Come previsto il Bayern, che doveva rimontare, ha cominciato subito con una pressione altissima, favorita dalla maggio fisicità che consentiva loro di catturare quasi sempre le palle in uscita. Il primo tempo si è chiuso sullo zero a zero, poi nella ripresa, quando il match sembrava in controllo, ha segnato il Bayern. La nostra reazione è stata però a dir poco importante. Prima, interno all’ora di gioco, il goal di Lautaro: calcio d’angolo e doppia conclusione. La prima di testa, viene respinta, ma lui è il più lesto a riprendere palla e infila Urbig. Poi, dopo un’occasione mancata da Darmian (recupero di Dier), su corner capolavoro di Calhanoglu, che calcia a rientrare verso il centro area, Pavard stacca di testa su Kim e insacca di prepotenza. Due a uno. Siamo stanchi e i nostri cambi sono quasi solo “peggiorativi”, soprattutto davanti, mentre il Bayern ha enormi possibilità di attingere a giocatori freschi dello stello livello di quelli schierati titolari. Sembriamo avere il controllo assoluto, poi subiamo il goal di Dier e il prosieguo della partita è stato sofferto… Ma la partita finisce due a due e noi per la seconda volta in tre anni siamo tra le prime quattro d’Europa. Vale la pena sottolineare che nell’altra occasione non ci siamo arrivati solo per un rigore sbagliato. Per quanto riguarda le prove individuali, voto sette a Sommer, Acerbi, Bastoni, Darmian, Barella, Calhanoglu, Mkhitaryan, Thuram… Impossibile trovare insufficienze. Pavard è la dimostrazione vivente del fatto che nelle grandi partite, oltre ovviamente alle qualità, serve l’esperienza e l’abitudine a giocare questi match. Lautaro Martinez è un campione. Mostra tutte le sue qualità: tecnica, intelligenza tattica, agonismo, forza, capacità di leadership, sacrificio per la squadra, fiuto del gol… Impossibile chiedere di più a un solo giocatore. Riconoscenza eterna va a Simone Inzaghi per tutto quello che ha fatto e che ha sopportato (qui si fa riferimento ovviamente agli ambienti esterni al mondo nerazzurro…).
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Meriterebbero di vincere tutto: Inter – Cagliari 3-1
Non c'è dubbio che per le qualità morali, lo spirito di squadra, la compattezza del gruppo e anche per le doti tecniche esibite in tante situazioni, questi ragazzi meriterebbero di concludere trionfalmente la stagione. Purtroppo, tuttavia, ragionando senza ascoltare il cuore, c’è il timore che non si sia favoriti a questo punto, in nessuna delle tre competizioni. Comunque vada a finire, per la dirigenza, l'allenatore e i ragazzi, deve essere chiaro, si è trattato di una stagione straordinaria. Ci hanno regalato una sessantina di partite tutte “decisive” e quindi tutte ad alto tasso adrenalinico. Ci hanno fatto restare in tensione ad ogni partita fino alla fine di aprile e quasi sempre questa tensione si è stemperata alla luce di giocate e di risultati eccezionali. Al momento c’è un'assoluta centralità: il ritorno col Bayern e non perché è la prima difficoltà in ordine cronologico, ma perché è lo snodo decisivo di questo finale di campionato. Contro il Cagliari un’Inter rimaneggiata, come ormai capiterà in tutte le partite se resteremo in corsa su tutti i fronti, è partita fortissimo, pressando alta e verticalizzando una volta riconquistata palla, tanto che gli avversari non riuscivano ad uscire. Dopo il doppio vantaggio nel primo tempo, a inizio ripresa abbiamo preso goal: Augello ha avuto l'opportunità di avanzare senza venir raddoppiato, ha crossato a centro area dove Piccoli saltando assolutamente indisturbato realizza. Sono situazioni che l'Inter non si può permettere perché dopo meno di cinquanta minuti di partita dominata ha consentito a un Cagliari certo ben messo in campo e con giocatori di gamba, ma tutto sommato non eccelsi, di avere due occasioni monumentali. Siamo ripartiti, però, e prima Dimarco ha concluso al volo, costringendo Aprile a parare in tuffo, poi su corner Bisseck è andato in cielo a ripristinare le distanze. Inzaghi ha un compito difficilissimo in questo finale di stagione: gestire al meglio un gruppo incompleto per struttura e per assenze nonché logorato da una stagione intensissima. La qualità è tanta, ma lui ci mette molto del suo, nell'organizzazione di gioco, nella crescita dei singoli, nel “compattamento” del gruppo. Comunque vada a finire, un lavoro straordinario.
Il dilemma: Inter – Bayern Monaco 0-2
Le parole e le considerazioni di Luciano Da Vite in questo post dedicato - non solo - alla sfida di Champions casalinga contro il Bayern Monaco (che ha segnato il nostro debutto nella massima competizione continentale) trovano - purtroppo - tutta quella che è la mia condivisione. La crisi finanziaria che sta attraversando la nostra Inter è drammatica e ha interrotto il processo di crescita che aveva portato la squadra ai tempi di Antonio Conte a dominare in Italia, sebbene non ancora competitiva sul palcoscenivo europeo. Questa squadra, non serviva la partita contro il Bayern Monaco per dimostrarlo, appare come avere già dato il meglio di sé e con questa situazione finanziaria non potrà fare altro che declinare. Abbiamo sbagliato degli acquisti, abbiamo rafforzato la squadra con giocatori anziani lasciati liberi dalla Roma e altri giocatori, liberati dalla pressione del "martello" Conte, non hanno continuato il processo di crescita che sembrava dovesse portarli al vertice del calcio europeo. Come se non bastasse, contro il Bayern in Youth League a un certo punto avevamo in campo otto (8) giocatori sotto età. Cosa mai successa nella nostra storia. Scelte societarie dettate dal bisogno finanziario. Il problema a questo punto è: provare a rattoppare e guadagnare tempo o buttare tutto a mare sperando di riemergere col tempo? Difficile rispondere. Certo è che nessuna squadra con un gioco fondato su ritmo e aggressività si sognerebbe di schierare Correa, né un ex campione come lo Dzeko attuale. A centrocampo inoltre servono giocatori che sappiano sprinte per novanta minuti... Se questa analisi ha senso, non serve tanto stare a esaminare gli episodi, i percorsi, i momenti della gara, gli uomini scierati, le sostituzioni... La questione è sicuramente molto più complessa.
Convalescenza avviata? Ricadute da evitare assolutamente: Inter – Cremonese 3-1
È sempre più difficile parlare in rete dell'Inter. Si vinca o si perda, si faccia bene o male non si va sui social per confrontarsi, per sentire il parere degli altri, per verificare l'attendibilità secondo il senso comune delle proprie opinioni, ma ci si va per affermare prepotentemente il proprio ego, per insultare e disprezzare chi non la pensa come noi. Vinci o perdi è praticamente ininfluente. L'Inter con la Cremonese ha vinto abbastanza facilmente, ma dobbiamo allo stesso tempo sia analizzare le cose che ancora non vanno, sia evitare considerazione di carattere generalista e in ogni caso ragionare, sempre consapevoli di essere tifosi, dilettanti e non professionisti e comunque non a conoscenza di tutti quelli che sono i fatti interni alla società, al gruppo dirigenziale e alla squadra. Rispetto alla partita contro la Lazio abbiamo fatto passi avanti (pure considerando la diversa statura dell'avversario) e abbiamo vinto nettamente. Ci sono stati segnali di crescita sia a livello individuale, sia sul piano collettivo. Le notazioni positive non sono poche ma accontentarsi e esibire una sorta di trionfalismo sarebbe pericoloso. Se concedessimo le molte occasioni concesse alla Cremonese contro avversari più forti (e le prossime sfide sono contro Milan e Bayern) non finirebbe allo stesso modo.



