Nel segno di Calhanoglu: Inter – Genoa 4-0

Nel segno di Calhanoglu (ma non solo) nasce l'Inter di Simone Inzaghi, che nella prima di campionato vince 4-0 contro il Genoa. Subito determinante Calha, dicevamo, che nei primi dieci minuti prima mette la palla sulla testa di Skriniar, che fa 1-0; poi con una conclusione da fuori segna personalmente la rete del raddoppio. Indirizzata bene la gara, nella ripresa la controlliamo dimostrando contro un avversario non irresistibile, buone capacità di palleggio e soprattutto grande fisicità e una buona condizione atletica: spiccano nel contesto le prestazioni di Ivan Perisic, il solito Brozovic, Barella, il trio difensivo. Sono delle certezze di un gruppo già consolidato e che rappresentano il segno che il buon lavoro di Antonio Conte sia qualche cosa che è destinato a restare. Se Simone Inzaghi riuscirà a fare suo questo "patrimonio" e ovviamente metterci poi del suo, allora potremo veramente giocarcela anche quest'anno per lo scudetto. Aggiungiamoci che dalla sua potrebbero esserci alcune variabili che se si rivelassero positive, darebbero ulteriore vigore alla squadra. Penso ad esempio a un giocatore come Vidal, che l'anno scorso non ha sicuramente disputato una buona stagione, ma che ieri in quindici minuti ha fatto goal e fornito l'assist per la prima rete in nerazzurro (un imperioso colpo di testa) di Edin Dzeko. Goal importanti e indicazioni che danno adito a considerazioni positive nel post-gara. Adesso vediamo se ci saranno novità dal mercato e al lavoro per i prossimi impegni, senza farsi prendere da facili e ingiustificati entusiasmi.

Primavera da sogno, estate da incubo

L'estate è oramai alle spalle e il calciomercato è giunto agli sgoccioli. Adesso si comincia a fare sul serio: il Genoa non giocherà con leggerezza e sarà una partita durissima. L'augurio è che si un inizio festoso, che ci ripaghi delle sofferenze patite in estate a causa dell'addio di Conte e delle cessioni di Hakimi e Lukaku. Conosciamo tutti la crisi finanziaria in cui versa la società, è enorme, e questo costituisce un dato oggettivo. Nella situazione data, Marotta ha creduto nelle sue capacità personali di superare comunque le difficoltà operando con un "mercato creativo": con meno di quindici milioni ha preso Dumfries, Calhanoglu e Dzeko. Il valore dei tre giocatori in assoluto non è pari a quello di Hakimi, Eriksen (non conosciamo ancora il suo futuro) e Lukaku, ma sono tre buoni giocatori e qualche cosa da qui alla fine del calciomercato potrebbe ancora succedere: se arrivasse un altro attaccante e Nandez, la squadra sarebbe sicuramente competitiva per potere lottare per il titolo. Intanto è arrivato un nuovo allenatore: Simone Inzaghi. Non ha il curriculum di Antonio Conte, ma ha fatto bene con la Lazio, è ambizioso e molto motivato. È anche lui un "martello". L'incognita maggiore è la capacità di gestire al meglio il gruppo, con una proprietà assente e una "canea" di giornalisti pronti a dare addosso a lui e all'Inter con qualunque pretesto. Ha delle carte positive da giocare (la presenza di Marotta, l'Inter è comunque una buona squadra, un sistema di gioco che con alcune varianti è comunque consolidato...) ma dovrà misurarsi con una pressione incredibile e reggere in quella che l'immaginifico Trap ha definito a suo tempo "una centrifuga". Buon campionato a tutti i cuori nerazzurri.

Addio sogni di gloria… (O arrivederci?)

Quando una squadra vince uno dei cinque campionati che contano in Europa, con l'autorevolezza con cui l'abbiamo vinto noi, i sogni di gloria sono pienamente legittimi, forse anche ienvitabili. Sappiamo che se avessimo confermati i gruppi dei dirigenti, del settore tecnico, dei giocatori, sarebbero bastati due innesti di vera qualità per giocarcela più che dignitosamente con le più forti del continente. Sotto Suning abbiamo vissuto un quadriennio straordinario e di crescita sotto tutti i profili, ma soprattutto su quello dei risultati sportivi, ma l'impatto della pandemia sulla nostra società è stato devastante. A questo punto Suning aveva due strade possibili: cedere l'Inter o ridimensionare il bilancio societario e di conseguenza le ambizioni sportive della squadra, in attesa di una evoluzione della situazione contingente. È stata scelta la seconda strada, considerata praticabile anche da Beppe Marotta, ma gli obiettivi sono rientrare sul mercato di una cifra elevata (abbiamo già dovuto vendere un giocatore molto importante come Hakimi) e ridurre le spese correnti (in particolare gli ingaggi). Senza volere essere disfattisti tuttavia, riponiamo le nostre speranze in particolare in Marotta, auspicandoci che riuscirà a presentare per il prossimo anno un'Inter ancora competitiva almeno in Italia. In questo post Luciano Da Vite fa il punto della situazione e poi si dedica a quelli che possono essere i prossimi sviluppi per quello che riguarda il calciomercato, esprime le sue preferenze e le sue idee su quelli che potranno e dovranno essere accorgimenti tattici necessari a seconda di come sarà composta la squadra.

Una settimana tra i festeggiamenti per il titolo e le preoccupazioni per il mercato

Non sono giorni bellissimi per la nostra prima squadra. Festeggiamo uno scudetto strepitoso per la netta superiorità sulle avversarie e che i numeri esplicitano chiaramente, ma viviamo i tormenti di una situazione societaria problematica dal punto di vista finanziario e quindi del mercato. Siamo tutti dispiaciuti per l'addio di Conte e le notizie sulla necessità della società di rientrare pesantemente grazie al mercato. In questo clima di inquietudine la situazione delle giovanili passa forse in secondo piano, ma vi dedichiamo ampio spazio in questo post dando attenzione a tutte le nostre squadre dalla Primavera all'Under 15. Spicca il derby vinto dagli Under 17 in trasferta.

Il fascino del calcio (soprattutto quando vinci): Inter – Milan 4-2

Il successo universale del calcio sta proprio nella sua imprevedibilità, nella sua capacità di stupire, a volte nel carattere persino contraddittorio delle situazioni che si susseguono. È stato uno dei derby più sorprendenti della storia a livello della successione di avvenimenti: il Milan è partito fortissimo e ci ha messo subito in difficoltà, il primo tempo si è chiuso con il vantaggio di due reti a zero per i rossoneri, ma nel calcio non c'è mai nulla di scontato. Le distanze di ritmo e corsa nel secondo tempo si sono annullate e si è affermata la maggior classe individuale dei nostri, che a questo punto si rendeva evidente. Il goal di Brozo ha riaperto la partita e nel giro di pochi minuti Vecino ha pareggiato i conti, da lì in poi tutto è stato in discesa e fino al trionfo finale con il risultato di 4-2. Si sente parlare di scudetto, ma questo come dice il mister per ora è solo un sogno: ogni domenica dobbiamo continuare a preoccuparci anche e soprattutto di chi ci insegue.

Vinto il derby, adesso cresciamo tutti insieme

L'Inter vince il derby disputando la migliore partita (finora) della stagione. Arriva subito quindi il riscatto dopo il pari contro lo Slavia Praga martedì scorso in Champions. Una vittoria per due reti a zero, maturata nel corso della ripresa e con i goal dei due giocatori protagonisti - pare - di un diverbio alla fine del primo tempo della gara di martedì scorso, ovvero Brozovic e Lukaku. Decisive le scelte e l'atteggiamento dell'allenatore, di conseguenza quello della squadra. Antonio Conte ha gestito questa partita alla perfezione, sin dalla sua preparazione con le importanti dichiarazioni nella conferenza stampa della vigilia. Confermata la solidità difensiva e il ruolo determinante di Brozo e quello importante dei due esterni, l'importante contributo in zona goal dei centrocampisti e i movimenti delle punte, Conte azzecca le scelte (D'Ambrosio per Candreva; Barella per Gagliardini/Vecino; la conferma di Lautaro) e dimostra di saper leggere la partita quando deve fare i cambi e "spostare" i propri giocatori a seconda delle esigenze della gara. Un risultato importante e che ci chiama a migliorare e crescere tutti insieme.