L’animale da “matare” è a strisce zebrate: Torino – Inter 0-3

Dopo l’ennesima dimostrazione di forza (fisica, morale e anche tecnica) fornita da questo gruppo, una cosa è certa: si sta costruendo una realtà potenzialmente importante.

Si deve essere realisti, anche perché esaltarsi tropo sarebbe rischioso, ma con le opportune e auspicabili integrazioni di gennaio, questa squadra sarebbe potenzialmente in grado di contendere alla juve il titulo.

Non di vincerlo, perché gli aiuti extra sportivi di cui può usufruire la squadra a suo tempo scampata alla sacrosanta radiazione sono troppo consistenti e sommati alla loro forza, innegabile, non consentono speranze ragionevoli.

Con arbitri non affiliati all’AIA sappiamo tutti, però, che al momento almeno saremmo diversi punti avanti a loro.

Ma sappiamo anche che noi stiamo dando il 101% e loro probabilmente raggiungeranno il massimo solo in occasione delle sfide decisive di CL.

D’altra parte se potessimo arrivare a primavera ancora in corsa, metteremmo loro pressione e non è facile giocare sfide decisive ogni 3 giorni. Qualcosa si deve mollare, anche con una rosa formidabile (arbitri compresi) come quella su cui possono contare.

Il nostro destino però ad oggi è nelle nostre mani, come ha dimostrato anche la partita col Torino dove abbiamo dovuto subire una gestione dei cartellini davvero inquietate (e qui, come può capitare, mi dissocio parzialmente dalla valutazione di Emiliano).

Non è bastata per orientare la partita, ma la gestione dei cartellini gialli, risparmiati ad alcuni e elargiti con abbondanza ad altri, è una strategia che dà i suoi effetti nel lungo periodo.

‘Loro’ giocheranno sempre con tutti i titolari, contro squadre spesso private dei migliori (come è successo a Bergamo, per esempio); alcuni dei nostri top player arriveranno invece alla squalifica in occasione delle partite chiave.

Il nostro destino resta però nelle nostri mani perché fino ad ora abbiamo dimostrato di saper contrastare anche queste situazioni, ma, ed è importante da capire, dobbiamo sempre dare veramente tutto ed è una situazione che non può prolungarsi per tutta la stagione.

Un calo di intensità è sempre possibile quando si è continuamente sulla corda, e anche fattori psicologici possono incidere.

Il rischio è anche che ai primi contrattempi, non tanto la squadra, quanto un ambiente molto umorale, possa sbaraccare.

E’ tutto nelle nostre mani perché siamo a un punto dalla vetta, dopo aver compiuto un percorso straordinario, e perché vincendo le prossime due di CL saremmo agli ottavi.

Ma perdendo a Praga probabilmente saremmo fuori anche dall’EL e nelle ultime partite del girone andremo a Firenze e Napoli mentre affronteremo in casa Roma e Atalanta.

A parte il fatto che un inciampo può venire anche contro Spal e Genoa, soprattutto se gli uomini saranno ancora contati e se, vincendo eventualmente a Praga (come tutti speriamo), resteremo in gara per la qualificazione fino al match col Barça.

Ad oggi disponiamo di due attaccanti e di tre centrocampisti (compreso Borja) che dovranno sobbarcarsi una mole di lavoro enorme.

Questi ragionamenti, un po’ contro corrente, nel giorno in cui abbiamo ottenuto una netta vittoria in un match difficilissimo, in trasferta e in condizioni di estrema difficoltà, possono sembrare fuori luogo, ma è mia opinione che dobbiamo restare con i piedi per terra, vedere le difficoltà e… se possibile porvi rimedio parzialmente sul mercato.

Arbitri a parte, infatti, la differenza la possono fare gli infortuni, gli scadimenti di condizione e la disponibilità di seconde linee.

A livello di titolari di sicuro il gap si è notevolmente ridotto: Handa, Skriniar, de Vrji e Brozo sarebbero titolari anche nella juve; Barella, Sensi, Lautaro e Lukaku se la giocherebbero con i loro corrispettivi.

Chiaro che se a questi aggiungessimo un Sanchez recuperato al top, un Lazaro e un Bastoni che continuino a crescere, delle buone alternative come D’Ambro, Godin e Vecino e magari… un de Paul (o un Kulu), un Giroud e persino un esterno forte forte….

La partita

Sulla carta il terreno infame non avrebbe dovuto favorire i giocatori più tecnici, anche se c’è chi sostiene che l’elemento di qualità sa meglio adeguarsi anche alle avverse condizioni atmosferiche e del terreno (ricordo sempre Angelillo segnare tre gol su un campo innevato, ed era la prima volta che vedeva la neve).

Sul piano delle assenze, ne avevano di importanti entrambe le squadre.

Gli infortuni a partita in corso hanno penalizzato il Toro, privato della punta più potente quando doveva già recuperare, ma allo stesso modo hanno danneggiato l’Inter che doveva contenere e ripartire, essendo in vantaggio, e ha perso l’incontrista di centro campo più forte, in un reparto che contava già su due assenze.

In ogni caso il risultato lo hanno principalmente determinato due fattori:

– la nostra capacità di adeguarci al tipo di gioco imposto dalle condizioni del terreno (meno giro palla e più verticalizzazioni, rispetto alle nostre abitudini e soprattutto meno uscite dalla difesa in triangolazioni strette, che sarebbero state pericolose),

– la qualità superiore di alcuni elementi: Handa, de Vrji, Brozo soprattutto, Barella finché c’è stato, Lautaro, Lukaku.

Questo anche se tutta la squadra e segnatamente il rientrante D’Ambrosio hanno fatto benissimo il loro dovere.

Persino Borja, in una situazione che certo non lo favoriva, ha perso solo un paio di duelli fisici ma ha dimostrato di saper gestire il match con un palleggio raffinato e movimenti intelligenti.

A questo proposito c’è stato il solito tifoso “masochinterista” che ha criticato Conte perché “se Borja e Dimarco hanno fatto uno spezzone bene, potevano essere utilizzati anche in altre situazioni, per far respirare i titolari sempre presenti”.

Faccio timidamente notare che su 17 partite ufficiali, solo tre volte abbiamo vinto con un certo margine, ma anche in quei casi (Milan e Samp), con la parziale eccezione della prima contro il Lecce, abbiamo duramente lottato fino al termine.

A me pare che le scelte del mister sino ad ora siano difficilmente criticabili anche da noti esperti nella gestione del gruppo e dei singoli, come siamo noi tifosi.

Comunque, Inter e Toro si schierano a specchio, entrambe con il 352, anche se le vicende della gara hanno più spesso trasformato il nostro modulo in un 532, visto che il Toro ha premuto maggiormente.

Solo nel finale, con l’ingresso di Candreva per Lautaro, il nostro modulo è diventato più simile a un 541…leggermente monco sulla sinistra, poiché non si capiva bene chi avrebbe dovuto occupare la fascia mancina nella linea di centrocampo.

Le squadre di WM, lo sappiamo per esperienza diretta, preferiscono essere attaccate e in effetti il loro schieramento con una punta veloce (Verdi) e un attaccante centrale capace di andare negli spazi ma anche di fa salire la squadra sembrava più adatto a quel tipo di gioco.

Anche se forse lo stato del terreno avrebbe richiesto maggior potenza davanti, che lo sgusciante Verdi non poteva assicurare.

Mancavano a loro i fantasisti di assoluto livello, capaci di inventare la giocata in spazi stretti e così la loro offensiva, iniziata nei primi minuti di gioco e intensificata dopo lo svantaggio, si affidava soprattutto a cross alti, che però contro i nostri granatieri difensivi non avevano molto successo.

Non a caso nelle partite casalinghe il Toro ha subito tre sconfitte e due pareggi, riportando due sole vittorie (ma una, contro il Milan… vale poco. Scherzo eh…).

Un po’ più pericolose sono apparse le loro iniziative quando gli esterni sono riusciti a raggiungere il fondo e a rimettere palla all’indietro, ma in questo caso ci ha pensato Handa, soprattutto con lo splendido intervento sulla deviazione di un nostro difensore, costretto in affanno.

Al contrario, la loro pressione apriva spazi invitanti per due punte brave e in grande giornata come le nostre, per di più sostenute da un Brozo in forma strepitosa e, finché è stato in campo, da un ottimo Barella.

I nostri due attaccanti hanno svolto, su quel campo impossibile, un lavoro enorme, brillando in fase di contenimento e facendosi sempre trovare pronti per l’incursione velenosa.

La riprova sta nel fatto che oltre alle tre reti (una per la verità di de Vrji), Sirigu ha dovuto esibirsi certamente in interventi complicati più numerosi rispetto ad Handa, mentre la spinta offensiva del Torino col passare del tempo si è fatta sempre più involuta.

Infine nell’ultima parte della gara, dopo l’ingresso di Candreva e Dimarco, i nostri hanno mostrato concentrazione e lucidità, gestendo la palla con attenzione e in sicurezza.

Ma quello che ha veramente impressionato è lo spirito di gruppo, la capacità di far corpo anche nel finale, quando le energie cominciavano a venir meno e un rientro o un recupero pesavano molto.

Sono proprio queste caratteristiche a far pensare che il gruppo meriti di ricevere le integrazioni necessarie.

E non venitemi a dire che se arriva Tizio poi non gioca, o che Caio non arriva per fare la riserva a Sempronio.

Questi sono ragionamenti da piccoli club.

Una grande società deve avere 25 giocatori tutti potenzialmente titolari.

Prima o poi tutti troveranno il modo di giocare e avranno un numero di presenze e un ruolo importanti.

Con 25 titolari avresti meno infortuni e le rotazioni sarebbero frequenti e indolori.

Per costruire una rosa così, ci vuol tempo, ma ormai non ci siamo lontani. Serve qualche altro sforzo generoso.

Mini cronaca

Dopo un inizio aggressivo del Torino, che ottiene alcuni calci d’angolo, si comincia a vedere la difficoltà della difesa granata ad agire in spazi ampi: prima è N’Koulou che sbaglia l’appoggio al portiere, poi è lo stesso Sirigu che rinvia su Vecino (qualcuno ha scritto Barella, ma a me è sembrato senza dubbio l’uruguagio) che con un colpo di testa lancia direttamente in profondità Lautaro.

Difesa granata scoperta, ma prodezza dell’argentino: soprattutto il controllo orientato gli permette di involarsi precedendo il suo difensore. Poi, dopo una lunga accelerazione, la conclusione è precisa e implacabile.

Introno alla mezz’ora la pressione del Toro porta a due buone occasioni: prima è Verdi che calcia da fuori ma manca lo specchio della porta, poi è N’Koulu, in mischia che spara di prima intenzione, altissimo.

L’Inter riparte e ottiene un angolo dopo una splendida azione manovrata, conclusa con una perfetta incornata di Lukaku, deviata a fatica: sul cross da destra è l’olandese de Vrij a sbucare con intuito e tempismo eccezionali per infilare agevolmente sul palo opposto.

I nostri a questo punto sono padroni del campo e nonostante qualche ammonizione forzata, soprattutto se paragonata a quelle risparmiate ai torinisti, creano, sempre in contropiede, un’altra grande occasione, sulla quale Sirigu compie una prodezza sventando il tiro di Barella.

Che subito dopo si infortuna ed esce.

Con l’Inter ancora in 10, il Toro riesce a conquistare la linea di fondo, sulla destra e sull’appoggio all’indietro un nostro difensore, in affanno per anticipare De Silvestri, devia verso la porta da non più di 3 metri.

Handa spiega il motivo per cui è nella classifica dei top 10 tra i portieri al mondo.

Dopo questo rischio, viene sostituito Barella e in breve si va al riposo.

Le rimonte subite dall’Inter in alcune recenti prestazioni non mi lasciavano del tutto tranquillo, ma questa volta i ragazzi, approfittando anche del calo di lucidità degli avversari, sono riusciti a gestire benissimo la situazione.

Il Toro si è fatto pericoloso solo una volta su punizione di Verdi, deviata benissimo da Handa, mentre noi abbiamo ottenuto il terzo gol con una percussione entusiasmante di Lukaku, conclusa in modo irresistibile e anche un po’ fortunato.

Trentaquattro punti su trentanove sono un bottino straordinario, ma conta il risultato di fine stagione: certamente non potremo continuare con questa media assurda e quando inevitabilmente capiterà qualche colpo a vuoto, ci sarà qualche “capiscers” che criticherà la flessione: ma come, abbiamo perso punti contro quella (speriamo non quelle) piccola…

Da parte mia la speranza è che, se deve venire, la flessione venga il più tardi possibile e sia… lieve.

In ogni caso questo exploit deve essere il punto di partenza su cui costruire un futuro degno della nostra storia

Le statistiche

Solo pochi dati interessanti per comprendere lo svolgimento del match e qualche curiosità.

Partiamo da una serie di considerazioni che si ripetono di continuo: il tempo trascorso ad attaccare spesso è inversamente proporzionale al risultato che si ottiene.

Non solo perché ovviamente chi è in svantaggio attacca di più, ma perché comunque elementi come il possesso palla, i corner a favore e il numero di passaggi, solo in poche occasioni permettono all’osservatore scaltrito (secondo me eh…) di formulare espressioni tipo ‘la squadra x avrebbe meritato di più’.

Ho più volte ribadito il mio convincimento per cui se sei nettamente superiore sei costretto ad attaccare e spesso riuscirai a vincere (anche dando spettacolo, a volte); ma se c’è equilibrio di valori chi riesce a chiudere gli spazi per gli avversari (meglio se lo fa lontano dalla sua area, pressando alto ma compatto) e a ottenere spazi più ampi per i suoi attaccanti è avvantaggiato.

Il Toro ha tenuto palla per il 59% del tempo, contro ovviamente il nostro 41; ha realizzato 431 passaggi riusciti contro i nostri 303, con una percentuale di accuratezza dell’84% contro il nostro 75%; ha calciato 12 corner contro 4.

Da notare che anche quest’ultimo dato, verosimilmente, più che attestare una miglior precisione dei granata indica la sterilità di molti loro facili appoggi e viceversa la nostra capacità di rischiare la verticalizzazione.

Ma ha perso 3-0, ha subito 6 tiri in porta (3 gol) contro due sferrati; ha sommato un’occasione da gol contro sei e ha al suo attivo zero assist contro 3.

I nostri falli curiosamente sono stati quasi il doppio dei loro (18 a 10) e i nostri ammoniti più numerosi.

La compattezza che i nostri hanno saputo mantenere è attestata anche dai recuperi (138 contro 71 dei granata), con Vecino sugli scudi (28), davanti a D’Ambro e Lukaku con 15 e Meité con 14.

Infine qualche curiosità: Vecino questa volta ha superato Brozo per numero di km corsi, ma il croato (primo per velocità media con 8.2 km/h) ha compiuto i suoi a una velocità leggermente superiore.

Come velocità pura invece il record va a Bremer (33.7) contro i 31.3 di Lukaku, secondo.

Infine l’Inter ha percorso 4 km in più rispetto al Toro, alla velocità media di 6.7 contro 6.4 dei granata.

In qualche occasione ci è andata anche un po’ bene, bisogna ammetterlo. Non sempre riusciremo a ottenere 3 gol con sei tiri, non sempre una deviazione di un difensore nostro, da 3 metri, finirà in una zona della porta raggiungibile, sia pur con una prodezza, dal portiere.

Ma in questo caso quel briciolo di buona sorte lo abbiamo legittimato con una grande prestazione.

Le pagelle

Handanovic: 7.5 due soli interventi su tiri in porta, ma importanti. Poi qualche uscita sicura.

Godin: 6-7 ben coperto sulla sua destra da un efficace D’Ambrosio, ritrova l’antico valore e dimostra di poter tornare agli eccellenti livelli conosciuti.

de Vrji: 8 insuperabile nei contrasti e sulle palle alte, ottimo nel dirigere la difesa e organizzare le transizioni, implacabile davanti quando si presenta in area.

Skriniar: 7 su quel terreno infame, fa valere tutta la sua forza atletica, chiudendo ogni iniziativa avversaria e spesso avanzando ad appoggiare il centrocampo.

D’Ambrosio: 7 presidia la sua fascia con grande autorevolezza, copre i centrali con tempestive diagonali e spinge ogni volta che si presenta l’occasione. Rientro importante.

Vecino: 7: corre più di tutti, recupera più palloni di tutti, manda in porta Lautaro per il primo gol. Determinante per creare intensità davanti alla nostra area di rigore.

Brozovic: 8 prestazione da incorniciare. Finisce stremato, ma sarebbe stato incredibile il contrario. Fino agli ultimi 5 minuti non sbaglia un posizionamento, un appoggio e distribuisce il gioco con una sapienza e una qualità fuori dal comune

Barella: 7- altra grande prestazione del giovane sardo, condita da tanta corsa, enorme sacrifico e grinta, ma anche da giocate importanti e di livello. Peccato per l’infortunio, che si somma all’indisponibilità perdurante di Sensi e Gaglia, mettendoci in seria difficoltà per il futuro immediato.

Biraghi: 6-7 prova del tutto convincente di Biro che tiene la fascia con sicurezza e si rende protagonista del cross che pesca de Vrji sul secondo gol.

Lukaku: 8 fisicità debordante, perché unita a una grande progressione (cfr. i dati statistici sulla velocità di punta). Lavora per la squadra alla grande e giustamente i frutti li coglie anche lui, di persona.

Lautaro Martinez: 7.5 non solo un grande goleador e uno spietato opportunista: sta diventando davvero un campione completo, come ce ne sono pochi. Sa fare di tutto e tutto bene.

Borja Valero: 6+ fa il suo con diligenza, in modo pulito ed efficace. In certe situazioni conferma che può essere ancora efficace e funzionale.

Candreva: 6+ entra e si produce in una progressione impressionante, durante la quale lascia sul posto successivamente tre avversari. Non sarà un fenomeno ma conferma che quando serve si può puntare su di lui.

Dimarco: 6.5 voto di incoraggiamento e di plauso per l’esordio stagionale in prima squadra. Pochi i minuti giocati per giudicarlo.

All. Conte: 9 se l’Inter fa bene (e lo sta facendo) il massimo riconoscimento va al suo demiurgo. Se facesse il miracolo di portarci anche agli ottavi di CL, chi potrebbe negargli il 10?

Luciano Da Vite

16 pensieri riguardo “L’animale da “matare” è a strisce zebrate: Torino – Inter 0-3

  1. Post ampiamente condivisibile. Penso anche io che siamo ad un punto di svolta: questo gruppo con qualche innesto di qualità a cc ed una punta di peso che faccia le rotazioni può fare un campionato di vertice e giocarsela alla pari con i bianconeri. Il punto è di non sbagliare gli acquisti di gennaio, servirebbero uomini già rodati nel nostro campionato ma anche acquisti da prospettiva futura. I direttori questo lo sanno e tutti questi nomi che girano servono solo a far confusione (nella mente degli altri). Quei due sono talmente navigati nel loro mondo che non hanno bisogno di suggerimenti.

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  2. Il fatto è che il mercato di gennaio dipende molto dall’esito del blocco di partite che ci attendono fino a natale.
    Finora questo gruppo ha sbagliato solamente la partita col Praga e il secondo tempo a Dortmund. Speriamo tenga sono a gennaio.
    Credo si possa fare, ma le risorse sono limitate.

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  3. Però a mio modesto avviso non si deve “investire” su giocatori tipo Giroud che con un contratto di 18 mesi (minimo) bloccherebbe il “sogno bagnato” estivo Haland, meglio buttarsi su centrocampisti, Allan che da Napoli scapperebbe ieri e Tonali che il Brescia potrebbe cedere di fronte ad una buona/ottima offerta.

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  4. Flavor hai pienamente ragione. I calciatori a fine carriera e a caccia del loro ultimo ingaggio sono da prendere solo a parametro zero e comunque sono da valutare le loro motivazioni. Non sono convinto che Conte voglia Giroud o almeno il francese non è la prima scelta del mister. Allan secondo me è un cc sopravvalutato e costoso, lascerei perdere ora tanto il Napoli a fine anno sarà costretto a svenderlo. Su Tonali invece non ho nessun dubbio: Il ragazzo ha personalità anche se va testato in un contesto di livello come il nostro.
    Kulusevsky è sicuramente la prima scelta della società ed è quello più facilmente prendibile adesso.

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  5. ma questo kulusevskyè così buono come si dice???

    si vedeva già dalle giovanili??

    altra domandina facile facile ma solo in italia c’è questo “dislivello” tra primavera e prima squadra ??
    a me sembra che all estero i giocatori vengono provati più o meno senza paura

    sulle seconde squadre la cosa si è arenata??

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  6. L’aspetto positivo di questa finestra di calciomercato è che i nostri direttori abbiano finalmente deciso di non insistere su CHIESA, che reputo un buon esterno ma non un fuoriclasse da 70 mln come quanti chiede la Viola. Questa stagione ci sta dando la sua vera dimensione.

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  7. Si, kulu era straodinario già nelle giovanili. Solo che npns empre chi emerge negli allieivi o anche in primavera poidiventa un campione.. Il campionato italiano è molto più complicato di tutti gli altri, c’è un problema tattico ma anche fisico: fino a 17-18 anni cresci soprattutto in altezza, poi fino ai 23-24 metti chili di muscoli in enorme quantità. Da noi spesso un errore determina un risultato. io vedo eprsone fleici di frotne a un 5-4. Per me può essere stato uno spettacolo divertente, ma non è stato uno spettacolo di calcio

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  8. Di sicuro non sarà Ronaldo né Romario, né Zico né Careca, forse non sarà nemmeno Bebeto… ma di Gabriel Barbosa, signori, non diciamo niente?

    Da noi è stato oggetto d’invidia e di ostracismo (non ha praticamente giocato quasi mai, E DOPO CHE HA SEGNATO NON HA PIÙ GIOCATO). E anche qui, su questo blog, non so se per ordini di scuderia o per assecondare l’interesse di qualcuno, è stato stimato alla stregua di un pupo che può piacere soltanto agli ingenui amanti di un calcio “decorativo”.

    Da tifoso del Brasile, aspetto impaziente che altri grandi brasiliani vengano presto a giocare con noi.

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    1. Clinamen nella sostanza sono stupito anche io della scarsa considerazione del brasiliano, almeno sul piano tecnico, probabilmente è anche migliorato tatticamente. Tuttavia ultimamente da qualche intervista a qualche allenatore o addetto del calcio brasiliano mi sembra emergere il ritratto di un ragazzo privo di almeno due virtù necessarie all’equilibrio , la temperanza e la fermezza: sbalzi di umore e incontinenza sembrano attributi del gabigol persona che hanno allontanato molte pretendenti. Non so cosa ci sia di vero ma va da sé che ora è un momento in cui ancora nessuna big si sia riavvicinata a lui , almeno così pare

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