
In Inter – Roma, come in tutte le grandi partite, abbiamo visto in campo, variamente distribuite fra le contendenti, tutte queste qualità.
E si sono confrontate anche due organizzazioni di gioco molto diverse, se non opposte.
Senza che, almeno sotto quest’ultimo aspetto, ne uscisse un vincitore definitivo, secondo me.
Perché non esiste un’organizzazione di gioco astrattamente superiore alle altre.
Il ‘gioco’ di Gasp (a proposito, oggi un po’ meno indisponente nelle interviste) ha ottenuto negli anni risultati straordinari.
Come il gioco di Simone Inzaghi e come, speriamo perché siamo solo agli inizi, il gioco di Chivu.
Prevale alla fine la relazione fra caratteristiche tecnico-atletiche e ‘condizione’ dei giocatori da un lato, loro attitudine al gioco prescelto dall’altro.
Gasp ama pressare alto, accettare l’uno contro uno, affidarsi all’intensità e alla fantasia di qualche attaccante.
Noi negli anni abbiamo costruito una struttura di squadra diversa.
I nostri giocatori chiave sono elementi di potenza, di progressione, mentre in mezzo al campo abbiamo scelto palleggiatori in grado di innescare la potenza degli assaltatori, anche se magari non sempre sono eccezionali nella fase di copertura.
Forse non è un caso però che Gasp abbia quasi sempre subito severe lezioni propri contro di noi.
Perché reggere l’uno contro uno negli spazi contro giocatori come Dumfries, Lautaro, Thuram, gli stessi Dimarco e Bastoni, se tutti in condizione e se appunto non intasi loro gli spazi, è impresa ardua.
Anche la Roma naturalmente ha giocatori di potenza, con progressione, ma se pressi alto con tutta la squadra, a parte i colpi di testa, diventano decisivi gli uomini di agilità e fantasia, che sanno districarsi nel breve.
Ho sbagliato il pronostico e ne sono felice, ma credo che la mia analisi avesse una logica, smentita solo… dai fatti.
Nelle ultime partite aldilà dei torti arbitrali che hanno fatto sembrare numericamente ancora più pesante l’indubbia flessione, avevamo visto una squadra scarica psicologicamente e fisicamente.
Parecchi elementi erano in difficoltà, giocando ben sotto i loro standard abituali.
E i giocatori capaci di rovesciare con la progressione devastante le situazioni di gioco, o erano assenti da tempo, o non sembravano al top.
- Lauti non giocava da due mesi,
- Thuram non convinceva da tempo,
- Dumfries era stato pure molto assente, come Calha; Bastoni e Dimarco, per vari motivi al momento non sembravano dare sicurezza almeno in fase difensiva,
- Solo Barella mi era sembrato in crescita nella partita con la Nazionale (per me era stato il migliore e la sostituzione, benvenuta, davvero mi era parsa incomprensibile).
In più prima della gara ci erano venuti a mancare l’esterno mancino teoricamente più adatto ad opporsi all’agilità di un Soulé e il difensore più veloce.
Invece questa è stata una mezza fortuna, per noi, perché Akanji riportato a braccetto destro è stato perfetto e Acerbi… merita un monumento da parte di tutti gli interisti.
Sa che fine anno se ne andrà per raggiunti limiti di età, Chivu lo sta utilizzando meno del solito, ma lui quando entra annulla chi si trova davanti.
Del resto uno che ha sconfitto una gravissima malattia non può aver paura di un pur forte Malen.
Acerbi appartiene alla categoria dei trascinatori, come Lautaro e altri.
Ha una forza fisica e caratteriale che risulta d’esempio a tutti.
Non lo dico per giustificarmi (tanto non ci azzecco mai) ma mi era impossibile pensare che elementi apparsi in flessione oppure che erano al rientro come Lautaro (tre allenamenti con la squadra dopo due mesi di assenza) potessero fornire la prestazione scintillante offerta dai nostri giocatori di gamba.
L’Inter delle ultime uscite poteva davvero soffrire, difensivamente, il pressing alto e l’agilità in dribbling di alcuni giocatori romanisti.
Non è andata così per fortuna e ne siamo tutti felici.
Tra l’altro, è giusto ammetterlo, siamo anche stati aiutati da un po’ di suerte, per quanto…chiamata proprio dalle giocate dei nostri campioni.
Dopo 30 secondi un’azione spettacolare Akanji – Thuram – Lauti dimostra che i nostri campioni ci sono e indirizza la partita.
Poi soffriamo e, incredibilmente per molti, sugli scudi va Sommer, autore di una parata strepitosa e di un altro ottimo intervento in uscita.
Il loro pressing e la loro rapidità, con gli inserimenti da dietro (vedi gol di Mancini, indisturbato) ci creano qualche difficoltà e al 46′ del primo tempo il pareggio sembrerebbe il risultato più giusto.
Ma qui emerge la qualità del singolo, con il gol da 30 metri e passa di Calha.
Qualità e suerte, perché neppure a lui questo colpo può riuscire se non rarissimamente.
Andiamo al riposo dopo un primo tempo equilibrato, che poteva lasciarci sensazioni negative per come avevamo sprecato il vantaggio e poteva galvanizzare i romanisti.
Invece il colpo di Calha rovescia esattamente la situazione, a livello tattico e psicologico.
Non è ancora fatta, perché c’è il secondo tempo.
Quante volte in stagione l’Inter era rientrata male, con un atteggiamento attendista ed era stata rimontata e punita.
In fondo anche questa partita, dopo il primo nostro gol sembrava ricalcare un cliché negativo visto troppe volte.
Ma ieri non è andata come si poteva anche temere.
Evidentemente la condizione fisica era buona, quella mentale ottima:
- le critiche spesso feroci e interessate,
- le pressioni di un ambiente calcistico giustamente definito tossico da Chivu nel post partita,
- gli errori arbitrali chiaramente finalizzati a tenere aperto il campionato,
Non ci avevano depresso, ma avevano creato ‘fame’, orgoglio, voglia di reagire con determinazione e qualità.
Così il secondo tempo è stato tutto nostro.
Abbiamo fatto tre gol e, finché la partita è stata aperta, non ricordo nessun intervento significativo di Sommer, mentre noi abbiamo mancato almeno due altre occasioni nitidissime.
Lo stesso secondo loro gol nel finale è nato da un rimpallo fortunoso, ma questo deve essere d’insegnamento quando viene la voglia di gestire, perché se il risultato non è stato messo al sicuro i rischi di un episodio sfortunato, di un attimo di disattenzione, di un errore arbitrale, sono sempre elevatissimi.
Consentitemi una breve divagazione.
Anni fa il Trap aveva detto che allenare l’Inter è come essere in frullatore.
Inzaghi ha detto di non essere andato via per soldi, ma perché la pressione all’Inter (contro l’Inter) era intollerabile alla lunga.
Chivu ha parlato di ambiente tossico e ha giustamente ricordato la responsabilità di tutti: allenatori, giocatori, giornalisti, social, media, pubblico.
Eppure non si vuole capire perché il campionato italiano, che non sarà il più bello del mondo (ma è universalmente riconosciuto come uno dei 5 più importanti) sia anche uno dei più stressanti, almeno sul piano mentale.
Adesso è necessario mettersi in mente che non si è ancora fatto nulla, che questa condizione, questa determinazione feroce, questa compattezza di gruppo e questo orgoglioso senso di appartenenza devono essere mantenuti ancora in tutte le partite che restano, a partire dalla prossima, durissima, a Como.
Nessuno ci regalerà nulla e anzi, se sarà possibile cercheranno di toglierci ancora qualcosa, con le polemiche mediatiche ed eventualmente con gli errori arbitrali.
Perché nel destino dell’Inter, a partire dagli anni ’30 sta scritto che i campionati, se si concludono in volata li perdiamo, chissà perché.
Con l’unica eccezione, che io ricordi, dell’anno del triplete.
Ma quell’Inter di Mou era un qualcosa di ineguagliabile
Prima di passare ai numeri del match, vorrei fare un ragionamento, non polemico, ma tranquillo e spero costruttivo.
Lo faccio adesso, quando non si conosce ancora la conclusione della fiaba campionato, perché un esito negativo sarebbe una delusione terribile, per me come per tutti, ma non cambierebbe le mie valutazioni di fondo.
Secondo me, da 5 anni dominiamo il panorama calcistico nazionale se si considera il combinato disposto competizioni nazionali ed europee.
Abbiamo costruito un complesso, un mosaico nel quale le singole tessere si inseriscono a meraviglia.
Qualche campione è ovviamente più determinante di altri, ma almeno 15-16 elementi si fondono a costituire un gruppo di efficienza rilevante.
Ci manca in rosa, sempre a mio parere, solo un’alternativa offensiva guizzante e fantasiosa e qualche ricambio a centro campo, perché Frattesi non ha reso come ci si aspettava (anche se io lo considero uno di noi), mentre Sucic e Diouf per il momento non convincono.
Persino in difesa, reparto che necessariamente vedrà delle varianti, si è riequilibrata la situazione (mancanza di velocità in alcuni elementi) con gli arrivi di Akanji, Bisseck e Carlos.
Siamo la seconda squadra italiana per incassi e spese, ma non credo che ai tempi di ET la situazione fosse la stessa. Inoltre la prima squadra, per investimenti, dopo 9 anni di dominio assoluto, sta facendo peggio di noi.
E all’estero molte squadre più ricche di noi non hanno fatto meglio.
La nostra dirigenza ha commesso tantissimi errori, ma ha anche costruito questo gruppo e soprattutto i due direttori non hanno sbagliato un solo allenatore: da Spalletti a Conte, da Simone a Chivu.
Tanti giocatori che ora giustamente celebriamo, a partire da Lautaro, li ha presi il direttore sportivo, in sintonia con il direttore generale e l’allenatore di turno.
Per parlar chiaro resto convinto che Ausilio abbia fatto il suo tempo, che sarebbe bene che arrivasse qualcuno con più ‘occhio’ (o conoscenze) sui giovani da lanciare, perché questo è stato un po’ il punto debole.
Ma non insulterò mai Ausilio e non lo considererò la causa dei nostri (pochi) mali.
Ringrazio tutti quelli che hanno lavorato per l’Inter e nell’Inter in questo quinquennio, perché non ricordo un altro periodo così intenso se non riandando all’epoca di Allodi-HH nei primi anni ’60.
E sono anche contento (si fa per dire) di aver perso qualche titulo per aver voluto giocare orgogliosamente le nostre chances in tutte le competizioni.
Sono convinto che uno scudo in più – largamente nelle nostre possibilità – non ci avrebbe giovato quanto due finali di CL.
Né in termini finanziari, né in quelli di prestigio e di considerazione internazionale
Torniamo adesso ai numeri, cioè all’esame dei dati statistici disponili, che ci aiutano a ‘leggere’ la partita con la Roma
Le statistiche
Premetto che mai come in questo caso sarebbe utile avere i dati scomposti tra primo e secondo tempo, perché nel primo abbiamo faticato decisamente di più.
Comunque atteniamoci a quanto è disponibile, dando per scontato una cosa: che non dobbiamo mai abbassarci troppo con l’idea di ‘gestire’.
Alcuni dati dimostrerebbero che la nostra superiorità indubbiamente c’è stata, ma meno netta di quanto dice il punteggio.
Per esempio gli xG dicono di un 1,69 nostro contro un 1,12 loro, che secondo miei calcoli empirici potrebbe corrispondere a un risultato atteso di 3-2 per noi (credo che per esempio il gol di Calha da 35 metri non rientri nelle situazioni di gol atteso).
In effetti sembrerebbe che abbia pesato molto sul risultato la maggior precisione al tiro dei nostri attaccanti, (52% contro 30%)
Noi abbiamo tirato 17 volte contro 9 loro conclusioni, nove i nostri tiri nella luce della porta (5 gol, 4 parati) contro i loro 3 (2 gol, uno parato)
Più netta la differenza nei tiri da dentro l’area (13 a 7) mentre da fuori area c’è equilibrio (4 a 3 per noi).
Questo dato ritornerebbe a indicare una nostra supremazia netta, perché se siamo arrivati al tiro da dentro l’area quasi il doppio delle volte, evidentemente la nostra manovra è stata più efficace.
Anche il numero di assist conferma la nostra superiorità di gioco: 4 a 1.
Altrettanto per le occasioni: 12 a 7
Infine una curiosità: 2/3 dei nostri attacchi si sono sviluppati a sinistra (credo che dipenda dal fatto che Basto-Zielinski-Dima sono molto forti nella costruzione, salvo poi cercare il cambio di gioco a destra dove Dumfries spesso entra in area come punta aggiunta).
Invece loro hanno praticato un gioco ampio su entrambe le fasce (40% circa di attacchi per ciascuna, mentre centralmente hanno cercato lo sfondamento solo nel 17 % dei casi).
Il possesso palla è stato a nostro favore per 55% a 45% , ma c’è un dato interessante: dividendo la partita in fasi di 15 minuti, abbiamo prevalso sempre noi, tranne nel periodo tra il 15° e il 30° quando il loro predomino è stato nettissimo tanto da riequilibrare un poco il valore finale.
E’ stato il periodo in cui ci siamo abbassati fino a subire il gol del pareggio al 40′ dopo la grande parata di Sommer.
Per quanto concerne i passaggi riusciti, noi ne abbiamo completati 504 contro 101 loro, ma i romanisti hanno avuto un tasso di precisione leggermente superiore (86% noi, 89% loro).
Credo che abbia influito il loro pressing altissimo, che non rendeva facile ai nostri trovare le linee di passaggio e la necessità di rischiare con le verticalizzazioni prima (ricordate il lancio di Akanji per Thuram, nel primo gol) e il fatto di essere stati quasi sempre in vantaggio poi, con la possibilità di provare a colpire ancora, assumendosi rischi calcolati.
L’Inter ha tenuto palla nella metà campo avversaria per il 38% del suo possesso, la Roma per il 54%.
Anche questo potrebbe essere attribuibile sia alla loro aggressione alta, sia alla nostra maggior tendenza e possibilità, conseguente, di verticalizzare, sia alla loro necessità di recuperare
Per quanto concerne i tackle, noi ne abbiamo portati di più (12 a 4), ma loro li hanno vinti tutti, mentre noi otto su 12).
Infine qualche curiosità a livello individuale:
- Lauti ha tirato in porta tre volte, come Dima e Malen, ma è l’unico ad aver centrato la porta tutte e tre le volte (con due gol) mentre nessun altro c’è riuscito più di una volta,
- Bastoni precede Cristante e ancora Lauti per numero di tackle vinti,
- Barella è stato il più preciso nei passaggi (53) davanti a Acerbi (48), Akanji (46) e Hermoso (43).
Le pagelle
Sommer:
è uno di quelli che dovevano affrontare un situazione non facile, molti tifosi ne reclamavano la sostituzione, sapeva già che in estate dovrà accettare di fare il secondo o verrà ceduto.
Incolpevole sui due gol, si è esibito in un ottimo intervento sull’1 a 0, che ha evitato seri problemi.
7-
Akanji:
riportato fare il braccetto è sempre stato lucido e totalmente concentrato, annullando chi passava di lì e chiudendo anche su uomini non suoi.
Ottima la verticalizzazione che porta al gol dopo 30 secondi.
7
Acerbi:
Malen, il suo avversario, si conferma fortissimo ed è in condizione strepitosa.
Lui in tutta la partita, nonostante l’evidente differenza di passo, gli lascia una sola occasione.
Guida la difesa e la tiene concentrata.
Bastoni:
non una prestazione eccezionale, ma comunque largamente sufficiente.
Aveva un avversario difficile per le sue caratteristiche e non gli ha concesso nulla, con l’aiuto dei compagni (il cross del primo gol viene da sinistra).
Spinge un po’ meno del solito, ma va bene così.
Anche perché accusa ancora i postumi di un precedente infortunio
6.5
(Darmian:
una mezz’ora per far rifiatare Bastoni e consentire al nazionale di toccare con mano l’affetto e la stima dei tifosi.
Darmian conferma che su di lui si può sempre contare.
6.5)
Dumfries:
opposto all’ottimo Rensch lo mette in grande difficoltà attaccandolo continuamente con pericolose incursioni e accentrandosi per fare la punta aggiunta.
Fallisce di un soffio il gol che avrebbe suggellato la sua prestazione.
Quanto manca, quando manca!
7
Barella:
per me già con l’Italia aveva dato evidenti segni di riavvicinamento alla miglior condizione.
Corre, contrasta e nello stesso tempo si mantiene lucido nelle giocate, evitando qualche leggerezza e pretenziosità che in passato lo avevano un po’ penalizzato.
7
Calha:
un gran gol. Decisivo.
Un assist per Thuram, una prova da dominatore assoluto del centrocampo dove tampona, mette ordine e ispira.
8
(Sucic:
secondo me fisicamente e agonisticamente non c’è ancora.
I piedi e credo la visione di gioco sono buoni e merita che si insista su di lui per il futuro.
6)
Zielinski:
un professore, come Miki, forse con un po’ meno di spunto.
Fondamentale nel chiudere le linee di passaggio, pulire le palle sporche e trasformarle in opportunità.
6,5
(Miki:
pochi minuti in cui fa il suo, ma che non bastano per attribuirgli il voto.
s.v.)
Dimarco:
ottimo primo tempo, piuttosto propositivo e ispirato anche se c’è la pecca del ritardo nella chiusura sul cross di Rensch che causa il gol di Mancini, per altro lasciato liberissimo a centro area.
Si trovava stranamente a chiudere sul lato sinistro.
E’ apparso in ripresa rispetto ad alcune recenti prestazioni.
6.5
Lautaro:
immenso, sotto tutti i profili. Chi lo critica si meriterebbe… Correa.
8.5
(Bonny:
anche lui meglio che in altre recenti prestazioni, dopo che un ottimo inizio di stagione ci aveva lasciato sperare altro. Corsa, iniziativa, coraggio e applicazione.
Ancora qualche confusione in alcune giocate.
6+)
Thuram:
due assist e un gol la dicono lunga sulla sua importanza quando è in condizione.
Tante sgasate che mettono in difficoltà la difesa giallorossa. Qualche responsabilità quando rientra in ritardo su Mancini nel gol dell’1-1. Ma forse in quell’occasione avrebbe dovuto scalare qualcun altro.
7.5
(Pio:
a me è piaciuto molto per come è entrato, con piglio da combattente, difendendo palla e servendo i compagni accorrenti.
Sfortunato in una conclusione che poteva regalargli la soddisfazione del gol.
6+)
All. Chivu:
grandissimo prima del match per come l’ha preparato e per gli aspetti comunicativi: corretto ma fermo in alcune denunce assolutamente necessarie.
Ha presentato una grande Inter (anche se alla Roma mancavano due elementi fondamentali come Manu Koné e Wesley), in una situazione in cui pochi l’avrebbero considerato possibile, per vari motivi.
8
Luciano Da Vite
Sono contento tu abbia deciso di continuare a scrivere post. Ottimo.
Considerazioni in larga parte condivisibili, inclusa la capacità della nostra dirigenza di creare un ottimo zoccolo duro che , almeno per me, ha vinto meno di quanto potesse ANCHE per via di errori – purtroppo pesanti – nella scelta di alcune riserve dove far meglio non era poi così complicato. Lo so che tutti fanno errori ma io guardo ai miei colori e questa cosa un po’ mi duole. Pazienza.
Per il restro ritengo solo come non sia il campionato italiano ad essere più stressante – non mi sembra che i tecnici di Sassuolo e Como siano sotto stress – ma semmai ciò vale per la nostra panchina per via della cronica mancanza di protezione dai media, a differenza di altre società. Ma all’estero non cambia, anzi. Quello che che all’estero – soprattutto in UK – è meno presente è la polemica arbitrale costante e, soprattutto, si possono contare società che generalmente quando parlano di progetto lo perseguono per davvero.
Kloop vinse la premeir dopo 5 anni di Liverpool, Arteta non ci è ancora risucito con Arsenal (forse quest’anno) ed è li dal 2019. I tifosi non erano felici e le pressioni furono molte ma….le rispettive società hanno insistito. Qui difficilmente lo avrebbero fatto. Questione di mentalità e approccio più che di pressione che c’è ovunque, soprattutto laddove i denari in gioco sono molti.
Piccola nota su ieri sera: partita che rappresenta la plastica sintesi del perchè non mi piace per nulla Allegri. Gioca contro un Napoli senza attacco (fuori Hojlund, Neres e Lukaku), senza difesa (fuori Di Lorezno, Politano e Rahmani), mente lui arriva al completo e……gioca per il pareggio.
Non concordo che lo abbia fatto per mancanza di alternative: era al completo, avrebbe certamente potuto fare di più, invece si è tenuto i tecnici per il disperato assalto degli utlimi 10 minuti quando ha creato (poco) ma sempre più che in tutto il resto della partita.
Gasperini non mi sta simpatico come persona ma contro le sue squadre le partite sono spesso vibranti. La Roma non ha la qualità per fare di più – a maggior ragione se gli mancano 2/3 elementi – ma sicuramente non gioca mai per lo 0a0. Può andare male o bene ma identità è chiara e alla lunga, se organico è all’altezza, viene fuori una bella stagione (con Atalanta ha indubbbiamente fatto bene). Giocasse per difendersi avrebbe probabilmente ancora meno punti: qualche 1a1 in più ma anche diverse vittorie in meno con saldo probabilmente negativo.
I giornalisti puntano il dito contro di noi ma la GRANDE DELUSIONE STAGIONALE è il Bilan di Allegri. Gioca solo campionato, trova un Napoli decimato da infortuni, una gobba ancora alla rpese con la ricerca del tecnico, un’Inter reduce da una stagione folle e con la cocente delusione finale, guidata da un tecnico esordiente, e…. probilmente non farà 80 punti. Come non li ha mai fatti con la gobba nel triennio del rilancio in cui faceva e disfava sul mercato.
Spero per la nazionale che non puntino su di lui.
Conte è ben diverso: le sue squadre sanno alternare aggressione feroce e blocco più basso. Sicuramente è uno che non da molto spazio alla fantasia ma io vedo con lui un calcio non improvvistato come quello di Max ma frutto di un’organizzaizoe che punta anche a fare, non limitarsi a non prenderle sperando nella giocata fortunosa.
Francamente che uno come Allegri stia ancora nel giro “gtosso” italiano non fa che confermare la pochezza di idee della classe dirigente calcistica italiana: andare sempre e solo sul sicuro, anche se vetusto
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