Inter: i giorni che possono cambiare la storia

Ritorna il blog con un nuovo post di Luciano Da Vite. I prossimi mesi saranno giornate decisive per il futuro della nostra Inter e si impongono riflessioni che riguardano il futuro prossimo e quello a medio termine della nostra squadra, dal punto di vista societario ma anche delle prospettive tecniche (risultati possibili, organico da migliorare). Sono fattori in qualche modo decisivi su entrambi i piani, che per altro risultano indissolubilmente collegati. Società, campionato, prospettive: esaminiamo le questioni separatamente, pur tenendo presente la loro interconnessione.

Ora, anche la nazionale del Paradiso ha trovato la sua ala mancina: RIP, Mariolino Corso, piede sinistro di Dio

Un post speciale per ricordare un uomo speciale. Mario Corso è stato uno dei più grandi e creativi campioni che abbiano calcato i campi di calcio. Arrivato all'Inter nell'estate del '58 dalla sua natia Verona con Da Pozzo e Guglielmoni, Mariolino si affacciò in prima squadra a 16 anni e a soli 17 anni entrò nel giro dei titolari di una Inter la cui prima linea titolare era composta da giocatori importanti. Non ne uscì più, neppure quando arrivò a Milano Helenio Herrera (checché ne dica la stampa). Corso fu titolare indiscusso e in maglia nerazzurra ha vinto tutto. Indimenticabili i goal contro il Liverpool (la famosa "foglia morta") e quello decisivo in Coppa Intercontinentale contro l'Indipendentiente. Tagliente e lapidario, arguto e implacabile nel farsi beffe dei luoghi comuni che imperano nel calcio, Mario Corso fu un genio calcistico, ma anche un dirigente competente e che ha fatto svoltare il nostro settore giovanile. La sua intelligenza e persino la sua arguzia dissacrante, ma mai gratuita, ci mancheranno. Adesso andrà a rinforzare la nazionale del Paradiso. Ciao, Mariolino e grazie di tutto.

Il nostro settore giovanile, tra storia, leggenda e prospettive attuali

Questo post nasce a seguito di una serie di considerazioni su due interviste rilasciate negli ultimi giorni dal dirigente nerazzurro Roberto Samaden, il "guru" del calcio giovanile italiano e la figura principale di un rinnovamento che a partire dal 2001 e poi dal 2010 in maniera ancora più consistente ha portato a quello che si può definire come un vero e proprio "cambio di marcia". Parlano i risultati e lo certificano il numero di calciatori che si sono formati nel nostro settore giovanile e sono poi diventati professionisti affermati nei campionati di Serie A e di Serie B. Un trend che non sembra arrestarsi, anzi, considerando il recente exploit di Sebastiano Esposito e che ci sono ragazzi in rampa di lancio talentuosi come Filip Stankovic, Pirola, Pompetti, Agoumé e Gnonto (per citarne alcuni e senza nulla togliere agli altri). Luciano Da Vite compie una autentica ricostruzione storica dei fatti e si concentra poi in maniera più stringente sull'attualità e la necessità di contemperare i successi sportivi con la "formazione" di giocatori di alto livello, perché le due cose si accompagnano necessariamente una all'altra per potere portare avanti un discorso vincente nel tempo e affinché il nostro settore giovanile continui ad essere un vero e proprio modello.