Ci sono tante spiegazioni per le differenze di prestazione tra Milan e Feyenoord. Il Feyenoord gioca un calcio che oggi si ama definire europeo, ma non ha i difensori del Milan, non ha un centrocampista devastante come Rabiot e un altro divino come Modric, ha attaccanti interessanti, ma più leggeri di quelli dei rossoneri e a livello tattico non ha dunque la stessa capacità di copertura difensiva, ma nemmeno la stessa attitudine a colpire in profondità. Resta ovviamente una squadra molto forte e oggi è il momento di esultare anche per una prestazione, la nostra, in assoluto tra le migliori degli ultimi tempi. Sicuramente la differenza per quanto ci riguarda l’ha fatta l’inizio gara. Col Milan siamo subito andati sotto di due gol, poi abbiamo fatto un grande sforzo per reagire, abbiamo sfiorato il pareggio, impeditoci solo da un grandissimo portiere e da qualche errore di tiro. Poi abbiamo perso lucidità e subito il terzo gol. Contro gli olandesi siamo subito andati in vantaggio con un gol clamoroso e per certi versi irripetibile e abbiamo presto raddoppiato. C'è stata un po' di “suerte”, negativa col Milan e positiva con il Feyenoord, ma la verità è che con il Milan siamo entrato male, contro il Feyenood benissimo. Poi ci sono altri fattori. Due decisivi. 1. In Olanda sono scesi in campo undici giocatori veri, nel senso di completi, pronti, finiti e autorevoli nel modo di stare in campo. Bastano un paio di giocatori non “completi” o fuori ruolo per mettere in crisi il sistema di gioco e gli altri singoli, nelle partite importanti. 2. Difensore centrale e braccetto di destra. Akanji e Bisseck, contro i rossoneri, forse anche a causa di coperture inadeguate e di spazi più ampi determinati dallo svantaggio iniziale, non hanno fatto benissimo. In Olanda, contro attaccanti di altro tipo e forse perché meglio 'coperti' dai compagni hanno fatto bene. Ma, mettiamola almeno così: sarebbe indispensabile che Stones tornasse spesso, almeno come alternativa, e che desse un rendimento adeguato. I nostri ragazzi, invece, sono purtroppo stati sconfitti in Youth League dagli olandesi con il risultato di 3 a 1. I ragazzi sono stai bravissimi, perché contro una squadra assolutamente leader in Europa in questo momento, sono rimasti a lungo in partita. La domanda è se una società come l’Inter non dovrebbe attrezzarsi per tempo se partecipa a questo tipo di competizioni… Serve con urgenza una svolta, finanziaria prima di tutto e poi tecnico-atletica nella conduzione dell'intero settore.
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Anche le riserve funzionano. Doppietta di Kulovic: Venezia – Inter 0-2
Contro il Venezia, in vista del derby e a causa dei tanti impegni, si è proceduto a un pesante turn over. La squadra, come ha dichiarato lo stesso Chivu, è apparsa in ogni caso stanca e con poca energia. Ancora di più è sembrata mancare lucidità e concentrazione. Il punto è che in alcuni ruoli questa squadra ha delle alternative all’altezza. In altri no. Contro il Venezia abbiamo giocato con un centrale fuori ruolo (Bastoni); a destra gioca un esterno, Diouf, che si impegna mirabilmente pure nella fase difensiva, cosa che però almeno per ora non è evidentemente il suo forte; a sinistra, avendo schierato centrale Bastoni e Carlos come “braccetto”, gioca sempre Dimarco, che non è in condizioni di forma ottimali; in più abbiamo cinque elementi della rosa che in questo momento “non esistono” (i tre inglesi più altri due-tre giocatori che in questo momento faticano e non si possono considerare come vere alternative). L’altro motivo di differenza tra la partita con il Venezia e quella precedente con la Fiorentina, è dovuto all’atteggiamento tecnico-tattico dei veneti: difesa solida e verticalizzazioni profonde. Un tipo di gioco che ci ha messo in difficoltà anche perché avevano in campo i giocatori con le caratteristiche giuste per poterlo praticare e noi non apparivamo in condizione brillante. Il nostro secondo tempo è stato sicuramente meglio del primo, anche se i gol sono apparsi fortunosi e le difficoltà di attacco non sono cambiate significativamente. Adesso la gara con il Milan in particolare sarà un test fondamentale per chiarire le condizioni psico-fisiche, quindi di forma, del gruppo.
Quattro indizi decretano la fine di un’era: Inter – Milan 0-1
La maggior parte di noi aveva capito che un'era era terminata almeno dalla sera di Psg - Inter. Tra l’altro le somiglianze con la tragica fine del ciclo dell’Inter di Herrera sono impressionanti. Così come è vero che oggi come allora sarebbero servivi investimenti pesanti su giocatori in grado di capovolgere la deriva, ormai evidente, e di trascinare la squadra verso una ripresa imperiosa. Bisognava prendere giovani che in futuro dessero, sperabilmente, un valore aggiunto. Invece sono stati presi, a un allenatore giovane (bravo, ma che non avendo un curriculum importante, pur di allenare l’Inter, si fa andare bene qualunque situazioni gli si prospetti) giocatori giovani che possano essere eventualmente future “plusvalenze”. Sotto questo aspetto, la differenza su quello che ha invece ottenuto Massimiliano Allegri, è evidente. Se sei al vertice da un po’, hai bisogno di importanti investimenti su giocatori di qualità per restarvi e noi non abbiamo preso vere alternative. Invece Allegri, che è un grande allenatore e che dà alle sue squadre un gran gioco, nel senso di un gioco pratico ed efficace, ha avuto a disposizione una rosa importante: ha preso i giocatori che gli servivano, subito, cedendo anche qualche elemento fortissimo che però era una sorta di mela marcia, che guastava il cestino intero. O non era adeguato alle sue necessità. E ha rivalutato altri che avevano grandi qualità ma non le sfruttavano al massimo perché impiegati in modo sbagliato e forse non sufficientemente responsabilizzati. Chivu si è trovato a gestire una rosa che era stata costruita per un certo tipo di gioco e lo aveva praticato piuttosto bene e che forse nel suo insieme non è funzionale a un cambiamento 'tattico' profondo. Non ha avuto alternative, capaci di fare subito la differenza. A parte questo, contro il Milan, considerazioni sulla qualità e sulla composizione della rosa, come sul sistema di gioco, contano poco: contano di più l’abilità dei due portieri e la scarsa precisione dei nostri (rispetto al loro solito). Questa volta gli errori individuali hanno pesato di più che per quello che riguarda le sconfitte contro l’Udinese e la Juventus. Certo quattro sconfitte (quattro indizi) ci inducono a doverci rassegnare: per un motivo o per l’altro quest’anno non avremo continuità. L’obiettivo sembra proprio restare nelle prime quattro, qualificarci per la prossima Champions League magari con un po’ di anticipo e fare intanto un buon cammino proprio in Coppa per non perdere, oltre che soldi, credibilità internazionale.
Verso un derby pericoloso
La classifica è molto corta e dunque nessun risultato oggi può essere considerato decisivo. Ma il prossimo derby, al di là della classifica, è anche un confronto tra due scuole di pensiero e due modi di intendere il calcio. Chiaramente il confronto non chiarirà nulla sulla questione “teorica”, né chi lo perderà, abdicherà alle proprie idee. La partita non dirà se è meglio il calcio di Allegri o quello di Chivu, ma solo se gli uomini messi in campo dai due tecnici, nelle condizioni di quel giorno, saranno idonei a tradurre al meglio nel confronto reale, le indicazioni di gioco dei loro allenatori. In altre parole se - in quel match - una squadra, con la sua tipologia di gioco, sarà più forte dell'altra. Con tutte le varianti del caso: per esempio un errore arbitrale o una deviazione fortuita che cambiano l'indirizzo del match. Nel contenuto del post, dall’Inter dei due scudetti del dottor Foni negli anni cinquanta fino all’ultima Inter di Inzaghi, si porta avanti un vero e proprio racconto su come nel corso degli anni, la nostra squadra abbia raggiunto i suoi più importanti successi e di come questi siano arrivati sempre dedicando una particolare attenzione alla fase difensiva. Ma pure di come di volta in volta, nel corso degli anni, il gioco del calcio sia cambiato, fino ad arrivare ai giorni nostri, al passato più recente e all’arrivo all’Inter di Simone Inzaghi, che forse ha ottenuto qualche risultato in meno rispetto a quelli teoricamente possibili, ma che ha saputo coniugare risultati e spettacolo. Il calcio di oggi è cambiato radicalmente e certi parametri di lettura sono superati. Non esiste squadra che quando deve difendersi da un attacco manovrato e avvolgente non porti tutti gli uomini sotto la linea della palla o comunque nella propria metà campo. Non esiste squadra che quando porta un attacco manovrato non sposti la linea difensiva all'altezza della linea mediana. La squadra deve essere sempre corta: questo è l'imperativo. Ma la squadra corta può comportare anche che siano più uomini, rispetto alla divisione dei ruoli del passato, a trasformarsi provvisoriamente in attaccanti. Che Inter vedremo nel derby? Il mister ha ricostruito moralmente la squadra e sta cercando di apportare le sue varianti rispetto a quello che era il gioco di Inzaghi. Punta ad arricchire gli schemi offensivi e incrementare la verticalizzazione. Sul primo punto il mancato arrivo di Lookman lo ha costretto a rivedere i suoi piani; per quello che riguarda l’altro aspetto è necessario pressare alti, stroncare sul nascere i tentativi di ripartenza, provocare errori letali dei difensori avversari o comunque tenerli sempre sotto pressione. Tutte soluzioni che hanno dei pro e dei contro e che rendono necessario trovare stabilmente un “equilibrio”, unitamente a un rafforzamento della capacità difensiva quando siamo sotto assedio. Sono questi i punti principali su cui si concentra il suo lavoro e gli aspetti che ci riguardano in vista del prossimo, pericoloso, derby di domenica sera.
Sul cadavere dei leoni festeggiano i cani. Ma i cani restano cani e i leoni restano leoni: Inter – Milan 0-3
Abbiamo subito due sconfitte decisive in tre giorni, subendo quattro gol ma soprattutto non segnandone neppure uno. In queste partite erano assenti gli unici due uomini della rosa capaci di dare profondità e peso alla squadra e di far risplendere le doti del campione più fulgido, che senza assistenza deve battersi come un umile gregario, e per altro lo fa. Nel primo tempo si è vista un'Inter buonissima, ancorché priva del migliore nel ribaltare l'azione (Calhanoglu) e soprattutto dei due elementi che potevano rendere letale la transizione offensiva (Thuram e Dumfries). Subìto il primo gol nel momento in cui avevamo creato molto senza riuscire a sbloccarla, la situazione è chiaramente cambiata. Più ancora che la rete subita in chiusura di primo tempo, ha però inciso sulla situazione tattica del match, il secondo gol, subìto con un pizzico di sfortuna a inizio ripresa, quando tutto poteva essere ancora aperto. Loro hanno vinto meritatamente, per qualche distrazione difensiva nostra e per le nostre difficoltà davanti. Per giocare così come gioca l’Inter di Simone Inzaghi e avere successo, in tutte le competizioni, bisogna avere gli uomini giusti e in numero giusto. Bastano due o tre giocatori non all'altezza perché alla lunga, in una stagione massacrante, le... imperfezioni di organico ti penalizzino inesorabilmente... Adesso sarà tutto più difficile, non solo per la conclusione di questa stagione (questo è ovvio), ma anche per realizzare tutti i movimenti indispensabili nel prossimo mercato.
Un pareggio con tanti insegnamenti: Milan – Inter 1-1
Il pareggio contro il Milan è giusto, anche se noi abbiamo avuto qualche occasione in più e abbiamo per necessità dovuto condurre il primo tempo... zoppicando (per l'assenza di un costruttore in mezzo e non solo). Dopo il goal subito e l’ingresso di Mkhitaryan, Pavard e Zielinski, pareggiamo. Mkhitaryan dà alla squadra, in mezzo al campo, il palleggio e le idee che servivano, continuano a sentirsi le assenze degli esterni titolari (Dima e Dum), fondamentali per dare ampiezza al gioco e di una punta che costituisca un'alternativa a Thuram in area. Ma Pavard appoggia meglio l'azione e Zalewski se non altro ci mette estro e velocità sul breve. Per questo giochiamo meglio e per questo alla fine il pareggio ci va un po' stretto. C’è un dato rassicurante: la squadra è viva, nonostante la mole di impegni e nonostante il fatto che per gli infortuni alcuni giocatori siano costretti a un super lavoro. Bene Josep Martinez. Si confermano indispensabili Mkhitaryan e Calhanoglu (autore del goal del pareggio). Ottima la partita di Thuram. Simone Inzaghi lascia negli spogliatoi o in infermeria sette possibili titolari. La squadra patisce soprattutto l'assenza di Mkhitaryan in costruzione, degli esterni Dumfries e Dima per l'ampiezza del gioco e i sincronismi collaudati, nonché quella di Lauti (o anche Arna) che lascia Thuram troppo isolato. Ma, a parte gli infortuni, deve fare rotazioni importanti con il calendario... passato e con quello che lo aspetta. Quando entra qualche titolare in più e un esterno offensivo, la squadra cambia volto.
Il tracollo, prevedibile e previsto, è arrivato: Fiorentina – Inter 3-0
Il tracollo, prevedibile e previsto, non è il risultato, ma la prestazione. Nel derby si erano viste le prime incertezze a livello tecnico e di brillantezza, ma almeno a livello di spirito agonistico sembravamo ancora in linea. A Firenze è mancato tutto: squadra molle, svuotata di energie, priva di lucidità, che perdeva i duelli fisici individuali e sbagliava giocate elementari. Basti citare il passaggio assurdo che ha mandato in gol Kean per il 3-0. Tutto è ancora in gioco, in campionato, in Europa, persino in Coppa Italia, ma questa Inter non può che preoccupare: il crollo psicofisico di tutti è evidente e non c'è tempo per lavorare a un rilancio della condizione, dovendo giocare ogni tre giorni e avendo i giocatori chiave che devono comunque essere in campo anche se non toccano palla. Siamo di fronte a un gruppo straordinario per qualità e generosità che dà tutto da anni senza ricevere mai integrazioni vere e credibili che consentano una significativa rotazione. L'ultimo acquisto vero, pagato discretamente è Frattesi, arrivato dal Sassuolo nel '23. È una situazione anomala nel mondo intero, a questi livelli: questa estate si doveva trovare il modo di comprare una punta vera, alternativa credibile a Lauti e Thuram, un play credibile come alternativa di Calha, un centrale che facesse il titolare, relegando de Vrij e Acerbi al ruolo di alternative e un'ala di scatto e fantasia, capace di variare in certe situazioni un modo di giocare ormai noto a tutti che prendono le necessarie contromisure… Ora non c'è più tempo di rimediare, la rosa è questa, il logorio dei giocatori cardine è un fatto, bisogna sostenere questo gruppo e i suoi tecnici (che comunque se lo meritano) e sperare che il lavoro, tra mille difficoltà perché è davvero difficile programmare un rilancio delle condizioni atletiche mentre si continua a giocare ogni tre giorni, porti a qualche segnale di ripresa.
Un derby olandese, diretto da… un ceko: Milan – Inter 1-1
Nell’epoca delle tecnologie sofisticatissime, non è vero che “tutti possono sbagliare”. Per quello che riguarda l’arbitraggio nel derby ci sta molto poco che si presta a interpretazioni: l’intervento di Pavlovic su Thuram era da rigore. E questo non è l’unica scelta arbitrale a destare più di qualche perplessità (vedi il fallo su Calhanoglu in occasione del goal del Milan). Per quanto riguarda la partita in senso stretto, il “gioco”, bisogna dire che a furia di rinforzi, il Milan ha costruito una squadra molto forte ed ha affrontato la gara contro di noi adottando un sistema di gioco che esalta i suoi punti forti: hanno iniziato con un po’ di pressing, poi si sono chiusi a bunker, limitandosi a folate offensive di centrocampisti ed attaccanti. In conclusione, sommando le percezioni visive e i dati statistici si potrebbe concludere che certamente il Milan è in forte crescita, come singoli e organizzazione di gioco rispetto al recente passato, ma noi, pur con un filo di minor lucidità del solito ci facciamo ancora al momento (ripeto, al momento) preferire: il primo tempo è stato abbastanza equilibrato, nella ripresa si è giocato a una porta. Il pareggio in definitiva ci sta un po’ stretto ma non ci deve fare sottovalutare quelli che sono dei limiti che riguardano la composizione della nostra rosa. Stiamo facendo un’annata incredibile, ma se il prossimo anno non faremo massicci investimenti andremo incontro a un declino certo: per l'età avanzata di alcuni, per il logoramento di altri iper sfruttati e per la mediocrità di qualche altro ancora. Per quanto riguarda le giovanili, è stata una giornata in controtendenza: le squadre maggiori hanno deluso (Primavera e Under 18) e le tre minori (Under 17, Under 16 e Under 15) hanno fatto bene. Le tre vittorie di U17, U16 e U15 sono venute contro le selezioni giovanili del Cittadella. Larga in particolare la vittoria dell’Under 15 che vince in trasferta con il risultato di sei reti a zero. Doppietta di G. Omini.
Un girone eliminatorio clamoroso: Inter – Monaco 3-0
Le cifre sono sentenze. Quarti in classifica a due punti dal Liverpool e a pari punti con Barcellona e Arsenal. Senza il gol subito nel recupero a Leverkusen, per un evidente errore arbitrale saremmo secondi a un punto dal Liverpool. In otto partite abbiamo subito un solo gol (quello irregolare, appunto). Siamo l'unica Italiana ad essere ammessa di diritto alla fase successiva e abbiamo lasciato alle spalle diverse squadre più facoltose della nostra. Nello stesso tempo in campionato siamo secondi a tre punti dal Napoli che ha solo il campionato e abbiamo una partita dar recuperare. Sul mercato abbiamo preso il portiere di riserva e Palacios, che ora gioca a Monza dopo non aver mai giocato con noi. Le squadre meno opulente dopo aver fatto mercato in estate hanno fatto o stanno facendo qualcosina (si pensi al Milan se prende Jimenez...). Noi (così pare) siamo forte su Biraghi... Il nostro cammino stagionale è stato fino ad ora importante e lo è stata anche la vittoria contro il Monaco, una rivale che comunque era teoricamente in gado di raggiungerci e dispone comunque di un gruppo di giocatori interessanti. “Fortuna fortes juvat”, perché noi siamo stati ed eravamo i più forti, a prescindere dagli episodi, che comunque vanno ricordati per evitare pericolosi eccessi di autostima (che per altro nel calcio spesso si rivela fattore positivo, appunto se non in eccesso): il nostro dominio è stato totale e non basta a spiegarlo neppure il lunghissimo tratto di partita giocato dai francesi in dieci. Un ruolo fondamentale l'hanno avuto l'approccio estremamente deciso al match, la perfetta organizzazione di gioco con annessa tempestività dei movimenti studiati e la qualità intrinseca dei singoli, apparsi tutti in buona condizione. Ma è bene ricordare che già domenica nel derby la situazione può cambiare. Conforta però il fatto che la condizione generale sembra molto buona anche se, scaramanticamente non si può negare che spesso chi si presenta al derby da favorito poi ne esce malino.
La lotta per… il secondo posto è apertissima: Udinese – Inter 2-3
La considerazione potrà attirare rancori e scongiuri da parte di molti tifosi e non si deve cedere di un millimetro, ci sono comunque tutte le possibilità di ripeterci, ma ci sono anche segnali abbastanza evidenti che questo potrebbe non essere il nostro anno, bensì quello di una società che ha potuto permettersi un bilancio in negativo di 200 milioni quest'anno e di oltre 900 milioni (poco più di 130 all'anno) negli ultimi sette anni. A parte questo c’è il fatto che dopo sei giornate la Juventus non ha ancora subito un goal. Si tratta di un dato che nel campionato italiano prelude alla conquista dello scudetto, soprattutto se consideriamo che l’attuale apparente difficoltà dei “gobbi” nell’andare in rete, sembra del tutto contingente, perché la squadra torinese dispone di un potenziale offensivo di assoluto valore. Ovviamente le perplessità sono legate anche a quanto abbiamo noi mostrato in questa parte di stagione. Non siamo davanti alla stessa Inter brillante, spietata e super concentrata dello scorso anno e le “distrazioni” forse solo distrazioni non sono. Al centro, prima del commento alla partita con l’Udinese, ci sono considerazioni che passano per forza di cose su quelle che sono le strategie di Oaktree. Se i mancati rinforzi, che hanno portato il bilancio in parità, comportassero la perdita di posizioni sportive in ambito nazionale e internazionale, si avvierebbe un avvitamento negativo: meno risultati uguale meno introiti, meno introiti uguale meno possibilità di fare mercato sostanzioso. Oaktree che aveva già una squadra forte, con qualche segno di possibile usura, si è preoccupata non di renderla ancora più competitiva, ma di avvicinare il pareggio di bilancio. Del resto la sostenibilità è un mantra ma la si può raggiungere in diversi modi: con gli squadroni e le vittorie e quindi la dilatazione degli introiti oppure con i risparmi e l'oculatezza. Le considerazioni sul settore giovanile non sono molto positive, al di là dei risultati. La Primavera (Under 20), in attesa del match di Youth League di oggi, vince uno a zero con la Sampdoria (Spinaccé). Partita deludente per l’Under 18, che pareggia uno a uno con il Parma (Iddrissou). Ancora una bella vittoria per l’Under 17 di Handanovic (quattro a zero al Sudtirol), prima in classifica da sola, con ventiquattro goal segnati in cinque partite e soli due goal subiti. L’Under 16 vince due a uno con il Cittadella (i nostri ragazzi sono a punteggio peno alla pari del Milan e di Atalanta e Monza). L’Under 15, sempre contro il Cittadella, vince tre a zero.









