Una “lettura” da un punto di vista impopolare: Udinese – Inter 0-2

Partita molto interessante che, dal mio punto di vista, ha confermato definitivamente certi principi che presiedono alla mia lettura ‘generale’ del fatto calcistico.

So benissimo che la mia è una lettura di minoranza, forse di estrema minoranza, fra i tifosi.

Fra gli addetti ai lavori non saprei.

I principi ai quali accennavo sono questi:

1. Un tempo nel calcio era determinante la qualità tecnica, la giocata individuale di un atleta, anche modesto atleticamente e agonisticamente.

Oggi la qualità tecnica senza forza fisica, senza garra charrua, senza velocità e/o capacità di strappare, ti consente al massimo di giocare nelle serie inferiori.

Quando faccio questi esempi vengo subissato di critiche, ma personalmente dubito che nel calcio di oggi troverebbero spazio a certi livelli i Corso e persino i Beccalossi (peraltro uno non convinceva completamente il suo stesso allenatore, l’altro non ha mai trovato spazio in nazionale, pur essendo considerato dai tifosi un fenomeno).

Certo, se possiedi le doti atletiche citate e hai piedi normali (stiamo parlando sempre di Serie A, dove piedi ignoranti non può averli nessuno), non emergerai, ma darai sempre un contributo importante alla battaglia che si svolge in campo per 95’.

Mi piacciono, come a tutti, i giocatori decisivi che abbinano tecnica, atletismo, grinta, altruismo: ma tra uno che possiede una buona tecnica e una relativamente scarsa capacità di lottare e uno che sa lottare con i compagni e possiede una relativamente scarsa tecnica, scelgo di massima il secondo.

Se non hai forza e cazzimma devi assolutamente essere decisivo nelle poche giocate che ti riescono, se vuoi giustificare la tua presenza.

Se corri, copri, attacchi, aiuti i compagni, sei una presenza continua per 95’, puoi anche permetterti di sbagliare qualcosa in fase costruttiva o realizzativa.

Se Candreva fa 10 recuperi difensivi determinanti e sbaglia 3 cross, io lo preferisco a Lazaro che lascia la squadra in inferiorità numerica su 10 ripartenze, ma magari fa un paio di buoni cross o un bel dribbling.

2. Ma il secondo insegnamento, per me, è questo; siccome in Serie A non esistono giocatori dal piede ignorante e neppure giocatori privi del tutto di qualità atletica e agonistica, il problema è che la squadra, se non ha la fortuna di possedere fuoriclasse decisivi perché completi (non più di 8-10 al mondo), deve avere un giusto mix di giocatori in cui prevale l’una o l’altra caratteristica.

Questa condizione si chiama equilibrio e ti può portare in certe situazioni, per esempio, a preferire D’Ambrosio o Candreva a Cancelo, ma anche Gagliardini o Biraghi a un giocatore più tecnico ma meno efficace complessivamente.

L’esigenza di equilibrio nasce dal fatto che il calcio è fatto di due fasi e per vincere bisogna far meglio dell’avversario nel complesso di entrambe le fasi.

Tuttavia l’equilibrio non si ottiene solo con un giusto dosaggio delle caratteristiche degli undici in campo (certo, l’ideale sarebbe… avere tutti fenomeni atleticamente a tecnicamente…) ma anche con la disposizione in campo, che deve tener conto della necessità di copertura tempestiva di tutti gli spazi difensivi e contemporaneamente della necessità di apertura massima di tutti gli spazi offensivi.

Non esiste una soluzione ideale, perché quella ottimale del momento è correlata a un’infinità di fattori: le caratteristiche dei tuoi uomini, ma anche quelle degli avversari, la condizione o stato di forma dei singoli, il momento della partita, ecc. ecc.

Faccio un esempio: a Udine alla fine del primo tempo la mia massima speranza era che riuscissimo a portare a casa il pareggio.

L’equilibrio era stato tutto a loro vantaggio.

Il perché è presto detto anche se si compone di una serie di fattori.

Noi avevamo un attaccante fisico in meno, che non riusciva a tener palla e a far salire la squadra, evitando comunque che, quando veniva strapazzato da rudi e potenti difensori, questi avviassero immediatamente la ripartenza degli avversari.

Ripartenza che avveniva in ampi spazi, da parte di giocatori che, senza una tecnica eccezionale, avevano molta più gamba dei nostri che li affrontavano.

Lukaku del primo tempo è stato meno efficace del Lukaku del secondo anche perché era l’unico in grado di battersi davvero lì davanti, e non deve stupire che alcune delle poche azioni pericolose sono venute dalle incursioni del centrocampista nostro più fisicato, Vecino.

Sia chiaro: non sono affatto rimasto deluso dalla prova di Seba. Sapevo che con la palla nei piedi ha pochi competitori, nella nostra squadra e nelle altre.

Ma sapevo anche che aveva tutti i limiti di potenza necessari per tenere palla, contenderla, farsi largo e non aveva la forza per concludere con potenza e precisione, a questi livelli.

Seba (oltre alla tecnica, alla fantasia e alla personalità) ha tantissima grinta e abnegazione, si è battuto benissimo, ma per il momento concede agli avversari (particolarmente fisicati, quelli di ieri) troppi chili di muscoli.

Fra qualche anno non sarà più così e Seba potrà anche umiliare un De Maio o un Nuytnick.

Il problema però non è stato certamente solo Seba, anzi.

La prestazione incolore di Eriksen ha contribuito ad accentuare il disagio, perché il giocatore, pur sacrificandosi lodevolmente, non è un incontrista, non possiede (almeno al momento) ritmo e intensità.

Fofana, Mandragora, de Paul potevano facilmente prendere il sopravvento su un centrocampo in cui ai limiti di rapidità sul breve propri di Vecino si sommavano quelli di Eriksen e l’unico con vera garra charrua, Barella, era costretto a restare dietro per fare argine, con gli splendidi difensori, alle folate offensive impressionati degli avversari.

Vecino non è piaciuto a molti commentatori: è chiaro che Pogba o Kanté gli sono… superiori, ma lui il suo contributo lo ha dato, se è vero che in alcune occasioni è stato pericoloso in avanti e che è stato il secondo giocatore per numero di palle intercettate.

Come si era visto in coppa, contro la Viola, questo gruppo (tra l’altro con le assenze di Lautaro e Brozo) non riesce a trovare equilibrio se gioca con il 3412, non sopporta il trequartista oltre a due punte.

A meno che non sia un trequartista molto particolare, come lo era Sensi tra settembre e ottobre: mezzala vera, a tutto campo, capace di ripiegare e contendere la palla agli avversari, di attaccare in fascia come Conte pretende dalle mezze ali, e di tagliare in mezzo come trequartista aggiunto per provare l’assist o liberarsi per la conclusione.

L’Eriksen di ieri (comprensibilmente, il mio è un giudizio contingente, non certo un’assurda stroncatura) non era in grado far questo, perché la manovra Lukaku centrica aveva pochi sbocchi offensivi (anche Young vista la mala parata spingeva poco, fra i ‘rimbrotti’ di Conte) e quindi era costretto a fare un lavoro (precipuamente di interdizione) per il quale non era tagliato, costringendo tra l’altro anche Barella a fare solo… la metà (quella difensiva) delle giocate che sono nel suo arco.

Sempre dal mio punto di vista c’erano solo due possibilità che la partita si rimettesse, dopo l’intervallo, sul binario giusto: che gli udinesi fossero esseri umani e quindi che la loro corsa sfrenata collettiva subisse una flessione (diminuendo il gap atletico la nostra qualità tecnica avrebbe potuto emergere sensibilmente), ma anche, contemporaneamente, che l’Inter ritrovasse l’equilibrio (un 352 con tutti gli uomini efficaci rispetto al compito loro assegnato).

Stando bene Brozo e considerando Sanchez in grado di fare mezz’ora alla grande, le sostituzioni erano inevitabili, anche se non c’era, ovviamente la certezza di una grande prova (come avvenuto) dei due nuovi innesti.

Ma c’erano buone possibilità, anche perché appunto il loro rientro è coinciso con il naturale calo atletico degli avversari.

Direi che i due hanno fatto benissimo, ma soprattutto hanno contribuito a ridare equilibrio alla squadra.

Perché Brozo da play è certamente superiore a Barella nel duplice compito imposto dal ruolo; perché Barella da mezzala rende molto di più, potendo preoccuparsi di far muro ma anche di attaccare e perché davanti la manovra aveva due punte di straordinaria efficacia che aprivano le prospettive di gioco dei centrocampisti e, costringendo i loro centrali a stare strettissimi sulle nostre punte, consentivano anche un maggior sviluppo dei nostri attacchi sulle fasce.

Improvvisamente dal 10°-15° del secondo tempo si è vista un’altra partita.

Come dimostra quanto è accaduto nei minuti centrali del secondo tempo (dopo il vantaggio, ovviamente l’atteggiamento tattico è cambiato).

Riporto integralmente il resoconto di questi minuti fornito dal sito calcionews.com:

61′ Occasione per Sanchez – Il numero 7 perde troppo tempo prima di calciare. Palla che prende uno strano rimbalzo, Musso esce senza problemi.

63′ GOL DI LUKAKU – Barella serve Lukaku da posizione defilata, tira e fa passare la palla in mezzo alle gambe di Nuytinck bucando Musso.

69′ Tripla occasione per l’Inter – Prima un cross pericoloso di Sanchez sfiora il palo, poi da due passi Lukaku colpisce Musso: sul rimpallo arriva Vecino che non trova la porta di pochissimo.

70′ CALCIO DI RIGORE PER L’INTER – Musso travolge Sanchez e Di Bello decreta il penalty per i nerazzurri.

Un susseguirsi di situazioni che nel primo tempo sarebbe stato francamente impensabile.

Come sembra confermare anche l’analisi presente sul sito ufficiale dell’Inter:

“Un primo tempo non proprio brillante… perché l’Udinese basa il suo calcio su ripartenze a tutta velocità, protette da una corrazza spessa e fitta…”

Ma “lo sforzo di squadra, gli aggiustamenti tattici, la volontà di cercare la vittoria sempre“ hanno cambiato la partita.

Giustamente il sito segnala la compattezza e la voglia di vincere, trasmesse soprattutto da Conte.

A mio parere dimentica di segnalare l’inevitabile flessione della componente atletica udinese e, oltre agli aggiustamenti tattici, la scelta di uomini che li hanno consentiti, portando la squadra a esprimersi con giocatori più o meno bravi, ma tutti funzionali al ruolo che dovevano svolgere.

Purtroppo i dati statistici (almeno quelli di cui dispongo) non aiutano a confermare l’analisi abbozzata, perché considerano la prestazione complessiva, senza distinguere tra primo e secondo tempo.

I dati sono comunque tutti positivi per noi e almeno una cosa la indicano: la straordinaria prestazione dei nostri difensori.

Perché se è indiscutibile, come credo, che nel primo tempo abbiamo sofferto e nella ripresa abbiamo ribaltato la situazione, i numeri relativi alle parate (7 per l’Udinese e 3 per noi), ma soprattutto quelli dei tiri in porta da area (8 per noi uno solo per loro) a me sembrano costituire la miglior esaltazione possibile per la prova dei tre… nella buona e nella cattiva sorte

Vediamo adesso velocemente qualche considerazione su…

Le prestazioni individuali

Padelli 6.5 non è costretto a interventi decisivi, ma se la sbriga con sicurezza e autorità ogni volta che viene chiamato in causa.

Skriniar 6.5 una grande prestazione, da vero capitano. Cerca di dare la scossa, di far ripartire la squadra quando è in difficoltà. Mezzo voto in meno per la grave disattenzione nel finale, sullo 0-2

de Vrji 7.5: quando lo stavamo trattando, uno dei suoi procuratori mi ha detto “state prendendo il miglior difensore in Italia”. Ne dubitavo: ho dovuto ricredermi. Straordinario

Bastoni 7 altra prova di grandissimo spessore. Ormai non stupisce più e si capisce perché diverse grandi europee sarebbero interessate a lui. Però grandi vogliamo diventare anche noi, quindi…

Moses 6 meglio quando attacca che quando difende: un paio di volte viene saltato netto dal suo avevrsario, Sema, che però, a scusante del nostro, sull’allungo è fortissimo.

Vecino 6.5 mi rifaccio alla valutazione di inter.it che ritiene “la sua prova determinate per il risultato perché il giocatore ha mostrato sostanza inserimenti e intelligenza tattica… ha percorso più di 13 km, distribuendoli con saggezza, ha una percentuale di passaggi riusciti superiore al 95% ed è stato il più pericoloso, con 5 tiri e almeno 2 gol sfiorati”.

Aggiungo che ha percorso più km di tutti, precedendo Mandragora di oltre 500 metri e che per km percorsi allo sprint è stato secondo, di poco, solo a de Paul. Inoltre è stato quarto tra i nostri per la punta massima di velocità raggiunta (dopo Young, Lukaku e Moses).

Barella 7+ il voto deriva da una media fra primo tempo in cui ha giocato da play e secondo in cui ha fatto la mezzala, benissmo e confenzionando tra l’altro un assist prezioso.

Eriksen 6 il voto è di stima e tiene conto delle difficoltà enormi che ha incontrato, entrando in un contesto, un tipo di gioco, una posizione che forse non gli sono congeniali o comunque ai quali si deve abituare. Il suo contributo, in termini reali, non sarebbe da sufficienza.

Young 7 bene anche lui quando spinge, con qualche soluzione interessante, forse più attento di Moses in fase di copertura. La mezzala lo deve proteggere e allora può rendersi molto utile. In pratica salva un gol fatto e questo pesa enormemente nella valutazione.

Lukaku 8 primo tempo in ombra, poco e male servito, ma anche impreciso in qualche appoggio, forse per mancanza di intesa con Espo. Poi prende in mano la squadra, dice ai compagni di giocare su di lui e la risolva a modo suo.

Seba 6 chiaramente è un voto di incoraggiamento. Chi lo conosce bene (da vicino, dal vero, non per tv che inganna) sapeva che si trattava di un giocatore interessantissimo ma atleticamente acerbo e che era un grande rischio schierarlo dall’inizio contro una delle squadre più potenti e fisicate del campionato.

Conferma comunque la su enorme personalità lottando senza abbattersi per qualche errore e per la palese difficoltà atletica.

Brozo 7+ entra e con gli altri fattori che ho cercato di esaminare, cambia completamente la partita. Come ha detto nel suo post Emiliano, abbiamo ormai una dorsale (Handa, de Vrji, Brozo, Lukaku) davvero formidabile e altri giocatori dello stesso livello (Bastoni, Skrinair, Lautaro, Barella, speriamo Sanchez e tra poco Eriksen, nonché Sensi, se tornerà ai suoi livelli in fretta).

Mancano dolorosamente alternative credibili proprio a Brozo e Lautaro.

Sanchez 7 entra e si rivela determinante, dopo la prova incolore contro la Viola, quando però era stato schierato in una posizione per lui inususale e forse poco adatta. E’ la seconda presenza dopo una lunghisisma mancanza dai campi e in considerazione della squalifica di Lautaro anche per il derby e delle 3 impegnative partite successive in una settimana, il mister probabilmente ha inteso risparmiargli un tempo e schierarlo quando gli avversari avevano dato il meglio.

Diciamo che tutto è bene quello che finisce bene.

All. Conte 7 sbaglierò ma è mia impressione che difficilmente, con questo gruppo e in queste condizioni, un altro mister sarebbe uscito dal Friuli con i 3 punti.

Luciano Da Vite

Foto: Udinese – Inter, la formazione di partenza schierata al fischio di inizio dall’allenatore Antonio Conte (fonte, Getty Images).

16 pensieri riguardo “Una “lettura” da un punto di vista impopolare: Udinese – Inter 0-2

  1. Condivido in pieno le Tue idee Luciano. Faccio ammenda: ritenevo Esposito già pronto per la serie A, ma il giovanotto pur essendo intraprendente non ha ancora quella “presenza” che può renderlo protagonista in massima serie. Non adesso almeno. La sua ciabattata in area di rigore nel secondo tempo rivela ancora una immaturità calcistica evidente. La speranza è che migliori perché abbiamo bisogno almeno numericamente di lui.
    Devo anche confessare che il danese mi è sembrato l’ombra del giocatore che avevo ammirato contro di noi in CL. Se è quello che abbiamo visto in opera allo stadio Friuli siamo messi male: tanti i passaggi fuori misura e soprattutto palle perse e pochissimi contrasti vinti. Devo dedurre che è decisamente fuori condizione e che così come sta è meglio stia in panca.
    Molto ma molto meglio entrambi i nuovi esterni: Ashley è giocatore di livello assoluto, Moses ha fatto intravedere spunti notevoli e secondo me non ha affatto demeritato.
    Tuttavia l’ossatura dell’Inter è un’altra, quella che Tu citavi: una difesa straordinaria per fisicità e doti tecniche, un grandissimo Brozo e Lukaku, autentico pivot in attacco.
    Se questi tengono fino alla fine ce la giochiamo.

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  2. Al di là del peso dei muscoli mancanti, domenica sera il problema di Seba è stato aver ciccato la palla del vantaggio sulla respinta corta del portiere. In quel caso, per far gol, non servivano altri muscoli. Ma il fanciullo è molto sveglio, e avrà modo di rifarsi.

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  3. Non c’è problema.

    Volevo solo aggiungere che per me il problema non è MAI un gol sbagliato, perchè sbagliano tutti, il probelma è quando perdi 10 contrasti e la tua squadra subisce 10 ripartenze

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  4. Si parla di Messi via dal Barcellona a fine stagione. Lo prendereste? Quanto potrebbe influire negativamente la sua presenza nei confronti di Lautaro?

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  5. Non ho mai capito la logica per cui un allenatore esonerato nel momento che trova una nuova squadra non rinuncia anzi pretende lo stipendio in essere dal vecchio contratto

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  6. Be’, lui è libero di chiedere, la società di non darglieli, lui di restare a coltivare l’orto e la società di continuare a pagarlo

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    1. Meno libero, a mio parere, di lamentarsi dicendosi “prigioniero”…
      Vuoi i soldi, è un tuo diritto, non lamentarti di non allenare.
      Il calcio, invece, resta un mondo alla rovescia anche rispetto al mondo attuale che tanto “dritto” non lo è.

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  7. L’Intyer era disposta a dare una buonauscita a Spalletti ma non una cifra che riteneva esagerata e che avrebbe portato il buon Luciano ad allenare il Milan praticamente pagato da noi. Inoltre la società ha giudicato improbabile che un allenatore del genere possa permettersi di rimanere “in campagna” per due anni di seguito e che quindi, accettando un ingaggio per la prossima stagione, l’Inter risparmierà rispetto alla soluzione Milan immaginata da Spalletti.

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  8. L’Inter ha fatto benissimo, non ci sono dubbi. Allo stesso mdoo Spalletti ha tutelato i propri interessi come ha creduto. E’ vero che non dovrebbe lamentarsi.

    Su Messi: tutti ovvamente sarebbero felici se arrivasse, ma… dipende da a quali condizioni. Non parlo di soldi, ma di eventuali scambi

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