La tecnica, la fantasia, la “testa”, la forza e l’intensità: Inter – Roma 5-2

Foto: la spettacolare conclusione in porta di Hakan Calhanoglu. Il grandissimo goal del nostro centrocampista è stato decisivo nel fare svoltare la gara a nostro favore (fonte: Sky Sport).

In Inter – Roma, come in tutte le grandi partite, abbiamo visto in campo, variamente distribuite fra le contendenti, tutte queste qualità.

E si sono confrontate anche due organizzazioni di gioco molto diverse, se non opposte.

Senza che, almeno sotto quest’ultimo aspetto, ne uscisse un vincitore definitivo, secondo me.

Perché non esiste un’organizzazione di gioco  astrattamente superiore alle altre.

Il ‘gioco’ di Gasp (a proposito, oggi un po’ meno indisponente nelle interviste) ha ottenuto negli anni risultati straordinari.

Come il gioco di Simone Inzaghi e come, speriamo perché siamo solo agli inizi, il gioco di Chivu.

Prevale alla fine la relazione fra caratteristiche tecnico-atletiche e ‘condizione’ dei giocatori da un lato,  loro attitudine al gioco prescelto dall’altro.

Gasp ama pressare alto, accettare l’uno contro uno, affidarsi all’intensità e alla fantasia di qualche attaccante.

Noi negli anni abbiamo costruito una struttura di squadra diversa.

I nostri giocatori chiave sono elementi di potenza, di progressione, mentre in mezzo al campo abbiamo scelto palleggiatori in grado di innescare la potenza degli assaltatori, anche se magari non sempre sono eccezionali  nella fase di copertura.

Forse non è un caso però che Gasp abbia quasi sempre subito severe lezioni propri contro di noi.

Perché reggere l’uno contro uno negli spazi contro giocatori come Dumfries, Lautaro, Thuram, gli stessi Dimarco e Bastoni, se tutti in condizione e se appunto non intasi loro gli spazi, è impresa ardua.

Anche la Roma naturalmente ha giocatori di potenza, con progressione, ma se pressi alto con tutta la squadra, a parte i colpi di testa, diventano decisivi gli uomini di agilità e fantasia, che sanno districarsi nel breve.

Ho sbagliato il pronostico e ne sono felice, ma credo che la mia analisi avesse una logica, smentita solo… dai fatti.

Nelle ultime partite aldilà dei torti arbitrali che hanno fatto sembrare numericamente ancora più pesante l’indubbia flessione, avevamo visto una squadra scarica psicologicamente e fisicamente.

Parecchi elementi erano in difficoltà, giocando ben sotto i loro standard abituali.

E i giocatori capaci di rovesciare con la progressione devastante le situazioni di gioco, o erano assenti da tempo, o non sembravano al top.

  • Lauti non giocava da due mesi,
  • Thuram non convinceva da tempo,
  • Dumfries era stato pure molto assente, come Calha; Bastoni e Dimarco, per vari motivi al momento non sembravano dare sicurezza almeno in fase difensiva,
  • Solo Barella mi era sembrato in crescita nella partita con la Nazionale (per me era stato il migliore e la sostituzione, benvenuta, davvero mi era parsa incomprensibile).

In più prima della gara ci erano venuti a mancare l’esterno mancino teoricamente più adatto ad opporsi all’agilità di un Soulé e il difensore più veloce.

Invece questa è stata una mezza fortuna, per noi, perché Akanji riportato a braccetto destro è stato perfetto e Acerbi… merita un monumento da parte di tutti gli interisti.

Sa che  fine anno se ne andrà per raggiunti limiti di età, Chivu lo sta utilizzando meno del solito, ma lui quando entra annulla chi si trova davanti.

Del resto uno che ha sconfitto una gravissima malattia non può aver paura di un pur forte Malen.

Acerbi appartiene alla categoria dei trascinatori, come Lautaro e altri.

Ha una forza fisica e caratteriale che risulta d’esempio a tutti.

Non lo dico per giustificarmi (tanto non ci azzecco mai) ma mi era impossibile pensare che elementi apparsi in flessione oppure che erano  al rientro come Lautaro (tre allenamenti con la squadra dopo due mesi di assenza) potessero fornire la prestazione scintillante offerta dai nostri giocatori di gamba.

L’Inter delle ultime uscite poteva davvero soffrire, difensivamente, il pressing alto e l’agilità in dribbling di alcuni giocatori romanisti.

Non è andata così per fortuna e ne siamo tutti felici.

Tra l’altro, è giusto ammetterlo, siamo anche stati aiutati da un po’ di suerte, per quanto…chiamata proprio dalle  giocate dei nostri campioni.

Dopo 30 secondi un’azione spettacolare Akanji – Thuram – Lauti dimostra che i nostri campioni ci sono e indirizza la partita.

Poi soffriamo e, incredibilmente per molti, sugli scudi va Sommer, autore di una parata strepitosa e di un altro ottimo intervento in uscita.

Il loro pressing e la loro rapidità, con gli inserimenti da dietro (vedi gol di Mancini, indisturbato)  ci creano qualche difficoltà e al 46′ del primo tempo il pareggio sembrerebbe il risultato più giusto.

Ma qui emerge la qualità del singolo, con il gol da 30 metri e passa di Calha.

Qualità e suerte, perché neppure a lui questo colpo può riuscire se non rarissimamente.

Andiamo al riposo dopo un primo tempo equilibrato, che poteva lasciarci sensazioni negative per come avevamo sprecato il vantaggio e poteva galvanizzare i romanisti.

Invece il colpo di Calha rovescia esattamente la situazione, a livello tattico e psicologico.

Non è ancora fatta, perché c’è il secondo tempo.

Quante volte in stagione l’Inter era rientrata male, con un atteggiamento attendista ed era stata rimontata e punita.

In fondo anche questa partita, dopo il primo nostro gol sembrava ricalcare un cliché negativo visto troppe volte.

Ma ieri non è andata come si poteva anche temere.

Evidentemente la condizione fisica era buona, quella mentale ottima:

  • le critiche spesso feroci e interessate,
  • le pressioni di un ambiente calcistico giustamente definito tossico da Chivu nel post partita,
  • gli errori arbitrali chiaramente finalizzati a tenere aperto il campionato,

Non ci avevano depresso, ma avevano creato ‘fame’, orgoglio, voglia di reagire con determinazione e qualità.

Così il secondo tempo è stato tutto nostro.

Abbiamo fatto tre gol e, finché la partita è stata aperta, non ricordo nessun intervento significativo di Sommer, mentre noi abbiamo mancato almeno due altre occasioni nitidissime.

Lo stesso secondo loro gol nel finale è nato da un rimpallo fortunoso, ma questo deve essere d’insegnamento quando viene la voglia di gestire, perché se il risultato non è stato messo al sicuro i rischi di un episodio sfortunato, di un attimo di disattenzione, di un errore arbitrale, sono sempre elevatissimi.

Consentitemi una breve divagazione.

Anni fa il Trap aveva detto che allenare l’Inter è come essere in frullatore.

Inzaghi ha detto di non essere andato via per soldi, ma perché  la pressione all’Inter (contro l’Inter) era intollerabile alla lunga.

Chivu ha parlato di ambiente tossico e ha giustamente ricordato la responsabilità di tutti: allenatori, giocatori, giornalisti, social, media, pubblico.

Eppure non si vuole capire perché il campionato italiano, che non sarà il più bello del mondo (ma è universalmente riconosciuto come uno dei 5 più importanti) sia anche uno dei più stressanti, almeno sul piano mentale.

Adesso è necessario mettersi in mente che non si è ancora fatto nulla, che questa condizione, questa determinazione feroce, questa compattezza di gruppo e questo orgoglioso senso di appartenenza devono essere mantenuti ancora in tutte le partite che restano, a partire dalla prossima, durissima, a Como.

Nessuno ci regalerà nulla e anzi, se sarà possibile cercheranno di toglierci ancora qualcosa, con le polemiche mediatiche ed eventualmente con gli errori arbitrali.

Perché nel destino dell’Inter, a partire dagli anni ’30 sta scritto che i campionati, se si concludono in volata li perdiamo, chissà perché.

Con l’unica eccezione, che io ricordi, dell’anno del triplete.

Ma quell’Inter di Mou era un qualcosa di ineguagliabile

Prima di passare ai numeri del match, vorrei fare un ragionamento, non polemico, ma tranquillo e spero costruttivo.

Lo faccio adesso, quando non si conosce ancora la conclusione della fiaba campionato, perché un esito negativo sarebbe una delusione terribile, per me come per tutti, ma non cambierebbe le mie valutazioni di fondo.

Secondo me, da 5 anni dominiamo il panorama calcistico nazionale se si considera il combinato disposto competizioni nazionali ed europee.

Abbiamo costruito un complesso, un mosaico nel quale le singole tessere si inseriscono a meraviglia.

Qualche campione è ovviamente più determinante di altri, ma almeno 15-16 elementi si fondono a costituire un gruppo di efficienza rilevante.

Ci manca in rosa, sempre a mio parere, solo un’alternativa offensiva guizzante e fantasiosa e qualche ricambio a centro campo, perché Frattesi non ha reso come ci si aspettava (anche se io lo considero uno di noi), mentre Sucic e Diouf per il momento non convincono.

Persino in difesa, reparto che necessariamente vedrà delle varianti, si è riequilibrata la situazione (mancanza di velocità in alcuni elementi) con gli arrivi di Akanji, Bisseck e Carlos.

Siamo la seconda squadra italiana per incassi e spese, ma non credo che ai tempi di ET la situazione fosse la stessa. Inoltre la prima squadra, per investimenti, dopo 9 anni di dominio assoluto, sta facendo peggio di noi.

E all’estero molte squadre più ricche di noi non hanno fatto meglio.

La nostra dirigenza ha commesso tantissimi errori, ma ha anche costruito questo gruppo e soprattutto i due direttori non hanno sbagliato un solo allenatore: da Spalletti a Conte, da Simone a Chivu.

Tanti giocatori che ora giustamente celebriamo, a partire da Lautaro, li ha presi il direttore sportivo, in sintonia con il direttore generale e l’allenatore di turno.

Per parlar chiaro resto convinto che Ausilio abbia fatto il suo tempo, che sarebbe bene che arrivasse qualcuno con più ‘occhio’ (o conoscenze) sui giovani da lanciare, perché questo è stato un po’ il punto debole.

Ma non insulterò mai Ausilio e non lo considererò la causa dei nostri  (pochi) mali.

Ringrazio tutti quelli che hanno lavorato per l’Inter e nell’Inter in questo quinquennio, perché non ricordo un altro periodo così intenso  se non riandando all’epoca di Allodi-HH nei primi anni ’60.

E sono anche contento (si fa per dire) di aver perso qualche titulo per aver voluto giocare orgogliosamente le nostre chances in tutte le competizioni.

Sono convinto che uno scudo in più – largamente nelle nostre possibilità – non ci avrebbe giovato quanto due finali di CL.

Né in termini finanziari, né in quelli di prestigio e di considerazione internazionale

Torniamo adesso ai numeri, cioè all’esame dei dati statistici disponili, che ci aiutano a ‘leggere’ la partita con la Roma

Le statistiche

Premetto che mai come in questo caso sarebbe utile avere i dati scomposti tra primo e secondo tempo, perché nel primo abbiamo faticato decisamente di più.

Comunque atteniamoci a quanto è disponibile, dando per scontato una cosa:  che non dobbiamo mai abbassarci troppo con l’idea di ‘gestire’.

Alcuni dati dimostrerebbero che la nostra superiorità indubbiamente c’è stata, ma meno netta di quanto dice il punteggio.

Per esempio gli xG dicono di un 1,69 nostro contro un 1,12 loro, che secondo miei calcoli empirici potrebbe corrispondere a un risultato atteso di 3-2 per noi (credo che per esempio il gol di Calha da 35 metri non rientri nelle situazioni di gol atteso).

In effetti sembrerebbe che abbia pesato molto sul risultato la maggior precisione al tiro dei nostri attaccanti, (52% contro 30%)

Noi abbiamo tirato 17 volte contro 9 loro conclusioni, nove i nostri tiri nella luce della porta (5 gol, 4 parati) contro i loro 3 (2 gol, uno parato)

Più netta la differenza nei tiri da dentro l’area (13 a 7) mentre da fuori area c’è equilibrio (4 a 3 per noi).

Questo dato ritornerebbe  a indicare una nostra supremazia netta, perché se siamo arrivati al tiro da dentro l’area quasi il doppio delle volte, evidentemente la nostra manovra è stata più efficace.

Anche il numero di assist conferma la nostra superiorità di gioco: 4 a 1.

Altrettanto per le occasioni: 12 a 7

Infine una curiosità: 2/3 dei nostri attacchi si sono sviluppati a sinistra (credo che dipenda dal fatto che Basto-Zielinski-Dima sono molto forti nella costruzione, salvo poi cercare il cambio di gioco a destra dove Dumfries spesso entra in area come punta aggiunta).

Invece loro hanno praticato un gioco ampio su entrambe le fasce (40% circa di attacchi per ciascuna, mentre centralmente hanno cercato lo sfondamento solo nel 17 % dei casi).

Il possesso palla è stato a nostro favore per 55% a 45% , ma c’è un dato interessante:  dividendo la partita in fasi di 15 minuti, abbiamo prevalso sempre noi, tranne nel periodo tra il 15° e il 30° quando il loro predomino è stato nettissimo tanto da riequilibrare un poco il valore finale.

E’ stato il periodo in cui ci siamo abbassati fino a subire il gol del pareggio al 40′ dopo la grande parata di Sommer.

Per quanto concerne i passaggi riusciti, noi ne abbiamo completati 504 contro 101 loro, ma i romanisti hanno avuto un tasso di precisione leggermente superiore (86% noi, 89% loro).

Credo che abbia influito il loro pressing altissimo, che non rendeva facile ai nostri trovare le linee di passaggio e   la necessità di rischiare con le verticalizzazioni prima (ricordate il lancio di Akanji per Thuram, nel primo gol) e il fatto di essere stati quasi sempre in vantaggio poi, con la possibilità di provare a colpire ancora, assumendosi rischi calcolati.

L’Inter ha tenuto palla nella metà campo avversaria per il 38% del suo possesso, la Roma per il 54%.

Anche questo  potrebbe essere attribuibile sia alla loro aggressione alta, sia alla nostra maggior tendenza e possibilità, conseguente, di verticalizzare, sia alla loro necessità di recuperare

Per quanto concerne i tackle, noi ne abbiamo portati di più (12 a 4), ma loro li hanno vinti tutti, mentre noi otto su 12).

Infine qualche curiosità a livello individuale:

  • Lauti ha tirato in porta tre volte, come Dima e Malen, ma è l’unico ad aver centrato la porta tutte e tre le volte (con due gol) mentre nessun altro c’è riuscito più di una volta,
  • Bastoni precede Cristante e ancora Lauti per numero di tackle vinti,
  • Barella  è stato il più preciso nei passaggi (53) davanti a Acerbi (48), Akanji (46) e Hermoso (43).

Le pagelle

Sommer:

è uno di quelli che dovevano affrontare un situazione non facile, molti tifosi ne reclamavano la sostituzione, sapeva già che in estate dovrà accettare di fare il secondo o verrà ceduto.

Incolpevole sui due gol, si è esibito in un ottimo intervento sull’1 a 0, che ha evitato seri problemi.

7-

Akanji:

riportato  fare il braccetto è sempre stato lucido e totalmente concentrato, annullando chi passava di lì e chiudendo anche su uomini non suoi.

Ottima la verticalizzazione che porta al gol dopo 30 secondi.

7

Acerbi:

Malen, il suo avversario, si conferma fortissimo ed è in condizione strepitosa.

Lui in  tutta la partita, nonostante l’evidente differenza di passo, gli lascia una sola occasione.

Guida la difesa e la tiene concentrata.

Bastoni:

non una prestazione eccezionale, ma comunque largamente sufficiente.

Aveva un avversario difficile per le sue caratteristiche e non gli ha concesso nulla, con l’aiuto dei compagni (il cross del primo gol viene da sinistra).

Spinge un po’ meno del solito, ma va bene così.

Anche perché accusa ancora i postumi di un precedente infortunio

6.5

(Darmian:

una mezz’ora per far rifiatare Bastoni e consentire al nazionale di toccare con mano l’affetto e la stima dei tifosi.

Darmian conferma che su di lui si può sempre contare.

6.5)

Dumfries:

opposto all’ottimo Rensch lo mette in grande difficoltà attaccandolo continuamente con pericolose incursioni e accentrandosi per fare la punta aggiunta.

Fallisce di un soffio il gol che avrebbe suggellato la sua prestazione.

Quanto manca, quando manca!

7

Barella:

per me già con l’Italia aveva dato evidenti segni di riavvicinamento alla miglior condizione.

Corre, contrasta e nello stesso tempo si mantiene lucido nelle giocate, evitando qualche leggerezza e pretenziosità che in passato lo avevano un po’ penalizzato.

7

Calha:

un gran gol. Decisivo.

Un assist per Thuram, una prova da dominatore assoluto del centrocampo dove tampona, mette ordine e ispira.

8

(Sucic:

secondo me fisicamente e agonisticamente non c’è ancora.

I piedi e credo la visione di gioco sono buoni e merita che si insista su di lui per il futuro.

6)

Zielinski:

un professore, come Miki, forse con un po’ meno di spunto.

Fondamentale nel  chiudere le linee di passaggio, pulire le palle sporche e trasformarle in opportunità.

6,5

(Miki:

pochi minuti in cui fa il suo, ma che non bastano per attribuirgli il voto.

s.v.)

Dimarco:

ottimo primo tempo, piuttosto propositivo e ispirato anche se c’è la pecca del ritardo nella chiusura sul cross di Rensch che causa il gol di Mancini, per altro lasciato liberissimo a centro area.

Si trovava  stranamente a chiudere sul lato sinistro.

E’ apparso in ripresa rispetto ad alcune recenti prestazioni.

6.5

Lautaro:

immenso, sotto tutti  i profili. Chi lo critica si meriterebbe… Correa.

8.5

(Bonny:

anche lui meglio che in altre recenti prestazioni, dopo che un ottimo inizio di stagione ci aveva lasciato sperare altro. Corsa, iniziativa, coraggio e applicazione.

Ancora qualche confusione in alcune giocate.

6+)

Thuram:

due assist e un gol la dicono lunga sulla sua importanza quando è in condizione.

Tante sgasate che mettono in difficoltà la difesa giallorossa. Qualche responsabilità quando rientra in ritardo su Mancini nel gol dell’1-1. Ma forse in quell’occasione avrebbe dovuto scalare qualcun altro.

7.5

(Pio:

a me è piaciuto molto per come è entrato, con piglio da combattente, difendendo palla e servendo i compagni accorrenti.

Sfortunato in una conclusione che poteva regalargli la soddisfazione del gol.

6+)

All. Chivu:

grandissimo prima del match per come l’ha preparato e per gli aspetti comunicativi: corretto ma fermo in alcune denunce assolutamente necessarie.

Ha presentato una grande Inter (anche se alla Roma mancavano due elementi fondamentali come Manu Koné e Wesley), in una situazione in cui pochi l’avrebbero considerato possibile, per vari motivi.

8

Luciano Da Vite

38 pensieri riguardo “La tecnica, la fantasia, la “testa”, la forza e l’intensità: Inter – Roma 5-2

  1. Sono contento tu abbia deciso di continuare a scrivere post. Ottimo.

    Considerazioni in larga parte condivisibili, inclusa la capacità della nostra dirigenza di creare un ottimo zoccolo duro che , almeno per me, ha vinto meno di quanto potesse ANCHE per via di errori – purtroppo pesanti – nella scelta di alcune riserve dove far meglio non era poi così complicato. Lo so che tutti fanno errori ma io guardo ai miei colori e questa cosa un po’ mi duole. Pazienza.

    Per il restro ritengo solo come non sia il campionato italiano ad essere più stressante – non mi sembra che i tecnici di Sassuolo e Como siano sotto stress – ma semmai ciò vale per la nostra panchina per via della cronica mancanza di protezione dai media, a differenza di altre società. Ma all’estero non cambia, anzi. Quello che che all’estero – soprattutto in UK – è meno presente è la polemica arbitrale costante e, soprattutto, si possono contare società che generalmente quando parlano di progetto lo perseguono per davvero.

    Kloop vinse la premeir dopo 5 anni di Liverpool, Arteta non ci è ancora risucito con Arsenal (forse quest’anno) ed è li dal 2019. I tifosi non erano felici e le pressioni furono molte ma….le rispettive società hanno insistito. Qui difficilmente lo avrebbero fatto. Questione di mentalità e approccio più che di pressione che c’è ovunque, soprattutto laddove i denari in gioco sono molti.

    Piccola nota su ieri sera: partita che rappresenta la plastica sintesi del perchè non mi piace per nulla Allegri. Gioca contro un Napoli senza attacco (fuori Hojlund, Neres e Lukaku), senza difesa (fuori Di Lorezno, Politano e Rahmani), mente lui arriva al completo e……gioca per il pareggio.

    Non concordo che lo abbia fatto per mancanza di alternative: era al completo, avrebbe certamente potuto fare di più, invece si è tenuto i tecnici per il disperato assalto degli utlimi 10 minuti quando ha creato (poco) ma sempre più che in tutto il resto della partita.

    Gasperini non mi sta simpatico come persona ma contro le sue squadre le partite sono spesso vibranti. La Roma non ha la qualità per fare di più – a maggior ragione se gli mancano 2/3 elementi – ma sicuramente non gioca mai per lo 0a0. Può andare male o bene ma identità è chiara e alla lunga, se organico è all’altezza, viene fuori una bella stagione (con Atalanta ha indubbbiamente fatto bene). Giocasse per difendersi avrebbe probabilmente ancora meno punti: qualche 1a1 in più ma anche diverse vittorie in meno con saldo probabilmente negativo.

    I giornalisti puntano il dito contro di noi ma la GRANDE DELUSIONE STAGIONALE è il Bilan di Allegri. Gioca solo campionato, trova un Napoli decimato da infortuni, una gobba ancora alla rpese con la ricerca del tecnico, un’Inter reduce da una stagione folle e con la cocente delusione finale, guidata da un tecnico esordiente, e…. probilmente non farà 80 punti. Come non li ha mai fatti con la gobba nel triennio del rilancio in cui faceva e disfava sul mercato.

    Spero per la nazionale che non puntino su di lui.

    Conte è ben diverso: le sue squadre sanno alternare aggressione feroce e blocco più basso. Sicuramente è uno che non da molto spazio alla fantasia ma io vedo con lui un calcio non improvvistato come quello di Max ma frutto di un’organizzaizoe che punta anche a fare, non limitarsi a non prenderle sperando nella giocata fortunosa.

    Francamente che uno come Allegri stia ancora nel giro “gtosso” italiano non fa che confermare la pochezza di idee della classe dirigente calcistica italiana: andare sempre e solo sul sicuro, anche se vetusto

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  2. Bastoni, Deco ‘minaccia’ l’Inter: o abbassate il prezzo o andiamo a prenderci Lucumi.

    mamma mia, che paura! Io tremo già

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  3. Eh, Roberto, come era chiaro, non condivido nessuna delle tue osservazioni

    Quando Chivu parla di calcio tossico, da imputarsi a tutti noi, a partire dagli allenatori non parla certo solo della pressione sul’Inter. Del resto basta parlare con uno che abbia giocato all’estero per avere la conferma che il livello di pressione è incomparabilmente diverso.

    A te non interessa se gli errori li fanno tutti, ma guardi solo all’Inter.

    Anch’io. E firmerei per altri 10 anni per un Inter dominate in Italia e competitiva in Europa sbagliando l’acquisto di qualche riserva, ma azzeccando il resto, a Partire da Lautaro, per finire con Thuram, Calha, Dumfries, Barlla, Bastoni, Mikhi, Dimarco e tutti gli altri che hanno tenuto in alto l’Inter in questi lustro, Anche quei che sonostati ceduti, come Onana, Lukaku e Hakimi.

    Comunque i gusti son gusti e non si discutono. Al massimo si confrontano.

    Per me Allegri (ribadisco, non lo vorrei assolutamente i all’Inter) resta indiscutibilmente un grande allenatore. Il curriculum non si può falsificare.

    E non gioca MAI per il pari. Gioca per vincere in un modo che può non piacere. Lo scorso anno il Milan arrivò ottavo a più di 20 punti dalla prima. Quest’anno fino a ieri era il rivale che tutti temevamo per lo scudo.

    Io lo sapevo che con Allegri sarebbe tornato competitivo e così è stato.

    Il milan paga l’assenza di una grande prima punta. E quanto conta una grande prima punta lo ha dimostrato proprio…Lautaro

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  4. Toglimi una curiuosità: perchè Allegri non lo vorresti mai all’Inter se lo consideri un grande allenatore, abituato a vincere, ecc.

    Con gente che è stata all’estero ho parlato: le pressioni ci sono ovunque. Poi che ci sia più “sportività” è indubbio ma le pressioni sono enormi. A nessuno, ad esempio, piace venire vivisezionato dai tabloid come accade in Inghilterra. O essere picchiato coe accade in sudamerica.

    Tutti i top club vivono sotto grand epressione: ci siamo dimenticati le lacrime di isteria di Flick? Ed è solo u nesmepio.

    Chivu ha parlato di clima tossico con riferimento diretto a Inter e nazionale

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  5. Prima di Mancini e Chivu avrei voluto Allegri all’Inter. Poi questi due mi hanno abituato a un’inter che oltre a cercare il risultato in molte occasioni mi fa divertire. E non vorrei tornare indietro, se posso avere giocatori adatti a u-n gioco più frizzante.

    Sulla tossicità del calcio italiano due piccoli esempi: solo in Italia se Lauti non segna per 2-3 partite li suoi stessi tifosi lo mettono in discussione e si dice che non segna nelle partite decisive.

    Solo in Italia si può considerare un mediocre un allenatore il cui curriculum non verrebbe eguagliato nemmeno sommando tutte le vittorie di dieci o più allenatori di serie a

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  6. https://www.beinsports.com/en-au/football/laliga/articles-video/kylian-mbappe-welcomes-madrid-criticism-2026-03-29

    https://www.beinsports.com/en-us/soccer/premier-league/articles/guardiola-comes-clean-i-deserve-the-criticism-2026-03-15

    https://www.bbc.com/sport/football/videos/cm2xpz7rvepo

    Si può continuare all’infinito.

    Non accade solo qui

    Però scusa, se Allegri è un top tale da sapersi adattare ai giocatori che ha a disposizione, preferisci un semi esordiente come Chivu? Non saprebbe anche lui sfruttare al meglio il talento a disposizione?

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  7. Appunto, perché preferisci avere sulla ns panchina chi ha un cv vuoto rispetto a uno che lo ha pieno e che ritieni fortissimo, capace di fare un calcio adatto a chi ha a disposzione (quindi anche bello se ha giocatori adatti)?

    Piuttosto singolare come pensiero

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  8. Che Allegri sia un grande allenatore credo sia fuori di dubbio, i titoli parlano per lui. Credo che se avesse avuto un buon centravanti starebbe punto a punto con noi. È però una tipologia di allenatore che non vorrei mai all’Inter, perché ha un gioco troppo conservativo anche quando potrebbe osare un po’ di più.

    lo considero un calcio un po’ vecchio, non proprio al passo coi tempi, e con poche velleità a livello internazionale.

    Un calcio ancora in auge forse perché il nuovo che avanza fatica un po’, non vedo all’orizzonte idee nuove che possano dare alle cosiddette “grandi” quel qualcosa in più a livello tattico.

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  9. d’accordissimo con drsimone.

    Io preferisco Chivu (che è una via di mezzo rispetto a Simone: Chivu cerca subito la verticalizzazione, Inzaghi palleggia a lungo e poi sgancia a turno tutti e 10, sul movimento delle punte.

    Entrambi hanno il problema di come attaccare le squadre che fanno blocco dietro. A entrambi è mancato un trequartista rifinitore di stra classe e un centracampista palleggiatore dotato anche di fisicità. Non a caso Chivu aveva chiesto Lookman (o l’altro cercato a gennaio) e Manu Kone.

    A inizio stagione infatti avevo speranze e anche qualche dubbio su Chivu. Ma, conoscendolo di persona, non avevo dubbi sulla sua intelligenza, non solo calcistica

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  10. Ci girate intorno.

    Se uno è bravissimo E SI ADATTA perfettamente a ciò che ha come può proporre un calcio conservativo?

    Mi sembra il tipo che dice sei bellissima, gentilissima, nessuna è come te ma….ti mollo.

    Se un semiesordiente come Chivu è preferibile ha chi allena da mezzo secolo qualche domanda sulla validità assoluta del secondo me la farei.

    Gli manca la punta? Credo che Chivu avesse avuto Maignan e un trequartista saremmo già per strada a festeggiare lo scudo.

    Allegri i giocatori di talento fa fatica a inserirli perché…..non coprono. E lasciati a sé stessi tendono a isolarsi

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  11. Roberto siamo d’accordo sul fatto che, per varie ragioni, parliamo di due squadre incomplete.

    Chivu ha preso una squadra moralmente a pezzi che a detta di molti esperti andava rifondata. Il suo grande merito (più da allenatore navigato che da esordiente) è stato quello di sedare qualche scintilla e ridare motivazioni ad un gruppo che aveva ancora tanto da dare, in più ha dato anche la sua impronta tattica alzando il baricentro e velocizzando la manovra. E manca un giocatore di fantasia e, se vogliamo, pure un portiere. Tanto basta a mio avviso a ritenerlo un grande allenatore.

    “Il calcio è molto semplice: quando c’hai la palla devi attaccare e quando non ce l’hai devi difendere”.

    Forse andava bene 30 anni fa agli albori della zona, ma il calcio oggi è molto più che piazzare 8 uomini

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  12. 8 uomini davanti alla difesa per poi cercare di ripartire. Alla Juve difendeva sempre con il 4-4, adesso al Milan lo fa con il 5-3 con un baricentro ancora più basso.

    È un allenatore che bada al risultato, ed è perfetto per il nostro tempo perché sono le società stesse a chiedere i tre punti fregandosene se li hai ottenuti facendo un solo tiro in porta.

    Ha preso una squadra che l’anno prima era a metà classifica e per un po’ l’ha portata pure a giocarsi lo scudetto. Questa squadra allenata da Fonseca, Giampaolo, Conceicao ecc adesso sarebbe sempre al massimo in Europa League.

    Per cui è un grande allenatore.

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  13. Come non concordare con drsimone? le cifre son lì a dimostrarlo, come ha ricordato drsimone. Con gli allenatori che hanno preceduto Allegri, il Milan è stato un disastro e lo sarebbe stato ancora di più.

    Il curriculum è il…termometro di un allenatore.E’ come se io discutessi uno che ha vinto diversi premi Nobel dicendo che non mi piace come…studia. Liberissimo di farlo naturalmente.

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  14. Io per la mia squadra vorrei sempre il più bravo: se tra Chivu e Allegri si preferisce Chivu è perchè lo si considera più bravo. Oggi e in prospettiva.

    Inutile girarci intorno, soprattutto se si sostiene che Allegri è in grado di sfruttare al meglio ciò che ha a disposizione, per cui si sarebbe adattato senza problemi alle caratteristiche della nostra squadra.

    Non è questione di gusti ma di coerenza di pensiero

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  15. La coerenza di pensiero dice che per me leopardi è il più grande poeta italiano (io lo preferisco anche a a Dante). Ciò non toglie che pure Foscolo sia un grande poeta

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  16. Luciano, non prendermi in giro, ti prego.

    Se Leopardi > di Foscolo, alla domanda chi preferisci tra i due rispondi Leopardi, giusto?

    Se alla domanda chi vorresatti su ns panchina tra Chivu e Allegri mi riposndi Chivu, vuol dire che il primo – un esordiente – ha qualità migliori del secondo, uno dei più grandi tecnici italiani.

    Anzi di più: non correi mai Allegri sulla panchina dell’Inter.

    Eccola la (in)coerenza

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  17. Io non credo che il punto sia se uno è più bravo dell’altro. Se ragioniamo solo su questo aspetto Marotta avrebbe offerto un assegno in bianco ad Allegri e sarebbe stata una decisione condivisa da critica e tifosi. Allegri avrebbe fatto come con la Juve post Conte, cioè conferma il primo anno del vecchio 3-5-2 per poi virare l’anno successivo al 4-4-2 e poi 4-3-3. Nessuno può dire che non si tratti di un allenatore camaleontico.

    Chivu sta facendo esattamente quello che avrebbe fatto Allegri, ottenendo a mio avviso il massimo possibile, al netto delle lacune della squadra e degli errori di mercato. L’anno prossimo probabilmente si giocherà in modo diverso o forse no, ma sempre con un unico obiettivo in testa: vincere.

    Ecco qui la differenza sostanziale tra i due: Chivu me lo tengo perché per me il calcio è un gioco finalizzato a fare gol, e non credo che chiederebbe a Marchisio e Pogba di allargarsi sulla fascia per marcare il terzino avversario che spinge, mi diverto di più quando vedo Dimarco e Dumfries salire sui terzini proprio per evitare che spingano.

    Credo sia una differenza sostanziale.

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  18. Intanto la gazzetta ha detto che oaktree vuole mettere al massimo 40 mln per il mercato……quindi o 2 riserve alla diouf o un titolare non affermato….o la gazzetta mente o questi vogliono stuprare pubblicamente la società credendo di trovarsi di fronte tifosi inermi e zitti. Ai parassiti non va concesso di superare la fine del prossimo mercato se fossero vere le voci

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  19. nessuna incoerenza. Manzoni è un grande scrittore, lo riconosco, ma potessi scegliere io a scuola farei leggere altri romanzi e non “i promessi sposi”

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  20. Luciano è furbo e al solito non risponde nel momento in cui viene evidenziata una sua palese incoerenza di pensiero, a questo punto credo più dettata dal gusto di dare contro. Pazienza.

    Cosa ha fatto (e sta facendo) Chivu lo sto vedendo, cosa avrebbe fatto Allegri non lo so.

    Altrimenti potrei sostenere tranquillamente che Chivu al Bilan avrebbe vinto il campionato (io lo credo veramente visto i giocatori verticali dei gonzi).

    drsimone1972 Ecco qui la differenza sostanziale tra i due: Chivu me lo tengo perché per me il calcio è un gioco finalizzato a fare gol, e non credo che chiederebbe a Marchisio e Pogba di allargarsi sulla fascia per marcare il terzino avversario che spinge, mi diverto di più quando vedo Dimarco e Dumfries salire sui terzini proprio per evitare che spingano.

    Perfetto, ci siamo capiti

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  21. Forse possiamo renderla più semplice.

    Prima affermazione: il valore di un tecnico si vede dal cv e Allegri lo ha migliore della somma di 10 o più tecnici di A.

    Secondo affermazione: preferisco Chivu (senza CV) ad Allegri

    Credo che anche un bambino di prima elementare colga l’incoerenza.

    Se è per dare contro a prescindere, come credo, pazienza. La cosa non la capisco ma fa nulla.

    Ma non voglio esser preso in giro con frasi del tipo io proporrrei altri romanzi rispetto ai Promessi Sposi. Vuol dire che alla domanda su cosa proporresti risponderesti non i Promessi Sposi. Però allora non puoi sostenere che sono il più grande romanzo italiano

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  22. Eh Posso sostenere che è certamente un grandissimo romanziere italiano (che personalmente non amo), ma il cui valore è attestato da dati oggettivi (in questo caso il consenso della critica). Ma a me piacciono di più altri. Per una serie di motivi. Non lo vorrei mai era evidentemente un’iperbole voluta. Lo vorrei piuttosto che quelli che hanno allenato recentemente il Milan, per esempio. Come farei leggere manzoni piuttosto che ‘La pelle’ di Curzio Malaparte. E tanti altri, naturalmente

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  23. Lo vorrei piuttosto che quelli che hanno allenato recentemente il Milan, per esempio….io ho chiesto il confronto vs Fonseca? Mi sembra di aver scritto vs Chivu, tecnico dal cv vuoto che è tutto per valutare un tecnico (cit.).

    Meno male che non era un’iperbole …. non voluta.

    Continuiamo ad eludere …. bene così.

    Andiamo oltre che è meglio

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  24. Semplicemente incomprensibili per me le tue distorsioni.

    Ma dove ho scritto che il curriculum è L’UNICO elemtno valutabile? Penso solo che se hai un grande curriculum qualcosa devi valere. Magari più di quelli che in tanti anni di carriera non hanno combinato nulla.

    Poi se vedo lavorare giotto alle prime produzioni magari mi rendo conto che vale di più di Cimabue che un grande curriculum. ma Cimabue resta un grande

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  25. Credo Cimabue, essendo un grande, lo vorresti per la tua squadra.

    “Allegri non lo vorrei mai all’Inter”.

    Ben diverso.

    E quindi Chivu è un Giotto? Fantastico.

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  26. Chivu non è Giotto come Allegri non è Cimabue

    Il senso mi sembrava chiaro: uno è affermato l’altro non ancora, ma lo ritengo potenzialmente superiore. E ci sono diversi altri pittori che preferisco a Cimabue. Quando dico ‘non lo vorrei mai’ affermo qualcosa che solo per far polemica si può prendere alla lettera: E’ evidente che se la scelta fosse tra lui egli allenatori che hanno fallito al Milan (o fra diverse atre decine che bazzicano la serie a ) vorrei allegri

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  27. Se “non lo vorrei mai” significa “lo vorrei al posto di Fonseca e Conceicao” ho problemi di comprensione.

    Può essere un limite mio ma mi permetto di evidenziare come sia il classico buttare la palla in corner.

    Al pari del “cv è il termometro di un allenatore” ma poi si preferisce chi il cv non lo ha proprio. Mah, misteri

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  28. Misteri di chi non ha la duttilità per capire il senso di un ragionamento aldilà di una puntigliosa lettura filologica

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  29. Mi piace molto Yamal, è molto forte.

    Ma non lo vorrei mai all’Inter.

    Cioè, intendo che lo vorrei al posto di Correa e Taremi.

    Altro che puntigliosa lettura filologica.

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  30. Possibile che si sia così rigidi da non capire che “non lo vorrei mai all’Inter” è un modo di dire da non intendersi in assoluto? Cioè non lo vorrei mai all’inter significa che gli preferisco qualunque altro allenatore….?

    D’ora in poi misurerò rigorosamente le parole

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  31. la prossima volta scriverà: è un buon allenatore. tuttavia considerando la complessità degli adempimenti che sarebbe chiamato ad affrontare all’Inter gli preferirei alcuni altri mister che ritengono più consoni, nel complesso e relativamente, rispetto alle nostre necessità e ai miei gusti. Senza che ciò vada a suo discapito.

    tornando al calcio: questa grandiosa proprietà sta puntando tutto sui giovani. deve essere per questo che dal settore giovanile c’è un fuggi fuggi impressionante: direttore, allenatori, tutti scappano

    Ultimo Fautario che, senza nulla togliere a tutti gli altri allenatori di giovani che potrebbero entrare nell’ottica attenta di oaktree, considero, se mi si consente l’espressione un po’ forte, un po’ forte, un elemento prezioso per il suo interismo, per i due scudi vinti in tre anni, per la stagione straordinaria (senza per questo denigrare le rivali) che sta conducendo alla guida di una splendida u18

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  32. A proposito di calcio: la formazione che ipotizza la gazza per me è un esempio di come accostare nomi non basta a garantire la funzionalità d una squadra.

    Sulla carta i nomi proposti

    Dumfries Bisseck Akanji Di Marco

    Barella Calha Koné Diny Thuram

    Lauti

    Sono ottimi: peccato che i 4 difensori siano tutti fuori ruolo (i centrali sono esterni e gli esterni sono tali nel modulo a 3: Thuram deve dimostrare di poter fare quel ruolo Pio sarebbe la riserva del solo Lautaro e quindi avrebbe scarse probabilità di giocare.

    Poi magari si registra la magia e riconoscerò volentieri il mio errore.

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  33. Non serve pesare le parole.

    Basta solo ammettere che se per te Allegri è un top allenatore, in virtù del suo cv e della sua capacità di adattarsi al meglio al materiale a disposizione (tuo opinione, che non mi trova d’accordo ma non importa, sulle valutazioni ci stanno punti di vista differenti) il fatto di non preferirlo ad un pivello come Chivu e di non volerlo all’Inter – non è che Italia abbondi di super tecnici – è alquanto …. bizzarro.

    Capirei se fosse un top ma un po’ “talebano” ma se è un top capace di produrre gioco come tutti gli altri purchè abbia i giocatori giusti, non capisco come non preferirlo ad un Chivu qualsiasi.

    Probabilmente anche tu vedi un tecnico che ha fatto un po’ il suo tempo, come può essere per Mourinho e come è normale che sia per la maggior parte degli allenatori che fanno questo mestiere da tanti anni. Ma scriverlo significherebbe fare una marcia indietro che proprio non ti piace fare….

    Tra i tecnici qualcuno sa evolvere meglio, altri meno.

    Ieri sera ho notato Simeone mettere in campo Lookman, Simeone jr, Alvarez e Griezmann, quattro giocatori offensivi contro il barcellona. E poi in vantaggio – vero che aveva superiorità numerica ma stava soffrendo – inserisce un attaccante ancora più offensivo come Sorloth.

    Ecco il Cholo è una che sembra essersi evoluto abbandonando il blocco basso ad oltranza che aveva caratterizzato i suoi primi anni da tecnico. Che non vuol dire, ripeto, attaccare all’arma bianca stile Zeman ma nemmeno rinunciare a giocare per non subire gol.

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  34. Non so Roberto, forse c’e’ anche quello. A me francamente è sembrato che il Barcellona abbia avuto una giornata grigia negli uomini più attesi. E quando succede che sbagli goal da posizioni dove normalmente la metti dentro “a occhi chiusi”, beh … Certo, giocare sempre con i difensori altissimi, ti espone a contropiedi che possono essere micidiali. Cmq, onestamente, per come gioca, per la bravura di ragazzi così giovani che tengono il campo in quel modo, io tifo Barcellona. E spero nell’impresa al ritorno (sarà durissima chiaramente in casa dell’Atletico). Il PSG si è dimostrato ancora una volta, a mio giudizio, uma macchina da goal perfetta. Anche loro pagano qualcosa nella fase difensiva, ma se giocano nela tua metà campo sei finito … Nonostante la figuraccia mondiale che ci hanno fatto fare in finale, non ho mai nutrito “odio” nei loro confronti, perchè quando vinci sportivamente e non con mezzucci (arbitrali o meno), tanto di cappello. Ed è bello vedere le loro partite, giocano veramente bene. Ho visto anche il Bayern : altra squadra stratosferica, forza fisica e classe a profusione. Tutte e 3 queste squadre non mi sembrano incredibili in difesa, ma davanti sono super. Sicuramente non sono costruite sul dogma : “primo non prenderle” …

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  35. Si Becca, Barcellona nettamente più forte dell’Atletico e per me può ancora ribaltarla al ritorno.

    Loro giocano meglio per via di una qualità generale decisamente più elevata rispetto ai Colchoneros.

    Notavo solo che fino a qualche anno fa il Cholo avrebbe fatto muro bassissimo di Allegriana memoria mentre ora sembra più propenso a schierare giocatori più offensivi. Pur dando alla squadra una valida struttura difensiva.

    Le squadre citate sono di livello elevatissimo e considerando la giovane età credo si giocheranno la CL per diversi anni, con di volta in volta l’inserimento del Real o di qualche inglese (il City si sta rinnovando, tra qualche anno credo tornerà su quei livelli)

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