
Sono sincero: questa volta avevo davvero pensato che il mio tempo in un blog fosse ragionevolmente scaduto.
Lo penso ancora e non solo per i contrasti dialettici forti che non amo, ma anche perché questa forma di comunicazione mi sembra davvero superata da altre, ben più efficaci e incisive.
Probabile che sia anche superata la mia visione dei fenomeni calcistici.
Però staccarsi da qualcosa a cui hai lavorato per tanti anni, con passione, se non con competenza, è sempre doloroso e alla fine c’è qualcosa che finisce per tenerti attaccato.
Forse bisogna solo chiarire i presupposti di ogni lettura. Se insisto su certi temi non è per cocciutaggine o desiderio di prevalere: semplicemente certi assunti sono la chiave di lettura, i princìpi da cui deriva la mia interpretazione anche dei singoli fatti calcistici.
Anche in questo post, persino nella partita col Pisa, si ripresenteranno le stesse questioni di fondo.
Ho sempre sostenuto che negli ultimi anni la situazione sportiva è stata condizionata dalla scarsità di interventi sul mercato in entrata.
Mi si è risposto con una considerazione che in certo modo la confermava: avevamo pochi soldi per fare mercato perché il nostro monte ingaggi era il più alto.
Adesso la risposta è cambiata: non è più vero che le nostre rivali, almeno in Italia, spendano più di noi per rafforzarsi.
Parlo sempre di mercato IN ENTRATA.
Purtroppo, forse per i miei limiti, l’idea è sempre la stessa:
- o la proprietà ha grandi ambizioni, che spaziano dal predominio in Italia alla competitività ai vertici mondiali, e allora deve investire pesantemente (che non significa buttare soldi),
- oppure si pensa a un ridimensionamento sportivo, in attesa magari che gli investimenti immobiliari diano i loro frutti e si possa tornare a spendere per la competitività sportiva.
Se invece ci si accontenta di essere tra le prime in Italia, va bene così: tutto sul campionato e allora avremmo forze sufficienti per provare ad andare fino in fondo.
Come il Napoli o il Milan: un anno campioni, un anno addirittura senza partecipare alla CL
La mia lettura delle ultime vicende sportive parte da queste premesse, che si intersecano inevitabilmente con il discorso di merito, quindi invito chi si sente infastidito da questo approccio, a evitare di leggere il post.
Alla vigilia della partita col Pisa, la nostra situazione era questa:
- venivamo da tre sconfitte consecutive in CL,
- venivamo da tutte vittorie con le medio piccole, ma da quasi tutte sconfitte nei grandi match, in campionato, dove comunque eravamo primi.
Per essere competitivi su tutti i fronti, riportato a casa Pio, presi a cifre contenute Bonny e Sucic (3 giovani) bisognava spendere per almeno due campioni, in grado di aumentare subito il tasso di qualità, forza e esperienza della squadra.
Non mi interessa la polemica se un campione costa 50 o 60 per cui sarei caduto in contraddizione.
50 o 60 o 70: se prendo uno che costa queste cifre è PIÙ PROBABILE che sia in grado di dare una grossa mano SUBITO, piuttosto che se prendo uno di 15-20.
La mia lettura del cammino stagionale percorso fino ad ora non riesce a prescindere da questa opinione: i giocatori chiave sono costretti a giocare tutte le partite, con l’inevitabile corollario di frequenti infortuni e di arrivare più logori degli avversari ai grandi appuntamenti.
Contro le squadre medio piccole basta, in Italia e in Europa (dove fino ad ora abbiamo riportato solo vittorie) contro le squadre forti, se hai titolari chiave da sostituire o li devi schierare un po’ logori, non basta più.
Che cosa c’entra la partita con il Pisa con questo discorso?
Secondo me c’entra, perché quando hai dovuto affrontare una squadra media che in prevalenza difende e riparte, privo del play (dove devi addirittura adattare un sostituto) e soprattutto dei due esterni, ruoli in cui i sostituti li hai, ma uno per il momento palesemente inadeguato e l’altro bravo ma privo delle caratteristiche di fantasia e aggiramento proprie del titolare, non puoi non soffrire.
I sostituti di Akanji, Acerbi, Barella e Thuram invece davano affidamento, anche se la mancanza dei due migliori difensori d’area un po’ si è fatta sentire (per esempio, forse sul secondo gol)
Ma è chiaro che il problema nasce soprattutto quando ti manca il regista (che tira magistralmente da fuori e i calci piazzati) e le ali per aggirare il blocco difensivo fitto attuato dagli avversari.
E questo può portarti a sbilanciarti, o all’eccessiva fretta che fa perdere lucidità in qualche giocata.
È bastato Dimarco, a far svoltare, ma probabilmente se avessimo avuto un grande centrocampista e un grande esterno destro non avremmo avuto necessità di rimontare in quel modo e forse anche alcuni giocatori in campo sarebbero stati meno logori.
La vera questione mi sembra: chiedevo l’impossibile?
Magari sbaglio, ma sono convinto che fosse possibile e anche finanziariamente conveniente.
Ma torniamo al titolo, che può sembrare eccessivo, soprattutto quando si parla di ‘sprofondo’.
Il mio pensiero è questo: perdere punti clamorosamente in casa contro una piccola, complicando le cose in un campionato in cui già saremo costretti a pagare il dazio di un supplemento di partite di CL, ci avrebbe messi davvero in una situazione di estremo pericolo, per vari motivi… numerici e psicologici
La partita
Come accennato, il turnover, forzato o per scelta, è stato ampio, ma in condizioni normali chi è sceso in campo aveva i mezzi teorici per prevalere.
Solo che nel calcio gli inconvenienti sono sempre dietro l’angolo e si son materializzati sotto forma dell’errore combinato Miki-Sommer.
Pisa con il 3421 sulla carta, ma in realtà con tutti dietro la linea della palla che sotto la pressione iniziale dell’Inter staziona sempre nella metà campo pisana.
Nei primi 10′ c’è da registrare solo la prima conclusione di Esposito, che si libera bene, ma viene ostacolato al momento del tiro, risultato debole.
Poi il patatrac.
I nostri cercano di reagire, ma producono solo, in un’area avversaria molto fitta, una conclusione ribattuta di de Vrij e un incredibile slalom di Bisseck, che poi conclude a lato di poco.
Attorno al 25′ però, dopo una loro ripartenza sventata in angolo da Carlos, c’è il gol del raddoppio.
E’ ancora Moreo a svettare di testa sul primo palo e a colpire.
Naturalmente non sono un o stratega, ma mi chiedo se sul primo palo era giusto che ci fosse Miki, che non è alto, né ha un gran stacco.
O forse in ogni caso quando marchi a zona, l’avversario manda i più forti di testa là dove hai dislocato i più deboli.
L’Inter riprende comunque l’offensiva, mai interrotta, e Sucic calca a rete da buona posizione, anche se un po’ angolata.
La palla esce di poco senza che Lauti possa deviarla.
Un po’ poco come reazione, in mezz’ora, a un doppio svantaggio.
Chivu corre subito ai ripari: dentro Dima per Luis Henrique, con spostamento di Carlos.
E’ raro che il nostro mister ricorra a una decisione così affrettata, ma evidentemente c’erano ragioni oggettive che spingevano a questo.
Subito Dima si esibisce in una grande conclusione respinta con un ottimo intervento da Scuffet, ma sulla palla arriva Zielinski, la cui conclusione è deviata col braccio da Tramoni.
Zielinski stesso calcia il rigore e segna.
Dima diventa determinante anche nel gol del pareggio: 2 minuti dopo, una sua incursione si conclude con un cross perfetto, sul quale Lauti anticipa tutti e incorna da vero… toro.
Nel recupero è Bastoni, affiatatissimo negli inter scambi con Dima, a mettere dal fondo una palla per Pio, che decide di… imitare il suo capitano e non perdona.
In otto minuti l’Inter segna 3 gol, dimostrando la sua potenza di fuoco e anche un po’ di suerte, nel senso che in altre occasioni il… tasso di successo delle manovre offensive non è stato altrettanto elevato.
Nella ripresa l’Inter ci prova subito sempre con Dimarco, che prima serve a Pio, un pallone invitante, ma il tiro viene respinto dal portiere, poi è lo stesso Dima che calcia forte, in diagonale, impegnando severamente Scuffet.
Si deve cercare si chiuderla, per evitare ulteriori beffe e l’Inter immette altri due titolari: Thuram e Barella.
Si tratta semplicemente di rotazioni, perché l’assetto di gioco non muta.
Poco dopo l’ora di gioco ancora Dima al proscenio.
Riceve palla dopo una bella percussione di Thuram, ma la sua conclusione si stampa sul palo.
Il Pisa ha accusato i colpo e forse la fatica del primo tempo e nonostante le sostituzioni fatica a tenere il campo.
Arrivano altre occasioni per de Vrij, Zielinski e Thuram ma il risultato non si schioda.
A una decina di minuti dal termine, finalmente è Thuram a pescare bene Dima che con una grande conclusione (un po’ strozzata) ottiene il meritato gol.
Poi arrivano il gol tutto personale di Bonny (“Quando vai da solo devi far gol, altrimenti i compagni ti… ammazzano”) e quello di Miki, ti testa, dopo un tiro di Thuram ribattuto.
Ma il Pisa era già… negli spogliatoi.
Una notazione interessante: l’Inter, la squadra che ha subito parecchie rimonte, ieri ha segnato 3 gol negli ultimi 8 minuti del primo tempo, e altri tre negli ultimi 10 della ripresa.
Dopo aver giocato una partita logorante e decisiva 3 giorni prima.
Le statistiche
Diciamo che i numeri, dopo un match così a senso unico, hanno poco rilievo, più come curiosità che come elemento di interpretazione del match.
Vediamo comunque i più significativi.
- Possesso palla: 66 a 34,
- tiri verso la porta: 33 a 7,
- tiri in porta: 13 a 3,
- tiri da dentro l’area: 29 a 3,
- big chances: 7 a 0 (ovviamente esclusi i gol),
- xG: 6,11 a 0,34 (credo che il nostro sia uno dei più alti in assoluto).
Il 41% dei nostri attacchi sono avvenuti a sinistra, il 31 a destra.
- Precisione dei assaggi: 90% a 80%,
- passaggi chiave: 20 a 4,
- cross riusciti: 17% a 4%,
- km percorsi: 119 a 121,
- allo sprint: 2,73 a 2,95.
A livello individuale, Pio è andato al tiro più volte (5), davanti a Dima (4) a Ziello e Lauti (3).
Ma Dima ha sempre centrato la porta, seguito da Pio e Moreo (2).
Bastoni, Bisseck e Ziello sono primi per passaggi riusciti, Ziello, de Vrij e Miki primi per tackle vinti.
Le pagelle
Sommer:
sul primo gol c’è concorso di colpa, anche se non equamente distribuito.
Miki ha una quota di responsabilità, diciamo al 30 % con un retro passaggio molto insidioso.
Lo svizzero sbaglia al 70% perché dopo un ottimo stop fallisce sia la scelta sia la misura la misura del passaggio.
Sul secondo gol poteva essere più reattivo, ma i difendenti che dovevano curare quella zona, hanno un po’ dormito.
5
Bisseck:
su quella fascia Luis Henrique fa solo il compitino, ma non crea mai pericoli.
Allora ci pensa lui, con una discesa da slalomista e conclusione a lato di un soffio.
Nel finale viene avanzato come quinto, con Carlos alle spalle.
Si rende utile anche in quel ruolo con l’assist di testa per i gol di Miki.
7
de Vrij:
incredibile la professionalità dell’olandese che si fa sempre trovare pronto pur giocando poco.
E’ ancora una vera sicurezza.
Per informazioni, chiedere a Meister, che non ha mai visto palla.
7
Bastoni:
splendida l’intesa con Dimarco, uno va e l’altro copre.
Quando tocca a lui andare, confeziona l’assist per il gol del 3-2 di Esposito.
Dietro non soffre mai.
7
Luis Henrique:
il compitino lo fa anche bene, in modo ordinato, presidia la zona e la gioca semplice.
Ma in queste partite serve più pericolosità negli ultimi 20 metri per aprire le difese.
5
(Dimarco:
Cavasinni dice che non è vero che che il suo ingresso cambia la partita, la partita è sempre la stessa.
Lui ci mette solo più qualità.
Sì, ma è la sua qualità che dà un contributo determinante nel ribaltare il risultato finale.
Aldilà delle questioni lessicali, una prova entusiasmante.
8)
Sucic:
prestazione sicuramente sufficiente, la qualità di piede non si discute, ma dà l’impressione che debba poter entrare in partita con maggior determinazione e incidenza.
Diamogli tempo.
6
(Barella:
come al solito tanto movimento, tanto sacrificio e un paio di giocate importanti.
6,5)
Zielinski:
continua il suo momento di grazia.
Gestisce da padrone la manovra in mezzo al campo, mette ordine e avvia azioni.
Poi va al tiro e ottiene il rigore.
Realizza con freddezza e riprende a macinare chilometri e giocate.
Provvidenziale in un centrocampo che ha fuori Calha, e ha Frattesi-Diouf un po’ ai margini
7
Mkhitaryan:
credo abbia delle corresponsabilità su secondo gol, però a mio parere è evidente che non era lui, piccolo e con elevazione modesta, l’uomo da piazzare su quel palo.
Anche sul primo gol poteva disimpegnarsi meglio.
Diciamo che nella fase difensiva qualcosa ha lasciato, mentre nella costruzione del gioco e questa volta anche nella… vena realizzativa, si è fatto apprezzare.
Forse anche lui sta giocando troppe partite ravvicinate.
6
Carlos Augusto:
ha altre caratteristiche rispetto a Dima, ma riesce comunque a rendersi utile e prezioso come alternativa, facendo bene anche quando viene spostato a destra e spinge comunque più di quel che facesse Luis Henrique.
6.5
(Akanji
troppo poco per una valutazione, certo sulle palle alte è… mancato insieme a Acerbi: oltre al gol iniziale, loro hanno concluso verso la porta esclusivamente con il secondo gol di testa e con un altro colpo di testa, sul 3-2, fuori di poco.
s.v.)
Pio:
ancora una prestazione convincente, per la prepotenza agonistica, l’aiuto che dà alla squadra con la sua forza fisica e le sue giocate e soprattutto per quello che lascia ancora intravedere nel futuro prossimo.
7
(Thuram:
sembra più attivo e brillante che nelle ultime prestazioni, autore di qualche bella iniziativa, va anche alla conclusione, respinta, e fornisce l’assist per il gol, fondamentale, di Dimarco.
6.5)
Lauti:
da grande capitano, oltre che da eccelso giocatore, è lui che suona la carica per la riscossa dei suoi.
Segna un gran gol e mette in croce i suoi marcatori.
7.5
(Bonny:
il gol è un capolavoro, anche se lo si poteva fare solo sul 4-2 e nei minuti finali, quando si può anche pensare a una legittima soddisfazione personale.
Vivace e intraprendente.
7)
All. Chivu:
conferma di conoscere il calcio – non ce n’era bisogno – di vedere il gioco, di saper gestire il gruppo e toccare le corde emotive giuste.
Alla terza partita impegnativa in una settimana presenta una squadra ancora molto viva e brillante.
7
Luciano Da Vite
Nota: si pubblica di seguito il post che Luciano aveva scritto dopo la gara contro l’Arsenal e che purtroppo non era stato possibile pubblicare nei giorni scorsi.
Credo di aver assistito a una partita solo in parte coincidente con le interpretazioni più ricorrenti in rete e sulla stampa,
Ho visto un Arsenal con tutti giocatori di qualità (titolari e subentrati), ma soprattutto li ho visti dominare sul ritmo e sulla corsa.
Attenzione, però: non tanto nei duelli individuali, ma nella quantità e qualità dei movimenti collettivi.
Quando c’era da correre uno contro uno, non mi è sembrato che loro avessero vinto molti più duelli.
A me è parso che il problema fosse che loro si muovevano tutti, sempre a un ritmo elevato.
Ogni volta che si sviluppava un’azione sulla fascia, guardavo in area e vedevo sette/otto giocatori che si muovevano per dettare lo sviluppo dell’azione: quando ripartivamo noi, di norma in area si trovavano 2 giocatori, tre quando andava benissimo.
Dietro noi abbiamo retto bene come squadra: il terzo gol non lo considero, perché ormi erano saltati schemi e posizioni ordinate.
I due che contano sono venuti per caso: il primo perché Luis Henrique si è addormentato, tenendo in gioco Gabriel Jesus.
Il secondo perché ha dormito tutta la difesa e il portiere non è uscito.
Comunque i gol subiti sono casuali solo in apparenza, perché se gli avversari fanno una pressione così insistente, prima o poi l’errore, il rimpallo, ecc. diventano fattori fisiologici.
Che noi tutto sommato abbiamo difeso con ordine, come atteggiamento complessivo, lo dimostra la statistica dei tiri: i tiri a rete sono stati 18 a 17 per noi, ma soprattutto i tiri nella luce della porta che abbiamo concesso sono stati solo 6, tra cui un gol che in termini di prestazione non conta e gli altri due, come detto, abbastanza casuali.
Voglio dire che secondo me non ci hanno travolti, il punto è piuttosto che noi non avevamo la forza (il ritmo? l’intensità?) per accompagnare di squadra l’azione di attacco.
In parte questo potrebbe essere dovuto alla scelta più volte rivendicata da Chivu che ha sempre detto di voler dare più verticalizzazione alla squadra: è ovvio che se cerchi subito le punte sono pochi i giocatori che riescono ad ‘alzarsi’ in tempo.
Noi infatti abbiamo avuto maggior possesso palla (51 a 49), e più passaggi riusciti, ma se guardiamo il possesso nella tre quarti avversaria e soprattutto i passaggi riusciti in quelle zone (76 a 99) la situazione si rovescia completamente:
Non credo che i nostri fossero… troppo vecchi per tenere un ritmo più elevato e accompagnare meglio le azioni offensive.
Di vecchi, anagraficamente, c’erano solo Acerbi e Zielinski, se non sbaglio.
Penso invece che si tratti delle caratteristiche dei giocatori: se tu puoi prendere tanti giocatori valutati oltre 60 milioni è evidente che, salvo errori sempre possibili, saranno giocatori completi, che uniscono classe corsa e resistenza ai massimi livelli.
Poi ci può essere un problema di freschezza (ho letto di un calendario inglese strutturato in modo che oggettivamente li favoriva, non so se sia vero).
E comunque pesa anche il fatto di avere 25 o più campioni, il che permette rotazioni certo maggiori di quelle consentite a noi.
Non c’entra nulla, ma il ritmo che hanno impresso alla gara i gunners, per tutti i 90′, mi ha fatto pensare al problema delle giovanili italiane.
Rifletto sulle nostre squadre, dove abbondano i campioncini, ma ci sono pochi giocatori che promettono da professionisti di sviluppare forza velocità e resistenza ai livelli dei top.
E non parlo dei 5-6 top in Europa, ma di tutti i giocatori delle 5-6 squadre più forti.
Comunque concordo con coloro i quali ritengono che, scontata la differenza di valori assoluti (e di…numeri degli stessi) noi abbiamo disputato una gara più che discreta, restando pienamente in partita sino agli ultimissimi minuti e ai cambi fatti per disperazione.
Concordo anche con chi ritiene che la qualificazione diretta, ormai quasi impossibile, è stata persa con i punti buttati contro Atletico e Liverpool, non sempre per colpa nostra esclusiva, tra l’altro.
Ma c’è una lezione che assolutamente deve essere imparata da chi di dovere, per non ricadere negli stessi errori in futuro (anche se, a causa degli errori commessi in estate, il futuro sarà meno agevole, anche finanziariamente).
Insomma, noi venivamo da una stagione in cui abbiamo lottato per tutto, arrivando fino al traguardo, per finire stremati su filo di lana e perdere tutto.
Le alternative erano due: o si puntava su una sola competizione, o si rafforzava la squadra con almeno due tre innesti di assoluto e indiscusso valore.
Perché si ha un bel pari a dire che a parte la juve il nostro costo squadra è uguale o superiore a quello delle rivali: infatti noi siamo l’unica squadra che ha lottato in questi anni ai vertici di campionato CL e… altro.
E’ un’operazione scorretta a mio parere quella di contare solo gli scudetti, per poi dire che in rapporto alla situazione finanziaria delle altre italiane dovevamo far meglio.
No, il percorso di nessuna squadra italiana in questi 5 anni è stato complessivamente paragonabile al nostro: non andavamo in CL, poi ci siamo andati in quarta fascia, poi abbiamo scalato tutte le fasce sino a entrare nel ristretto novero delle primissime, che hanno avuto accesso prioritario e meritocratico al mondiale per club.
Restando nel contempo ai vertici in Italia, sempre.
E nessuna squadra italiana è cresciuta a livello di introiti e di considerazione internazionale come la nostra.
Raggiunti questi risultati bisognava intervenire per difenderli e magari migliorarli.
Non dico di investire 308 milioni come ha fatto il già fortissimo Arsenal, ma investire 100-150 milioni per 2-3 campioni affermati era un dovere: verso il mister, verso la squadra, verso i tifosi e verso se stessi.
Se ci fosse stata un po’ di lungimiranza.
Perché invece perderemo molto, anche finanziariamente, a causa degli investimenti negati.
Credo che noi abbiamo fatto il massimo, contro l’Arsenal, con un nucleo di giocatori affidabili ridotto all’osso, con una partita difficilissima giocata tre giorni prima e con un’altra da disputare tre giorni dopo.
Tutte potenzialmente decisive, come ha mostrato l’ultimo campionato.
E questa situazione si ripete da 5 anni, con i big della squadra praticamente immutati.
Si, lo so che le partite ravvicinate le hanno anche le altre, ma il Napoli lo scorso anno ha vinto e non le aveva, il Milan quest’anno è il più pericoloso e non le ha.
Più un generale nessuna è stata in questi anni altrettanto competitiva su tutti i fronti.
E questo logora.
Come stupirsi se Barella, Thuram, Bastoni, Lautaro, Calha (volutamente non parlo dei più “vecchi”) ogni tanto hanno qualche flessione di rendimento, qualche battuta a vuoto?
Ma secondo voi dei giovani comprati quest’anno, oggi qualcuno entrerebbe nell’Arsenal, anche da subentrato?
A parte Pio, ovviamente, che non abbiamo comprato perché altrimenti con una valutazione per cui non bastavano 50 milioni (infatti rifiutati) non lo avremmo mai preso.
Secondo me tantissimi giocatori italiani, anche nelle giovanili, possiedono una tecnica importante.
Ma quanti sanno abbinare alle qualità tecniche ritmo, corsa, resistenza, forza fisica?
Affidata alle cure di Spalletti, uno che costruisce, la juve si sta riaffacciando a posizioni importanti di CL, ma quanti giocatori italiani di movimento c’erano ieri, su una quindicina messi in campo?
Tre, di cui due sostituiti a fine primo tempo/inizio secondo.
Il Napoli ha un solo italiano tra i giocatori che formano l’ossatura fondamentale della squadra: Di Lorenzo.
La vera domanda credo sia: perché in Italia si producono tanti bei giocatorini, ma non si producono atleti che sappiano giocare a calcio?
Tornando alla partita, Arteta, secondo quanto riportato da FcInterNews avrebbe detto:
“Avevo la sensazione che potessero fare un’occasione con due passaggi ed è successo due o tre volte.
Se perdi la palla in determinati spazi, loro sono pericolosissimi.
Noi avevamo due contro due ogni volta nell’ultima linea, è stata una gara difficile per la qualità che ci hanno messo”.
Ed è vero: quando sali con tutta la squadra, se hai qualità crei occasioni, ma qualcuna la concedi anche, se hai rivali all’altezza.
Ed in effetti, anche a mio parere la rapidità e l’efficacia della transizione offensiva è solitamente una delle nostre armi migliori, soprattutto quando riusciamo a rubare palla alti.
Per contro, quando siamo attaccati sistematicamente, concediamo pochissimi tiri, ma facciamo spesso errori individuali decisivi.
E quando creiamo occasioni davanti, troppo spesso sbagliamo la scelta o l’esecuzione della giocata finale.
Per fortuna di Arsenal non ce ne sono in giro tante, ma anche contro le migliori italiane, i risultati lo dimostrano, il ripetersi di certi elementi di debolezza finisce per penalizzarci, spesso anche oltre le attese per quanto prodotto.
Adesso il cammino stagionale si complica ulteriormente: vedremo come Chivu e la squadra sapranno reagire.
Le probabilità che la società intervenga subito con un provvedimento che non sia solo un tentativo di rattoppo provvisorio sono nulle.
Quindi gruppo dovrà trovare le energie e la forza morale per dare qualcosa di più.
Le pagelle
Sommer:
questa volta anch’io che sono piuttosto comprensivo credo che in occasione del secondo gol le sue responsabilità siano pesanti, anche se non esclusive.
Mi piacerebbe tanto per il prossimo anno un portiere sopra il metro e novanta, ma anche reattivo.
5
Akanji:
regge il confronto fisico con l’uomo che si trova ad agire dalle sue parti e non perde mai calma e lucidità.
6.5
Acerbi:
si perde l’uomo, che gli scivola alle spalle sul primo gol. Per il resto regge bene e tenta anche di scuotere la squadra.
Cala nel finale.
5.5
Bastoni:
a me Saka è sembrato il più pericoloso dei Gunners, insieme a Gyokeres.
‘Basto’ non solo lo limita moltissimo, costringendolo quanto meno a non puntare ma ad allargare il giro palla; ma in un’occasione si produce in un autentico salvataggio che vale quanto un gol
Pulito ed efficace in fase di transizione.
6.5
Luis Henrique:
grave la dormita sul primo gol che tiene in gioco il realizzatore.
Per il resto la solita partita anonima, senza uno squillo e con molta modestia.
5
(Diouf:
ingiudicabile.
s.v.)
Barella:
siamo sempre lì, il contributo dinamico e l’impegno sono assoluti, ma in questa fase della stagione la lucidità delle giocate gli viene a mancare.
6-
(Frattesi:
una mezz’ora disputata con grinta e volontà, ma senza tanto costrutto, in termini pratici.
6-)
Zielinski:
ancora impiegato in un ruolo che non gli è congeniale, se la cava con dignità utilizzando tecnica e senso della posizione.
Il suo contributo alle transizioni offensive non è rilevante, ma soprattutto perché i compagni non riescono a proporsi con continuità
6
(Bonny:
entra nel finale alla ricerca de colpo della disperazione, che non viene, non certo per suo demerito.
Ingiudicabile.
s.v.)
Sucic:
ho letto inni e peana su di lui, che francamente mi paiono eccessivi.
La conclusione che porta al momentaneo pareggio è un capolavoro di balistica e di freddezza, ma poi spreca un’altra palla preziosa, sbagliando l’ultimo passaggio. Ci sta, per carità.
Secondo me dei giovinetti presi quest’anno è l’unico ad avere un futuro.
Merita di ricevere il tempo necessario per crescere ulteriormente.
7 (la partita sarebbe da 6.5, mezzo punto in più per il gol)
Dimarco:
Saka è un treno irrefrenabile, anche perché su quella fascia avanzano altri che impediscono ai nostri di raddoppiare sistematicamente.
Davanti si fa aprrezzare, come sempre.
6+
Lautaro:
è fin troppo evidente che avrebbe necessità di riposa e ricostruire energie e lucidità.
Al tempo stesso la sua presenza è indispensabile per la quantità di lavoro che svolge e per l’animus da trascinatore.
Chiaro che un centravanti che gioca lontano dall’area avversaria deve avere una spalla dal guizzo superiore e soprattutto poter orchestrare la manovra offensiva su entrambe le fasce, non su una sola.
5 di stima
Esposito:
entra benissimo, anche perché ha compiti e occupa una posizione in campo diversissimi da quelli richiesti a Lauti.
Lotta, prende tanti falli, cerca la via del gol con due grandi giocate, che purtroppo non vanno a bersaglio.
6.5
Thuram:
molto isolato in avanti, con Lauti richiamato a notevole distanza, cerca di dare profondità e di far salire la squadra, ma gli manca quel quid che farebbe la differenza.
6
All Chivu:
prepara la partita in modo accurato, mancandogli il play e l’unico esterno che può vitalizzare la fascia destra.
Difficile pensare che potesse fare di più.
Ripeto, il terzo gol tatticamente per me non conta e sui primi due troppi errori individuali hanno il carattere dell’imprevedibilità.
P.s. Mi piace ogni tanto guardare i nomi dei subentrati nelle nostre rivali.
Per l’Arsenal sono entrati (tra parentesi il valore di mercato attribuito da Transfermarkt):
- White (30),
- Gabriel (75),
- Rice (120),
- Gyokeres (70) e
- Martinelli (45).
Erano assenti, o sono rimasti in panca, tra gli altri:
- Odgeaard (75),
- Hincapié (50),
- Calafiori (50),
- Madueke (50).
Senza commenti.
Luciano Da Vite