Il ritorno dei giganti: Inter – Milan 4-2

Non mi esaltavo così tanto per una partita di calcio dei nostri ragazzi da tempi che definirei come “innominabili” (non si possono fare confronti infatti con una squadra che è nella storia del calcio come l’Inter del “triplete” e questo non vale solo per noi, ma pure per qualcuno che da anni cerca faticosamente e inutilmente di provarci).

Questo non significa che questo derby sia stata la nostra migliore partita, sotto tutti gli aspetti, degli ultimi anni, ma è probabilmente la vittoria più importante e non solo per quello che riguada la classifica e il primo posto (a metà febbraio) ma per la dimostrazione prepotente di forza che ha dato la squadra, dopo che al termine dei primi 45′ eravamo in svantaggio per due reti a zero.

Quando ha segnato Lukaku, quando la partita si poteva considerare oramai conclusa, sono saltato in maniera incontrollata dal divano per esultare.

Poi certo, anche dopo il terzo goal, il Milan appariva alle corde e incapace di reagire e la partita in verità aveva preso una certa piega sin dal goal di Brozo, si è capito subito che il vento era cambiato.

Ma il quarto goal è stato liberatorio e non a caso lo ha messo a segno il giocatore che più di tutti gli altri, rappresenta la forza di questa squadra e ne è diventato il principale punto di riferimento.

Senza nulla togliere agli altri, ieri anche ci sono stati diversi giocatori che sono stati grandi protagonisti della gara, Romelu Lukaku ha avuto un impatto devastante su questa Inter (come il suo allenatore del resto…) e anche ieri, una volta che la squadra è uscita dall’empasse dei primi quarantacinque minuti di gioco, è stato determinante come in questo momento riescono a essere pochi altri attaccanti in circolazione. Almeno nel nostro campionato.

Inevitabile – più che ritornare su Icardi – fare un confronto con quello che era stato per noi a suo tempo Ibrahimovic: il belga è un giocatore completamente diverso ovviamente e il confronto non lo faccio tanto con la partita di ieri, ma su come un’Inter fortissima allora fosse comunque costruita intorno al suo centravanti e come questo ne fosse diventato il leader de facto sul campo.

Allo stesso tempo, come già sottolineato, i due sono giocatori diversi e hanno un carattere e una storia differente (oltre che differenti caratteristiche tecniche): Lukaku non è una prima donna e al contrario cerca col suo gioco di valorizzare i compagni.

Il belga ha una grande personalità e una grande forza mentale che lo rendono un vero campione e che sta dimostrando qualità al di là di ogni aspettativa. È inoltre un leader e un trascinatore.

L’exploit del suo partner di reparto (ieri assente per squalifica) Lautaro Martinez in questo senso è eloquente.

Ritornando alla partita, la nostra vittoria segna una supremazia netta sull’avversario, un Milan che non si può proprio dire che abbia giocato bene, perché una squadra che gioca bene non va sul due a zero e poi perde 4-2. I commentatori e i cosiddetti esperti sono al solito o poco competenti oppure in mala fede e non so quale delle due eventualità sia la peggiore. Poi certo basta spegnere la televisione per non sentirli parlare a vanvera ma sappiamo che porteranno ancora determinate pressioni quando le cose andranno male e continueranno come gli avvoltoi a svolazzare attorno aspettando di poterci punzecchiare alla prima occasione.

Intanto ieri, nonostante l’arbitraggio discutibile, nonostante le assenze (determinante quella di Handanovic, ma non spariamo a zero su Padelli, non se lo merita) e nonostante lo svantaggio alla fine del primo tempo, la squadra ha dato una reazione che definirei semplicemente “gigantesca”. Oggettivamente penso che nessuno avrebbe mai immaginato una forza come quella espressa dai nostri ragazzi. Ma evidentemente Antonio Conte sì, se è vero che dopo i primi quarantacinque minuti di gioco non ha ceduto alla tentazione di fare dei cambi, venendo ampiamente ripagato dalla prestazione dei suoi ragazzi.

Il primo tempo è stato sicuramente affrontato male, questo va detto. Il mister penso avesse optato per un atteggiamento attendista, strategicamente, per provare poi a stanare l’avversario sulle ripartenze, ma la squadra è apparsa timida davanti all’incedere in maniera energica e aggressiva dell’avversario, che pure in maniera fortunosa poi andava due volte a segno, complici una serie di variabili (arbitraggio, errori individuali, ma pure la bravura degli avversari, Ibra su tutti) che messe tutte assieme ci condannavano allo svantaggio e a dover compiere una vera e propria impresa nella ripresa.

Sicuramente il “gap” nel primo tempo si è sentito in particolare sugli esterni: restano secondo me un problema e specialmente a sinistra ammetto di sentirmi poco tranquillo.

Perdere Asamoah, con tutti i limiti del ghanese, è un grosso problema e se Ashley Young ha sicuramente più esperienza e un piede migliore rispetto a Biraghi, allo stesso tempo è apparso in difficoltà contro lo strapotere fisico di Castillejo e Conti. Poi come tutti ha avuto il sopravvento nella ripresa, ma il problema secondo me resta e in alcune partite potrebbe essere un fattore negativo di cui dobbiamo tenere conto.

Meglio a destra, dove Candreva ha dimostrato che se sta bene, può tenere per sessanta-settanta minuti e dove Moses secondo me “promette” (e rende) più di Young, mi sembra un acquisto azzeccato e nel cambio tra lui e Valentino Lazaro ci abbiamo sicuramente guadagnato.

Due goal sono comunque arrivati con cross dalla destra, uno a testa per Candreva e Moses, una conferma che da quel lato le cose vadano meglio… ma sappiamo anche che trovare un esterno mancino forte è difficile e che farlo nel mercato di gennaio lo è ancora di più.

Comunque questo è il primo punto dove intervenire nella prossima sessione di mercato… ma ne parleremo a suo tempo, adesso abbiamo ben altri interessi da perseguire.

Aspetto che rientri in condizione D’Ambrosio, vedremo se potrà essere secondo l’allenatore una alternativa anche a sinistra, dove comunque ha già giocato in carriera anche con questo sistema di gioco.

Il secondo tempo comunque è stato soprattutto il “riscatto” dei nostri intermedi, le due mezze ali, Vecino e Barella, due giocatori che hanno offerto un rendimento strepitoso, il primo con i suoi inserimenti (con goal), il secondo ha recuperato un mucchio di palloni e ha una forza atletica incredibile (se solo imparasse a fare goal facili…) e poi quello di Alexis Sanchez, il cui recupero è fondamentale per condurre in porto la stagione.

La prova del cileno è stata di grande impegno, intelligenza tattica e sacrificio.

Secondo me se messo a lucido può benissimo essere una alternativa anche con questo sistema di gioco, non ha la fisicità di Lukaku e l’intensità di Lautaro Martinez, ma è un giocatore scaltro, forte tecnicamente e che ha un punto nell’uno contro uno importante ancora adesso. Tatticamente è perfetto, può occupare con profitto ogni posizione nel reparto offensivo.

Poi ci sono le conferme, quella di Brozovic e quella di de Vrij, due leader autentici di questa squadra (con Lukaku, abbiamo già detto la settimana scorsa di come questi quattro costituiscano la spina dorsale di questa Inter) e rispettivamente comandanti del settore centrale del campo e della difesa. Che anche loro siano andati a segno non è stato casuale e il primo goal – quello di Brozo – mi ha in qualche maniera ricordato quello di Esteban Cambiasso in quella mitica partita contro il Chelsea dieci anni fa…

È stata comunque anche la partita in cui nel secondo tempo si sono riscattati Godin e Skriniar (che ha giocato un ottima ripresa) e in cui a centrocampo poi abbiamo cominciato a vedere che cosa sa fare Eriksen, che è subentrato a Sanchez nel finale e con la squadra che si è andata a schierare con un 4-5-1 che non credo sarà un sistema molto adottato dal mister, ma che sicuramente ne ha esaltato le caratteristiche e le qualità nel palleggio.

Poi lo abbiamo visto calciare una punizione incredibile da credo tipo trenta-quaranta metri. Donnarumma non la avrebbe mai potuta prendere, ma la palla ha centrato l’incrocio dei pali con un rimbalzo che per poco non finiva dentro.

Mancava una decina di minuti alla fine e a quel punto San Siro è letteralmente andato in visibilio, il goal finale di Lukaku è stato appunto il colpo definitivo assestato all’avversario con tanto di banderina del calcio d’angolo alzata a mo’ di trofeo dal nostro gigantesco (in tutti i sensi) centravanti.

Perdonatemi allora, lo so che mercoledì c’è una partita difficile contro il Napoli (più di quanto potrebbe apparire sulla “carta”, dato il rendimento altalenante dei partenopei in campionato, ma la rosa resta di prima scelta e dobbiamo considerare la voglia di riscatto) e che domenica giochiamo uno scontro diretto a Roma contro una Lazio che non ho esitato già da tempo a definire fortissima (e che ieri ha vinto in maniera facciamo controversa con il Parma).

Non avremo sconti e saranno sfide all’ultimo sangue, usando una espressione colorita.

Però a distanza di meno di 24 ore penso sia ancora legittimo per noi tifosi essere entusiasti e riconoscenti alla squadra per quello che hanno fatto ieri nel derby.

L’augurio è che questo entusiasmo sia “contagioso” e diffuso in tutto il gruppo dei giocatori e penso che sia così. Ovviamente non può bastare da solo per vincere, ma la storia dice anche che vincere dei derby in questa maniera poi può mettere in moto un meccanismo importante.

L’innesco questa squadra diciamo che ce lo ha già avuto da tempo, non a caso siamo primi in classifica, adesso si tratta di mettere una marcia in più da qui alla fine della stagione. Queste due partite sono non fondamentali e decisive, ma molto importanti, ci giochiamo l’accesso a una finale e la Lazio va sicuramente “scacciata” da quella posizione di classifica e allontanata il più possibile.

Non sarà facile, ma abbiamo dimostrato di avere gambe, fiato e grande cuore.

Emiliano D’Aniello

Foto: Romelu Lukaku, il nostro gigante esulta dopo aver realizzato la rete del definitivo 4-2 nel derby contro i “cugini” rossoneri (fonte, sito ufficiale).

8 pensieri riguardo “Il ritorno dei giganti: Inter – Milan 4-2

  1. Molto brutto il nostro primo tempo dove invece abbiamo ammirato un bel Milan, solido ed efficace nel palleggio.
    Spezzerei questa volta una lancia in favore di DeVrj, ancora immenso, e del vituperato Vecino. Grande la partita dell’uraguaiano per garra e per capacità di andare dentro.

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  2. Ma un primo tempo così brutto come lo giudicate? Conte ha detto che non pressare alti è stata una scelta, però ci hanno schiacciato come mai nessuno quest’anno, le seconde palle erano sempre loro. È una questione fisica oppure è tempo di cambiare qualcosa nel sistema di gioco ormai forse troppo leggibile?

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  3. Il sistema di gioco è ormai arcinoto e sicuramente troppo leggibile. Se gli interpreti sono al top della condizione funziona ancora bene. Tieni conto però che se ci tappano le fasce e mettono tre centrali alti a chiudere su Lautaro e Lukaku non ci restano che i centrocampisti. Nel primo tempo Brozo e Barella sono stati sovrastati dai cc del Milan e la palla l’avevano sempre loro. Molto meglio Vecino.

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  4. Però, Francesco si gioca in undici. Se usano tre centrali e se inf ascia noi fossimo capaci di saltare l’uomo, per tapparle dovrebebro sacrificare otto giocatori (portiere compreso ) a difendere . Se poi hanno due attaccanti…i nostri centrocampisi, sui movimenti intelligenti delle due punte, li possonod avevro punire. Come è successo spesso. E poi, come mai nel secondo tempo il nostro sistema di giconon era più ‘troppo facilmente leggibile’? Il mio vuol essere solo un contributo alla discussione, non una critica alle tue idee e valutazioni

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