
Sono successe un po’ di cose, dall’ultima volta che ci siamo… letti:
-numerose partenze di giocatori di prima squadra,
-qualche arrivo importante,
-alcuni titolari in probabile uscita,
-le voci sui possibili sostituti,
-le opinioni dei tifosi sugli indirizzi generali che trapelano dalle prime importanti mosse di mercato,
-la scomparsa di Luisito Suarez, l’acquisto di Angelo Moratti che ha traghettato l’Inter verso una dimensione europea,
-a livello giovanile l’ufficializzazione di Roberto Samaden all’Atalanta con relativa intervista di congedo,
-l’ufficializzazione contestuale di Massimo Tarantino come successore del dirigente giovanile italiano più vincente degli ultimi 20 anni (e forse anche oltre),
-i primi movimenti di mercato, pochi ufficiali, alcuni ufficiosi anche a livello giovanile, in attesa di sapere se per la cantera il gruppo di lavoro dirigenziale rimarrà immutato o meno e se ci saranno variazioni nella squadra dei tecnici.
A livello di prima squadra di sicuro non ci saranno più: Handanovic, Cordaz, Skriniar, D’Ambrosio, Bellanova, Brozovic, Gagliardini, Dzeko.
Potrebbero venire a mancare anche Onana, Gosens e speriamo Correa. E c’è l’incognita Lukaku.
Una mezza rivoluzione (10/11 giocatori della rosa in partenza, almeno nove sicuri) ancora da completare, perché a oggi gli arrivi sono solo quelli di Thuram, Frattesi, Bisseck e Di Gennaro.
Pochi, ma quasi tutti corposi.
E’ con ogni evidenza troppo presto per qualsiasi considerazione che voglia avere un minimo di fondamento, relativa alla valutazione di questo mercato.
Anzitutto perché molto si giocherà attorno alla questione Lukaku, senza il quale ci troveremmo con due soli attaccanti affidabili in rosa.
Ma anche perché mancherebbero comunque all’appello troppe pedine il cui arrivo determinerebbe inevitabilmente la qualità complessiva e quindi le ambizioni, realistiche, del gruppo.
Ecco l’elenco dei convocati ‘veri’ cioè quelli quasi certi di restare nel gruppo:
- Di Gennaro
- Bisseck
- de Vrij, Acerbi
- Bastoni
- Dumfries, Darmian
- Barella
- Calha, Asllani
- Frattesi, Mkhitaryan
- Gosens, Dimarco
- Lautaro, Thuram, Correa
Sono 17: si deve arrivare a 23 (20 di movimento più due portieri) per ammissione della stessa dirigenza.
Due saranno necessariamente portieri.
Al momento in difesa abbiamo 4 difensori per tre ruoli: ne mancano due (uno se consideriamo Darmian braccetto destro, ma in questo caso mancherebbe un esterno destro).
A centrocampo sono usciti due giocatori e ne è entrato uno, se come credo Sensi sarà destinato nuovamente a partire.
Chiaro che la qualità del nuovo ingresso inciderà molto per definire la forza del reparto.
Sulla sinistra, oltre a Dimarco, c’è l’incognita Gosens: resterà o verrà sostituito. E con chi, eventualmente?
Servirà come dicevo un esterno destro, soprattutto se Darmian verrà considerato prioritariamente un braccetto.
L’attacco al momento è un rebus ed è il reparto solitamente determinante.
A prescindere dalla convenienza della ‘recompra’ di Lukaku e dalle valutazioni che si possono avere sul giocatore, è chiaro che senza di lui servirebbero due elementi importanti. Se il belga resterà sarebbe… gradito l’arrivo di un attaccante (per Correa): anche abbastanza ‘in ascesa’, cioè una promessa più che una certezza.
Dunque anche considerando acquisito Lukaku, con molto ottimismo… non giustificato, e considerando la permanenza di Correa, mancherebbero due portieri, almeno un centrale, un esterno e un centrocampista
I movimenti già conclusi hanno animato un primo confronto fra i tifosi.
Mi è parso di capire che quasi tutti sono convinti che l’orientamento generale di mercato sia finalmente quello giusto (basta parametri zero qualitativi ma anziani, si alla ricerca di giovani di prospettiva).
In teoria, considerando le mie opinioni generali sul calcio dovrei essere soddisfatto dell’indirizzo che sembra emergere (prediligo per quasi tutti i ruoli elementi di gamba e forza, che ovviamente sappiano giocare, rispetto ad atleti più bellini, ma meno consistenti e pratici. Fanno eccezione, forse, il play di centro campo e una punta).
Ed in effetti non ho molti dubbi sulla bontà delle operazioni in entrata: è tutto da valutare sul campo, ma Thuram, Frattesi e Bisseck sembrano garantire un incremento del tasso tecnico e agonistico, anche se ovviamente per il momento Bisseck non può essere considerato ancora il sostituto ideale di Skriniar.
Però ho due dubbi.
Abbiamo perso la spina dorsale della squadra: il regista difensivo (Onana), il regista di centro campo (Brozo), il regista d’attacco (Dzeko).
I sostituti sono (saranno, visto che diversi elementi devono ancora arrivare) pure bravissimi, ma difficilmente avranno le caratteristiche di costruttori di gioco di un portiere che sembrava un giocatore di movimento, di un cc che per me nel ruolo di play è il migliore in Europa, di un attaccante che avrà rivali più potenti, ma come organizzatore di gioco offensivo sicuramente non ne ha.
Quindi dovremmo vedere un’altra Inter, più di corsa, più verticalizzante ma meno ragionatrice, con meno geometrie e aperture di gioco illuminanti.
Anche meno capace di gestire, con ciò che questo comporta in termini di continuità di prestazione.
Sembrerebbe comunque, a prima vista e con tutte le cautele del caso perché come dicevamo la rosa è largamente incompleta, una squadra costruita per far meglio in campionato ma forse più in difficoltà in Europa.
Perché c’è una seconda considerazione da fare: in Europa oltre ovviamente alla tecnica, sono determinanti il ritmo, la velocità ma anche, se non soprattutto, l’intelligenza tattica e l’abitudine alle grandi sfide.
L’Inter arriva in finale, dopo tanti anni, con una rosa in cui tra nazionali e giocatori di club quasi tutti avevano maturato grande esperienza internazionale.
Perde i tre della spina dorsale, oltre a Skriniar, mentre Mkhitaryan avrà un anno in più.
In compenso è cresciuta l’esperienza internazionale degli altri, dal campione del mondo Lautaro, ai Bastoni, Barella, Dimarco, ecc. Sino allo stesso Inzaghi.
La dichiarazione di Marotta e Ausilio (a fine mercato avremo una rosa di 20 giocatori di movimento più 3 portieri, quindi 23 giocatori e non 25, proprio come lo scorso anno) lascerebbe intendere che i giovani di scuola interista saranno solo 2: Di Gennaro e Dimarco.
Per i 4 italiani non ci sono problemi, per gli extra comunitari ne potrebbero arrivare due, di cui uno con almeno 5 presenze nella sua nazionale.
Poi naturalmente ci saranno in aggiunta i giovani che hanno maturato i requisiti per essere in lista B (in Europa), mentre i giovani del vivaio potranno entrare in qualsiasi momento nelle competizioni nazionali.
Ceduto Valentin Carboni, gli interessati potrebbero essere Akinsanmiro, Kamate, Stankovic e Owusu. Oltre a qualche auspicabile nuovo arrivo.
Come dicevo, le questioni aperte (arrivi e partenze) saranno decisive per valutare con un minimo di credibilità le possibilità del nuovo gruppo.
Che parte comunque con certezze importanti, checché se ne dica o pensi:
-la qualità dei dirigenti, in particolare di quelli dell’area tecnica,
-la crescita, anche in termini di esperienza, dell’allenatore, ormai da considerarsi tra i più affermati,
-la conseguente maggior autorevolezza del mister, che potrà portarlo non tanto a ‘imporre’ nomi, ma a suggerire le caratteristiche tecniche e agonistiche dei nuovi arrivi,
-una situazione finanziaria leggermente migliorata (sponsor solvente, introiti cresciuti oltre le aspettative, probabili plusvalenze di elevato spessore).
Per tutti questi motivi, a prescindere da quelle che sono o saranno le mie opinioni di osservatore esterno, nutro grande fiducia sul fatto che resteremo competitivi a tutti i livelli.
Che non significa esser destinati a vincere (ricordo in proposito la frase di Pep Guardiola, ormai diventata celebre: “ho vinto un CL perché l’attaccante avversario ha fallito una realizzazione a 2 metri dalla porta”).
Dunque se Lukaku avesse segnato, Pep e la sua dirigenza avrebbero fallito?
Personalmente, come tifoso da bar, a proposito delle voci su trattative in corso, sarei favorevole alla conferma di Lukaku, che costerebbe tra i 35 e i 40 milioni, ma con quei soldi difficilmente si potrebbe arrivare a una punta che dia pari garanzie (teoriche).
Se resta Lukaku e parte Correa, chiaramente non si potrà spendere molto per il quarto attaccante, ma non dovrebbe essere difficile trovare uno che non faccia rimpiangere l’argentino. Sembra però che il Tucu… non abbia molto mercato.
Sarei pure favorevolissimo al cambio tra Gosens e Carlos Augusto, che mi sembra già forte e credo abbia dei margini di crescita importanti, giocando in una squadra di vertice.
A destra, tra i nomi che si fanno il mio preferito è Holm, mentre il turco-olandese il cui nome è emerso recentemente non lo conosco.
Secondo me Holm potrebbe anche sostituire Dumfries, con relativo avanzamento di Darmian, perché come braccetto di destra servirebbe un giocatore più ‘difensore’ (mi andrebbe benissimo Demiral, per far crescere e giocarsela con Bisseck).
Il grosso problema è quello del sesto centrocampista, calcolando anche che Mkhitaryan compirà 35 anni a gennaio: servirebbe un elemento di qualità ma anche di peso, considerando che gli altri cc, oltre all’armeno, sono Barella, Calha, Asllani, Frattesi.
Samardzic sarebbe l’ideale ma credo sia fuori dalla nostra portata: qui servirà dunque un’intuizione… geniale, anche considerando che qualcosa potremo racimolare dalle cessioni di Radu, Brazao, Lazaro, Agoumé, Sensi, Persyn, Males, Satriano, Colidio, Salcedo e di qualche giovane.
Dopo la prima parte di questo scritto ho sentito le dichiarazioni di Marotta e Inzaghi che, se non sono di pura convenienza, ridimensionano un po’ le mie aspettative.
Gosens e Correa dovrebbero rimanere, quindi gli arrivi, oltre a Lukaku o a chi per lui, dovrebbero riguardare solo i portieri, un centrocampista e un difensore. Difficilmente un esterno.
Se non si dovesse riuscire a tenere Lukaku i problemi sarebbero maggiori perché con 35 milioni è difficile arrivare a una punta di pari rendimento
La squadra sarebbe comunque un po’ meno… completa rispetto a quella che speravo io (con Holm e Carlos Augusto), ma con una gestione accorta potrebbe comunque fare bene
L’Inter deve essere sempre concorrenziale in campionato e occupare stabilmente in Europa quel ruolo importante che le compete, da quando il presidentissimo Angelo Moratti con l’acquisto di Helenio Herrera e del suo pupillo Suarez ce l’ha proiettata prepotentemente.
E’ di questi giorni la notizia della dolorosa scomparsa del grande Luisito, uno dei simboli della gloriosa storia nerazzurra.
Mi piace pensare che da lassù, quel grande di Spagna, diventato interista e milanesissimo a tutti gli effetti, veglierà perché la sua squadra tenga fede alle attese di tutti.
Quando scompare un grande, se ne tessono solo elogi e si tende a dimenticare qualche difetto.
Qualche difetto l’ha avuto certamente anche il nostro (si dice che avesse un feeling… bevereccio con Mariolino Corso), ma il suo supporto fornito alla crescita del calcio interista e italiano in generale è stato fondamentale e giustifica l’esaltazione postuma.
Ricordo benissimo l’arrivo di Luisito: l’Inter nel ’58 aveva perso in coppa Fiere 4 -1 a Barcellona e 2- 4 in casa ed era stata dominata da una squadra spettacolosa, guidata dal Mago, ma soprattuto dalle qualità offensive del giovane ragazzo galiziano.
Infatti Luisito negli anni di Barcellona giocava da mezz’ala offensiva, avendo realizzato 60 gol in 122 presenze.
HH lo volle all’Inter, nello stesso 1960 in cui Suarez aveva vinto il pallone d’oro. Il costo per l’epoca fu sensazionale: 300 milioni con cui il Barca rinnovò (si dice) lo stadio.
Chi si aspettava un funambolo irresistibile ne rimase deluso (ricordo che Tuttosport già allora si distinse per anti interismo parlando di delusione) perché HH lo trasformò subito nel regista della squadra: straordinarie la sua mobilità, il palleggio, la copertura della palla, l’inventiva e la precisione dei lanci. Luisito giocava benissimo lui e faceva giocare meglio gli altri.
Con l’Inter vinse 3 scudetti (il quarto fu scippato costringendo la squadra allo spareggio col Bologna, graziato dopo una condanna per doping), 2 Coppe dei Campioni, due Coppe Intercontinentali.
Nel ’67 l’Inter perse la finale con il Celtic, a sorpresa, anche perché Luis era assente per infortunio e venne sostituito nel ruolo di regista dal modesto ma generoso Bicicli, un esterno di destra.
Quindi il galiziano iniziò la carriera di allenatore, vincendo tra l’altro con la Spagna un campionato europeo Under 21 e sostituendo per due volte il mister sulla panchina interista.
Poi diede il meglio di sé anche come osservatore, sempre per l’Inter.
Ricordo benissimo l’estate del ritorno della famiglia Moratti: Luisito fu spedito in Argentina a osservare Zanetti, inducendo, con le sue relazioni, l’Inter ad acquistarlo.
Al suo ritorno lo incontrai a Interello (bei tempi: oggi Interello è chiusa al pubblico e non si possono fare certe frequentazioni…) e gli chiesi notizie sul giocatore.
Mi rispose testualmente: ‘non pensare a una mezz’ala fantasiosa e brillante, ma è un centrocampista solido, concreto, che sarebbe titolare in qualsiasi squadra al mondo’.
Credo che non abbia sbagliato, come non ha mai sbagliato quando gli ho chiesto di altri giocatori che l’Inter stava trattando e lui aveva osservato.
Dal punto di vista del suo rapporto con l’Inter, forse l’orgoglioso spagnolo è invecchiato un po’ male.
Probabilmente non aveva accettato l’accantonamento e questo l’aveva indotto a qualche uscita un po’ acida. Ma si tratta di particolari ininfluenti nella condotta di una persona che è stato un grande anche fuori dal campo.
Nel nome di Luisito, come di tanti altri grandi campioni che ne hanno scandito la storia (da Skoglund e Nyers ad Angelillo, a Facchetti, Mazzola e Corso, a Beccalossi e Altobelli e via… campionando fino ai tempi più recenti) l’Inter è ‘obbligata’ a onorare ed emulare una storia unica.
E la storia di un grandissimo club è fatta anche dal suo settore giovanile, che oggi per ragioni storiche (la… globalizzazione del calcio e la concorrenza mondiale) fatica maggiormente a sfornare talenti pronti per la prima squadra ma produce importante valore aggiunto sul piano finanziario (l’ultimo esempio clamoroso è quello di Casadei).
Settore giovanile che, nel nostro caso, sta vivendo un’autentica rivoluzione, anche se non ne è ancora chiara la portata.
Per esempio non sappiamo se la sostituzione del direttore coinvolgerà anche tecnici, osservatori e sistemi di scelta e preparazione.
Sulla figura di Samaden è stato detto tutto quando sono emerse le prime indiscrezioni relative al suo addio ai nostri colori.
Qui voglio solo ricordare l’integrità morale dell’uomo (cito un esempio: rifiutò di tesserare per pochi spiccioli un extracomunitario poi affermatosi in serie A perché aveva dubbi sulla sua reale data di nascita).
Molti si sono stupiti leggendo la sua intervista del concetto ripetuto per cui il suo intento era di formare uomini prima di calciatori.
Ma è stato proprio così tanto è vero che sono numerosissimi gli ex canterani ancora molto legati all’ambiente (e spesso si tratta di ‘non prime scelte’ che avrebbero avuto motivo di dolersi ma hanno riconosciuto poi la correttezza delle scelte effettuate).
Oltre ai giocatori, l’Inter di Samaden ha contribuito a formare anche i… genitori e non è poco. I genitori dovevano avere comportamenti assolutamente corretti, altrimenti venivano richiamati, fino in qualche raro caso a ventilare la cessione del ragazzo.
Per capire la rilevanza del problema pensate che un direttore di epoca precedente era solito dire che avrebbe voluto fare una leva di giovani calciatori con due caratteristiche: essere bravi e…orfani.
Oggi forse il problema dei genitori invadenti o eccessivi è stato sostituito da quello dei procuratori, anche se quelli che collaborano con l’Inter si attengono a comportamenti etici rigorosi.
Se vogliamo trovare il classico pelo nell’uovo si possono avanzare dubbi sulla formazione scolastica prevista per i ragazzi, in una scuola privata convenzionata, diciamo molto tollerante. Ma è davvero difficile far compiere studi seri a giovani così impegnati agonisticamente. Pochissimi sono come Gnonto, capaci di frequentare il liceo pubblico con risultati strepitosi.
Per il resto, io penso che la sua teoria recente dei ‘km zero’ sia nata dalla necessità più che dalla convinzione. Quando l’Inter poteva, finanziariamente, andava a prendere in tutto il mondo giocatori importanti per gli allievi prima e la primavera poi. Lampante l’esempio di Coutinho, preso dal Casi a 15 anni, anche se per motivi di tesseramento è arrivato solo a 18.
Non credo molto neppure alla teoria per cui ‘importante è che i giovani si divertano e crescano, molto più dei risultati’. Sono affermazioni… necessarie che quasi mai rispondono a verità.
Anche se probabilmente una delle motivazioni del suo addio sta proprio nella ricerca, dopo le soddisfazioni per le numerosissime vittorie, anche nella possibilità di ricercare le stesse soddisfazioni dal lancio in prima squadra di giovani del vivaio. E questo all’Atalanta è certamente un obiettivo più perseguibile.
Comunque sono convinto che fare meglio di lui non si possa e l’augurio che faccio a mister Tarantino è che riesca ad avvicinare la capacità dirigenziale del nostro ‘direttore’.
Il quale Massimo Tarantino ha rilasciato dichiarazioni entusiastiche per il suo nuovo compito, ovviamente condite da grandi intenzioni e propositi.
Il curriculum è interessante e lo seguiremo con simpatia e interesse sin dalle prime mosse.
Delle quali per altro con Interello chiuso si intuisce poco o nulla, sia a proposito dei collaboratori che confermerà o sceglierà sia per quanto concerne il parco allenatori, sia, infine per le trattative di mercato.
Io vorrei esprimere solo una speranza: che si lavori per accorciare le distanze tra settore giovanile e tifosi.
Capisco i problemi di gestione, ma secondo me non serve chiudersi in una torre eburnea, servono invece comunicazioni ufficiali sugli impegni più tempestive e rigorose e magari anche la riapertura della possibilità di assistere ad allenamenti e amichevoli.
A livello di mercato, come dicevo si sa pochissimo per ora ed è comprensibile visto che il nuovo direttore si è insediato dal primo luglio.
Questo anche se l’Atalanta, ad esempio ha già deciso di schierare l’Under 23 e ha acquistato o ripreso decine di giocatori.
Per noi l’unica notizia che dovrebbe essere certa, in entrata è l’arrivo di Steven Barcella, centrocampista classe 2010 dalla Virtus Ciserano.
Dovrebbero comunque arrivare:
- Aymen Zouin, esterno destro 2006 dalla Liventina,
- Delis Gjeci, attaccante, 2009 dal Pordenone,
- Pietro Peruch, 2009 attaccante dal Vicenza.
Per quanto riguarda le categorie superiori ci sono solo voci, per quanto abbastanza attendibili:
- il portiere danese Sander,
- il centravanti del Lecce Primavera Burnete, 2004, rumeno,
- mentre ultimamente si è parlato di Pacifico, difensore mancino uruguaiano del 2006 che però è alto solo 1,79 (ufficiali, quindi forse qualcosa in meno).
Non è molto, soprattutto se si considera che l’attuale Primavera verrà decisamente smembrata, che i 2005 che costituiranno la nuova ossatura sono forti ma verosimilmente perderanno alcuni giocatori (Pio, Stankovic e forse qualche altro) e soprattutto se si considera la necessità inderogabile di rafforzare i 2006 dopo un campionato che ha mostrato tanti limiti di quel gruppo, nel quale comunque non mancano giocatori interessanti.
Staremo a vedere: quel che sembra certo è che tra i motivi dell’addio di Samaden c’è il fatto che secondo molti addetti ai lavori negli ultimi anni il settore è stato caratterizzato da un budget disponibile pari… a zero.
A questo proposito dopo aver visto la nostra Under 19 (con il solo Pio, per altro sotto età tra i convocati) arrivare in finale all’europeo battendo la Spagna (e dopo che l’U20 è arrivata in finale ai mondiali) ne ho tratto due conferme delle mie teorie:
-Il livello tecnico e agonistico medio del calcio giovanile italiano sta crescendo in modo considerevole,
-Il futuro è di quelle società che non considereranno il potenziamento del vivaio una ‘spesa’ ma un investimento prezioso. Le difficoltà finanziarie ci hanno portato ad essere superati nella produzione di grandi giocatori da società come Roma, juve, Empoli Sassuolo, Atalanta che investono molto di più e meglio. I 2003 sono stati l’ultima squadra per la quale sono stati presi a suo tempo ottimi giocatori e infatti in nazionale erano presenti tre dei nostri, a cui aggiungere Fabbian, Casadei, Gnonto.
Tra i 2004 era presente solo il sotto età Pio, mentre numerosi erano i giocatori interessanti di altri club, da Hasa a Kayode, a Faticanti a Pisilli, a Vignato, a Ndour, ad Amatucci e a Missori
Tra parentesi vorrei dire che mi sembra straordinario il lavoro sui giovani di Carnevali al Sassuolo: dopo i vari Frattesi e c. ora è stata la volta dell’acquisto di Volpato (l’avrei voluto io…) e Missori, per oltre 10 milioni. Di investimento, appunto.
Ultimamente noi per mancanza di risorse abbiamo fallito quasi tutti gli investimenti dall’estero: da Grygar, già ceduto, a Silas Andersen, Akhalaia, Bustos, Kinkoue, Vagiannidis, Espinoza, Lindqvist, ecc., tutti passati come meteore. Ma i giocatori forti, i buoni investimenti, costano già a 17-18 anni.
E, sempre in tema di investimenti giovanili, credo, ma questa è solo un’opinione personale, che Roberto Samaden sia stato contento di andare a lavorare dove ci sono strutture fantastiche, ben migliori di quelle anguste di Interello.
Dei nomi di possibili nuovi arrivi di giovani che abbiamo fatto ne conosco di persona solo due: Zouin e Burnete
Zouin, visto solo in un’amichevole mi è sembrato un talento eccezionale dal punto di vista tecnico e della fantasia. Se crescerà sugli altri aspetti farà divertire i tifosi dell’Inter per tradizione inclini a preferire i giocatori spettacolari rispetto a quelli potenti ed efficaci, da Skoglund a Corso a Beccalossi in poi…
Burnete (24 gol con la Primavera del Lecce) sarebbe un fuoriquota, non so se sia il meglio sul mercato, ma ci potrebbe servire perché dopo la partenza quasi certa di Pio le altre prime punte rimaste lasciano alquanto a desiderare in prospettiva Primavera.
Anche se penso che resterà come fuori quota Zuberek, che in pratica non ha potuto dimostrare il suo valore, avendo perso due anni per infortunio.
Infine di Gjeci e Peruch mi hanno parlato in modo entusiasta e le cifre realizzative sembrano promettere moltissimo.
Questi movimenti, neppure definiti, ovviamente non bastano per farsi un’idea del nuovo indirizzo, ma aspettiamo con pazienza, augurando buon lavoro (e decenti disponibilità finanziarie) al nuovo direttore e a tutti quelli che lavoreranno con passione per il nostro settore giovanile.
Luciano Da Vite
In serata spero di mandare un post. Se poi Emiliano non potrà pubblicarlo lo trasformerò in un intervento
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Ho visto ora la mail Luciano, lo pubblico il prima possibile. ;)
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