
La partita contro l’Udinese è un po’ l’emblema del cammino stagionale percorso dall’Inter, almeno sino ad oggi.
Un percorso nel quale si possono individuare elementi di continuità, ma anche cambiamenti, in parte introdotti da Chivu, in parte conseguenza del ‘peso’ che tante partite ravvicinate necessariamente finiscono per esercitare sui protagonisti abituali.
Sì, perché il primo elemento di continuità è la presenza, da anni, di un gruppo di giocatori titolari che affrontano le fatiche di molte stagioni passate restando ai vertici di tutto.
Acerbi, Bastoni, Dumfries, Barella, Chala, Miki, Dimarco, Thuram e Lautaro, in pratica sono stati integrati e affiancati solo da due nuovi arrivi abbastanza recenti, pronti per essere al loro livello: Akanji e Zielinski.
Poi c’è qualche buona alternativa come Carlos Augusto, de Vrij e, dopo tre anni di rodaggio, Bisseck.
E davanti ci sono un paio di ragazzi (di cui uno prodotto dal settore giovanile e testato in altre squadre) che danno già un buon contributo e forse lo potranno dare ottimo, nel tempo.
Ma è fuori di dubbio cheil nucleo portante è sempre costituito dagli stessi giocatori, che si spendono generosamente da anni.
Questo elemento di continuità non può essere trascurato nel comprendere il percorso stagionale della squadra, ma anche nel cercare di immaginare gli sviluppi che la stagione ci riserva.
Nel Napoli, per esempio negli ultimi anni sono stati inseriti un Milinkovic-Savic, un Buongiorno, un Beukema, un Anguissa, un McTominay, un Lukaku, un Hojlund, un De Bruyne, un Lang e un Neres.
La continuità del nostro gruppo trainante ha comportato, direi inevitabilmente, altre continuità legate alle caratteristiche dei giocatori stessi.
E’ chiaro che quando hai braccetti che sanno giocare la palla e inserirsi, palleggiatori in mezzo, come Barella, Chala, Miki e Zielinski, un esterno dal piede fatato come Dimarco e un cannoniere abilissimo nel tornare a legare il gioco, come Lauti (oltre a due incursori come Dumfries e Thuaram), non puoi che puntare sulla qualità del gioco, sulla superiorità quando hai la palla nei piedi.
Chivu ci ha aggiunto un po’ più di aggressività alta, ma non è cambiata la caratteristica di fondo: finché i nostri ne hanno, giocano un calcio dominante.
Queste scelte di fondo comportano naturalmente, come tutte, dei rischi: nel nostro caso la tenuta, sia nell’arco dei 90′, sia in quello di una stagione con oltre 50 partite, tutte da giocare alla morte (altro modo di dire, altra iperbole).
Infatti un ulteriore elemento di continuità visto a Udine, rispetto a tante altre partite stagionali, è costituito dal fatto che abbiamo giocato un tempo da dominanti e una frazione con una brillantezza molto minore.
Ma qui si inseriscono i primi fondamentali elementi di discontinuità.
Nella prima parte di stagione l’Inter ha subito molti gol: in 13 partite aveva subito 13 gol ed era forse la difesa più perforata, nella parte alta della classifica.
Dopo il derby, nelle successive 8, quattro gol subiti: due ‘inutili’ e solo i due col Napoli influenti
Una conseguenza di questo cambiamento è stata il fatto di aver subito solo una rimonta (sempre col Napoli), mentre prima ci eravamo… abituati.
Subiamo meno, ma segniamo anche meno (pur continuando a creare più occasioni degli avversari), visto che non si contano ormai le vittorie recenti di corto muso: in 4 delle ultime 5 partite abbiamo vinto in questo modo: Atalanta, Parma, Lecce, Udinese (ci metto anche Parma, perché il 2 -0 è venuto solo nel recupero)
Secondo me anche questi cambiamenti, nel rendimento offensivo e difensivo, sono dovuti da un lato alla minor lucidità causata dall’accumularsi di impegni, dall’altro alla consapevolezza acquisita di dover essere più accorti nel gestire i vantaggi conseguiti.
L’esempio lampante è costituito proprio dal finale della partita con l’Udinese, quando di fatto la squadra ha difeso con 4 centrali dopo che Akanji era stato spostato a play basso, molto posizionale.
Del resto Chivu ha sempre sostenuto che una delle qualità che fa grande una squadra è la capacità di leggere i momenti della partita che spesso cambiano anche in modo radicale.
E qui mi viene in mente il discorso, opposto, di un altro grande mister, Fabregas, che dopo avere attaccato alla grande il Milan, ha voluto restare fedele alla sua idea di gioco e si è fatto infilare banalmente ben tre volte.
Poi, il mister comasco se l’è presa con… l’Italia, dove, guarda che stranezza, contano molto i… risultati.
E ancora, tra parentesi, se l’è presa con la nostra abitudine di schierare i giocatori che al momento sono migliori.
Lui se punta su un giovane gli garantisce almeno 7-8 partite consecutive.
Non si rende conto che può farlo perché per il Como arrivare a 15 punti dalla prima o a 20 non cambia nulla.
Vorrei vederlo confermare un giovane che in precedenza ha fatto male, in una partita da dentro o fuori per qualcosa di importante.
Intendiamoci, a me piace la sua filosofia generale, soprattutto relativamente al fatto di non smarrire la propria identità.
Quello che mi lascia sempre perplesso, in qualunque direzione venga utilizzato, è l’integralismo un po’ fanatico (anche nei difensivisti, eh).
Credo che anche Chivu abbia la filosofia di gioco volta a pressare alto, in modo aggressivo.
E’ una soluzione che quando ci sono le condizioni per applicarla in modo efficace, non solo è più spettacolare, ma è anche più redditizia, sia in fase offensiva (se rubi palla con gli avversari in uscita spesso vai in porta) sia in fase difensiva, perché non consenti agli avversari di costruire l’azione indisturbati.
Il problema è che se non hai il numero e la qualità di titolari di un Arsenal, un Liverpool, un City, un Real o un Barca, non puoi praticarla con successo per tutti i 95 minuti di oltre 50 partite annue.
Chivu sa di non avere 25 titolari, sa che il calendario in queste condizioni è opprimente, perché propone sfide fondamentali ogni tre giorni, sa che ci sono momenti in cui è necessario saper gestire, sia per portare a casa il risultato (che desiderio… plebeo), sia per risparmiare qualche energia per le sfide ravvicinate che ci aspettano.
Probabilmente contro la juve era convinto che la condizione dei suoi, in quel momento, potesse consentirgli di continuare con il gioco che aveva prodotto risultati importanti. E si è preso qualche rischio di troppo.
Ma non è certo la sua soluzione ideale quella di gestire abbassandosi e facendo muro.
Diciamo che in certe situazioni è segno di intelligenza e di rispetto per i suoi e per gli avversari.
Comunque torniamo alla partita.
L’Udinese sceglie un modulo che tradizionalmente non amiamo affrontare: il 3421, con tre difensori centrali di grande fisicità e di buona qualità (non a caso un titolare e uno oggi in panca sono stati a lungo oggetto di nostre… attenzioni).
Più in generale è forse la squadra italiana più fisica, ma poi ha tre-quattro giocatori insidiosi (Kamara, Bayo, Atta, Gueye), ovviamente non tutti in campo insieme, almeno inizialmente.
E davanti ha una prima punte, Davis di 1,90, ancora abbastanza giovane ma già con all’attivo campionati nell’Aston Villa e nel Watford e con 6 reti e 3 assist messi a segno nell’attuale nostro campionato.
Credo che questo fattore abbia influito su qualche scelta di Chivu che non poteva rischiare Acerbi dall’inizio, pur dovendogli dare dei minuti e ha deciso di opporgli l’altro miglior marcatore disponibile, Akanji.
I braccetti erano due giocatori esplosivi, capaci di contrastare le incursioni in velocita.
Questa scelta consentiva inoltre di far riposare Bastoni in vista della partita monstre contro l’Asenal.
I 5 di centro campo erano obbligati, essendo fuori causa Dumfries e Calha ed essendo stato utilizzato in difesa Carlos.
Del resto, neppure Fabregas farebbe giocare attualmente 7-8 partite di fila a Sucic e Diouf.
Davanti probabilmente, oltre a considerare i problemi di minutaggio, Chivu ha pensato che con una difesa poderosa e probabilmente fitta come quella udinese sarebbe stata più utile una punta capace di lottare, giocare spalla alla porta, difendere e smistare palloni per Lauti o per le mezze ali, anziché uno che cercasse una profondità improbabile.
Anche per questo, immagino, la scelta è caduta su Pio.
Come quasi sempre accade l’Inter parte molto forte.
Dopo 3 minuti le riesce un recupero alto, con palla a Lauti che evita l’avversario e calcia con la visuale libera da dentro l’area: Okoye para.
Subito dopo Barella serve Dimarco che calcia al volo: gran tiro, fuori di pochissimo.
Al 15′ percussione di Bisseck che va alla conclusione, debole, mentre c’era Lauti libero.
Poco dopo cross di L. Henrique, colpo di testa di Lauti, fuori..
Dopo 20 minuti il gol di Lauti,
E’ sempre e solo Inter e si registrano ancora un colpo di testa insidioso di Akanji, fuori e un tiro di Dimarco parato.
Ci vuole un errore difensivo banalissimi di Barella perché l’Udinese costruisca un’occasione, ma Sommer è reattivo e para.
Nella ripresa L’inter inizia in pieno controllo, senza affanno e anzi costruendo un paio di manovre insidiose, sino al gol bellissimo di Dimarco, giustamente annullato per un fuorigioco di Pio.
Anche in questo tempo una sola parziale occasione per loro provocata da un clamoroso errore arbitrale che punisce un intervento pulitissimo di Carlos con punizione (senza esito) e addirittura cartellino giallo.
L’Udinese nei minuti finali tenta il tutto per tutto, noi ci lasciamo un po’ schiacciare, ma non concediamo nessuna occasione.
Partita dominata per settanta minuti e controllata senza affanni nel finale.
Le statistiche
In questo caso hanno puramente la funzione di confermare l’impatto visivo, perché la superiorità dei nostri è stata molto netta e non viene inficiata neppure dei 15 minuti di disperato assalto dei friulani
Comunque, ecco i dati più rilevanti:
- possesso palla: 63 a 37,
- passaggi riusciti: 563 a 313,
- percentuale riuscita dei passaggi: 89 a 82,
- tiri in porta: 14 a 5,
- tiri da dentro l’area: 11 a 2,
- precisione di tiro: 35% a 20%,
- xG: 1,44 a 0,14 (con un risultato teoricamente atteso introno al 3-0).
Per noi c’è stato equilibrio nelle tre aree d’attacco (fascia dx, fascia centrale, fascia sx), mentre loro hanno attaccato soprattutto sulla loro fascia destra (49%).
Abbiamo prevalso come tackle vinti (14 a 10).
Entrambe le squadre hanno percorso 115 km, ma loro hanno sprintato un po’ più di noi (2,26 km contro 2, 07).
Tra i dati significativi questo è l’unico a loro favore.
A livello di singoli invece Lauti (4) Dimarco, Miki e Ajanji sono gli unici ad aver tirato più di una volta, ma solo Lauti ha centrato due volte la porta.
Quattro giocatori (2 per squadra) hanno vinto tre tackle (per noi Mikhi e Barella), mentre Zielinski domina per numero di passaggi riusciti, davanti a Zopolato e Akanji
Solo loro giocatori tra i più fallosi (comanda Davis con 4).
In sostanza, a parte la fase conclusiva, in cui potevamo essere più lucidi e sfruttare meglio le occasioni, abbiamo messo in campo una buonissima prestazione: speriamo di non pagare le… ruggini di quell’impegno domani contro l’Arsenal, in una partita fondamentale per il nostro futuro…
Le pagelle
Sommer:
viene impegnato una sola volta e se la cava molto bene.
Per il resto si distingue soprattutto nell’avviare le azioni.
6.5
Bisseck:
il segno distintivo della casa è costituito dal binomio velocità e potenza.
Spinge molto e rientra rapido.
In una partita contro questi avversari è utilissimo
6,5
Akanji:
non riesco a immaginare quali difensori possa schierare il City per aver lasciato partire un giocatore simile.
Sovrasta gli avversari, è pulitissimo nelle giocate e legge le situazioni da fuoriclasse
7
Carlos Augusto:
prestazione molto positiva, di sostanza.
Sostituisce Bastoni senza farlo rimpiangere in fase difensiva.
Quando si propone, non avrà il piede del ‘Basto’, ma mostra concretezza e aggressivirtà
6.5
Acerbi:
poco più di un quarto d’ora confermando le sue doti di signore del centro area.
s.v.
Luis Henrique:
dimostra che quando è necessario e ci sono le premesse, anche… Chivu e non solo Fabregas sa insistere sui giovani.
Per me è la sua miglior partita in nerazzurro, con tanta applicazione e qualche buono spunto in ripartenza.
6.5
Barella:
conferma di non essere al top della condizione, più che altro nella lucidità di alcune giocate e per qualche leggerezza di troppo.
Ribadisce anche che per ritmo, intensità e lettura delle situazioni è imprescindibile in questa Inter.
6.5
Zielinski:
ancora una volta tra i migliori in campo.
Sicuro e ispirato nel nuovo ruolo di vice Calha, assicura una buona copertura, governa la palla con sapienza e sicurezza e vede il gioco come pochi.
7
(Sucic
troppo poco tempo per una valutazione.
s.v.)
Mkhitaryan:
è un professore che sa anche… strappare.
Con gli altri palleggiatori di centrocampo contribuisce a… disattivare la pericolosità degli incursori friulani e nello stesso tempo sostiene attivamente la fase offensiva
6.5
(Frattesi:
entra a un quarto d’ora dal termine per incrementare il tasso… energetico.
Ha poche occasioni per mettersi in mostra, ma non demerita.
s.v.)
Dimarco:
una partita quasi tutta giocata in chiave offensiva, anche per tenere basso e spegnere Zanoli, avversario diretto.
Va più volte alla conclusione, sfiorando il gol e impegnando seriamente Okoye.
6.5
Esposito:
gioca la partita che ci si attendeva da lui e per la quale era stato scelto.
Fa a botte nell’area avversaria contro i marcantoni friulani, gioca molti palloni e fa salire la squadra.
Poi la ciliegina dell’assist per il gol di Lauti (che ci mette molto del suo).
7
(Bonny:
non ha la forza fisica di Pio né la sua capacità di giocare con l’uomo addosso, ma sa dare profondita alla squadra andando negli spazi.
Caratteristica un po’ carente nella squadra quando mancano Dumfries e Thuram.
6)
Lautaro:
segna un gol alla… Romario, portandosi a spasso i marcatori dentro l’area e poi prendendo sul tempo il portiere con un tocco di estrema precisione.
Poi fa anche tutto il resto che si può fare su un campo di calcio.
7.5
(de Vrij:
pochi minuti, ma bastano per capire che si può sempre contare su di lui.
s.v.)
All. Chivu;
un’altra grande prova dei suoi ragazzi ai quali sembra anche essere riuscito a dare quell’equilibrio tattico che a inizio stagione qualche volta ci era mancato.
Adesso lo aspetta, con tutta la sua squadra, l’esame… di laurea, più che di maturità.
La speranza è che i ragazzi ci arrivino con ancora tante energie, fisiche e mentali.
7
Io continuo a temere tutte le rivali, perché il percorso che ci aspetta è estremamente impegnativo e come ho scritto più volte, con 1-2 inserimenti pesanti sarei stato più tranquillo.
Al momento il pericolo maggiore per me è costituito dal Milan, che non ha le coppe, si è rafforzato con una nuova punta già decisiva, ha vinto diverse partite per un …muso corto e un po’ sporco, ma soprattutto ha un grande allenatore (6 scudi e due finali di CL) capace di tirar fuori il massimo, anche con un po’ di cinismo speculativo, dai giocatori a sua disposizione.
Le giovanili
Ho visto nel weekend le partite dell’U23, della Primavera e, dal vivo dell’U16.
Mi limiterò a qualche cenno su quest’ultima per ragioni di tempo e perché penso che le altre le abbiano viste in molti, in tv.
Domenica pomeriggio giocavano i contro il Cagliari, a Interello, l’U16 e l’u15.
Alla stessa ora.
Ho deciso di guardare l’U16, che mi piace e mi convince di più.
Ho fatto bene, perché i ragazzi di Dellafiore hanno vinto, mentre gli U16, come temevo sono stati messi in difficoltà e superati dagli isolani.
La partita dell’U16 comunque non è stata facile, perché a 1 minuto dalla fine del primo tempo perdevamo 1-0, avendo subito il gol nell’unica loro incursione, un contropiede che ci ha trovati scoperti, tutti nella loro metà campo.
Poi però la qualità dei nostri è emersa e nel giro di 5 minuti, tra fine primo tempo e inizio del secondo sono venuti ben tre gol dei nostri
Menegazzo ha riportato la partita in parità, una doppietta in dieci minuti di Pietro Omini ci ha fatto scavallare.
Ancora Menegazzo ha messo poi al sicuro il risultato.
Poi è iniziata la girandola dei cambi. Troppi, secondo me, non tanto perché i subentrati non peritassero, ma perché in questo modo si sono persi punti di riferimento, sincronismi e distanze.
Un rigore giusto ma molto ingenuo ha permesso agli isolani di accorciare le distanze e un altro gol al 40′ ha rimesso in discussione il risultato.
Ma l’Inter ha troppi giocatori di classe e così Vanacora ha trovato il modo di chiudere il match con un ottimo diagonale per il 5-3.
Inter a 1 punto dalla capolista Milan, battuta a Cremona, e con tre punti sull’Atalanta.
Domenica prossima trasferta cruciale contro l’Udinese, quarta in classifica.
Formazione:
Locatelli
Bagnara (Foroni), Forlani, Di Carlo,Puglisi (Barcella)
Ferri, Omini G. (Palmini), Keqi (Tudor)
Omini P. (Penta), Menegazzo (Castellarin), Vanacore
Pagelle
Locatelli:
incolpevole sui gol, sicuro nell’ordinaria amministrazione.
6
Bagnara:
corsa e spinta non mancano. Sicuro in interdizione.
6.5
Forlani:
sempre bene, ma in altre occasioni l’ho visto più dominante.
6
Di Carlo:
vale il discorso fatto per il compagno di reparto. Bene nei duelli fisici, qualche difficoltà sugli scatti brevi delle punte isolane
6
Puglisi:
Tiene bene la posizione in fascia sinistra, ma il suo contributo alla costruzione è modesto.
6
Ferri:
solito grande lavoro del capitano che giganteggia in mezzo al campo per quantità grinta e qualità.
7
Omini G.:
pur essendo molto tenace e combattivo, paga un po’ fisicamente, ma nel corso del match, come sempre si esibisce in alcune giocate che nobilitano il calcio giovanile
7
Keqi:
avrebbe i mezzi fisici e tecnici per fare molto di più a mio parere.
Ma dovrebbe deporre il fioretto e impugnare la clava.
6
Omini P.:
nella ripresa due volte a segno, con conclusioni spettacolari, in 10 minuti.
In categoria, con i due gemelli il divertimento è assicurato.
Spettacolo.
8
Menegazzo:
ancora una prova di grande livello per il bomber della nostra U16, che sta finalmente confermando le grandi promesse suscitate al suo arrivo dal Cittadella. In area è una sentenza.
8
Vanacore:
di ‘Save’ si sapeva tutto: grandi doti tecniche, notevole fantasia, ma gli mancava qualcosa per riuscire a imporsi alla grande, come mostra il suo peregrinare tra diverse società importanti.
Oggi sembra più concreto, continuo e completo.
7
Tra i subentrati meritano a mio parere una citazione particolare Foroni, Barcella e Palmini, mentre Tudor che in passato mi aveva molto colpito, sembra aver un po’ rallentato la crescita.
Luciano Da Vite