Un’attesa inquieta

Mi riferisco ovviamente a tutto quello (presunte diatribe interne, mercato e prime esibizioni) che hanno caratterizzato la breve pausa estiva del calcio giocato, per la nostra squadra.

Inquieta e piena di apprensione perché dopo una stagione molto tormentata, tutti gli indicatori segnalavano che eravamo vicinissimi a costruire la squadra top (diciamo una tra le prime otto d’Europa) che sogniamo da tempo.

L’attesa era (è) altissima, perché proprio la conclusione dell’ultima stagione aveva lasciato intendere che l’agognato approdo è a portata di mano.

Siamo arrivati secondi a un punto dalla juve: vero che loro hanno perso qualche punto per eccesso di sicurezza, ma anche noi abbiamo certamente buttato qualche punto per il calendario impossibile provocato dal Covid e dalla Federazione (impossibile per una squadra che aveva poche alternative ai titolari, spesso infortunati nello stesso reparto).

In ogni caso rispetto alle altre stagioni abbiamo ridotto di decine di punti il gap verso juve, Napoli Roma e le ultime due le abbiamo addirittura lasciate alle spalle in modo netto.

Siamo arrivati in finale di EL, battendo squadre di ottimo livello e perdendo lo scontro decisivo, schierando una squadra che ha SEMPRE dovuto far giocare titolare, ogni tre giorni, Gagliardini (il quale per altro ha sempre fatto il suo dovere).

E abbiamo perso in modo inopinato, su un autogol da ‘scherzi a parte’, senza subire un tiro in porta su azione e dopo aver mancato almeno 3 gol a tu per tu col portiere.

Siamo arrivati in semifinale in Coppa Italia, perdendola contro la squadra che poi l’ha vinta e tutti ricordano come siamo usciti: prendendo gol su corner per noi in una partita che stavamo dominando.

Insomma i risultati del campo segnalavano un nuovo miglioramento delle prestazioni, questa volta decisivo, ma anche la permanenza di problemi (a livello di classe, ma soprattutto di personalità, che ne è una componente). Per intenderci, con in campo un Cambiasso, uno Zanetti, un Deki o un Samuel non avremmo mai buttato le occasioni di Barcellona, Dortmund e col Napoli in CI.

Ritorneremo su questo aspetto, perché si riflette sulla diatriba estiva Conte-dirigenza e proprietà e sulle conseguenti richieste di Conte.

Il campo aveva dunque detto che avevamo ritrovato una squadra di livello, da ritoccare e da rifinire, ma non solo.

Aveva anche dimostrato (tranne che… a Sergio) che dopo la parentesi ET avevamo ritrovato una proprietà non solo facoltosa, ma molto seria nel metodo di lavoro e disponibile a un grande sforzo per migliorare l’Inter.

Ci aveva provato con il tandem Sabatini – Spalletti, senza dubbio tra i migliori sulla piazza.

C’erano stati miglioramenti, considerati insufficienti.

Allora si è provato con i due di maggior prestigio (e costo) sul mercato: Marotta – Conte.

I due possono essere malvisti dai tifosi per i loro precedenti juventini, ma è difficile immaginare un’accoppiata migliore, dal punto di vista professionale.

Dunque la società faceva sul serio: non si spendono 24 milioni (lordi) all’anno per il teorico miglior allenatore se l’obiettivo è vivacchiare tra quarto e sesto posto.

L’unica riserva, lecita, consiste nella parziale dipendenza della proprietà dalle decisioni politiche del suo governo, cosa che non avviene quando la proprietà stessa è costituita da un sovrano del suo Paese, come nel caso degli Emiri o degli Agnelli .

Della dirigenza e dell’allenatore abbiamo già detto, implicitamente.

Nei confronti dell’allenatore per la verità una parte dei tifosi aveva (e ha) un’ostilità che deriva, a mio parere o da una specifica concezione di calcio o da un totale fraintendimento (sempre secondo me) del suo sistema di gioco.

C’è chi ritiene che con la difesa a 3 non si possa vincere nulla e quindi in qualche modo ricorre a un preconcetto (Conte con la tre qualcosina ha vinto e anche altri allenatori).

Ma questa è un’idea ed rispettabile, spero, come quella di chi dice che si può vincere con tutti i moduli, basta avere giocatori capaci di fare (bene) i movimenti che quei moduli richiedono e le giocate giuste.

Diversa e secondo me infondata l’idea di chi pensa che Conte sia un difensivista (a meno di considerare che il pressing alto sia una tattica difensiva) e che scelga solo giocatori di fisicità, a danno di quelli con tecnica.

I casi di Sensi e Eriksen sono la dimostrazione di quanto sia erronea questa opinione.

Sensi è sicuramente un giocatore di qualità e di scarsissimo fisico.

Veniva dal Sassuolo, ma ha dimostrato di saper fare la differenza e di avere doti di garra per farsi valere anche in fase di contenimento.

Fino all’infortunio, è stato l’uomo chiave di un’Inter molto forte.

Quando Eriksen dimostrerà di saper essere decisivo davanti e di dare il suo contributo in fase di non possesso, sono sicuro che diverrà titolare inamovibile.

Accanto a Sensi giocava Brozo, inoltre Conte ha voluto Sanchez e, a gennaio, Young e Moses, per dire giocatori che facevano della tecnica e dell’agilità il loro pezzo forte.

Dunque nessuna ostilità per i giocatori tecnici, anzi, ma la richiesta che fornissero un minimo di sacrificio per l’interesse della squadra, che ci mettessero almeno garra e disponibilità a soffrire .

E nessuna ostilità verso i giovani, come mostra la titolarità di Bastoni e la mancanza di esitazione nel lanciare i Barella e i Sensi.

Tornando alla prima critica, i dati parlano di possesso palla quasi sempre a nostro favore.

E’ vero che il pressing alto è dispendioso, soprattutto giocando ogni tre giorni e che le alternative, poche, non erano sempre all’altezza.

Questo spiega perché spesso, sotto la pressione avversaria, finivamo per ritirarci e ripartire cercando Lukaku, ma questa era la conseguenza di una serie di fattori (tra l’altro la mancanza, già ricordata, di PERSONALITA’, cioè di giocatori capaci di gestire i momenti di difficoltà).

Insomma Conte vorrebbe quello che vogliamo tutti: fare la partita, disponendo di giocatori forti atleticamente, dotati di personalità e abili tecnicamente.

Poi se non puoi avere tutte queste cose devi cercare il compromesso migliore.

E qui sono incline a pensare che abbia maggiori elementi di valutazione Conte, piuttosto che qualunque tifoso che vede l’Inter la domenica, da Molfetta, Sassari o dalla Val Venosta.

Dunque, sulla base del mio ragionamento (soggettivo e discutibile) alla fine dell’annata calcistica avevamo una grande proprietà, una grande dirigenza, un grande allenatore e una squadra forte, con diverse lacune, che si sperava potessero venir colmate in breve tempo col lavoro e l’impegno (anche finanziario) di tutti.

Certo, c’è stato il problema del Covid che come conseguenza secondaria ha comportato una situazione di difficoltà finanziaria quasi generale ed è diverso operare in ristrettezze avendo già la squadra e viceversa farlo con almeno 3-4 tasselli importanti da inserire

Poi sono accaduti due fatti determinanti, non ricordo in che ordine cronologico: i dubbi di Conte e l’acquisto di Hakimi.

L’incontro tra Conte e la società ha rappresentato senza dubbio la svolta negli avvenimenti estivi: dopo una discussione chiarificatrice (speriamo lo sia stata davvero) si è deciso di continuare insieme il progetto.

Non sappiamo quale fosse il motivo del confronto, ma accettiamo l’opinione prevalente della stampa secondo la quale i motivi di attrito da sciogliere fossero due: il desiderio di Conte di avere maggiore protezione (per sé e per la squadra, immagino) e il mantenimento della promessa di dotarlo, nel giro di un biennio, di un gruppo altamente competitivo, ai massimi livelli europei.

Spaventati dal fatto che le sue richieste venissero accolte, i giornalisti dei media al soldo della juve hanno cominciato a definirlo ‘piangina’, per entrambe le situazioni e molti tifosi interisti ci sono caduti, facendo proprie queste ‘teorie’.

Dico subito che su questo non ho dubbi: se volere più protezione per l’Inter e volere una squadra più forte è da allenatore piangina, io voglio solo allenatori piangina.

Gli allenatori che in cambio di un buono stipendio e di poter dire di aver allenato l’Inter, accettano tutto e finiscono settimi non rientrano tra i miei preferiti.

Tutti i tifosi, indistintamente si sono sempre lamentati dei torti che media e soprattutto Federazione e AIA fanno regolarmente all’Inter: se lo fa un allenatore è un piangina.

Tutti i tifosi (tranne… me) hanno riempito di insulti almeno 10 giocatori della nostra rosa considerandoli somari inqualificabili, schifosi occupanti abusivi della maglia nerazzurra. Non faccio i nomi, li sapete tutti.

Lui ha detto, in tempi non sospetti, una cosa chiarissima: la squadra non è stata migliorata come desideravo perché sono solo stati sostituiti tre uomini chiave, ma restano punti deboli a certi livelli e sono arrivati a parte Lukaku giocatori senza esperienza, da Cagliari e Sassuolo.

Apriti cielo.

Nessuno ha pensato che avesse detto semplicemente la verità.

Non erano stati inseriti tre forti sull’organico che c’era ma erano stati sostituiti tre forti con altri tre forti (in alcuni casi, per es. Lukaku per Icardi, anche migliorando molto).

Il discorso su Barella e Sensi è stato considerato un insulto ai due giocatori.

Da tutti tranne che dagli interessati, che hanno capito il senso e restano fedelissimi di Conte.

Il fatto è che se arrivi a 30 punti da juve e napoli e arrivi quarto all’ultima giornata con un gol nel finale in casa col Sassuolo, non può bastare sostituire i 3 più quotati con altri tre.

Il senso delle sue parole che erano un elogio a Sensi e Barella è diventato chiaro a fine stagione.

Se Sensi e Barella fossero stati delle integrazioni, ma fossero arrivati, ad esempio i Vidal, gli Dzeko e un altro centrocampista di esperienza e personalità già al top non ci sarebbe stata quella incapacità di gestire situazioni di grande vantaggio, con i crolli nei secondi tempi di partite decisive.

Comunque l’accordo trovato credo che, se i motivi di discussione erano quelli citati, abbia previsto un impegno per esercitare un maggior peso della società su media e organi federali e un compromesso tra esigenze tecniche e possibilità finanziarie, di spesa.

L’arrivo di Hakimi, sicuramente un colpo fondamentale, aveva fatto sperare in bene tutti noi.

Ma appariva chiaro che calcolando i rientri che non erano stati riscattati, la rosa era da sfoltire e in parte bisognava farlo prima di procedere ad altri acquisti, perché poi gli esuberi, per una legge di mercato, ti sarebbero rimasti sul gobbo (non in senso di juventino) o li avresti dovuti svendere con gravi conseguenze finanziarie.

Era altresì chiaro che per prendere altri giocatori che ti facessero svoltare, data la situazione, si doveva ricorrere ancora a vendite dolorose.

La soluzione di compromesso poteva essere cercare di arrivare comunque a giocatori forti ma anziani (Kolarov, sembra Vidal, un centravanti, possibilmente anche un esterno) dal costo contenuto.

Ma, anche solo per questione di monte ingaggi, poiché per avere gli svincolati si devono offrire loro molti soldi, l’ eventuale arrivo di un altro colpo in mezzo al campo era possibile attraverso l’uscita non solo degli esuberi, ma anche di 1-2 giocatori con mercato.

L’alternativa era procedere per linee interne, cercando il ri-condizionamento o l’utilizzo in ruoli diversi di giocatori forti ma in precedenza giudicati fuori dal progetto.

Se si ragiona in questi termini (ipotetici, forse fantasiosi) veniamo all’ amichevole col Lugano e vediamo che molte scelte hanno un senso.

Inter – Lugano 5-0 (Dalbert, autorete, Lautaro 2, Lukaku)

Non ha molto senso commentare la prima partitella della stagione, un galoppo di allenamento a ranghi misti, nella quale certamente l’allenatore cercava risposte e noi tifosi consolazioni.

Dirò solo che a me è sembrato, nonostante la sequenza dei gol, che abbiamo faticato un po’ più nel primo tempo, soprattutto nella parte centrale, quando loro hanno avuto almeno 3 buone occasioni.

Invece nel secondo non sono mai stati pericolosi e se abbiamo segnato solo un gol è perché non abbiamo sfruttato a fondo una supremazia netta.

Più interessante esaminare le formazioni in funzione del mercato e della rosa.

In difesa uscirà Godin, questo sembra (quasi) certo.

Un sostituto ci deve essere (c’è stato, Kolarov).

Però Kolarov gioca a sinistra e Godin ha giocato sempre a destra.

Al momento a destra il titolare sembra Skriniar con D’Ambro teorica riserva.

In mezzo c’è solo de Vrji e dietro di lui il Rano che potrebbe essere stato posto… in vetrina, o a questo punto destinato a rimanere

A sinistra, Bastoni e Kolarov

Dovesse partire Skriniar (spero di no) prenderemmo un altro difensore ma cercando un cambio che ci consenta un utile finanziario importante da reinvestire.

Cito due nomi, solo perché li ho letti sui media: Kumbulla, Smalling o qualcuno… con più esperienza. (faccio notare di passaggio che non siamo gli unici a dover sfoltire: la rosa della Roma attualmente ha 29 giocatori, esclusi i giovani).

Per quanto riguarda gli esterni, interessante dopo l’ovvio primo tempo per Hakimi, il secondo per Young.

Dall’altra parte nel contempo di sono fatti due esperimenti: Dalbert e Perisic

La combinazione di questi 4 giocatori, secondo me, che tecnico non sono e non ho pretese di ‘verità’ è che né Dalbert né Perisic hanno convinto: in caso di buone offerte saranno ceduti.

Contemporaneamente non mi ha convinto Young a destra, dove è risultato molto meno pericoloso in fase offensiva.

Sempre secondo me Young tornerà a sinistra e sarà l’alternativa di Alonso o più probabilmente di Emerson, mente a destra, dietro Hakimi, non a caso si è sentito di nuovo il nome di Moses.

Naturalmente in questo caso uscirebbe Candreva

Le soluzioni sin qui sembrano suggerire un’altra realtà: almeno dietro e a centro campo, Conte non vede spazio per i giovani. Quindi Pirola e Agoumé andranno via per giocare.

Anche se, su Pirola, resta il vincolo dei 4 di scuola Inter. Ma Piro è mancino e a sx ci sono già Bastoni e Kolarov

In mezzo al campo, partito Borja, il dubbio maggiore è sicuramente questo: Conte crede possibile l’utilizzo a livelli importanti di Eriksen?

Ma se si punta su Eriksen ci devono essere necessariamente un’alternativa a lui (Sensi?) e 4 mezze ali con forza, esperienza, ritmo, garra e corsa.

Due dovrebbero essere Barella e Vidal. Al momento le altre due sarebbero Nainggolan e Gagliardini.

Ovvio che, se si restasse così non basterebbe.

Allora si dovrebbe sperare che dalla vendita di JM, di Vecino, di Gaglia o Nainngo, di Perisic, di Dalbert, di Candreva, eventualmente dalla sostituzione di Skrinar con un simil-Smalling uscissero i soldi non dico per Kanté, ma almeno per uno dei due centrali dell’AM, oltre che per una punta d’occasione, possibilmente migliore di Llorente.

Perché secondo me una punta che sappia fare il gioco di Lukaku (meno bene ovviamente) Conte la vuole. Non si può pensare di fa giocare al belga 60 partite, nazionale compresa.

A meno che non si rischi davvero su Pinamonti, considerando anche, come dicevo il fatto della necessità di avere 4 giocatori di rosa Inter (nel contesto considerato al momento c’è il solo Radu).

Insomma, a mio parere qualche indicazione è emersa. Certo che le questioni aperte sono ancora molte e dal modo in cui si chiuderanno dipenderà in gran parte la nostra stagione.

Luciano Da Vite

Foto: l’esterno marocchino Achraf Hakimi in campo nell’amichevole contro il Lugano vinta per cinque reti a zero dai nostri ragazzi.

3 pensieri riguardo “Un’attesa inquieta

  1. Ancora due righe sulla questione giovani, visto che su twitter non si possono esprimere opinioni articolate, ma la discussione è nata là.

    La mia opinione è presto detta: fino ai giovanisismi regionali puoi prendere solo ragazzi della tua regione o di una provincia confinante con la tua. In questo caso la scelta è in gran parte affidata alla sorte. Se Totti nasce a Roma andrà alla Roma e la Roma non te lo darà certo più avanti.
    Questo vale per De Rossi e per gran parte dei giocatori romani che fanno o hanno fatto parte della prima squadra giallorossa.
    Se uno nasce a Vercelli (Kean) può finire solo a juve o Toro e poi arriva …dove può.
    Stessa cosa per Napoli, anche se la società partenopea ha perso diversi giocatori andati direttamente dalle scuole-calcio ‘private’ a grandi squadre del nord una volta possibili i trasferimenti.
    Se Chiesa nasce a Firenza farà tutta la trafila nella Viola, come Sottil, per fare solo un esempio.
    Ultimamente la Lombardia produce meno di altre regioni e comuque qui c’è la concorrenza, su quei pochi, di Inter Milan Atalanta, Brescia Como, Cremonese che fanno delle ottime selezioni di base.

    Arrivi alla vigilia dei giovanisismi nazionali con soli giocatori della tua regione: se ne nascono di buoni e non hai concorrenza sei fortunato, se ne nascono pochi e hai concorrenza lo sei meno.

    Il problema si pone quando a14 anni puoi prendere da fuori regione, a 16 dai paesi europei, a 18 da tutto il modo.

    Il fatto è che c’è un limite (mi pare otto ma non sono certo) per gli ‘esterni’ dai 14 ai 17.

    E’ a questo punto che non puoi sbagliare. Questi otto devono essere potenziali campioncini, non possono essere giocatori già pronti che migliorano di poco, al momento, chi hai già in rosa, ma non hanno prospettive.

    Mi spiego in modo spero chiaro anche se assai schematico: se hai un terzino lombardo che ritieni possa diventare pari a 60, non prendi un altro terzino da via che ritieni possa valere 65, per rafforzarti. Siccome hai solo otto posti da ripartire tra due classi d’età, devi prendere 8 giocatori che ritieni possano arrivare a 90. Capisco che ci siano accordi con le società satelliti da rispettare, ma se non hanno potenziali grandi giocatori, inutile protare a Milano dei mediocri. E all’estero, in Europa e poi nel mondo, devi prendere solo dei top.
    Dei Kulusevski, non dei Lindqvist (senza offesa per lo svedese) e potrei citare tanti casi di questo tipo.
    Ripeto, in un mondo globalizzato non puoi pretendere di sfornare titolar per la primai: ci sarà quasi sempre da qualche parte del mondo qualcuno più bravo del tuo. Statisticamente anche una decina o ancor più. Però devi sfornare il maggior numero possibile di buoni e anche ottimi professionisti.
    L’inter del triplete non poteva aver spazio per giovani del vivaio, la juve che vince da otto anni gli italiano forti (Buffon Chiellini Bonucci) se li è comprati quando erano già professionisti affermati, non li ha allevati.
    Lo può fare la Roma che assorbe tanti talenti locali (ma non vince mai nulla) o l’Atalanta per molti motivi (anche la bravura, ma non solo). .

    Quello che è possibile fare l’Inter lo ha fatto bene, ultimanente, insieme a qualche inevitabile errore: Radu, Zinho, Pinamonti, Zaniolo, Bonazzoli, Bettella, Di marco, Esposito, Gnonto (per citare solo alcuni dal ’97 (quindi di 23 anni quest’anno) al 2003. sono giocatori già di serie a. Alcuni di ottimo livello. Almeno altri 5-.6 sono in rampa di lancio e arriveranno a quei livelli.
    E’ molto, anche se qualcosa in più si deve sempre cercare, in tutte le situazioni

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  2. U16 Lecco_ Inter 1-8 ( ⚽⚽⚽ Gabriele Vedovati
    ⚽⚽ Pio Esposito
    ⚽ Tommaso Ricordi – ⚽ luca DIMA – ⚽ Giuseppe Mazzola

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