Dall’inquietudine a un cauto ottimismo

Foto: Beppe Marotta è il nuovo presidente dell’Inter. Conferire a lui la presidenza da parte del gruppo Oaktree lascia immaginare che si operi nella continuità, come dimostrerebbe anche la conferma di tutto il gruppo dirigente fino al 2027.

E’ passato pochissimo tempo dai giorni “dell’estasi e dell’inquietudine” (autocit.), ma sono successe un sacco di cose e la situazione è profondamente cambiata.

La felicità per uno scudetto conquistato stra-dominando va trasformandosi in un piacevolissimo ricordo, come è naturale.

L’inquietudine per il futuro della squadra sta lasciando il posto a un sentimento di attesa vigile ma fiduciosa.

L’avvenimento fondamentale, in questo breve lasso di tempo è stato il definitivo passaggio di proprietà dalla famiglia Zhang al fondo di investimenti americano Oaktree.

Ai tempi dell’ultimo post, il passaggio sembrava già probabile, quasi certo, ma ancora non sapevamo nulla del gruppo subentrante e soprattutto delle loro intenzioni in merito alla gestione o alla rivendita della società nerazzurra e l’incognita sul futuro appariva densa di preoccupazioni.

Perché chi lasciava lo faceva per necessità di natura extra calcistica, ma negli ultimi tempi, pur trovandosi in difficoltà finanziarie gravissime, aveva consentito alla dirigenza di formare una squadra assolutamente all’avanguardia in Italia, dove sta conquistando titoli e trofei, ma capace anche di porsi tra le primissime  nel mondo.

Oggi conosciamo qualcosa di più di Oaktree, delle intenzioni dichiarate e persino di qualche loro atto concreto.

In una decina di giorni si sono presentati all’immenso pubblico interista con parole rassicuranti, anche se sempre di parole per ora si tratta.

Hanno dichiarato di non avere intenzione di cedere la società almeno per qualche tempo e soprattutto di volerla risanare finanziariamente continuando nel contempo l’opera di rafforzamento tecnico in corso da anni.

E’ un discorso ambizioso e non facile da tramutare in comportamenti virtuosi ed efficaci su entrambi i fronti, ma anche con le  dichiarazioni citate, gli uomini di Oaktree hanno dimostrato di aver compreso la storia e l’identità gloriose di una società e di un pubblico senza uguali e di essersi calati pienamente in questa situazione.

Dal mio punto di vista mi restano alcuni dubbi sulla possibilità di tenere uniti gli obiettivi nel tempo.

Ma questi dubbi sembra siano solo miei: altri tifosi, anche se smentiti dalle cifre degli ultimi mercati, sono convinti che nessuno in Italia disponga di mezzi finanziari importanti da investire sul mercato per rafforzarsi  e che dunque pur avendo dovuto registrare da qualche anno attivi di mercato anche consistenti e pur dovendo verosimilmente garantire equilibrio di bilancio anche nelle prossime sessioni noi si possa (anzi secondo questi tifosi è quasi scontato che si debba) far bene e meglio degli altri.

Invano, come dicevo prima, io ho citato a sostegno della mia tesi di un ‘mezzo miracolo’ le cifre degli investimenti altrui e dei… disinvestimenti nostri ai quali si sono accompagnati invece grandi miglioramenti sul campo (negli ultimi due anni una finale di CL e un campionato stra-vinto, oltre a numerose coppe che però in quanto vinte da noi vengono subito screditate).

Io sono convinto che Juventus, Milan e Napoli e certamente qualche altra faranno importanti sforzi finanziari (li chiamerei investimenti, non spese) per cercare di annullare e capovolgere il gap tecnico che noi vantiamo oggi.

La juve perché è la juve e se le servono soldi sa dove prenderli, magari anche dallo Stato italiano, sotto forma di incentivi per la vendita di auto… prodotte all’estero.

La juve ha preso Motta, e cambierà modulo e sistemi di gioco, cederà qualche elemento anche di buon valore ma poco funzionale e ne acquisterà altri di grande quotazione, formando anche qui uno zoccolo duro italiano come ai tempi di Buffon, Bonucci, Chiellini, Barzagli, Marchisio.

I primi nomi che circolano (Calafiori e Di Lorenzo… non a caso due ex giocatori di Giuntoli o di Motta) sono indicativi al proposito.

La juve finirà per spendere certamente più di quanto incasserà dalle vendite, come accade da sempre.

Anche il Napoli venderà qualche giocatore importante non più funzionale al progetto, ma è sicuro che Conte, andatosene da un’Inter vincente quando gli hanno prospettato un regime di austerità sul mercato, non accetterà una campagna che non rafforzi considerevolmente la squadra.

Il Milan dopo una stagione in tono minore e dopo essere stato umiliato ben sei volte da noi, non potrà evitare di rafforzarsi per non creare distacco con i tifosi.

E anche altre squadre, come quest’anno, chiuderanno il mercato con qualche decina di milioni di passivo.

Tuttavia c’ è una considerazione che mi fa bene sperare: il calcio è un’azienda particolare: se tu fabbrichi scarpe fai un investimento sulle strutture aziendali per diventare leader perché così guadagnerai tanto, ben oltre le cifre investite.

Nel calcio solo se hai le aspirazioni dell’Udinese (o più in grande della meravigliosa Atalanta) puoi sperare di arricchirti grazie al mercato.

Negli altri casi se fai investimenti riusciti, quindi con risultati, solo l’incremento del valore di impresa ti potrà portare a vendere l’azienda ricavando più di quanto ci hai investito, quindi a ottenere un profitto in termini di liquidità (ci sono anche i vantaggi indiretti).

Oaktree fa investimenti per poi rivendere, lucrando proprio sull’aumento del valora d’impresa.

Ma perché questo accada è necessario che la competitività della squadra resti e anzi aumenti.

Oaktree non potrà un domani rivendere con profitto una società la cui squadra abbia perso competitività.

Questa è in un certo senso l’assicurazione che abbiamo noi tifosi.

E le prime dichiarazioni ufficiali dei nuovi proprietari sembrano confermare l’intenzione di accrescere la competitività garantendo la solidità finanziaria del club.

Per la verità ci sono anche segnali più convincenti delle semplici dichiarazioni di intenti:

  • La presidenza conferita a Marotta, affinché, penso, si operi nella continuità,  come dimostrerebbe anche la conferma di tutto il gruppo dirigente fino al ’27.
  • Provvedimenti presi da Suning, questi ultimi, ma quando già elementi di Oaktree erano nel CdA.
  • Stesso discorso per gli acquisti già chiusi di una punta e un centrocampista di ottima caratura (Taremi e Zielinski).
  • Ma soprattutto vanno in questa direzione gli onerosi rinnovi, dati per conclusi, che riguardano Lautaro, Barella, Bastoni e Inzaghi, cioè gli elementi più importanti dal punto di vista tecnico e probabilmente quelli che incrementeranno le spese per emolumenti.

Se davvero si riuscirà a non cedere nessun titolare importante (o al più Dumfries sostituendolo adeguatamente magari con un piccolo risparmio) e nel contempo si riuscirà a colmare qualche lacuna di organico, con dei giovani purché pronti o dei vecchi, purché integri, per me non fa differenza, allora potremo reggere la concorrenza di chi si rafforzerà, in attesa di poter tornare a investire sul mercato, magari aumentando i ricavi anche attraverso lo stadio di proprietà.

In  ogni caso l’obiettivo di restare ai vertici sportivi è imprescindibile anche finanziariamente, perché in una situazione contraria perderemmo i soldi delle coppe internazionali, degli sponsor  e anche dei proventi da stadio e da riprese televisive.

E perderemmo l’appeal che tiene legati ai nostri colori importanti giocatori e rappresenta un incentivo per chi potrebbe arrivare.

Un brano di un articolo di Cavasinni su Fcinternews.it, uno dei pochissimi giornalisti che stimo, mi sembra confermare la lettura  dei fatti di Inter che a me appare più realistica:

Rispetto a quanto Suning arrivò a Milano, l’Inter ha aumentato il suo valore d’impresa di circa un miliardo di euro, passando da 400 milioni a 1.400 miliardi stando alle stime dell’ultimo report di Football Benchmark.

Un salto notevole garantito sia dalle strategie economiche sia dai risultati di campo.

Innegabile la cura dimagrante alla quale è stata sottoposta l’Inter dal 2021 a oggi: percorso che ha condotto a un graduale risanamento dei conti come indicano tutti i parametri. La situazione non è ancora completamente rientrata e poi c’è sempre la scadenza del bond 2027 da tenere in considerazione, ma la tendenza è chiara.

Nonostante ciò, esiste ancora qualcuno che commenta un mondo parallelo che evidentemente esiste solo nella propria testa.

E la cosa sorprendente è che alcuni di loro masticano o hanno masticato il calcio ai più alti livelli. Da Arrigo Sacchi Gian Piero Gasperini: in questi mesi si sono sprecati i commenti del tipo “L’Inter vince ma spende anche tanto” a “Per colmare il gap con l’Inter servirebbe fare un miliardo di debiti e offrire contratti ai giocatori a destra e a manca”.

Anzi, è l’esatto opposto.

L’Inter è stata messa a pane e acqua, soprattutto a livello di calciomercato.

Basterebbe dare uno sguardo al saldo entrate/uscite degli ultimi 5 anni per rendersi conto di che razza di lavoro hanno dovuto fare Marotta Ausilio per mantenere competitiva la squadra nonostante le evidenti difficoltà della proprietà. Paradossalmente, però, diminuendo la possibilità di investimento sono aumentati i risultati. 

(Nb. Quasi tutti i grassetti sono di Cavasinni, solo gli ultimi due sono miei.)

La mia speranza è proprio questa, perché senza investimenti, nessuna azienda può crescere, anzi, alla lunga il declino è inevitabile, se non altro per la crescita degli avversari.

Se non si può competere con alcune grandissime società estere che dispongono di fondi illimitati, si può e si deve con il pubblico e la storia che abbiamo, competere e provare a vincere in Italia, ma per far questo a mio parere è necessario una volta portato il bilancio annuale in equilibrio, reperire risorse cercando:

  • di aumentare le entrate (ma già Suning ha fatto tantissimo in questo senso),
  • di liberare liquidità attraverso il taglio di spese non essenziali,
  • ed anche, perché no, attraverso investimenti della proprietà mirati ad accrescere il valore d’impresa.

Perché dal mio punto di vista è sbagliato parlare di debiti quando una società chiude in passivo.

Nessuna società può chiudere in passivo, perché verrebbe esclusa dal campionato.

Se il pareggio di bilancio (cioè il soddisfacimento di tutte le spese necessarie) viene ottenuto attraverso la liquidità immessa dal proprietario, a me importa poco che lo faccia di tasca sua o ottenendo un prestito dalle banche, come per altro avviene quasi sempre quando si vuole incrementare il profilo di un’azienda.

Dunque in quel caso per il proprietario sono debiti, per l’azienda sono investimenti.

Questa è la mia opinione, di persona, lo riconosco,  che capisce poco o nulla di alta finanza e imprenditorialità ma che osserva quello che accade nelle grandi società di calcio.

L’ho detto più volte e lo ribadisco: la passerella trionfale di questo campionato non può ripetersi perché non corrisponde al gap reale dei valori tecnici.

Ma persino solo un successo combattuto sarebbe un’impresa.

Anche senza considerare gli esempi del Milan, vincitore due anni fa, e del Napoli stra vincitore lo scorso anno, bisogna avere la lucidità di individuare i grandi rischi impliciti nella nostra situazione.

Il principale è il sovraccarico di impegni:

  • gli Europei e la Copa America terranno impegnati molti nostri atleti sino a luglio,
  • ad agosto comincerà il campionato,
  • a settembre la super CL con molte partite in più,
  • poi le due coppe nazionali,
  • la partite delle varie rappresentative (la nostra e quelle di altri Paesi),
  • poi fino al 13 luglio, il mondiale per club nel quale affronteremo oltre alle migliori degli altri continenti solamente… Chelsea, Real Madrid, City, Bayern, PSG, Porto, Benfica, Atletico Madrid, Borussia e juventus…

Si deve anche tener conto del fatto che se quest’anno l’obiettivo era per tutti la seconda stella, nella prossima sarà fondamentale cercare, se non di vincere, almeno di essere altamente competitivi nelle due grandi competizioni internazionali, che procurano soldi a palate: direttamente, ma per i riflessi sugli anni successivi, oltre che   sugli sponsor e sui contratti televisivi.

La mia speranza è che una società di investimenti queste situazioni, e le conseguenti necessità tecniche strettamente connesse non le possa ignorare.

Io pensavo a una rosa allungata a 27/28 giocatori, ma poi le dichiarazioni dei nostri dirigenti e credo anche di Inzaghi mi hanno fatto riflettere.

A parte il fatto che poi nelle competizioni internazionali ne puoi iscrivere solo 25 (se hai almeno 4 ‘interisti’ cosa che mi sembra irrealizzabile), avresti comunque diversi giocatori destinati quasi sempre non alla panchina, ma addirittura alla tribuna, con i problemi di spogliatoio- oltre che di immobilizzo e svalutazione di capitali – inevitabili.

Per questo ritengo che possano bastare, oltre ai tre portieri, ventidue giocatori di movimento: due per ruolo più due molto duttili.

La  condizione però è che si tratti davvero di 22 giocatori impiegabili assolutamente senza riserve e timori in QUALUNQUE PARTITA, anche le più importanti.

Mi spiego: se devo giocare una partita decisiva con Calha o Lauti anche solo stanchi, devo avere sostituti in grado di rimpiazzarli senza che il rendimento del complesso abbia una netta flessione.

Al momento noi dobbiamo trovare il secondo portiere che in tempi non lunghissimi diventerà il primo.

Non conosco (se non per brevi filmati i o per un paio di match) né Bento né Martinez del Genoa, i due chiacchierati.

Dico solo che i dirigenti avranno una preferenza e non sarebbe bello andare sulla seconda scelta solo per motivi finanziari, pur sapendo che il calcio è pronto a smentire il giorno dopo quello che sembrava certo il giorno prima.

Per la linea difensiva secondo me è necessario il più forte investimento (eventualmente con quello per una punta).

Attualmente abbiamo sei giocatori per tre ruoli: Pavard-Bisseck; Acerbi-de Vrij;  Bastoni- Carlos. Oltre a un ‘tuttofare’ come Darmian.

Però Acerbi, de Vrij e Darmian non sono giovanissimi e per Acerbi c’è l’incognita di come alla sua età recupererà da un grave infortunio.

Inoltre Bisseck nella prima stagione con noi ha dimostrato di poter essere un elemento di prospettiva, ma di non essere ancora un giocatore per ogni tipo di partita.

Quindi un innesto qualitativo nel reparto mi sembra necessità primaria

In mezzo dovremmo essere a posto con Barella-Frattesi; Calha-Asllani; Miki-Zielinski.

Asllani in partenza non mi lascia tranquillissimo ma se al terzo anno di Inter non dovesse ancora essere competitivo, sarebbe un problema.

Sulle fasce Dumfries o chi per lui (magari è fortissimo, ma non vorrei il giapponese di cui si parla, forse perché ho appena visto il Giappone U17) e ancora Darmian e dall’altra parte Dimarco e l’incognita Buchanan.

Con Carlos, proprio come Darmian, possibile jolly.

Qui sarebbe bello fare qualcosa, ma mi rendo conto che essere troppo esigenti è irrealistico.

Però gli esterni nel modulo a tre sono quelli che si logorano di più.

Davanti, dando per scontato che Taremi abbia successo anche da noi, restasse Arna, sarebbe secondo me necessario un quinto e in questo caso per vari motivi mi piacerebbe Pinamonti.

Partisse Arna punterei tutto su Gudmunsson anche perché lo ritengo giocatore adatto sia nel 352 tradizionale di Inzaghi, sia in un nuovo 3412 che mi pare il mister voglia preparare come alternativa in alcune partite o situazioni.

Anche se, almeno in Italia, mi sembra che davvero poche squadre giochino con due punte centrali più un trequartista: al massimo si gioca con una punta e due esterni offensivi, che però rientrino anche, oppure con un 4231.

Se e quando si dovesse adottare questo modulo, considerando anche che con Inzaghi attaccano pure, oltre agli esterni, i braccetti difensivi, si dovrà fare molta attenzione alla fase di non possesso.

Ecco, una prima idea sulle nostre possibilità me la farò quando sarà chiaro chi occuperà le caselle del secondo portiere, del centrale che deve assolutamente arrivare, della quarta punta. Anche se l’arrivo di un altro esterno mi lascerebbe più tranquillo.

Il discorso sulla prima squadra coinvolge però necessariamente quello sulle giovanili.

Quest’anno per fare mercato senza svenarci potremmo arrivare alla cessione di diversi giocatori di buona o ottima quotazione: Agoumé, Satriano, Oristanio, Sebastiano Esposito, F. Stankovic, Fontanarosa, Fabbian, Pio Esposito,  V. Carboni e qualche altro potrebbero garantire un buon gruzzoletto: ma il problema è che il freno agli investimenti anche nel settore giovanile potrebbe aver inaridito nei prossimi anni anche questa fonte di introiti.

Per dire: Di Maggio, sicuramente uno dei più pronti fra quelli che lasceranno, sembra aver trovato spazio (non so per giocare quanto) in C nel Pescara.

Magari più avanti faremo una rassegna dei giovani in organico attualmente ai diversi livelli di età per vedere se e chi potrebbe avere un futuro da serie a  se non da Inter, ma posso anticipare che la situazione non mi sembra entusiasmante.

Il settore giovanile sarà un altro banco di prova per Oaktree, perché una società di investimento  sarebbe in contraddizione con… se stessa se non investisse appunto sui giovani, dai quali possono davvero venire (e in questi anni è successo) plusvalore importante.

Magari cominciamo a reperire le strutture per fare l’Under 23 e poi a prendere pochissimi giocatori ma veramente di grande qualità.

Il discorso può sembrare fuori luogo in una stagione giovanile caratterizzata sino ad ora  da questi risultati:

  • Under 19: semifinalista in campionato
  • Under 18: ammessa alle semifinali (da disputare)
  • Under 17:  quarti da disputare
  • Under 16: ammessa alle semifinali (da disputare)
  • Under 15: ammessa alle semifinali (da disputare)
  • Under 14: CAMPIONE D’ITALIA
  • Under 13: CAMPIONE D’ITALIA.

Tuttavia se andiamo a valutare non tanto i rendimenti di squadra, ma le eccellenze individuali, non siamo così ben forniti, se non nelle formazioni più giovani, nelle quali però le incognite legate alla crescita, non solo… fisica, sono maggiori.

Detto che nella Primavera attuale, spero di sbagliarmi ma non vedo giocatori in grado di giocare subito da titolari neppure in serie B, devo aggiungere che ci sono un paio di 2007 e 2006 che presentano ancora – almeno spero –  grandi margini di miglioramento.

In Under 18 sulla carta abbiamo attaccanti fortissimi.

La squadra ha segnato 88 gol, una media a partita vicino a tre, e giocatori come Lavelli, Mosconi, De Pieri, Pinotti in categoria fanno sfracelli, ma a tutti manca qualcosa per diventare importanti a livelli superiori: vedremo se riusciranno a completarsi.

 Comunque quest’anno l’Under 18 è la squadra che vedevo più volentieri di tutte (anche della Primavera), seguita dall’Under 16, mente Under 15 e Under 17 hanno alcuni giocatori interessanti ma solitamente faticano di più ad esprimere qualità importanti.

Il problema principale negli ultimi due tre anni sono stati gli acquisti all’estero, che per me hanno un senso se sono magari pochi ma di altissimo profilo (quindi costosi) oppure se sono autentiche ‘scoperte’ ma in questo caso a 17-18 anni se non sono ancora conosciuti nel grande giro degli  osservatori difficilmente diventeranno elementi del calibro di un Camarda, o per parlare di giocatori già affermati di un Vlahovic, di un Soulé o di un Pinamonti o di un Fabbian quando appunto giocavano in Primavera.

Non credo che la responsabilità vada addossata a Manighetti, capo degli osservatori uscente, che dovrebbe essere sostituito da Berardi, già responsabile degli osservatori in Puglia per la Roma.

Manighetti forse quando ancora si poteva spendere ci ha portato anche giocatori importanti, poi affermatisi nel professionismo.

In ogni caso la speranza è che dietro il mancato rinnovo dell’ex delfino del grande Casiraghi ci sia una… ricostituita disponibilità ad essere presenti finanziariamente sul mercato importante dei migliori 16/18enni europei e non solo.

Il possibile arrivo del trequartista sloveno conteso anche da oltre che da società estere potrebbe essere una prima indicazione.

La questione è importante, perché in tempi di mercati… assai sparagnini trovare qualche giocatore che garantisca forti plusvalenze o addirittura che vada direttamente a rafforzare la nostra rosa di titolari, in breve tempo, sarebbe provvidenziale.

Luciano Da Vite

112 pensieri riguardo “Dall’inquietudine a un cauto ottimismo

  1. Una piccola aggiunta per dimostrare come le idee cambino in relazione al punto di vista, al ruolo che si ricopre. Non c’è tecnico delle Nazionali che dopo una prestazione negativa non si lamenti della eccessiva presenza di ‘stranieri’ nel campionato e nei settori giovanili. I

    Io invece credo che una notevole presenza di giocaotri ad esempio di orgine africana a oggi sia fondamentale per la crescita del calcio di un Paese e persino dei giovani ‘autoctoni ‘da sempre. Questi giocatori alzano indirettamente il livello anche degli ‘indigeni’ elevando il livello della competizione. I giocatori ‘nostrani’ che restano tagliati fuori non sono comunque destinati a diventare campioni ed è meglio che se ne rendano conto a 15 anni piuttosto che a 19.

    Mi chiedo dove sarebbero nazionali come Svizzera, Portogallo, Belgio, Inghilterra ma anche la stessa Spagna e persino la Germania, ecc, senza la presenza di numerosi giocatori ‘di colore’ nei loro settori giovanili e anche nelle loro nazionali.

    Anche il giocaotre ‘straniero’ o immigrato scarso, non porta via il posto a un ‘italiano’ bravo, statene certi, ma a un ‘italiano’ che sarebbe stato comunque scarso e che avrebbe contribuito a tener bassa la competititività dell’intero sistema.

    Perché si può sbagliare con gli italiani e con gli immigrati nel calcio: ma è certo che i forti forti, da qualunque luogo provengano alzano lasticella per tutti e ‘costringono ‘ gli altri ad essere più competitivi. Forse con più Musiala e Gundogan, con più Nico Williams e lamine Yamal e Ansu Fati, saremmo più forti anche noi e migliorerebbero i loro emuli o oppositori ‘indigeni’ in campionato

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  2. Premetto di non essere esperto di giovanili, pur chiaccherando con osservatori di squadre giovanili affiliate in Lombardia a team di vertice. Ma vorrei condividere alcuni miei pensieri da incompetente.

    Sulla non presenza di stranieri tra i giovani, rispetto ad altri paesi europei, mi chiedo semplicemente perchè: Italia, credo, sia al pari della Spagna e di altre nazioni europee (lasciamo perdere Francia che è multietnica di natura), nazione di immigrazione. Come mai i giocatori di colore non ci sono? Eppure in altri sport, si veda l’atletica, i ragazzi di colore in Italia ci sono eccome e contribuiscono a rendere questa disciplina, storicamente povera, foriera di vittorie.

    Non sono coinvolti perchè giocare a calcio “costa” troppo?

    Oppure ci sono ma, allora, c’è un “problema formativo” diffuso che non fa crescere loro, al pari dei nostri, riducendo drasticamente il livello qualitativo della nazionale?

    Nelle mie chiaccherate di cui accennavo due cose ho colto: da noi, così mi è stato riportato, esiste un meccanismo di “punti” assegnati a tecnici di squadre che vincono anche i campionati provinciali che porta i tecnici a dare preponderanza alla cultura del vincere ad ogni costo piuttosto che a quella del giocare (che fino a certe età dovrebbe essere preponderante). Per poter ambire ad avere un cv che li faccia salire di livello. Questo effetto, mi dicono sempre le persone del settore con cui ho parlato, porta a trascurare di più, in generale, la “tecnica di squadra” che da giovani potrebbe non tradursi in vittorie più facili d aottenre con il bestione dai piedi quadrati che però ti spazza via.

    Il secondo punto, che riprende quanto detto da Viscidi ed è una diretta conseguenza del primo, è che quando saliamo di livello in ambito giovanile, la parte tattica la fa da padrone rispetto al resto: e francamente, per quanto ne capisco, la cosa parrebbe essere abbastanza in linea con la mancanza di estro e di voler puntare l’uomo che si riscontra nell’Italia dove è preferibile “non rischiare” di perdere palla per paura di ripartenza, dove si gioca raramente uno vs uno a tutto campo – soprattutto in difesa – preferendo atteggiamenti più accorti, ecc. Un approccio che fortuatamente i tecnici emergenti anche nel nostro campionato stanno cambiando ma che credo richeidea tempo per diffondersi.

    Le mie considerazioni sono sulla situazione emdia generale: Nico Williams e Yamal emergerebbero ovviamente ovunque (anche se da noi, fossero in team di vertice, farebbero sicuramente un giro multiplo di prestiti per “maturare” tatticamente) ma personalmente non credo alla “nascita” casuale del talento. Sempre allargando il ragionamento a tutto il movimento calcistico. E qui noi pecchiamo molto, nel senso che il numero di giocatori italiani che gioca a certi livelli (in Italia e all’estero) mi sembra in discreto calo a testimonianza che qualcosa nella qualità dei giocatori prodotti non funziona. Quali talenti italiani sono all’estero? Eppure essendo un campionato finanziarimaente non di primo piano dovremmo fornire i migliori talenti ai campionati più ricchi.

    Ora io non so cosa facciano esattamente nei settori giovanili di Spagna, Germania, ecc. però credo che una nazione mediamente grande quale l’Italia non dovrebbe – per così tanti anni – trovarsi in una situazione in cui, ad esempio, non esista una punta di valore o un giocatore in grado di saltare l’uomo. Per cui, forse, qualche cosa da rivedere ci sarebbe e non dipende solo dai soldi altrimenti non si capisce come squadre basche, danesi, ecc. sfornino giocatori mediamente appetibili mentre qui – Atalanta a parte – anche i team medi che dovrebbero vivere di giovani non riescono più a farlo. Tanto che il 9 azzurro deve essere un giocatore normalissimo come Retegui che abbiamo naturalizato in fretta e furia

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  3. Quasi a farlo volutamente siamo su posizioni opposte su ogni argomento.

    Infatti anche qui non condivido nessuna delle tue considerazioni

    Sulla scarsa presenza di ‘stranieri’ tra i giovani (già il fatto che io debba aggiungere le virgolette è significativo…), a me sembra storicamente ovvio.

    Spagna Portogallo Olanda Belgio Inghilterra sono Paesi ex colonialisti che hanno tuttora rapporti privilegiati con Paesi calcisticamente importanti di Africa Asia e Sudamerica e comunque hanno forte immigrazione consolidata da anni, con il vantaggio che i loro giovani hanno caratteri fisici da Paesi africani o sudamericani e cultura ormai da tempo europea.

    Le nostre colonie erano Libia e Paesi del Corno d’Africa, che nel calcio non hanno mai prodotto alcunché.

    Ma non basta: la Germania ha una fortissima componente di persone originarie dalla Turchia e dai Paesi dell’Est e …si vede in campo.

    Poi loro gli immigrati non li discriminano e non rendono impossibile la loro vita. Persino la conservatrice Svizzera è ricca di portoghesi, albanesi ecc, trattati come svizzeri. Stessa cosa per la Danimarca.

    Da noi un Balotelli nato a Palermo e adottato da italiani ha dovuto aspettare di compiere 18 anni per poter esercitare il diritto ad avere la cittadinanza italiana.

    Nell’atletica leggera qualche atleta di origine straniera c’è perché è uno sport individuale e lì non si può far nulla: se corri più forte o salti più in lungo…. emergi. Salvo poi trovarti con un generale in politica e con il partito che lo sostiene, che affermano che la Egonu non è italiana perché non ha i tratti somatici italiani.

    Ragionando così gli Stati Uniti sarebbero ancora popolati solo da pellirossa.

    E forse sarebbe meglio…

    Sul presunto meccanismo dei punti assegnati a chi vince e sulla base dei quali si farebbero le selezioni di tecnici.

    Non voglio negare cose che non conosco, ma fino a qualche anno fa almeno, questi meccanismi non esistevano (e personalmente dubito esistano oggi, ma posso sbagliare).

    Per esperienza diretta di lavoro posso affermare che non esistevano nei settori giovanili delle squadre di seconda e terza categoria, dove nei settori giovanili lavora(va)no solo volontari e fino alla prima categoria non esistevano neppure per la prima squadra: Sono stato in qualche società a lavorare (gratis) e gli allenatori venivano ‘assunti’ (si fa per dire) su chiamata, non su punteggi

    Nei settori giovanili collegati alle grandi squadre (la cosiddetta galassia Milan e i club legati a noi) gli allenatori sono spesso scelti con il benestare del club principale che talvolta fornisce anche assistenza tecnica diretta.

    Per il resto posso parlare solo dell’ambiente Inter, del quale ho qualche conoscenza. Da noi si comincia a lavorare davvero sul concetto di squadra solo a partire dai giovanissimi nazionali, quando infatti moltissimi talentini provenienti dalle giovanili vengono scartati, perché non hanno tutte le altre caratteristiche necessarie: non smettono, ma vanno a società comunque serie come Monza, Pro Sesto, Cremonese, ecc. dalle quali però non riemergono praticamente mai.

    Ricordo molte discussioni con i nostri responsabili nelle quali io magnificavo il talento di qualche ragazzino e loro mi dicevano: ma dove vuoi che arrivi? E hanno SEMPRE avuto ragione loro.

    Se hanno talento e c’è solo una possibilità che costruiscano le altre attitudini indispensabili, li trattengono fino alle soglie della Primavera. E anche in questi casi difficilmente sbagliano. Che io ricordi, ma posso dimenticarne qualcuno, l’ultimo errore di questo tipo è stato…Signori.

    Ma poi ci sono due argomenti che secondo me sono definitivi: criteri di formazione ‘sbagliati’ non impediscono mai a un talento naturale dotato di testa, personalità e fisicità di affermarsi. Bloccano quelli che non ce la farebbero con nessun criterio di formazione

    I campioni non si creano e non si distruggono. Per me (e per molti altri tecnici di vario livello con cui ho parlato).

    Secondo: con la globalizzazione e quindi la conoscenza di tutto da parte di tutti, se esistessero dei metodi privilegiati per creare campioni sarebbero attuati nell’intero ‘globo terracqueo’ (cit.).

    Queste mie opinioni possono essere sbagliate, chissà, ma sono convinzioni in certo modo immodificabili perché frutto di molti decenni di lavoro nel calcio giovanile da volontario e da semplice appassionato.

    Senza alcun interesse personale che spesso (non mi riferisco a te e a nessun tifoso, ma ad alcuni addetti ai lavori in vari settori) orientano i giudizi.

    Ti faccio un esempio che non c’entra col calcio: vicino a me c’era una sezione staccata dell’ ufficio imposte e vicino un parchetto dove portavano i bambini a giocare.

    Ci fu la proposta (poi accolta, perché vincono sempre i (pre)potenti, di trasformare il parchetto in un parcheggio.

    Un mio amico tributarista (si dice così?) diceva peste e corna del comitato genitori che si opponeva alla trasformazione di un luogo inutile e ‘sporco’ in un servizio importante.

    I genitori dicevano peste e corna di chi voleva togliere spazi verdi già esigui ai giochi dei bambini per non fare 100 metri a piedi cercando un parcheggio più lontano.

    Chi aveva ragione? Entrambi, ciascuno dal proprio punto di vista che orienta le valutazioni

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  4. Se davvero Seba andrà all’Empoli, (con controriscatto, spero) io chiederei in cambio Orlandi

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  5. Ho premesso di non essere esperto del mondo giovanile e di riportare solo ciò che mi è stato riferito da persone con cui parlo – che mi hanno detto cosa esiste adesso – e che mi sembrava coerente con quanto dichiarato da Viscidi.

    Quindi sarà sicuramente come dici tu: essendo un tema di dna dobbiamo rassegnarci all’anonimato. Sui temi politici preferisco non addentrarmi.

    Però in Spagna io vedo anche molti bianchi non alti 1,90 e con passo importante affermarsi perchè veloci …di testa e peidi. E sono in parecchi, perchè il loro campionato ne ha diversi, credo che forse un certo tipo di lavoro venga fatto. Non parlo di campioni, sia chiaro, in quanto i campioni sono pochissimi. Parlo di buoni/ottimi giocatori che fanno la fortuna della loro nazionale. Da noi il regista migliore è…Locatelli (salvo ciò che resta di Jorginho) che credo non giocherebbe mai in quel ruolo, in altri si, in certi campionati. Questo per fare un esempio di come il calcio possa essere, e ci mancherebbe, interpretato in modo diverso.

    Un certo appiattimento dei metodi di allenamento credo sia fisiologico per via della globalizzazione ma non credo che si possa “copiare” gli spagnoli, per fare un esempio, o altri e tutto sarebbe risolto. Altrimenti non si spiegehrebbe perchè aziende dello stesso settore abbiano performance profondamente differenti, amministrazioni pubbliche idem, ecc. Basterebbe copiare e sarebbero tutti più o meno allo stesso livello. Io credo un minimo nella programmazione e nella diversa capacità di impostare e gestire le cose. Poi sulle giovanili – che ripeto è un mondo che conosco poco – non è così per cui Viscidi o chi per lui ha detto una cosa di parte.

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  6. Anche in italia abbiamo giocatori bianchi alti 1,90 che fanno benino: Bastoni Calafiori, Acerbi, Scamacca. Locatelli non è un centrale, ovviamente, ma abbiamo qualche giocatore che sta crescendo: Miretti, Ricci, Fazzini per esempio. Certo per il momento non sono da nazionale.

    Sono certo che se utilizzassimo i metodi spagnoli (bene, per carità), ne crescerebbero altri come funghi

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  7. Non ci sarebbe bisogno di essere sarcastici: entrambi non essnbdo addetti ai lavori, quindi non essendo esperti ci affidamo a incolloqui con addetti ai lavori o ad interviste di esperti. Che, con ruoli diversi, hanno opinioni diverse. poi agnuno valuta quali gli sembrano più credibili

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  8. Non sono sarcastico.

    Tu sei più esperto di settori giovanili di me, su questo non ci piove, per cui prendo atto che il dna la fa da padrone.

    E confermo come la cosa non mi lascia sereno perchè significa declino poichè il dna…fai fatica a cambiarlo (posso anche integrare ma ci vuole moltissimo tempo).

    Io credo un po’ più nella programmazione e nel lavoro per raddrizzare un po’ le cose ma se – e mi fido (senza sarcasmo) – nel calcio giovanile non può essere così altrimenti lo avremmo già fatto, ne prendo atto con…rammarico

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  9. Grazie della risposta Luciano.
    Allora non so, non mi spiego perche’ ai giovani non piaccia piu’ driblare e saltare l’avversario.
    Ai miei tempi era normalissimo avere in squadra diversi “veneziani”(chi non passava mai la palla e voleva driblare qualunque cosa trovasse davanti).
    Ora, guardando qualche partita dagli U17 in su, vedo che non ci provano proprio. Solo nei ragazzi stranieri che arrivano gia’ grandini da noi, a volte lo vedo (Zefi ad esempio). Per quello mi da’ l’idea di un qualcosa di “formativo” il NON provarci a saltare l’uomo, col rischio di perdere la palla.

    Sul discorso U23 sento l’insoddisfazione di tanti tifosi di squadre di campionati minori, come serie C, spaventati che anche li le squadre di serie A arrivino a dettare legge e non concedere piu’ spazio alle societa’ piu’ “povere” ma non con meno passione …

    Per ora Europei abbastanza deludenti, ma spesso i gironi sono cosi’.
    Vediamo se con Sabato si cambia registro (magari gia’ dalla nostra Nazionale).

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