Alla vigilia della partita col Pisa, la nostra situazione era questa: venivamo da tre sconfitte consecutive in Champions League (N.b. Il report sulla partita contro l’Arsenal, che non è stato possibile pubblicare nei giorni scorsi, è riportato integralmente nel contenuto del testo del post); venivamo da tutte vittorie con le medio-piccole, ma da quasi tutte sconfitte nei grandi match, in campionato, dove comunque eravamo primi. Per essere competitivi su tutti i fronti, riportato a casa Pio e presi e cifre contenute due giovani promettenti come Bonny e Sucic, bisognava spendere per almeno due campioni, in grado di aumentare subito il tasso di qualità, forza e esperienza della squadra. Tanto la gara contro l’Arsenal che quella contro il Pisa (soprattutto) ci dicono che i giocatori chiave sono costretti ad oggi a giocare tutte le partite, con l’inevitabile corollario di frequenti infortuni e di arrivare più logori degli avversari ai grandi appuntamenti. Contro il Pisa, una squadra media che in prevalenza difende e riparte, privi del play e soprattutto dei due esterni titolari, non potevamo non soffrire. Siamo andati sotto di due goal, poi “è bastato Dimarco” a fare svoltare, ma è probabile che se avessimo avuto un grande centrocampista e un grande esterno destro, non avremmo avuto necessità di rimontare in quel modo e forse anche alcuni giocatori in campo sarebbero stati meno logori. Non si chiede l’impossibile. Per venire alla partita, sotto di due goal dopo venticinque minuti, Chivu corre ai ripari e mette dentro Dimarco per Luis Henrique, con spostamento di Carlos Augusto. Una decisione affrettata, ma dettata da ragioni oggettive. Finisce che negli ultimi otto minuti della prima frazione di gara, facciamo tre goal e ci portiamo in vantaggio. Nella ripresa siamo assolutamente dominante e alla fine la vinciamo sei a due, segnando gli altri tre goal negli ultimi dieci minuti della ripresa. Diciamo che questo è un piccolo segnale positivo, al di là del risultato, considerando che tre giorni prima avevamo giocato una partita logorante e decisiva come quella contro l’Arsenal di Arteta.
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La differenza nella continuità: Udinese – Inter 0-1
La partita contro l'Udinese è un po' l'emblema del cammino stagionale percorso dall'Inter, almeno sino ad oggi. Un percorso nel quale si possono individuare elementi di continuità, ma anche cambiamenti, in parte introdotti da Chivu, in parte conseguenza del 'peso' che tante partite ravvicinate necessariamente finiscono per esercitare sui protagonisti abituali. Il primo elemento di continuità è la presenza, da anni, di un gruppo di giocatori titolari che affrontano le fatiche di molte stagioni passate restando ai vertici di tutto. Il gruppo dei titolari è stato di fatto integrato e affiancato solo da due nuovi arrivi abbastanza recenti, pronti per essere al loro livello: Akanji e Zielinski. Poi ci sono buone alternative (Carlos Augusto, de Vrij, Bisseck) e davanti un paio di ragazzi (Pio Esposito e Bonny) che stanno già dando un buon contributo. Di fatto ad ogni modo il nucleo portante è sempre costituito dagli stessi giocatori, che si spendono generosamente da anni. Sul piano del gioco, invece, Chivu ha aggiunto del suo, un po’ più di aggressività alta, ad esempio, ma non è cambiata la caratteristica di fondo: finché i nostri ne anno, giocano un calcio dominante. Questi sono gli elementi che possiamo considerare nel segno della continuità. Gli elementi di discontinuità, in breve, sono: rispetto al passato e anche all’inizio del campionato, subiamo meno goal (ne segniamo anche meno); Chivu cerca comunque di imporre la sua filosofia di gioco, si richiama qui la pressione alta, ma è riuscito a dare un equilibrio tattico che a inizio stagione era mancato, dando la sensazione di sapere leggere le partite e intervenire a gara in corso con dei cambi, di giocatori come di modulo, cosa che ci ha permesso, contro l’Udinese, di dominare la partita, ma pure di – lasciandoci un po’ schiacciare nei minuti finali – di non concedere all’avversario nessuna occasione. Adesso avanti con l’Arsenal, una partita importantissima, mentre in campionato sembra proprio che dovremo fare i conti con il Milan di Massimiliano Allegri, un grande allenatore capace di tirare fuori il massimo, anche con un po’ di cinismo speculativo, dai giocatori a sua disposizione (N.b. Non avere le coppe è chiaramente un vantaggio). Un report sulla partita dell’Under 16, che a Interello supera 5-3 i pari età del Cagliari. Doppiette di Menegazzo e di Pietro Omini, goal conclusivo di Vanacore. Inter a un punto dalla capolista, battuta a Cremona, e con tre punti in più sull’Atalanta. Domenica prossima trasferta cruciale contro l’Udinese, quarta in classifica.
Si può vincere anche soffrendo: Inter – Arsenal 1-0
La partita di San Siro contro l’Arsenal ha smentito qualche luogo comune. La prima riflessione, di carattere generale, è che il calcio italiano non è in declino sul piano internazionale così come viene raccontato. Certo all’estero ci sono diverse squadre che hanno una capacità di spesa che è nettamente superiore alle nostre e questo le fa partire da una posizione di vantaggio, ma non è vero che il nostro campionato sia scivolato in posizioni di retroguardia. Il nostro cammino e quello dell’Atalanta (ma la Juventus non sta facendo male e il Milan, pure facendo meno bene, ha appena vinto a Madrid in casa del Real con il risultato di 3-1) lo dimostrano. Senza considerare il fatto che solo due anni fa abbiamo fatto una finale di Champions contro il City e l’anno scorso l’Atalanta ha trionfato in Europa League. Per venire all’Arsenal, è stata una partita sofferta. Ci siamo arrivati con il peso della durezza del campionato italiano e degli impegni ravvicinati e siamo scesi in campo senza ben sei titolari nell’undici iniziale e Inzaghi e la squadra hanno fatto valere un certo realismo: abbiamo disputato una gara poco piacevole sul piano del gioco, ma di grande intelligenza tattica e di estremo sacrificio e concentrazione. Risultati e partite di questo tipo possono essere un segnale importante perché nell'arco di una stagione è impossibile che ci siano partite senza grandi sofferenze. Se le perdi, vuol dire che non è il tuo anno; se le vinci può voler dire due cose: o che quelli sono i tuoi limiti e allora non ti potrà andare sempre bene, oppure che quando per vari motivi non eri al top ma riesci comunque a vincere, puoi aver fiducia nella crescita della tua competitività. In Youth League i nostri ragazzi, dopo una prova di campionato allarmante (contro il Monza vincevamo tre a zero, abbiamo preso poi due goal ed evitato il pareggio solo perché loro hanno sbagliato il rigore del 3-3), sfoderano una ennesima prestazione super (quarta vittoria su quattro) contro i pari età dell’Arsenal. Incidono elementi di tipo psicologico (maggior concentrazione e spirito di sacrificio) e di ordine tattico (gli avversari giocano tutti con un atteggiamento meno speculativo), ma soprattutto abbiamo iniziato la partita con il giusto approccio e giocato davvero un grande calcio, tutto di prima, con smarcamenti efficaci e inserimenti negli spazi efficacissimi. Questo ci ha permesso di andare in vantaggio già dopo un quarto d’oro con una rete di uno splendido De Pieri, poi costretto ad abbandonare il campo per infortunio. Di Spinaccé, Pinotti e Lavelli le altre reti. Risultato finale: 4-1.
Gli insegnamenti dell’europeo, i giovani e l’Inter 2024/25
Un ricco post che parte da esprimere considerazioni e riflessioni su quello che è sostanzialmente l'ennesimo processo al calcio italiano (che si apre puntualmente ogni volta che la nostra nazionale delude in una competizione importante e dove gli imputati sono come sempre: l'eccessivo numero di straniero; l'inadeguatezza del settore giovanile) e su quelli che sono i veri insegnamenti che sono emersi da questi campionati europei. Due fondamentali: il livellamento dei valori (analizziamo i dati: carenza di risultati larghissimi; le difficoltà incontrate dalle squadre storicamente più forti opposte a formazioni sulla carta considerate molti inferiori); il ruolo decisivo avuto dalla presenza, in alcune nazionali, di uno o più campionati campaci per le loro qualità individuali di indirizzare o risolvere le partite ispirando o concludendo con giocate determinanti. I sistemi di preparazione di gioco con la globalizzazione si stanno infatti avvicinando notevolmente e tutte le nazionali dispongono oggi di molti giocatori di buon livello. Ne si deduce che, a discapito di quello che può sostenere l'Arrigo Sacchi di turno (e i suoi seguaci), la differenza la fanno quei venti-trenta giocatori di livello superiore. Vale la pena rilevare che (nel post ne parliamo variamente) nella stragrande maggioranza dei casi questi giocatori sono di origine non comunitaria o comunque di nazionalità acquisita, un fenomeno dal quale l'Italia è in parte esclusa per ragioni storiche, mentre in parte si è auto esclusa (basti pensare a qualche immigrato in altri paesi, arrivato sui barconi e che ora gioca nelle nazionali d'accoglienza, mentre noi i ragazzi immigrati li mandiamo in campi custodia, magari ubicati… in Albania). Veniamo alla nostra Inter dunque. Mentre anche sul blog discutiamo tra i fautori della linea "investire sui giovani" e i fautori della linea "investire sui forti", e fatti nel post importanti passaggi su che cosa si potrebbe (qualche cosa è già stato fatto e molto si può fare per migliorare la produttività del settore) a diversi livelli e non solo calcistici in senso stretto, per potenziare il nostro settore giovanile, ecco qualche considerazioni sul nostro calciomercato, pure raffrontando il nostro operato a quelle che saranno le nostre principali contendenti. Taremi e Zielinski a zero sulla carta sono grandi colpi, sarebbero titolari ovunque. Il secondo portiere (Martinez) è invece apparentemente una seconda scelta, nonostante le dichiarazioni di Inzaghi, mentre in difesa sembra che ci stiamo orientando verso quella che sarebbe una "quinta scelta". Tutto questo fermo restando la giusta fiducia nei nostri big di mercato. Campanelli d'allarme tuttavia sono suonati già nel corso della scorsa stagione: "Darmian non ha più il fisicuo per reggere il ruolo di quinto, Dumfries è un calciatore che punta tutto sul fisico, Acerbi è in condizioni fisiche allarmanti e va per il 37 anni, infine Arnautovic, le cui statistiche sono al limite del drammatico"... Eppure il nostro mercato potrebbe evidentemente svoltare e diventare buono se arrivasse un colpo importante in attacco come Gudmunsson o comunque una quinta punta di valore...
Grazie Roberto Samaden: la fine di un’epoca storica
Chi segue questo blog lo sa benissimo: particolare attenzione, storicamente, è sempre stata dedicata al settore giovanile. Probabilmente (sicuramente) nessuno come Luciano Da Vite ha raccontato con passione e competenza sul web le vicende che hanno riguardato - e che riguardano - il nostro settore giovanile. È inevitabile, pertanto, che una notizia così importante, come la rinuncia di Roberto Samaden, storico dirigente del nostro settore giovanile ("il dirigente del settore giovanile italiano più prestigioso della storia"), che lascia la sua carica dopo tantissimi anni in società vissuti da professionista ma anche da interista, meriti tutta la nostra attenzione. Il post ci racconta "brevemente" (ma lo dico perché so che Luciano ci potrebbe raccontare tantissime altre cose su tutti questi anni che hanno visto il nome di Samaden abbinato ai nostri colori, l'excursus che lo ha portato, da allenatore negli esordienti sotto la guida del responsabile "Màgia" Mereghetti ("Magia" con l’accento sulla a perché in milanese significa "macchia" soprannome affibbiatogli quando giocava nell’Inter poi nell’Udinese e nell’Atalanta perché aveva una macchia di capelli già bianchi) al ruolo di dirigente responsabile delle giovanili. Dal giorno del suo insediamento, l'Inter è sempre stata la principale pretendente al titolo nazionale, in tutte le categorie giovanili. Sotto la guida di Robert Samaden le giovanili dell'Inter hanno disputato ben 22 finali scudetto, vincendone 16 (in più hanno vinto: una Next Generation europea, tre edizioni del Viareggio, una Coppa Italia Primavera, cinque Supercoppe). Non sappiamo chi gli succederà nel ruolo (probabile che si proceda per linee interne...) ma siamo davanti a quello che si prospetta come un cambiamento radicale che purtroppo non può prescinere dalla carenza di fondi oramai in atto da tempo. Nel post ne parliamo ampiamente oltre a dedicare spazio alla gara di campionato della prima squadra contro il Lecce e poi a tre partite delle giovanili: Inter - Lecce Primavera; Inter - Spal Under 16; Inter - Parma Under 18.
L’orgoglio di aver vinto un grande campionato: Inter – Roma 3-1
Contro la Roma siamo stati avvantaggiati da due fattori: la serena determinazione messa in campo e l'atteggiamento tattico squilibrato della squadra allenata da Fonseca. Quando giochi contro questa Inter e accetti di giocartela in campo aperto, devi essere una grandissima squadra per sperare di spuntarla. Persino quanto l'Inter schiera diverse seconde linee anche nei ruoli chiave. E questo è un grande merito di Conte. Abbiamo sofferto l'avversario un po' solo nei primi 20' del secondo tempo, ma avremmo potuto fare almeno 5-6 goal. Di sicuro più di loro. Resta un campionato di altissimo livello internazionale e nel quale l'incertezza che regna in ogni partita produce un logorio psicofisico tale da giustificare ampiamente le difficoltà delle nostre big in Europa. Nessuna nostra squadra può permettersi di panchinare, in una semifinale di CL, giocatori per un valore di circa un miliardo, mettendone in campo - ovviamente - di più forti e costosi. Non abbiamo battuto squadrette nel corso di questo campionato tuttavia: abbiamo compiuto una autentica impresa. Strepitosa. E ripetersi sarà tutt'altro che semplice. Le questioni aperte sono tante. Intanto arriva la settimana di Juventus - Inter. Una sfida per forza di cose molto sentite. Questa Juventus ha una squadra molto forte e non inferiore alla nostra in linea teorica. Per vincere sarà necessario che i tre centrocampisti e magari uno degli attaccanti si sdoppino con i tempi giusti, con il massimo di determinazione e spirito di sacrificio. Ma non sarà facile: una decisione arbitrale o una giocata di un fuoriclasse potranno determinare il risultato o almeno l'andamento del match.
Inter – Lazio 1-0: il dubbio
Dopo 5-1 partite ufficiali, ci sono numeri che ci rendono tutti felici. In campionato 5 partite e 5 vittorie, 10 goal fatti, 1 subito: primato in solitudine in classifica. C'è il neo del pari casalingo contro lo Slavia in Champions, ma nessuno si sarebbe in ogni caso aspettato questi risultati. Tutte le squadre stanno avendo difficoltà intanto, il dubbio è se e quali margini di crescita abbiamo noi, dato che è lecito immaginare che le altre potranno nel prossimo periodo migliorare il loro rendimento. Intanto esprimiamo tutta la soddisfazione per una vittoria importante contro la Lazio, una vittoria meritata, nonostante le difficoltà, e ottenuta anche grazie a una prestazione super di Handanovic.
Aspettando lo Slavia: primi in tutti i Sensi
La domanda dopo la partita contro l'Udinese e alla vigilia dell'esordio in Champions contro lo Slavia Praga, la domanda è: quanto può ancora crescere questa Inter? E se sì, di quanto? E in quanto tempo? I risultati fino a questo momento sono stati positivi, abbiamo vinto tre partite su tre, ma ogni volta abbiamo avuto difficoltà e faticato non poco. Abbiamo a tratti subito persino il Lecce; a Cagliari ci siamo fatti riprendere dopo il vantaggio e abbiamo avuto la meglio solo nel secondo tempo; contro l'Udinese abbiamo segnato solo dopo che loro sono rimasti in dieci. Non bisogna smorzare la fiducia, vincere è importante, ma bisogna restare consapevoli dei problemi e delle difficoltà da affrontare. Adesso avanti con lo Slavia, una partita che apre una serie di impegni importanti e contro avversari di un livello superiore alle squadre affrontate finora.
Troppi stranieri, anche nelle giovanili?
Ci sono troppi stranieri nelle nostre giovanili? La presenza di calciatori stranieri nel nostro settore giovanile, limita la crescita di quelli italiani? Costituisce un freno per quello che può essere la crescita del movimento calcistico del nostro paese? Sul blog abbiamo già affrontato diverse volte la questione. Qui la riproponiamo con alcune spefiche fondamentali (oltre che una analisi dei fatti per quello che riguarda il nostro campionato e in particolare l'Inter. 1. Il calcio italiano ha una sua identità specifica, unica, straordinaria, che prescinde dal numero di "stranieri" che vi militano. 2. La cosiddetta "contaminazione" non può intaccare una cultura così forte, radicata e efficace. 3. Questa può invece solo costituire un valore aggiunto.








