Che cosa serve per aver successo nel calcio di oggi?

Due considerazioni sui giovani (ma forse non solo) che esulano dal normale dibattito che avviene sul blog (e le esprimo proprio per questo).

Le componenti che servono per diventare un grande calciatore sono molteplici e proprio questo elemento spiega la difficoltà di azzeccare la valutazione dei giovani (soprattutto, ma non solo).

Allo scopo servono:

  1. Tecnica, fantasia, visione di gioco, intelligenza tattica, tempi di gioco, fiuto del gol, potenza e precisione di tiro;
  2. Personalità, serietà, applicazione, spirito di sacrificio, attitudine a privilegiare il collettivo rispetto all’individuale;
  3. Forza fisica, velocità, scatto, resistenza, elevazione, grinta, agonismo, coraggio.

Alcune di queste doti devono essere possedute da tutti al massimo livello, perché si possa essere definiti dei top player; altre sono, come dire, più settoriali (per esempio per un esterno o un centrocampista, l’elevazione, lo stacco, il tempo delle entrate di testa sono meno determinanti) ma in questo caso la mancanza di queste caratteristiche deve essere compensata da compagni di reparto che le possiedono.

Con gli esempi di qualità, come dire, settoriali, potremmo procedere all’infinito: per esempio non è indispensabile che un difensore possieda un gran tiro e un notevole fiuto del gol (ma se li possiede… è meglio).

Credo che tutti noi siamo d’accordo nel ritenere che il vero campione ha un po’ tutte queste caratteristiche, ma in realtà nessuno le possiede in modo completo e totale.

Le ‘divisioni’ almeno tra i tifosi si registrano dunque, se la mia tesi è valida, sulle priorità delle qualità che un giocatore deve possedere per venir definito ‘forte’, atteso che un fuoriclasse le deve possedere tutte o quasi.

Che poi ‘forte’ è sempre un concetto relativo perché uno è forte o meno rispetto a chi… rispetto a quali attese…?

In Serie A, per esempio, tutti hanno necessariamente una tecnica non disprezzabile e una forza fisica più che accettabile. Un vero ‘scarpone’ non arriva neppure tra i pro e uno fiacco, statico o timoroso idem.

D’altra parte nelle serie inferiori è pieno di giocatori molto tecnici ma che non hanno le caratteristiche fisiche e agonistiche minime per giocare a certi livelli e del resto elementi molto tecnici come… Luisito Suarez o Rivera non giocano più (è un paradosso, ma credo che possa servire).

Allo stesso tempo uno fisicamente strabordante, ma davvero con i piedi di gesso, non arriva neppure al campionato dilettanti. Può giocare forse in terza categoria.

E stiamo parlando solo di alcune delle ‘qualità’ richieste, quelle la cui presenza o assenza è più facilmente valutabile anche dall’esterno, per esempio attraverso tv e filmati.

Figuriamoci quelli più ardui da inquadrare, anche dai bordi del campo.

Poi c’è un altro elemento difficilissimo da valutare: le compatibilità.

Essendo il calcio un gioco collettivo e di movimento, le capacità e i limiti individuali vanno correlati alle esigenze di almeno 10 compagni (se non 25).

Se questi elementi valgono per tutti i giocatori (alzi la mano per esempio che era sicuro che Jovetic o Joao Mario o il Trivela, prima che giocassero con noi, erano acquisti sbagliati, ma anche chi non avrebbe mai pensato che Cordova, Matrix o D’Ambrosio avrebbero fatto con noi centinaia di partite) a maggior ragione valgono per i giovani, che sono ancora in formazione, per definizione e i cui limiti settoriali sono per definizione ignoti.

Chiaro che se io vedo un allievo che ha una tecnica, un’intelligenza calcistica, una voglia di arrivare, una personalità, ma anche un forza fisica o una velocità fuori dal comune, posso pensare che si affermerà alla grande.

Ma fior di esperti hanno detto a suo tempo che, per esempio, Facchetti e persino Maldini non avevano i piedi per giocare in Serie A; che l’esile Mazzola, poteva giocare solo fra i dilettanti e potrei continuare all’infinito.

Di contro potrei dire che… persino io vedendoli negli allievi ho capito che Totti, Del Piero, Giordano, Bergomi, per fare solo alcuni nomi, sarebbero diventati grandi giocatori. Ma su altri, poi affermatisi, non avrei scommesso due lire e viceversa su alcuni avrei scommesso ma avrei perso clamorosamente.

Questo accade ovviamente a un semplice tifoso, ma anche a un osservatore professionale.

Perché è quasi impossibile comprendere in anticipo come un giovane continuerà a sviluppare i suoi punti di forza e contemporaneamente quanto recupererà sui fattori naturalmente più lacunosi per lui.

Questo limitandoci ai dati più oggettivi del campo, perché l’evoluzione caratteriale, psicologica e di personalità è ancora più difficile da prevedere.

Vorrei citare come esempi di queste difficoltà alcuni giocatori che conosco bene, che ho seguito sin da piccoli e soprattutto che ancora non sono arrivati al top della loro carriera e quindi non ne conosciamo i limiti: Pinamonti, Zinho, Merola e Gnonto. In più faccio un cenno su Marco Sala.

PINAMONTI

A livello di giovanili era un crack, in tutte le categorie. Era chiarissimo che sarebbe arrivato in Serie A, ma in Serie A ci si può stare da comprimari o da protagonisti. Un esempio di attaccante che non è arrivato ai livelli sperati è, per esempio, Destro.

Mattia a livello giovanile era anche più devastante di Pina, almeno in apparenza (per esempio segnava di più).

Mattia non ha fatto la carriera che forse si poteva preconizzare. Ma i limiti, col senno di poi, li aveva già e forse non è stato in grado di superarli.

Limiti caratteriali, prima di tutto: una certa mancanza di umiltà che non ti consente di applicarti al massimo per migliorare.

Inoltre non giocava per la squadra, se non indirettamente, viveva per il gol, in area di rigore.

Ma quando giochi con e contro campioni, per giocare in questo modo devi essere determinante sempre, come un Boninsegna o anche come il primo Icardi in nerazzurro.

Se segni 7-8 gol in un anno, non basta.

Se Mattia fosse stato da 8 fisicamente e da 10 tecnicamente, o il contrario, avrebbe sfondato. Invece era da 8 tecnicamente e da 8 fisicamente.

Così da professionista ha faticato a sfondare con il fisico (non è un ariete) e anche con la tecnica (non è un super giocoliere).

I problemi sono collegati perché nelle giovanili la superiorità fisica gli consentiva una freddezza in area che si esprimeva nella giocata più efficace, mentre avere l’avversario addosso, in recupero prepotente, ti impedisce questa tranquillità di giocata.

Pinamonti invece è un calciatore del tutto diverso.

Umiltà serietà, applicazione, spirito di sacrificio, senso della coralità sono sempre state le sue doti mentali.

Ha sempre giocato spendendosi per la squadra, con grande generosità.

Ricordo un post che ho scritto quando era nei giovanissimi: si intitolava “è un’Inter Pinadipendente”.

Nel senso che lui faceva i gol e lavorava per la squadra.

La potenza fisica gli permetteva di fare questo. In pratica era inarrestabile.

So di partite internazionali in cui l’allenatore avversario chiamava i suoi difensori e diceva loro: “È lui quello da intimorire (dove ‘intimorire’ è un mio eufemismo).

Naturalmente non ci riuscivano, neppure con i falli alquanto duri.

Tecnicamente era molto buono, non un fenomeno. Vedeva la porta, aveva un gran tiro, un ottimo stacco, che erano e sono doti fondamentali per un attaccante.

Gli mancava un po’ di estro, di fantasia di scatto breve. Nell’uno contro uno prevaleva di forza, raramente di tecnica pura.

Non esistevano dubbi sulla sua progressione ‘mentale’: il dubbio poteva essere sul mantenimento anche a livelli di serie a della sua superiorità fisica e sui progressi tecnici nell’uno contro uno, perché in serie A hanno la forza di raddoppiarti e se non ti liberi sulla prima giocata poi diventa tutto più difficile.

Lui ha 21 anni, che per una punta sono pochi.

Per ora come forza esplosività e corsa è nella media (e non è poco).

Tecnicamente può e deve progredire appunto nell’uno contro uno.

Il suo contributo alla squadra non manca (sa anche giocare in appoggio di chi arriva da dietro). Deve forse imparare a farsi vedere di più a ‘pretendere’ di essere più ‘nel gioco’.

Conoscendolo, credo che crescerà ancora molto, ma ovviamente, dire che è già un buon giocatore è un’ovvietà, dire che diventerà un grande giocatore, una scommessa abbastanza ardita

ZINHO

Lui è un predestinato. Il suo destino era segnato ancora prima della nascita, quando il padre, ex calciatore appassionato di calcio brasiliano, scelse di chiamarlo appunto Zinho.

A 16 anni era già un portento. Fisico importante, personalità imperiosa, piede sinistro eccezionale per un difensore, era il capitano dell’U17 belga, nella quale segnava gol a raffica e forniva pure ottimi assist.

Tutto questo potenziato da una voglia di arrivare ferrea.

Ricordo che mi ha raccontato il motivo per cui ha preferito venire all’Inter, rispetto ad altre importanti offerte che aveva: perché un difensore, per specializzarsi deve giocare in Italia.

E in effetti parlava in termini entusiastici del preparatore dei difensori conosciuto quando si allenava con la prima squadra ai tempi di Spalletti.

Era anche ‘cattivo’, nel senso agonistico del termine, ma a volergli proprio trovare qualche aspetto da migliorare si può dire che gli piacesse un po’ troppo, talvolta, compiacersi della sua bravura e che doveva dimostrare di poter ‘domare’ anche attaccanti fisicamente devastanti, oppure dallo scatto breve irresistibile, come se ne trovano alcuni (pochi) nelle serie maggiori.

Poi il primo infortunio grave, la lenta ripresa il ritorno in Belgio, allo Standard e l’ascesa fino a diventare titolare, poi capitano della squadra, quindi nazionale.

Era il momento di dimostrare, nelle grandi sfide internazionali con i primi attaccanti al mondo, la raggiunta completezza che ne avrebbe fatto un fuoriclasse.

Ma il secondo gravissimo infortunio, della stessa natura del primo, gli ha tolto per il momento la possibilità di dimostrare subito di essere un top player europeo.

Conoscendo la sua determinazione e la sua forza d’animo, sono certo che si ripresenterà tra alcuni mesi al meglio delle sue qualità. Ma, se diventerà solo forte e non un fuoriclasse, non sapremo mai quanto la sorte, sotto forma di maledetti infortuni, gli ha tolto per arrivare ancora più in alto, là dove tutti lo pronosticavamo.

MEROLA

Da piccolo era un altro crack, fino ai giovanissimi forse il più forte che io abbia visto giocare per i nostri colori.

Ricordo ancora la partita che per me costituì il suo esordio con noi, nei giovanissimi regionali. Perdevamo due a zero a fine primo tempo. Nell’intervallo lui entrò e vincemmo 5-2. Non ricordo se fece tutti i 5 gol, ma penso di sì.

Davidino era piccolo di statura, ma aveva nelle categorie giovanili una potenza muscolare inimitabile, una visione della porta, un’immediatezza potenza e precisione di calcio che ti lasciavano senza fiato.

Il carattere non era facilissimo, nel senso di ‘solare’. In questo senso era un napoletano (meglio un campano) sui generis.

Forse c’era in lui qualcosa dell’eredità Longobarda, perché era piuttosto chiuso, anche un po’ ombroso forse.

Ad ogni modo su di lui fiorivano le previsioni: può diventare un Di Natale, o addirittura un … Romario.

Era necessario però che crescendo il gap di esplosività e potenza che lo separava dai migliori rivali coetanei non si assottigliasse.

In Primavera Davidino ha cominciato a incontrare le prime difficoltà di ordine tattico, legate non tanto alle sue doti, quanto alle necessità della squadra.

Al centro dell’attacco serviva uno più fisicato, capace di far salire la squadra, di aprire spazi per gli inserimenti dei compagni.

Mi pare di ricordare che fu Vecchi a spostarlo in fascia per non perdere il suo talento. Ma in fascia Davide non rendeva come in area. Lui è esplosivo in spazi stretti. Brevilineo, non può competere con atleti più attrezzati in questo senso, sui 60-70 metri di fascia e anche quando si presenta in avanti non è più così lucido.

Di certo non ha disimparato a giocare, ma per le sue caratteristiche non ha più potuto esprimersi nelle zone di campo che predilige e anche sul piano della potenza, forse ha iniziato a non essere più così dirompente, per la crescita degli altri.

Ceduto all’Empoli che è una sede ideale per i giovani ambiziosi e di qualità, è stato dato in prestito all’Arezzo, in C dove in questa stagione ha segnato due gol in 7 presenze complessive.

Tra Arezzo e Empoli, dove dovrebbe tornare nella prossima estate, può affinarsi, completare la crescita e presentarsi a livelli importanti.

A 20 anni tutto è ancora aperto, e io faccio un tifo sfrenato per lui.

GNONTO

Siamo in presenza di un attaccante che ha compito 17 anni il 5 novembre scorso, che si è affermato alla grande nelle rappresentative nazionali anche sotto età, che è stato titolare in primavera a 16 anni, facendo la differenza e che conta già su 4 presenze, con due gol e un assist, nello Zurigo.

Willo è un brevilineo (ufficialmente 1,70, ma forse qualcosa meno) però ha una straordinaria potenza (che ha mantenuto anche quando ha affrontato avversari più grandi), una tecnica sopraffina, una determinazione feroce e una assoluta capacità di ‘vedere’ la porta.

La statura carente a questi livelli, ha condizionato alcuni giudizi su di lui e in effetti questo è un elemento che può pesare.

Un tecnico che considero mio maestro e di cui non farò il nome, a proposito di giocatori piccoli una volta mi ha detto (per dimostrare che questo PUO’ essere un problema):

Tutti dicono “allora guarda Maradona”. Ma io rispondo che di Maradona ce n’è uno e pochissimi lo avvicinano, mentre di campioni fisicati ce ne sono a centinaia.

Il che vuol dire che non hai un fisico almeno medio avrai più problemi e per emergere dovrai essere impeccabile in tutti gli altri fattori che abbiamo citato.

Willo ce la può fare, ma anche no. Tutto è aperto per lui, ma sicuramente diventerà un professioniste molto forte.

Una volta ho chiesto un parere su di lui a un selezionatore delle giovanili azzurre. Mi ha detto che la cosa fondamentale oltre a ciò che appariva esplicito sul campo era il fatto che frequentasse il liceo (non ricordo se classico o scientifico) e avesse tutti otto e nove.

Segno di serietà, di determinazione, di volontà e capacità di applicazione. Tutte cose, per altro, che si vedono anche in campo.

La cosa incredibile di Willo è la potenza che gli permette di spostare la palla, prendere un metro all’avversario, frapponendosi fra lui e la palla stessa, sia a destra che a sinistra, e… poi o lo stendi o non lo prendi più.

La potenza gli permette anche di andare a prendere di testa palle altissime, precedendo nello stacco e nell’elevazione avversari di 20 cm più alti.

Poi ha anche una grande fantasia, trova sempre il modo di sgusciarti via ed è implacabile sia nelle conclusioni sia negli assist.

Eppure, lo ripeto, l’unica certezza (a parte la possibile malasorte in agguato, ma facciamo gli scongiuri) è che diventerà un buon giocatore, non esiste certezza che diventerà un campione.

Per concludere questo scritto, che è solo un invito (a me per primo) alla problematicità e al rifuggire da asserzioni perentorie, due righe su Marco Sala.

Ultimamente l’Inter si è specializzata nella produzione di terzini sinistri di livello: da Biraghi a Dimarco, da Cagnano a Marco Sala e in rampa di lancio ci sono Colombini e, un po’ più lontano, il 2006 Jean Castegnaro, che invito tutti a seguire nei prossimi anni (come del resto il centravanti 2007 Mosconi).

Bene, tornando a Marchino, sin da piccolo ha dimostrato di possedere un piede mancino da campionissimo.

Ma non solo, aveva (ha) anche grinta, tempi di inserimento, agilità di corsa, tenacia resistenza. Il tutto condito da una personalità fuori dal comune, per serietà, equilibrio, applicazione.

L’unico dubbio sui possibili livelli che avrebbe raggiunto stava nella struttura poco muscolare, nella relativa carenza di potenza fisica, alla quale però nelle categorie giovanili, suppliva con l’agilità.

Il percorso di crescita di Marchino è stato lineare: ha mantenuto le sue dotti peculiari ed è cresciuto abbastanza anche sul piano fisico.

Quando, in occasione dell’acquisto di Sensi (mi pare) un amico dei tecnici del Sassuolo mi ha chiesto un parere su un Primavera dell’inter da inserire nello scambio, non ho esitato a indicare Marchino. E l’amico ha concordato.

Marchino ha fatto un anno da protagonista in B, quest’anno è titolare, sempre in prestito dal Sassuolo, a Ferrara.

Di recente l’ho visto più volte nell’U21 dove ha sempre fatto benissimo.

Ma la sua riserva è Frabotto, che non ha il suo piede, è alto circa 6-7 cm più di lui (che comunque supera il metro e ottanta) ha un po’ più di chili di muscoli e gioca – certo anche per qualche evento fortunato – nella juve e non nella Spal.

Mi sento ragionevolmente certo (anche se nel calcio le previsioni sono scritte sull’acqua) che fra qualche anno non ci sarà confronto fra il pur bravo Frabotto e Marchino, dopo che avrà completato il processo di crescita muscolare.

Ma adesso le cose stanno così, a conferma del fatto che, si voglia o non si voglia, nel calcio moderno le varie forme di espressione della fisicità sono pre-condizioni per un vero successo

Luciano Da Vite

Foto: Marco Sala, questa estate, durante la presentazione alla SPAL. “Marchino”, dopo essere cresciuto nel nostro settore giovanile, è passato al Sassuolo. Quest’anno giocherà in prestito a Ferrara.

32 pensieri riguardo “Che cosa serve per aver successo nel calcio di oggi?

  1. Un piacere tornare a leggerti Luciano! Tra l’altro io che non ritengo di avere competenza nel giudizio dei giocatori “grandi”, figuriamoci sui giovani che, come sottolinei giustamente, devono ancora completare il proprio sviluppo psico-fisico-tecnico in modo importante.
    Dal tuo punto di vista, concentrandosi su Pinamonti che è ora in prima squdra, ritieni più utile, per la sua crescita, allenarsi con top del ruolo ma giocare immagino poco, oppure fare esperienze alla Frosinone/Genoa in cui giocare un po’ di più (peraltro non sempre regolarmente) ma ad un livello più basso, anche durante allenamenti settimanali?
    E ancora grazie per questi preziosi punti di vista.

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  2. Grazie Luciano per il post. Sempre piacevole.
    Su Pinamonti scrissi non so quanti anni fa (ne parlai anche con il papà di Pina in quanto il post gli sembrava troppo duro) sulle carenze che vedevo allora e sono esattamente quelle da te riportate in questo post…

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    1. Poi Pina è un interista, un ragazzo serio, ed ha una intelligenza calcistica e conoscenza del gioco che è di livello top.
      Riuscisse a migliorare a mio avviso fisicamente in alcune carenze, potrebbe avere una carriera da giocatore di Squadre in cima alla massima serie (speriamo a tinte nerazzurre ;-) )

      Il mio pronostico di 3/4 anni fa era non cosi entusiastico, ma spero di esser smentito perché è un ragazzo che merita e cui ogni interista deve voler bene e fare il tifo

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  3. Difficile risponderti, per me, Roberto. Se tu facessi questa domanda a 100 persone, 99 ti risponderebbero che è meglio andare a giocare di più.
    Secondo me invece le cose sono complesse e non esiste una risposta univoca. Non c’è dubbio che se vai al Genoa e giochi da titolare, almeno 25 partite, comprese quelle contro le big, hai più opportunità di crescere.
    Se però poi ne giochi 7 o 8, magari 5 da titolare e mai contro gli ‘squadroni’ allora meglio allenarsi con i più forti, magari giocare comunque qualche amichevole e alcune partite meno improtanti (ad es. quando si è già in vantaggio, o nelle prime di coppa italia).
    C’è poi anche da considerare la psicologia del giocatore: se tu pensi di essere uno forte,che non ha nulla da imparare eti avvilisci, non impegandoti a fondo negli allenamenti e non cercando di migliorare, restare nelal grande squadra sarebbe disastroso. Se invece sei uno determinato che vuole arrivare, che cerca di prendere il meglio da ogni grande campione con cui convive calcisticamente, che si allena alla morte per trovarsi pronto nelle occasioni anche rare che gli capitano, il discorso è diverso. naturalmente io parlo del primo anno con i grandi: se sei al terzo il discorso è un po’ diverso. per questo penso che, pur avendo una tempra morale straordinaria, unità a una grande intelligenza calcistica, e pur avedo ancora molto da imparare, se ci fosse la ragionevole certezza di giocare un numero accettabile di partite in più, per Pina sarebbe meglio andare in prestito

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  4. Bel giocatore sta diventando Zappa. Insieme a Bellanova in 4-5 anni sarà in nazionale. Speriamo anche Sala, se cresce fisicamente

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  5. Incredibili i progressi realizzati d Gabriele da quando venne all’Inter, dall’Accademia Inter, dopo aver vinto da trequartista il titolo italiano giovanissimi dilettanti. Tra l’altro ragazzo serissimo e famiglia ineccepibile

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  6. In merito al tuo articolo ,Luciano, dobbiamo anche aggiungere la componente “fortuna” nel compimento del progetto di crescita di un giovane; fortuna nel senso di avere l’occasione giusta nel momento giusto (vedi Zaniolo),di trovare l’allenatore giusto quando sali di categoria,etc.etc. Lo so,è una considerazione sin troppo scontata,ma incide e non poco.
    Tra i giovani che hai citato ,quello che mi intriga maggiormente ,riguardo ad una sua crescita ed affermazione a livelli più alti ,è Gnonto. In lui rivedo un pò le potenzialità di un “mini Papu Gomez” ; anche l’argentino ha avuto la definitiva consacrazione in età avanzata…chissà se fosse venuto da noi ,come sarebbe andata. Certo …se lo avessimo adesso. :)

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    1. Io invece non credo molto alla componente fortuna. Viene chiamata così, solitamente, la capacitàdi quellu che riescono e l’Incapacità di quelli che non riescono. Giochi a calcio dai 18 ai 35 anni: se vali il modo di emrgere lo trovi, la sopfrtuna può pesare un anno (mister che non ti ‘vede’, situazione di prestito che ti penalizza, ecc). Anche due. Poi basta. Potrei raccontarti di tanti ragazzi promettenti rivisti a Interello anni dopo, in visita. Quasi tutti hano ammesso che non avevano le qualità per imporsi come pretendevano di meritare da giovani. Ammettevano i propri limiti

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  7. Grazie del Tuo articolo Luciano. Era da un po’ di tempo che non leggevo cose così belle ed interessanti sui nostri giovani.
    Ma di Seba Esposito che si dice? Anche lui sembrava un predestinato.

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        1. Contento per lui, non ho visto l’ultima partita, ma in quelle precedenti ha fatto vedere poco di quel che ci aspettiamo da lui, solo un paio di sprazzi da grande promessa.
          Può fare meglio.

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  8. Su Willo anch’io penso che possa arrivare a alti livelli. Secondo me è già forte. Se Seba, le informazioni che ho io (non ho visto sue partite intere) non concordano con quello che sostiene Fabio. Però certo, se lui ha visto le partite è più credibile delle voci che ho racoclto io. Sempre cpnsiderando, comunque che ha 18 anni

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    1. Per l’età seba sta facendo benino in un campionato ostico come la B.
      Rispetto a quello che ci si aspetta da lui per me deve ancora trovare “le misure” alla fisicità e malizia della serie B italiana. A mio parere fino a ieri non ha fatto tanto quanto mi aspetto da un talento come il suo. Ovvio, il tempo e l’età sono dalla sua parte, e i primi due mesi in b non possono essere una promozione o bocciatura

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  9. Bellanova, Zappa e Bouah, secondo me, saranno i terzini destri della nazionale in un futuro prossimo. Sono davvero addolorato del blocvo dei campionati under. Oltretutto ero curiosissimo di vedere le convocazioni per le selezioni under 15 (2006) e under 14 (2007). So già che quando vedrò Scienza fra i convocati mi incaxxero’.

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  10. Tra l’altro se non ricordo male Sala e Bellanova sono grandissimi amici, fin da ragazzini andavano a giocare isieme partite non ufficiali e teoricamente proibite, tra amici

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  11. Ultime parole famose: “la Fiorentina sarà la sorpresa del campionato”.
    Direi che ci ho preso in pieno…ma al contrario 😀

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  12. Beh si pensava di essere competitivi a inizio anno….questa squadra mi ricorda quella del campionato 91-92.
    Bisognerà sudarsela la dignità

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  13. La Fiorentina non ha una brutta squadra ma ceduto Chiesa, senza Callejon e con Ribery a metà servizio, solo Castrovilli può inventare qualcosa. Oggi poi cambio modulo con Milenkovic forzato terzino e Kouame forzato esterno destro: fascia destra inesistente. Lo stesso Biraghi si esprime meglio come quinto…

    L’Inter boh: 352 involuto con il terzo di destra che si fa tutta la fascia, Barella che prende il posto di D’Ambrosio e Hakimi totalmente spaesato, a volte in posizione di mezzala, a volte troppo avanti. Non so che intenzioni abbia Conte, spero che almeno lui lo sappia e sia convinto. Ma sicuramente le riserve del Torino sono di un’altra categoria da un punto di vista fisico, tecnico e tattico.

    Progetto tecnico che ad oggi è durato da fine agosto a inizio febbraio, più le settimane da fine luglio a inizio agosto. Quest’anno non c’è nemmeno la “scusa” che senza Eriksen (indecenti le poche prestazioni) si gioca meglio o in maniera più funzionale.

    Squadre limitate che credono in quel che gli si dice, ottengono risultati. A volte anche sorprendenti. Squadre più ricche, a volte, invece…

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  14. 12 Milioni ad un allenatore e poi la squadra ha bisogno, come sempre, di prendere un paio di sberle per reagire. Sanchez seconda punta e’ inutile, purtroppo, non ce la fa’ piu’ e non vede piu’ la porta. Da 3/4a qualcosa di buono combina, ma ha max mezzora nelle gambe (ad un ritmo serio). La difesa prende altri due goal, persino Zaza … Mi aspettavo il gol di Bona … Il percorso lo vede solo Conte.

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  15. Però ragazzi critichiamo come è giusto fare,ma basta con la storia dei 12 ml.;ci sono allenatori all’estero ,tanto decantati ,che hanno un ingaggio anche più alto, una rosa galattica e non stanno facendo sfracelli

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    1. Però forse se lo stipendio fosse stato meno pesante, in estate si sarebbe arrivati a una situazione diversa. Se fossero 5.5/6, magari sarebbe stato possibile venirsi incontro e salutarsi? L’allenatore più d’una volta ha tirato le orecchie a chi stava sopra di lui, però poi lo stipendio se l’è tenuto stretto. Non sappiamo a cosa alludesse lo scorso anno e non sappiamo come sono andate le cose in quell’incontro tra le parti. Ma siamo sicuri che si sia andati avanti insieme per volontà e non per necessità/opportunità? Se così fosse lo stipendio, qualunque fosse l’entità, rappresenterebbe una motivazione un poʼ più solida per criticare.

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  16. appunto, all’estero. Lo sai quanto prendono mediamente gli altri allenatori di serie A ? Ora, bravo lui a farsi fare un contratto cosi’, premio pieno sempre e cmq, qualsiasi sia il risultato.
    Ma quando vedi che q u al u n q u e squadra e’ in grado di farti fare figure barbine e non vedi mai quella crecita di percorso che lui sostiene esserci, Ti girano francamente …

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  17. Il turnover in difesa tra scelte tecniche, squalifiche e infortuni non può funzionare quest’anno. Dopo i titolari solo D’Ambrosio può andare

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  18. Caso strano anche se giochiamo male e l’arbitro fa il suo lavoro si riesce a vincere

    primo tempo fra i più brutti e desolanti visti da un bel pò di tempo
    Sanchez disastroso, Ranocchia ha tentato anticipi assurdi e sempre fregato da Zaza, Vidal (finalmente per molti ) trequartista fantasma, Young ridicolizzato Bastoni male (salvato dal tocco di mano) Gagliardini ectoplasma

    secondo tempo altro schiaffo poi si rimette nei binari finalmente (grazie proprio a Sanchez)

    mi tocca dar ragione a Marocchi sul fatto che forse Conte pretende cose che i nostri non sono in grado di fare \ capire(non sulla storia del cappello che sinceramente non ho capito)
    secondo me rosa nettamente sopravvalutata costruita male con tante lacune

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