Il gioco del Como ha entusiasmato. Non ci sono dubbi sia la più “europea” tra le squadre del campionato italiano e sul fatto che nel primo tempo la squadra di Cesc Fabregas ci abbia addirittura annichilito. In pratica fino al 46’, quando abbiamo realizzato il nostro primo goal, non avevamo mai tirato in porta. Non solo: fino a allora non ci avevano letteralmente lasciato giocare. La partita è poi cambiata nel secondo tempo. Il loro pressing è stato meno asfissiante e i cambi di Chivu sono stati azzeccati e ci hanno dato un po’ più di vigore. Ciononostante loro nel finale, quando dovevano recuperare, hanno dimostrato di avere ancora energie da spendere. Insomma, al netto del risultato, la partita pone comunque proprietà e dirigenza davanti a degli interrogativi su come costruire la squadra nel futuro: da una parte continuare a costruire una squadra con centrocampo di palleggiatori e tutti gli altri elementi di forza e di corsa lunga, visto che questo almeno in Italia sembra pagare e visto che in questo caso ci sono meno avventure da correre; dall’altra virare progressivamente in direzione di una squadra che cerchi la cosiddetta dimensione europea, sapendo che sarà un percorso dispendioso (puoi avere anche 25 giocatori che corrono come dannati e pressano alti per 120', ma se non sanno anche giocare a calcio a ottimi livelli, non puoi nutrire ambizioni…). Sicuramente serve introdurre qualche alternativa che vada in una direzione diversa da quella attuale, senza magari intraprendere una vera e propria “rivoluzione” e dunque nel segno di una continuità con quanto fatto fino a questo momento. Qualche annotazione, a margine del racconto della partita, sta per forza di cose sull’arbitraggio e su quelli che sono gli “obiettivi” del VAR. Ancora una volta un episodio a nostro sfavore e ancora una volta si rileva un eccesso di “discrezionalità” che distingue il calcio dagli altri sport e consente di indirizzare le partite, quando non addirittura di deciderle. Per venire ai singoli, straripanti le prestazioni di Dumfries e di Marcus Thuram, entrambi autori di una doppietta. Grande merito va a Cristian Chivu: prima di Inter - Roma nessuno avrebbe mai creduto che riuscisse a rimettere in linea di navigazione una squadra che viveva momenti difficili sul piano della condizione, di alcune essenze e soprattutto psicologico, per vari fattori “esterni”. Invece ha fatto il miracolo. Adesso deve farne “qualcun altro” per potere così consacrarsi alla sua prima intera stagione da professionista.
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L’entusiasmo e la prudenza: Inter – Como 4-0
La partita contro il Como è stata entusiasmante: alcune giocate, alcune intere fasi di gioco sono state sublimi, così come sono state definite da un amico sul blog. Certo, bisogna chiedersi se non sia tutto oro quello che luccica, soprattutto in una prospettiva che si proietta sull’intera stagione. Lo stesso Chivu ha detto che si poteva fare di meglio e che c’è ancora molto da lavorare. L’Inter gioca bene e quando sta bene, il suo gioco è come detto assolutamente entusiasmante. Ma restano le preoccupazioni su questo tipo di gioco, che prevede pressing altissimo, grande intensità, capacità del gruppo di rimanere compatto, in avanti o nei recuperi, secondo la situazione. Non si può giocare ad altissimi livelli in questo modo per tutta la partita, non si può farlo per tutta la stagione, non so se si può farlo quando l'avversario è più forte. Non è disfattismo, semplicemente non ci si vuole fare travolgere da un entusiasmo comprensibile, ma un po’ troppo “spensierato”. Per venire alla partita, Chivu sembra possedere la capacità proprio dei grandi allenatori, di leggere e capire la condizione del momento dei suoi atleti. Mette Pio, Diouf e Luis Henrique nei momenti e nelle situazioni giuste. Contro il Como siamo partiti fortissimo, con un ritmo e un’intensità pazzesche, unite a tanta qualità. Siamo andati in vantaggio dopo otto minuti di dominio incontrastato, quando una ripartenza di Luis Henrique si è tradotta in un assist per il capitano, che brucia sul tempo il suo difensore e insacca splendidamente. La vera svolta del match però è il secondo goal di Thuram, che arriva mentre stavamo soffrendo il Como: bravura e “suerte”. Semplicemente strepitoso poi il terzo goal, con protagonisti un incredibile Barella, l’ispirato Lautaro, Mkhitaryan (al ritorno in campo) e il bomber Calhanoglu. Sesto centro in campionato per il centrocampista turco. La partita finisce qui: il Como si rassegna e due minuti dopo, Carlos, subentrato, segna la quarta rete. Il lavoro di Chivu è veramente molto buono, è un grande uomo e un ottimo allenatore, ma come tutti, è atteso ad altre risposte convincenti, a partire dalla prossima sfida di Champions contro il Liverpool.

