Con un Tucu di classe, anzi due: Hellas Verona – Inter 1-3

Joaquin Correa. Il Tucu, al suo esordio in maglia nerazzurra, è stato subito decisivo, andando a segno due volte contro l’Hellas Verona.

Due partite, di quelle che i faciloni definiscono non impossibili e 6 punti, con 7 gol fatti e 1 subito.

Se si guardano le cose solo da lontano la situazione sembra davvero entusiasmante.

Da vicino, mi spiace, ma la realtà appare più complessa.

Contro il Genoa  non ci sono stati problemi, ma mi è sembrato giusto sottolineare due particolarità:

  • La modesta opposizione fornita dai rossoblu che si sono mostrati una squadra ancora in costruzione come organico (cfr. Gli acquisti di peso realizzati nell’ultima settimana) dal punto di vista tattico e del sistema di gioco più efficace;
  • Le sfasature evidenziate dai nostri nella transizione difensiva, pur contro una squadra poco attrezzata a livello di punte.

Verona è stata una partita completamente diversa e si sapeva.

In fondo è questo il bello del campionato italiano: ogni domenica le problematiche da affrontare cambiano radicalmente e, piaccia o non piaccia, l’esasperato tatticismo imperante pone ogni volta problemi nuovi da affrontare anche a chi è teoricamente superiore.

Se  continuiamo  a guardare da lontano, resta anche di questa partita il risultato positivo, scaturito però sostanzialmente da una serie di episodi che ne hanno scandito le svolte:

  • L’errore di Handa che ha portato i gialloblu in vantaggio,
  • L’incredibile pareggio di Lauti, trovatosi solissimo al centro dell’area dopo una rimessa laterale spizzata,
  • Il rigore negato a Lauti su una delle poche ripartenze efficaci dei nostri,
  • La verticalizzazione efficace di Vidal, la corsa puntigliosa di Darmian e il cross. Lo stacco imperioso del Tucu (primo gol di testa in Italia, non una specialità della casa…),
  • La totale solitudine in cui ancora il Tucu viene pescato da Barella, nei minuti di recupero e la grande conclusione vincente dell’argentino che ha il tempo di aggiustarsi la palla, girarsi e concludere.

In realtà l’unico episodio, fortuito (si fa per dire, temo che sarà una regola), è quello del rigore negato.

Negli altri casi ci sono state indiscutibilmente colpe (dei difendenti) e meriti (degli attaccanti).

Ma queste non bastano a spiegare situazioni che si sono verificate in conseguenza delle scelte di gioco delle due squadre, scelte che hanno favorito e reso possibili sia gli errori sia le buone giocate individuali  (il pallonetto di Ilic, le belle conclusioni di Correa soprattutto).

Poi esamineremo le altre questioni e situazioni, ma  le scelte in questo caso fondamentali, nel bene e nel male e come dire, reciprocamente influenti, mi sono sembrate due.

  • La scelta di Inzaghi di giocare sempre la palla dal basso, dal portiere (scelta per altro obbligata, quando non hai più Lukaku, non hai più un contropiedista come Hakimi e hai un Lauti non al top),
  • La scelta di Di Francesco di pressare alto, accettando l’uno contro uno teorico (contando sulla furia agonistica che permette aggressioni e ‘ritorni’) giocando però con un finto nueve che marcava la fonte del nostro gioco (Brozo), infilando centralmente soprattutto Ilic tra le linee e costringendo de Vrji a uscire o a temporeggiare.

Giocando in questo modo il Verona ci metteva in difficoltà a sviluppare il nostro gioco, perché

  • I difensori, pressati, non avevano agio di impostare la manovra con calma e lucidità,
  • I centrocampisti dovevano giocare palla in spazi ristretti (numerosi sono stati gli errori di ‘appoggio’),
  • Le punte non avevano le caratteristiche per dare (e suggerire) profondità, tanto è vero che in questo esercizio il più insidioso per un lungo periodo è stato Perisic.

Questo sistema di gioco veronese però aveva, come tutti,  i suoi lati negativi, i punti deboli:

  • Chiedeva a tutti un enorme sforzo atletico, difficile da sostenere alla distanza,
  • Comportava una perdita di lucidità col trascorrere dei minuti
  • Esponeva ai rischi di vari uno contro uno quando le squadre si sarebbero allungate e i rientri sarebbero stati meno tempestivi.

E l’uno contro uno, con avversari più forti tecnicamente, è un comportamento molto rischioso.

Quello che è successo poteva non accadere, in tutto o in parte, ma solo apparentemente è stato un caso.

Frutto delle scelte delle due squadre è stato l’errore di Handa.

Nessuna giustificazione, ovviamente, ma ad Handa anche i detrattori avevano riconosciuto l’abilità con i piedi: lo zio Bergomi lo aveva addirittura segnalato nel pre partita.

Handa ha sbagliato perché si può sbagliare, ma soprattutto perché non aveva punti di appoggio agevoli, a causa del pressing alto dei veronesi.

Dopo l’errore, il nostro portiere ha preso a lanciare lungo, per timore di ripetere la frittata, ma la palla veniva sempre presa dai veronesi (soprattutto Dzeko veniva sempre anticipato dal suo marcatore), che ripartivano.

Tanto è vero che Inzaghi ha dovuto rincuorare Handa e invitarlo a continuare a costruire dal basso, per non regalare loro la palla.

Subìto il gol e per tutto il resto del primo tempo i nostri soffocati dal loro pressing  e dalla giornata non eccezionale dei centrocampisti (in parte determinata proprio dal pressing avversario) non riuscivano mai ad innescare le punte, le quali per altro quasi non esistevano, perché Dzeko ama rientrare a dirigere e poi non ha lo spunto di… Lukaku per andarsene e Lauti per quel tipo di gioco avrebbe bisogno di uno che gli facesse da sponda davanti.

Alla fine del primo tempo ero veramente depresso perché non vedevo, nella situazione, sbocchi possibili.

In quel contesto infatti l’impotenza dei nostri sembrava evidente.

A differenza che nella partita col Genoa, l’unica… consolazione mi veniva dalla transizione difensiva che mi sembrava solidissima.

In pratica il Verona poteva segnare solo… su errore del portiere nell’appoggio, perché il suo sistema di gioco senza una punta centrale e con due punte esterne letteralmente ‘divorate’ da Skriniar e Bastoni non poteva crearci pericoli (e infatti se non ricordo male oltre al gol non hanno fatto un tiro).

Però occorreva una svolta per cambiare l’inerzia della partita con loro che soffocavano le nostre offensive, non riuscivano a essere pericolosi, ma questo, considerato il vantaggio non li… turbava.

La svolta poteva venire da un qualche cedimento atletico o di concentrazione individuale o da una giocata di un nostro campione.

Invece per nostra fortuna è venuta subito, al primo minuto del secondo tempo, in una situazione, questa sì casuale, sulla rimessa laterale di Perisic, spizzata da qualcuno e arrivata a Lauti solo davanti al portiere

Ho detto casuale perché non mi sento di attribuirla al sistema di gioco: non credo che la stanchezza o i riflessi provati siano la causa per cui il marcatore di Lauti se l’è perso in quella occasione, su una palla giocata da fermo, al primo minuto di gioco dopo l’intervallo.

Fatto sta che due eventi in parte casuali hanno cambiato completamente il volto della partita: prima l’hanno consegnata ai veronesi, poi l’hanno riaperta.

È evidente infatti la differenza tattica e psicologica per i veneti tra il giocare il secondo tempo a difendere un vantaggio e il dover cercare, dopo le fatiche della prima frazione, di giocarsela ancora in campo aperto.

Anche perché, e qui ha ragione Di Francesco, i nostri cambi possibili avevano ovviamente un altro spessore rispetto ai loro.

C’è stato così un periodo di nostra supremazia, con una certa pericolosità, segnato tra l’altro dal mancato rigore su Lauti.

Ma dopo un quarto d’ora, a conferma della giornata non eccezionale di alcuni, la capacità offensiva si è attenuata visibilmente.

Lì è intervenuto Inzaghi, con cambi azzeccati e, bisogna riconoscerlo, anche un pochino fortunati (non è un demerito, anzi: io preferisco un mister con un po’ di fortuna – studiata – piuttosto che uno  sfigato).

E lì sono accaduti gli episodi… da tre punti, perché Dimarco ha dato nuova spinta subentrando a un buonissimo Perisic, Vidal ha sostituito uno spento Brozo e soprattutto Correa ha rilevato Lauti, sfinito anche per l’incompleta preparazione.

Il colpo di grazia l’hanno dato poi gli ingressi di Sensi e Vecino, ma lì la… tortilla a quel punto era già stata preparata ed era risultata molto gustosa

Dunque i gol sono venuti tutti per clamorose manchevolezze difensive, ma non ci sarebbero stati senza la qualità straordinaria dei vari interpreti.

Perché loro hanno pressato con i tempi giusti, tutti insieme e poi la qualità di Ilic gli ha permesso il delizioso colpo sotto.

Loro hanno commesso gravi errori difensivi (e non è un caso, se hanno subito 6 gol in tre partite), ma Lauti si è fatto trovar pronto e  poi Vidal, Darmian, Barella e soprattutto il Tucu si sono resi protagonisti di giocate straordinarie.

Distinguerei queste fasi del match:

  1. I primi 15’ nei quali forse loro erano timorosi e noi senza strafare sembravamo padroni del gioco.

    In questa fase c’è stata una sola vera palla gol, di lauti che dopo un rimpallo in area ha scaricato fulmineo a rete da posizione piuttosto angolata, trovando Montipò pronto alla parata.
  2. La seconda parte va dal gol del Verona sino alla fine del tempo e in questo periodo a mio avviso sono emersi i nostri limiti anche potenziali.

    Intendiamoci, il Verona costruisce una sola occasione in ripartenza, con Zaccagni per Barak e da questi a  Cancellieri che sbaglia la conclusione da buona posizione. Tuttavia averli contenuti non poteva bastare, visto lo svantaggio: al contrario nella costruzione e quindi nella conclusione noi siamo stati del tutto inefficaci.

    In mezz’ora si registra solo il gol di Lauti giustamente annullato per fallo su Montipò. La squadra evidenzia una mancanza di potenza, di profondità e anche notevole difficoltà nel costruire l’azione, incalzata dalla pressione di massa degli scaligeri Il gol abbastanza fortuito di inizio ripresa cambia anche psicologicamente, oltre che tatticamente la situazione.

    Fino a 10-15 dal termine il Verona si vede solo con una deviazione di Faraoni su corner, che attraversa tutta la luce della porta.

    Noi ci crediamo e attacchiamo in forze (numericamente) ma stentiamo ancora a costruire occasioni limpide, anche se il ritmo degli scaligeri comincia a calare.
  • Al 55’ Lauti al volo spedisce fuori una palla tutt’altro che facile
  • Al 58’ l’episodio del rigore negato
  • Al 69’ una progressione di Bastoni che arriva al tiro sul quale Montipò si esibisce in una bella parata. Quella di ‘Basto’ però è un’iniziativa isolata e personale,  che conferma indirettamente la difficoltà di costruire gioco con manovre collettive

L’ultima fase, dopo l’ingresso di Vidal, Dimarco e Correa ci vede più incisivi sino alla realizzazione delle due reti, anche se fra il primo e il secondo gol del Tucu loro hanno ancora una palla buona per pareggiare. Ancora con una pericolosa deviazione di testa su corner che non trova nessuno pronto alla deviazione vincente.

L’abbiamo portata a casa e questo conta, ma secondo me sono emersi, insieme a note positive, anche alcuni motivi di preoccupazione che sarebbe sbagliato sottovalutare.

Le note positive sono la tenuta difensiva, le buone prove degli esterni la vena che sembra ritrovata di Vidal (e speriamo di Sensi e Vecino), la sicurezza di Dimarco, la conferma delle qualità di un Lauti ancora non al top ma già ispirato, l’imprevedibile prestazione goleadoristica del Tucu e forse la condizione che può migliorare.

La principale nota negativa secondo me è la difficoltà dei nostri centrocampisti di imporsi su avversari assatanati (per Barella dovrebbe essere un caso, ma Brozo e soprattutto Calha se non c’è un grande movimento di smarcamento di tutti i compagni (per andare incontro alla palla ma anche per dettare la profondità) non riescono a fare la differenza.

La seconda preoccupazione è proprio la mancanza di penetrazione, perché Dzeko preferisce ‘uscire’ a giocare e poi non ha più la progressione per ripresentarsi in area e Lauti da solo viene più  facilmente bloccato.

A centrocampo potremmo avere delle carte per modificare all’occorrenza una situazione di difficoltà, mentre in avanti, anche sperando che Correa si ripeta, potrebbe mancare il centravanti boa, di potenza, capace di segnare e di liberare al tiro i compagni in arrivo.

Secondo me con Correa in rosa al posto di Sanchez e un simil Zapata, saremmo molto più tranquilli.

Il campionato italiano non è una gara sui 100 metri, ma una maratona dove la potenza (forza + corsa) ovviamente accompagnata da una decente dose di qualità, alla lunga è determinante .

L’Inter potrebbe essere in molte situazioni più bella di quella dello scorso anno.

Il dubbio, secondo me lecito, è se sarà anche almeno altrettanto concreta e continua.

Credo che le STATISTICHE ci offriranno il quadro, solo parzialmente realistico, di una partita dominata.

  • Parzialmente perché a 10 dalla fine il risultato era in parità,
  • e sia il loro che il nostro gol erano scaturiti da situazioni anomale.

Ma vediamo cosa è accaduto sotto questo profilo (dei numeri statistici, appunto).

A livello di possesso palla un po’ meglio noi (55% a 45%), ma sappiamo che questo dato conta poco, se non per gli esteti.

Poi arrivano dati travolgenti a nostro favore…

Zero parate di Handa proprio zero, (è…credo sia record assoluto), contro 5 di Montipò, di cui 2 decisive

I tiri sono stati 15 a 4 per noi (ovviamente i loro 4 sono stati il gol e tre tiri fuori)

I tiri nella luce della porta da area sono stati 5 a 1, le occasioni da gol 6 a 2 per noi

Sostanziale equilibrio nei falli fatti

Molto meglio noi come numero di passaggi, ma la percentuale di passaggi riusciti è calata vistosamente (dal 91 all’80) rispetto alla partita col Genoa.

Molto più numerose le palle recuperate da loro (48 a 29)

Noi abbiamo attaccato meno a destra (solo il 22%), loro quasi mai centralmente (conseguenza secondo me dello schema senza prima punta).

Correa Lauti e Vidal primi per numero di conclusioni (2), davanti a… Ilic (1, il gol)

Le occasioni sono capitate a Lauti (3), Cirrea (2 percentuale di realizzazione…. buona).

Per loro il gol di Ilic e un’occasione per Cancellieri.

Un assist a testa per Barella e Darmian

Dal punto di vista quantitativo (recuperi, palle giocate, km percorsi) domina Barella, mentre Vecino ha tenuto la più elevata velocità media e Lazovic è stato il migliore allo sprint, (33,47) davanti a Darmian (33,03)

Molto bene anche Gunter che a me è piaciuto molto perché ha quasi sempre dominato Dzeko.

Infine a livello di squadra abbiamo percorso un km più di loro a una velocità media leggermente superiore (6,8 contro 6,6).

Le pagelle

Handa:

4,5 senza il passaggio sbagliato avrebbe preso sv. Giornata di riposo assoluto.

Skriniar:

7- dalla sua parte agivano i più pericolosi tra gli scaligeri. Con la collaborazione di Darmian non ha lasciato loro nulla. Colonna.

de Vrji:

6.5 domina il centro area dove però… non si presenta nessuno. Forse poteva alzarsi di più, ma vito l’esito finale va bene così.

Bastoni:

7  dalla sua parte il ragazzino Cancellieri non la vede mai. L’unica occasione quando si sposta al centro. L’ex romanista viene sostituito ma il suo sostituto non fa meglio. ‘Basto’ invece prova anche a spingere

Darmian:

7-  prezioso. Chiude un paio di diagonali con grande successo, si fa sempre trovare pronto e propositivo, anche se poco sollecitato in fase offensiva. Crede a una palla lunga e mette il cross del 2-1.

Barella:

7- non è ancora il miglior Barella, ma lotta, corre si batte, si impone alla distanza e consegna al Tucu la palla del 3-1. In una giornata non felice per il centrocampo, lui non tradisce.

Brozovic:

6 non una grande giornata ma non solo per sue responsabilità. Braccato dagli scaligeri che vogliono spegnere la fonte  del gioco interista, non vede compagni che si smarcano per offrirsi al passaggio. Sbaglia qualche tocco di troppo. Secondo Simone, ha stretto i denti, giocando con un problema fisico

Calhanoglu:

5.5 quando il gioco si fa duro lui non riesce più a dispiegare tutte le sue qualità. Praticamente non pervenuto in fase di sostegno, almeno si batte per contenere gli avversari.

Perisic:

7  ancora uno dei migliori. Perfetto nel ruolo di tornante, recupera e spinge. L’unico attaccante che aggredisce  la profondità e quando lo servono lui arriva sempre al cross, di destro o di sinistro. È in un buon momento e speriamo che continui.

 Lautaro:

7- con tre giorni di allenamento nelle gambe fa il massimo. Fin quando è in campo, l’attacco dell’Inter è lui, perché Dzeko lavora lontano dall’area. Almeno in trasferta avrà sicuramente bisogno di aiuto davanti.

Dzeko:

5.5 resta un giocatore importante per la personalità e le qualità tecniche, ma se gioca troppo lontano dall’area  o i centrocampisti e gli esterni (con i tagli) si inseriscono o lascia l’altra punta troppo isolata. Non ha più il passo per la progressione da lontano e soffre molto la marcatura di Gunter che lo anticipa anche sulle palle alte.

Vidal:

7 sostituisce Brozo e rivitalizza la squadra. E’ un centrocampista incursore, mentre utilizzato dietro fa paura… ai nostri. Ma in due spezzoni di partita dimostra che può essere una carta molto importante per Inzaghi.

Dimarco:

6/7 entra bene, con determinazione e con forza, confermando una crescita costante. Il piede non si discute  e anche lui potrà rivelarsi prezioso.

Correa:

9 diciannove minuti e due gol spettacolosi oltre a tanta voglia e iniziativa. Di più non si può chiedere a nessuno. Il difficile viene adesso perché deve confermarsi, soprattutto nelle doti realizzative.

Vecino:

6+ sei minuti al posto di Calha. Sembra aver ritrovato salute e condizione. Prezioso nel finale concitato, potrà esserlo se troverà continuità, nel corso della stagione.

Sensi:

6 di stima. Difficile valutare una prestazione di sei minuti. Però, sarà un caso ma anche senza una partecipazione diretta, andiamo al terzo gol dopo il suo ingresso.

All. S. Inzaghi:

7 quando i cambi decidono una partita si dà un grande merito al mister anche se bisogna ricordare che i suoi cambi erano in teoria di livello (pur se spesso in passato alcuni non avevano mantenuto le aspettative). Secondo me ha ancora tanto da lavorare e alcuni problemi da risolvere. Per fortuna a parte la punta di peso, ha buone varianti in tutti i ruoli.

Luciano Da Vite

149 pensieri riguardo “Con un Tucu di classe, anzi due: Hellas Verona – Inter 1-3

  1. Ormai non mi sorprendo nemmeno più….forse non vi ricordate i gol che incassavamo all’inizio dello scorso campionato e forse non vi ricordate nemmeno le polemiche sui mancati cambi di Conte. Oggi ho sentito uno storico giornalista/opinionista di fede nerazzurra criticare Inzaghi per il cambio Brozo-Vidal e soprattutto per aver fatto l’ultimo cambio disponibile con Sensi. Questa dei cambi i più o meno indovinati la ritengo una delle tante sciocchezze che servono solo a riempire i tempi delle trasmissioni o le pagine dei giornali ; intendiamoci un conto è la capacità di un allenatore di leggere la partita e modificare con i cambi l’assetto della squadra o cmque cercare di rimediare a situazioni di difficoltà,altra cosa è esaltare eccessivamente l’allenatore per aver messo in campo un giocatore che segna poi un gol o criticarlo per aver inserito un giocatore che si infortuna o che non entra in partita.

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    1. Ciao tumarco, il tema dei cambi l’ho sollevato io. Dici bene con leggere la partita e rimediare, attraverso sostituzioni, a momenti di difficoltà. Il problema, per me, è che noi stavamo dominando la samp: tre palle gol nitide, eravamo in controllo totale. Il vortice isterico dei cambi (5 in 10 minuti) ha stravolto mezza squadra chem sarà un caso, dopo non ha più tirato in porta. Infortunio di Sensi è sfortuna ma anche in questo caso il rischio con 30 minuti davanti te lo sei portato in casa.
      Io ricordo Inzaghi fare cambi assurdi, e ricevere guste critiche, con il bilan nel match di san siro (rimonti e togli immobile e savic che escono con facce stranite), con noi (Parolo in difesa su Lukaku): ecco, temo Inzaghi sia ancora propenso a reggere tensione e si faccia un po’ travolgere dal momento. Spero migliori perchè nostri obiettivi sono diversi da quelli della Lazio dove proliferavano i 3a3 e non esistevano gli 1a0. Ma sono ahimè questi ultimi che ti fanno andare avanti in campionato

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      1. Roberto, per quanto riguarda la partita di ieri , purtroppo quando fallisci tre occasioni colossali come le nostre,tutto il resto passa in secondo ordine. A Verona ,Inzaghi aveva fatto cambi centrati , ieri forse meno indovinati,ma spesso entra in gioco anche la variabile fortuna o se preferisci ,la” giornata storta “. Senza conoscere le motivazioni , Brozo lo avrei cambiato anch’io ..non è in un periodo di forma ed era stato ammonito….sulle altre bisogna considerare gli impegni delle nazionali e giudicare le condizioni dei vari giocatori. Comunque ..mi hai fatto ricordare i cambi contro il Milan che avevano sorpreso anche me al momento,spero non sia un indizio negativo …:)

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  2. verona inter
    fallo su lautaro in area. l’arbitro non vede e valuta regolare. il var non può intervenire (cit )

    milan lazio
    fallo di immobile su kessie. l’arbitro vede e giudica regolare . interviene il var e da rigore (giustissimo)

    non capisco

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  3. A questa domanda , da quando esiste questo Blog, ho sempre risposto che per noi le regole sono differenti dal regolamento. In caso di dubbio sempre contro l’INTER . 🐍💙🖤

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