Un’Inter camaleontica: Inter – Slavia Praga 3-0

Un’Inter “camaleontica” batte tre a zero lo Slavia Praga (doppietta di Lautaro, goal di Dumfries) e ottiene la quarta vittoria consecutiva tra campionato e Champions. Parliamo di un’Inter camaleontica non tanto per il tipo di gioco, per il modulo o per l’atteggiamento agonistico, che nella sostanza restano immutati, quanto per gli uomini che compongono l’undici iniziale. Ben sette giocatori su undici sono scesi in campo a San Siro rispetto ai “titolari” di Cagliari, senza che cambiasse l’esito dell’incontro: vittoria netta nostra e zero tiri in porta parati dai nostri numeri uno. Al momento sembra che non faccia differenza, nei meccanismi complessivi, se gioca Martinez o Sommer; Akanji o Bisseck; de Vrij o Acerbi; L. Henrique o Dumfries; Barella o Zielinski; Mkhitaryan o Sucic; Carlos Augusto o Dimarco. Chiaramente ci sono poi 2-3 uomini guida che hanno funzione trascinante: Calhanoglu (che non ha neppure un sostituto di ruolo), Lautaro, Thuram. Quando sono al top sono imprescindibili, in attesa magari della crescita degli altri. Importante il lavoro psicologico di mister Chivu. Non era facile: si trattava di appianare divergenze anche profonde, emerse pubblicamente, ma anche di rimotivare la squadra ricordandole e richiamandone l'autostima attraverso la valorizzazione di quanto costruito negli anni, che non poteva essere intaccato da qualche partita sfortunata dopo un'annata eccezionale (e non è stata certo l'unica). Sul piano del gioco, la differenza fondamentale tra l’allenatore e il suo predecessore sta, almeno a livello di intenzioni, nel far correre la palla anziché far salire gli uomini da dietro. Un gioco che richiede braccetti e almeno un centrocampista a turno più posizionali e da un lato punte in grado di tenere la palla (con una che viene incontro e l’altro, oltre Dumfries, che cerca la profondità), dall’altra che tutta la squadra accorci in avanti per evitare che tra gli offensivi e il resto ci siano praterie offerte alle ripartenze avversarie. I problemi principali non sono risolti, ma sotto questo aspetto, dopo le gare contro Udinese e Juventus, abbiamo visto sicuramente dei miglioramenti.

La convalescenza sembra terminata, ma occhio alle ricadute: Cagliari – Inter 0-2

L’azione andrebbe rivista al ralenty, ma il palo di Folorunsho, giocatore alto un metro e novanta e peraltro autore di una buona prestazione, è un’occasione che non andava concessa agli avversari. Questa è stata tuttavia l’unica effettiva azione da goal che abbiamo concesso ai rossoblù nel corso di una partita in cui tutti i dati sono a nostro favore e confermano la nostra superiorità, se non il nostro dominio. Detto che esiste pure l’avversario, va riconosciuto che contro il Cagliari non siamo stati “rimontati” (cosa che si è purtroppo verificata nel corso di questa stagione) ma abbiamo – anzi – raddoppiato. Se guardiamo ai dati positivi, la qualità del nostro gioco e la produzione offensiva, dopo la sconfitta contro la Juventus (ma ancora di più se facciamo il raffronto con la gara contro l’Udinese) sono andate sempre migliorando. Abbiamo vinto tre partite, di cui due in trasferta, tra campionato e Champions League, e in due partite su tre non abbiamo subito reti. Non ci sono dubbi che la prolificità in rapporto alle occasioni create e la necessità di rendere più impermeabile la difesa sono sicuramente i punti da continuare a migliorare. Anche se contro il Cagliari, che è una buona squadra e in un momento positivo, non abbiamo concesso, come detto, nessun tiro nella luce della porta. C’è stata uan differenza nella prestazione tra un tempo (il primo tempo ha sicuramente soddisfatto pienamente sia i risultatisti che gli esteti) e l'altro c'è stata e sino al raddoppio di Pio, nel finale, siamo stati tutti in grande tensione: nella ripresa non siamo più riusciti a pressare alti e anzi qualche volta siamo andati in difficoltà per il loro pressing, dal quale faticavamo ad uscire più del lecito, per qualche errore individuale di troppo. Considerazioni finali? Dobbiamo imparare a essere più cinici sotto porta avversaria, sempre concentrati, più pratici e magari qualche volta meno supponenti in fase di contrasto e ripartenza (abbiamo visto, tra l'altro almeno 4-5 colpi di tacco o giocate pretenziose: sempre meglio essere pratici e andare sul sicuro). In compenso è confortante la disponibilità degli attaccanti ad aiutare, anche arretrando in fase di non possesso, perché la compattezza e la densità consentono di limitare al minimo le opportunità altrui. Infatti lo spirito di sacrificio nell'interesse generale è sintomo di un gruppo sano e determinato a perseguire obiettivi che ritiene possibili. In classifica accorciamo sulle prime, che però ora sono più numerose.

Abbiamo preso un brodino o un antipasto? Ajax – Inter 0-2

La prima di Champions è stata un brodino o un antipasto? Ce lo diranno ovviamente le prossime partite. Sicuramente con la vittoria in casa dell’Ajax, nella prima gara di Champions, affrontata con parecchio timore dopo le due sconfitte contro Udinese e Juventus, non fa svanire tutto di colpo le preoccupazioni, ma è comunque il segno di una reazione. Si tratta di una risposta incoraggiante per un’Inter tuttavia convalescente e che deve stare attenta alle ricadute. Contro l’Ajax, Chivu non ha sbagliato nulla (per la verità non ha commesso particolari errori neppure contro la Juventus). A partire da alcune scelte individuali. Sommer secondo alcuni non avrebbe dovuto giocare, ma poi con una parata decisiva in particolare, ha indirizzato il match sul giusto binario; de Vrij, che ha giocato al posto di Acerbi, è stato forse il migliore in campo. Sicuramente la partita non è stata tatticamente “difficile”, sotto certi aspetti: i lancieri hanno giocato “aperti”, accettando gli scontri in campo aperto e noi non siamo stati inferiori tecnicamente, contro una squadra che per tradizione sforna giocatori che danno del tu al pallone, e superiori in alcuni elementi sul piano e della corsa. Dominante la prestazione di Marcus Thuram, incontenibile: due goal e un rigore guadagnato, ma negato ingiustamente, parlano da soli. Elargisce una grande sensazione di strapotenza. Esordio in Champions League positivo per Pio Esposito: lotta, difende la palla con personalità e fa salire la squadra.

Abbiamo giocato così bene che… hanno vinto loro: juventus – Inter 4-3

Contro una Juventus fortissima, al di là della natura dei sistemi di gioco attuati dalle due squadre e dalle scelte degli allenatori e al di là della “casualità” delle circostanze, abbiamo tenuto comunque il campo con autorevolezza e quasi con superiorità, così come molto di rado si è visto negli anni. Eppure abbiamo perso. E non abbiamo perso per caso. Certo, si può salvare la prestazione (lo spirito, la determinazione, la capacità di “fare la partita”) ma abbiamo perso giustamente e abbiamo mostrato i soliti limiti che hanno caratterizzato le (poche) prestazioni negative delle ultime stagioni: centrocampo bravo nella manovra ma poco fisico (forza e corsa); attacco privo di un giocatore che vinca l’uno contro uno; assenza di uomini che possano essere decisivi partendo dalla panchina. Poi c'è un problema tattico ricorrente: sulle seconde palle o sui cross dal fondo all'indietro, lasciamo sempre troppo spazio ai giocatori che si presentano centralmente ai limiti dell'area. I risultati oggi chiedono dei cambiamenti. Oggi è evidente che i titolari giochino perché sono ancora i più forti: la riconoscenza non c’entra nulla. Se mancano le risorse economiche (certo i soldi spesi per giovani futuribili, potevano essere spesi per due titolari – come Lookman e Koné, per fare due nomi – e forse le cose sarebbero andate diversamente) forse va allora cambiato qualche cosa a livello dirigenziale. Speriamo di sbagliare, ma la stagione appare sin da ora negativa con la conseguente necessità di una mezza rifondazione.

Un pessimismo non scaramantico

Facciamo il punto della situazione durante la pausa per gli impegni delle selezioni nazionali di calcio e all’indomani delle prime due giornate di campionato e della chiusura del calciomercato. Si tratta di una pausa segnata per tutti i tifosi da sensazioni negative e da un certo pessimismo che deriva tanto da considerazioni tecniche quanto psicologiche, derivanti, queste ultime, in primis, da come è terminata la scorsa stagione. Anche durante questa estate, segnata dal cambio di allenatore e dalle dichiarazioni di Lautaro, che rivelano una certa tensione all’interno dello spogliatoio, è mancata una scossa importante, che poteva essere data dal calciomercato. L’undici titolare è rimasto invariato – secondo alcuni questa sarebbe una annotazione positiva – e sono arrivate delle “seconde linee” o meglio delle “alternative”, giovani emergenti, da testare a questo livello. Infine, proprio l’ultimo giorno di calciomercato, c’è stato lo “scambio” Pavard-Akanji, da molti giudicato a priori abbastanza positivamente. Al centro c’è però il discorso tecnico-tattico, che non può prescindere dal nuovo allenatore e dalla sua legittima voglia di applicare le proprie idee. Cristian Chivu ha esplicitato le sue idee e ha cominciato a sperimentarle: maggiore verticalizzazione; predisposizione di un modulo alternativo (3421), che comporta anche maggiore aggressività “alta”, per mantenere la compattezza. Le dichiarazioni recenti secondo cui sarà costretto a mettere in atto le sue idee “con quello che abbiamo”, perché non ci sono altre soluzioni, sono giustificate dal mancato arrivo di un dribblatore davanti, di un centrocampista interditore e di un difensore giovane, ma già pronto e veloce. Di fatto ci troviamo di fronte a un cantiere aperto e per vederne i risultati occorrerà tempo e… tanta speranza. Ma alla ripresa del campionato andremo subito ad affrontare la Juventus e poi ci aspetta una difficile trasferta ad Amsterdam contro l’Ajax. In tutto questo l’ottimismo della volontà (piuttosto “abusato”) è legato soprattutto alla qualità tecnica e caratteriale di parecchi nostri campioni, che non può essersi persa all’improvviso, e alla profonda conoscenza del calcio ad alti livelli del nostro allenatore. Speriamo che questi due elementi possano bastare.