbiamo giocare da "provinciale" (come si diceva un tempo) e sperare nella giocata individuale di qualcuno dei rari giocatori di qualità. Raccogliamo il dato positivo della vittoria, ma sta di fatto che la classifica, migliorata ma ancora molto difficile, parla chiaro in proposito.

L’ultima giornata del grande calcio

Ultima giornata del grande calcio e forse ultimo post per quello che riguarda l'anno 2022. Vedremo. In ogni caso ultima giornata del grande calcio, perché adesso per più di un mese restano solo noiose partite delle nazionali, senza la nostra Inter. I Campionati Mondiali in Qatar "spaccano" in due parti il campionato con una seconda fase che si giocherà dopo un Mondiale che restituirà parecchi giocatori pesantemente "provati". In ogni caso al termine della prima fase il nostro campionato comincia ad assumere un volto credibile. Il Napoli è la principale candidata alla vittoria finale nella corsa al titolo (salvo un crollo imprevisto e imprevedibile) e con Milan e Juventus costituisce un terzetto di squadre che sembrano decisamente migliori della nostra Inter, della Lazio, della Roma, dell'Atalanta. La partita di Bergamo, ne parliamo nel post, ha confermato alcuni aspetti negativi della nostra squadra che hanno condizionato il nostro cammino fino a questo momento. Questo al di là del buon risultato ottenuto. Dobbiamo crederci in ogni caso e puntare a fare il massimo nella seconda parte del campionato, consapevoli che saranno determinanti tutta una serie di "variabili" e che per puntare almeno al secondo posto, dovrebbe andarci tutto bene, a partire dalle condizioni di Lukaku e di ritrovare i migliori Brozo, Bastoni e de Vrij e - magari - di intervenire in qualche maniera sul mercato. Di fatto, comunque, fine settimana molto intenso per chi tifa la nostra squadra a tutti i livelli. Nel post si dedica ampio spazio alle nostre selezioni giovanili, nell'ordine: Under 16, Under 18, Under 19 e Under 15. Buona lettura.