
La classifica è molto corta e dunque nessun risultato oggi può essere considerato decisivo.
D’altra parte essere davanti, anche di poco, è meglio che… essere dietro.
Voglio dire che se perdessimo andremmo un punto dietro al Milan, se perdessero loro andrebbero a 5 punti da noi.
Per noi sarebbe soprattutto una questione psicologica, di autostima; mentre per loro comincerebbe anche a essere una questione numerica, nonostante abbiano l’indubbio vantaggio di poter concentrare le energie solo sul campionato, mentre noi siamo attesi da confronti terribili e di sicuro almeno… prosciuganti, in CL
Ma il prossimo derby è molto più di questo.
E’ un confronto fra due scuole di pensiero, due modi di intendere il calcio.
E, curiosamente, sarà un derby… a ruoli tatticamente invertiti almeno rispetto a ciò che era dai tempi di Sacchi fino a quelli di Inzaghi (escluso).
Un confronto che non chiarirà nulla sulla questione teorica, questo è bene anticiparlo subito, perché chi lo perderà non abdicherà alle sue idee, ma troverà delle spiegazioni anche attendibili.
In realtà dunque la partita non dirà se è meglio il calcio di Allegri (e relativi supporter) o quello di Chivu (idem), ma solo se gli uomini messi in campo dai due tecnici, nelle condizioni di quel giorno, erano idonei a tradurre al meglio nel confronto reale, le indicazioni di gioco dei loro allenatori.
In altre parole se IN QUEL MATCH una squadra, con la sua tipologia di gioco, era più forte dell’altra.
Con tutte le varianti del caso: per esempio un errore arbitrale o una deviazione fortuita che cambiano l’indirizzo del match.
Senza arroganza, spero, chiarisco il mio pensiero.
Sono cresciuto applaudendo le prime vittorie di un’Inter contropiedista: i due scudetti del dottor Foni negli anni 50 sono venuti applicando un rigoroso catenaccio (termine che allora aveva un senso perché si marcava a uomo; oggi secondo me è inutilizzabile).
Il terzino Blason faceva il libero alle spalle del centrale Giovannini (di qui il termine catenaccio… con la porta super difesa) mentre l’ala Armano faceva il terzino.
Davanti c’erano individualità che saltavano l’uomo e andavano in porta da soli: Nyers di potenza, Lorenzi di astuzia, Skoglund di tecnica e dribbling ubriacanti.
Dopo anni “di transizione” ho visto l’Inter tornare a vincere grazie al Mago che è venuto in Italia con l’idea di tenere il baricentro altissimo: ha fatto comperare come libero il delizioso Zaglio, una mezz’ala, e lo ha mandato ad attaccare il libero avversario, nel cuore della loro area, aggredendo la loro difesa..
Nelle prime due partite ha battuto Atalanta e Udinese con punteggi tennistici.
Alla terza è andato a Padova, dove Rocco aveva sette onesti mestieranti, oltre al nostro ex Blason, utilizzato da libero, a un grande regista (Rosa) e a due punte, il velocissimo Mariani e Brighenti, altro ex, con un grande fiuto del gol (ricordo ancora una sua tripletta alla juve, in un clamoroso 6-0).
Nove difendevano, uno di questi orchestrava la ripartenza, due punte facevano male andando negli spazi.
Finì 2-1 per loro.
Il Mago capì subito tutto: nella partita successiva, col Milan, ripristinò il libero alle spalle del centrale (prima Balleri, poi Picchi).
Vinse quella partita 1-0, con un tiro da fuori, dopo un calcio piazzato, proprio di Picchi, allora ancora terzino.
Da lì, sempre con il libero, con una difesa super corazzata, con un grande regista e con individualità singolarmente fortissime in contropiede, cominciò la conquista dell’Italia, dell’Europa e del mondo (epiche le barricate contro l’Independiente e l’uno a zero difeso a San Siro contro il Benfica di Eusebio… e non solo).
Dopo tre anni una squadra sfinita perse tutto in tre giorni, tra Mantova e il Celtic. Aveva condotto tutto il campionato in testa ed era arrivata benissimo in finale di CL… Che ricorsi…
La società allora provò alcuni esperimenti, tra cui quello tatticamente innovativo del paraguaiano Heriberto, ma tornò a vincere, solo in Italia, con ‘Robiolina’ Invernizzi, che ripristinò rigorosamente i dettami del Mago vincente, con Corso in cabina di regia al posto di Suarez e i solisti del gol Mazzola e Boninsegna davanti.
Dopo diversi altri anni di anonimato, siamo tornati a vincere con Bersellini, che certo non era un innovatore (all’epoca anche in Italia si vedevano già esperimenti diversi, con il Torino di Radice e la Ternana di Viciani, mentre all’estero grazie anche ad alcuni fuoriclasse si era affermato il mito dell’Olanda iper offensiva).
Bersellini schierava tre difensori puri più Bini libero, un tornante (Caso) sulla destra, due mediani incontristi e di corsa come Marini e Oriali in mezzo, un esterno mancino che partiva da lontano ed era devastante in progressione (Muraro) due attaccanti (un trequartista e una punta, Becca e Spillo) che inventavano i gol.
Poi abbiamo vinto di nuovo col Trap (inutile stare a ripetere come il mister di Cusano Milanino avesse fama di ‘italianista’ che suonava un po’ se non come un insulto, almeno come una… diminuzione).
Il ricorso alla zona, sempre più diffusa, stava portando intanto all’abolizione del libero, sostituito da un secondo centrale che stava in linea col primo e non più alle sue spalle.
La difesa restava a 4 come ai tempi del catenaccio e se un esterno (Brehme) saliva, dall’altra parte si fermava Bianchi. Matteoli faceva il play basso – ma lo strapotere dei suoi due compagni gli consentiva spesso di avanzare senza rischi – e le mezze ali appunto avevano tali qualità fisiche (uno anche tecniche) da poter svolgere contemporaneamente il compito di interditori e assaltatori.
Davanti due punte ben assortite: il potente Serena, insuperabile nello stacco e l’agile e tecnico Diaz.
In realtà qualcosa cominciava a cambiare anche nell’Inter del Trap: se tre difensori erano rudi marcatori, Brehme era molto di più, Matteoli era un play fisicamente fragile ma con le qualità del trequartista e le mezze ali quando spingevano, e lo facevano spesso, erano animali non contrastabili.
In precedenza era fallito l’esperimento innovativo con Radice e dopo il Trap si ritentò la suggestione del nuovo con Orrico.
Nuovo fallimento e ritorno all’… italianismo prima con Bagnoli, poi con Bianchi e, dopo la parentesi Hodgson, con Simoni e Lippi.
La ricostruzione, dopo l’intermezzo Cuper, iniziò con Mancini che introdusse elementi tatticamente innovativi, e fu completata da Mourinho.
Il portoghese continuava la tradizione di un forte apparato difensivo, ma se la sua Inter amava aspettare gli avversari raccolta dietro (ovviamente in alcune partite chiave), gli uomini che andavano a infittire il reparto arretrato avevano caratteristiche particolari: per ‘gamba’ e qualità tecniche erano in grado di rovesciare fulmineamente l’azione e di proporsi in avanti: Maicon, Zanetti, gli stessi Pandev ed Eto’o erano in realtà… attaccanti che partivano da dietro sfruttando i suggerimenti dei vari Stankovic, Motta e Cambiasso. In particolare il sacrificio dei due esterni consentiva al trequartista Sneijder, poco incline a… correre all’indietro, di essere nei fatti la seconda punta, anche partendo 20 metri dietro Milito.
Rispetto a quanto accadeva in Europa, l’Inter restava una squadra a trazione posteriore (come non ricordare le partite di Londra e Barcellona?) ma nel motore aveva messo additivi da… Formula Uno.
Quando Mou lasciò, si volle cambiare radicalmente e così fallirono Benitez, Gasperini, de Boer.
Ma anche gli italianisti Mazzarri, Ranieri e Pioli non fecero meglio a dimostrazione, forse, del fatto che non era ormai questione di modulo e di atteggiamento più o meno offensivo
Spalletti avviò un primo abbozzo di ricostruzione, portando qualche elemento innovativo, soprattutto una maggior attitudine a giocare la palla, senza cercare subito il contropiede.
Ma poi arrivò Conte e tornammo a vincere giocando anche bene, ma sempre prevalentemente di rimessa.
Almeno contro le squadra forti: siamo sempre lì, se giochi in casa con una squadra più debole che sta dietro, non puoi stare dietro anche tu, finirebbe zero a zero.
Del resto lui aveva voluto Hakimi e Lukaku proprio per poter essere pericolosissimo davanti anche quando difendeva in nove.
Con questo background, con il fatto di essere stato un seguace del maestro Brera, con i frequenti scambi di vedute con allenatori e personaggi importanti di calcio che chiaramente privilegiavano la praticità rispetto all’estetica, non potevo essere che un italianista convinto.
Anche perché gli allenatori più vincenti in Italia continuavano ad essere Conte, Allegri e Ancelotti, mentre Ranieri si era permesso di andare a vincere lo scudo, con i suoi metodi, allenando una squadretta nel campionato dei club miliardari.
Poi è arrivato all’Inter Inzaghi ed è cambiato tutto. Per me.
Abbiamo fatto stagioni fantastiche sul piano del gioco e a parer mio anche dei risultati...
Il bilancio del suo ciclo per alcuni non è stato esaltante, per me sì.
E non lo dico per difendere l’operato di… Marotta e c., ma perché ho portato a casa diversi trofei, non ho mai visto una nostra simile continuità di vertice, in Italia e in Europa, e mi sono goduto molte giornate di calcio spettacolare.
Così il vecchio Luciano drasticamente italianista è diventato sostenitore di un modo di giocare diverso, che forse ha portato qualche risultato in meno rispetto a quelli teoricamente possibili, ma ha saputo coniugare risultati e spettacolo (anche se pure i gol segnati in contropiede erano spesso spettacolo puro, solo che si alternavano a lunghi periodi di sofferenza difensiva).
Continuo comunque a non far parte del gruppo di coloro che sostengono, ad esempio, che Allegri non ha un gioco.
La scelta della difesa bassa e della ripartenza negli spazi è una scelta di gioco con la stessa dignità di quella opposta.
Oltre al fatto che squadre come Milan e juve (per citare le due in cui Allegri ha dato il massimo) non possono pensare di giocare contro squadre inferiori in contropiede, per i motivi ampiamente spiegati
D’altra parte contro le squadre più forti anche Inzaghi metteva il pullman (Cfr. La finale col City), più che altro perché costrettovi.
Il calcio di oggi è cambiato radicalmente e certi parametri di lettura mi sembrano superati.
Non esiste squadra che quando deve difendersi da un attacco manovrato e avvolgente non porti tutti gli uomini sotto la linea della palla o comunque nella propria metà campo.
Non esiste squadra che quando porta un attacco manovrato (se… ci riesce) non sposti la linea difensiva all’altezza della linea mediana.
Persino se si assiste a una partita di giovanissimi, da vicino, si sente chiaramente come appena la squadra riconquista palla dietro, il leader in campo (e il mister) urlino disperatamente: “Alza, alza…”
L’altro mantra che spiega molte cose è “Scivola, scivola” : corti e stretti…
La squadra deve essere sempre corta: questo è l’imperativo. Ma la squadra corta può comportare anche che siano più uomini, rispetto alla divisione dei ruoli del passato, a trasformarsi provvisoriamente in attaccanti.
Facchetti per segnare il gol decisivo al Liverpool ha dovuto percorrere di corsa 80 metri di campo. E poi tirare una gran bordata
Acerbi per il gol al Barça ne ha percorsi forse 30 e l’ha praticamente appoggiata in rete.
Certo, era una situazione particolare, ma è indubbio che con Inzaghi centrocampisti e difensori occupassero spesso mattonelle (si fa per dire) molto più vicine all’area avversaria e si sganciassero, di conseguenza, più spesso.
Questa scelta comporta che tutti, anche i difensori, debbano essere buoni palleggiatori.
Lo erano Pavard, de Vrij, Bastoni, per certi aspetti anche Acerbi, mentre i cc tecnici erano preferiti ai cc cursori, almeno nel mezzo: Bare, Calha Miki, mentre in fascia al ‘tecnico’ Dimarco si affiancava Carlos, con più gamba, e a destra a Dumfries, con grande gamba, non… si affiancava nessun ‘tecnico’ ma solo perché tutti gli acquisti in quel ruolo non hanno soddisfatto, per cui ha giocato spesso il duttile Darmian.
Voglio dire che con Inzaghi probabilmente non avremmo mai visto preferire Gagliardini a Eriksen, ma quella scelta, nel sistema di gioco di Conte, aveva una sua motivazione.
E oggi?
Non ho visto abbastanza partite del Milan di Allegri e non ho comunque fatto la necessaria attenzione, per esprimermi.
Però mi fido di qualche conoscenza, imperfetta, dei loro giocatori ben conosciuti – non tutti – e delle valutazioni dei… denigratori di Allegri.
Quindi immagino che i rossoneri giochino molto coperti, non brillino per abilità e varietà manovriera, pur avendo in squadra Ricci e soprattutto Modric e vadano in gol soprattutto attraverso iniziative personali degli uomini offensivi Pulisic, Leao, Saelemaekers, Nkunku
del resto il fatto che i rossoneri abbiano segnato solo 17 gol contro i nostri ventisei e di contro abbiano subito solo 9 reti contro le nostre 12, mi portano a pensare ragionevolmente che… Allegri non abbia cambiato pelle.
Anche perché su 22 loro giocatori 10 sono di origine africana dunque molto forti atleticamente.
Non esageriamo però con i luoghi comuni: se il Milan andasse in svantaggio, saprebbe pericolosamente alzare il baricentro e attaccarci in modo insidioso, mentre se andasse in vantaggio punterebbe ancora di più sulle ripartenze devastanti negli spazi.
Perché “Le partite sono fatte di fasi” (Cit.).
Un allenatore che ha vinto tanto non può non saper curare alla perfezione entrambe le fasi di gioco.
Non è che tutti gli allenatori vincano, solo perché allenano una squadra forte e/o costosa.
Comunque un’idea di come il Milan potrebbe impostare la gara, bene o male, giusta o sbagliata, ce l’ho, pur considerando anche la variabile avversari che ti può portare ad alcune modifiche di sistema.
E l’Inter?
L’Inter è in una situazione un po’ particolare.
Ha un allenatore sicuramente interessante ma sul quale, a livello di Serie A e soprattutto di squadre di vertice non si può fare un’analisi sufficientemente consolidata.
Il fatto che sia primo in Italia e primo in Europa dice sicuramente qualcosa, ma non di definitivo.
Alcuni numeri sono contraddittori:
In Serie A aveva iniziato malino, con due sconfitte in tre partite, ma poi ha messo in fila un bel filotto, intervallato solo dalla sfortunata prova di Napoli.
In campionato ha segnato più gol di tutti, ma ne ha subito più delle rivali dirette e non solo.
Di tre confronti al vertice disputati, ne ha vinto uno e perso due, ma i due persi sono quelli in cui ha giocato meglio e la vittoria con la Roma è stata piena di sofferenze.
In CL ha fatto l’en plein, ma incontrando squadre anche forti, non certo irresistibili. Anche se, in CL non è mai scontato vincere.
Tuttavia non sono questi i discorsi che ci interessano, in questo momento.
La domanda vera è: come giocherà? Che Inter vedremo?
Può piacere o non piacere ma penso che come giocherà il Milan (puntando su quali armi) lo possano immaginare in molti.
Chivu ha preso un’Inter che era arrivata sul tetto d’Europa e quindi non poteva essere una squadretta, ma era precipitata rovinosamente proprio alla fine.
Doveva ricostruirla moralmente e questo penso si possa dire che l’ha fatto.
Se la squadra era forte al punto di essere arrivata fino in fondo in tutte le competizioni, appariva chiaro che non richiedeva rivoluzioni di uomini, di tattica, di atteggiamento.
Il mister aveva in mente di continuare il lavoro di Inzaghi, apportando due varianti: arricchire gli schemi offensivi e incrementare la verticalizzazione.
Il mancato arrivo di Lookman o di un giocatore con le sue caratteristiche, non gli ha consentito di attuare la prima ‘riforma’.
L’attacco è più forte di quello dello scorso anno perché sono arrivati due giocatori il cui rendimento è già da ora non confrontabile con quello dei sostituiti.
Ma nessuno dei due ha le caratteristiche di rapidità, dribbling sullo stretto fantasia che servivano per provare anche soluzioni offensive diverse (forse parzialmente potrà farlo Bonny…).
Avrebbe potuto averle la nuova ala destra, ma L. Henrique, preso prima del suo arrivo, non sembra possederle.
Restava quasi irrinunciabile per il nuovo mister la questione di ottenere una maggior verticalizzazione.
Raggiungere più velocemente le punte.
Oltre a essere un’arma per sorprendere le difese eventualmente scoperte, era anche un’arma per il secondo obiettivo: se le punte trovano lo spazio, infatti, puntano la porta, ma se non lo trovano, tengono palla e fanno salire la squadra.
Tutte le quattro punte sono in grado di assolvere benissimo al doppio compito: Thuram e Bonny forse sanno dare più profondità, Lauti e Pio sono imbattibili nel domare palloni, far salire i compagni, scambiare e magari andare a concludere.
Ma far salire la squadra ‘serve’ anche all’altro intento che a me pare Chivu abbia in mente: pressare alti, stroncare sul nascere i tentativi di ripartenza, provocare errori letali dei difensori avversari o comunque tenerli sempre sotto pressione.
Tutte le soluzioni hanno dei pro e dei contro: nel nostro caso se fallisci il pressing e non hai difensori super veloci, rischi di beccarti ripartenze sanguinose.
Tutte queste situazioni si sono ampiamente verificate: abbiamo fatto gol rubando palla in pressing alto, ne abbiamo subiti scoprendoci troppo quando gli avversari superavano la nostra prima linea di contrasto.
Le due partite con Udinese e juve, entrambe con ripartenze prese quando eravamo in vantaggio, ne sono un chiaro esempio.
Il problema dunque è vedere che equilibrio (so che la parola non piace, ma per me è così) riuscirà a trovare stabilmente Chivu, con questi uomini, sapendo che anche l’equilibrio difensivista applicato a Roma non può essere la soluzione ottimale.
L’altra questione su cui migliorare è proprio la capacità difensiva quando siamo sotto assedio.
Bisognerà vedere se insisterà sulla marcatura a zona sui calci piazzati (spesso siamo stati sorpresi da avversari che sbucavano sul secondo palo, alle spalle della difesa, oppure da avversari che al centro dell’area erano… marcati da giocatori che si scordavano degli avversari)..
Bisognerà trovare soluzioni più efficaci per fronteggiare avversari con esterni molto veloci e dribblomani e/o tridenti avversari che non danno punti di riferimento.
Il lavoro di Chivu con questo gruppo è cominciato da poco, il mister d’altro canto ha una formazione… per me ideale, nel senso che è cresciuto con la scuola iper europea dell’Ajax e si è completato con il campionato italiano.
Io non ho molti dubbi (nemmeno certezze, naturalmente) sulla sua capacità di affermarsi come mister di primissima fascia, ma bisognerà vedere quanto tempo impiegherà per reperire le soluzioni ottimali e soprattutto se esistono tutte le condizioni umane e tecniche, per realizzarle, subito.
In conclusione vorrei dire che secondo me noi siamo forse più forti come singoli, ma loro sono più avanti nella pratica di un sistema di gioco più consolidato e che non richiede particolari e ripetute sperimentazioni
Poi magari l’andamento del match e anche lo stesso risultato, lo decidono un rimpallo favorevole o contrario, un fallo a centro campo non fischiato (noi abbiamo perso due scudi proprio col Milan per questo… fattore) o un gol sbagliato. O un rientro in copertura tardivo.
E’ il bello e il brutto del calcio
Luciano Da Vite
Luciano ,bella disamina.
Sul concetto “noi siamo forse più forti come singoli” mi permetto di dissentire. O meglio, di dissentire se come singoli si intende la capacità di fare da soli la giocata che spezza il match.
Il Bilan per me ha molti più giocatori con queste caratteristiche, soprattutto davanti. Ma anche dietro possiede gente ruvida ma fisicamente top in grado di contrastare individualmente gli avversari.
Noi dovremmo esssere più squadra per caratterische dei nostri e perchè gran parte dei giocatori gioca insieme da tempo. M aserve che la squadra giri bene sia per offendere (non abbiamo solisti) sia per difendere (la marcatura pura, Acerbi a parte, non è nel dna dei nostri).
Il bilan è la squadra che per caratteristiche dei suoi interpreti temo possa metterci più in difficoltà: difensori forti fisicamente che con le buone o con le cattive intercettano palla, un ripulotre di palloni (Modric) e poi una batteria di asssaltatori che aggrediscono gli spazi in campo aperto, situazione che i nostri difensori soffrono maggiormente.
Io ci aggiungo anche i portieri – il loro è oggettivamente un fenomeno mentre il nostro sulle palle alte è….carente.
La speranza è che il gioco prevalga. Ed allora saremo noi ad avere la meglio perchè più continui. Poi concordo che match singoli siano indirizzati dagli episodi ma spero di non andare mai sotto con loro.
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Mi correggo parzialmente: noi rischiamo tanto anche in termini numerici: se perdessimo la quarta partita su dodici saremmo chiaramente fuori da ogni discorso scudetto.
Intanto si torna a parlare di mercato: ecco, io non pretendo che l’Inter prenda uni deu orìimi cinque o dieci calciatori al mondo, ma tra prendere uno di loro e prendere un giovane che promette qualcosa c’è una via di mezzo.
Lookman, Koné, mi andavano bene. ora mi vanno bene Adeyemi, Ordonez, Gila, ecc.
So che si può sbagliare anche con uno di questi livelli, ma le scommesse prendiamole per l’U23 non per una squadra che dovrebbe lottare per titolo e CL
Sarò troppo esigente, ma io un mercato in cui ci sia precluso anche un solo arrivo di giocatore già affermato non lo concepisco
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Anche perdendo la quarta partita su dodici (e qui permettetemi una toccatina ..) saremmo al massimo a tre punti dalla vetta.. vedo difficile che una situazione del genere ci metta nella condizione di abdicare dalla corsa al titolo.
A volte ci si focalizza troppo sulla capacità dei singoli di saltare l’uomo come se senza non si potesse giocare a calcio senza, ma noi e le nostre due finali di Champions in tre anni siamo l’esempio più lampante che questo non corrisponde al vero, così come il concetto che solo difensori veloci siano in grado di permettere ad una squadra di giocare alti.
Il calcio, fortunatamente, non è così semplice e standardizzato, nè segue regole fisse.
Il difensore veloce serve quando la difesa si muove male e quindi riesce a mettere una pezza sullo spazio dietro la difesa, ma per fermare un velocista spesso è più importante impedirgli di partire, con il controllo dello spazio e del mestiere (se io ti spingo quando stai partendo, perdi l’inerzia, chiaro che se rinculo e ti aspetto e mi faccio puntare allora diventa complicato..).
Dribblare è un’arma in più, ma mettiamo Leao all’Inter come esempio, un giocatore con un dribbling più di forza che di tecnica: a cosa ci servirebbe Leao quando le squadre fanno blocco basso? Rispondo io: molto poco.
Lookman mi piaceva come idea perchè pur non essendo un dribblomane è molto bravo a crearsi spazi in area per calciare anche in mezzo al traffico, qualità molto rara che hanno in pochi (tipo il mitico Principe Milito).
In sintesi il dribbling è sopravvalutato, dimostrazione ne è la Juve, piena di dribblatori funambolici.. e i risultati sono sotto gli occhi di tutti.
Chiudo dicendo che per il bene di tutti, dopo averci provato a lungo, sia il tempo di salutare Frattesi. Lui è un ottimo giocatore, potenzialmente devastante in certi contesti tecnici, ma non nella nostra squadra. E vedo che si sta intristendo e perdendo fiducia, e di ciò me ne dolgo perchè mi sembra anche un’ottimo ragazzo.
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Capt. Cambiasso, le tue considerazioni sono dense e interessanti come sempre, ma questa volta non le condivido in toto anche se le differenze riguardano sfumature più che opinioni diverse.
Il primo punto è costituito dalle eventuali (sgraat) 4 sconfitte in 12 partite.
Vero che saremmo comunque a 3 punti dalla vetta e vero che nel calcio nulla è impossibile.
Però il fatto che almeno a memoria mia, non sia MAI accaduto che chi ha perso 4 partite sulle prime 12 poi abbia vinto il campionato, qualcosa conta.
Come conterebbe il fatto che avremmo perso contro juve Napoli e Milan.
Tutti speriamo anzitutto che ciò non accada e se poi dovesse accade (ari-sgraat) che davvero non sia decisivo.
Preoccupante lo sarebbe di sicuro, mi pare.
Sulle altre tue considerazioni, come non essere d’accordo?
Si è vinto senza un dribblatore e si è vinto senza un difensore veloce.
Però avere un’arma in più da inserire nel caso che la partita non si sblocchi per l’atteggiamento difensivo degli avversari, un dribblatore che sappia aprire le difese a farsi largo sullo stretto, a me farebbe piacere.
Allo stesso modo se i difensori anticipano, o impediscono di mestiere che l’attaccante si lanci e se i centrocampisti ripiegano sempre tempestivamente in modo da non lasciare buchi, si può fare a meno del difensore veloce.
Però avere in rosa un difensore che oltre a saper fare il proprio mestiere sia anche veloce, secondo me serve.
Altrimenti non si capirebbe perché qualche volta abbia giocato centrale Bisseck, al posto di De Vrji e Acerbi e perché contro il Milan Chivu abbia il dubbio su chi schierare.
Quindi concordo con te che non siano esigenze irrinunciabili, ma a me personalmente farebbe piacere avere
un difensore bravo (Bisseck per me non lo è ancora) e veloce
un attaccante dal dribbling letale.
Un centrocampista con piedi accettabili che sia fortissimo interditore
Questo sposta il discorso su Frattesi: gli sono affezionato, per come si è comportato sino ad ora e penso che abbia qualità, magari non quelle che servono all’Inter.
Anch’io penso che si potrebbe cederlo, ma non a una rivale e comunque sostituendolo con uno più funzionale
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Che ne pensate se a Gennaio dovesse arrivare Frendupp ?
Personalmente non lo conosco, potrebbe essere un giocatore utile per dare equilibrio alla squadra soprattutto in certe partite a risultato acquisito dove c’è da difendere e far legna ?
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Sergio, su Frendrup i numeri sono dalla sua parte, anche se in questo avvio di stagione ha risentito anche lui delle difficoltà della squadra. Giocare nell’Inter è diverso, ma se davvero i nostri lo stanno seguenbdo da tempo e lo vogliono, mi fido.
Altra questione
L’Italia U17 è in semifinale ai mondiali.
Due considerazioni:
Per fortuna la nostra proprietà vuole puntare sui giovani. Eravamo abituati ad averne in ogni selezione giovanile almeno 5-6 di scuola interista, se non interisti.
° Chi ha visto la partita con il Burkina Faso non può non aver notato questo: i giocatori africani (e quindi anche gli ex africani, ex più o meno recenti, come sottolinea Sergio) IN MEDIA fisicamente ci sovrastano.
La tecnica del Burkina, che prima del nostro vantaggio aveva preso due pali e costretto il nostro portiere a grandi interventi, è sempre mediamente, piuttosto modesta.
E ppure il mix grande fisicità tecnica modesta è stato sufficiente per portarli a un passo dalla semifinale mondiale (schieravano anche dei 2009 e 2010). Per altro anche noi avevamo in campo 3-4 giocatori di colore.
Ora pensate a giocatori del tipo di quelli del Burkina, cresciuti in Europa e affinati tecnicamente e pensate alle nazionali che, a differenza delle nostre, schierano 5 o 6 di questi giocatori, fortissimi e tecnici.
Io mi domando come si fa a negare che questa sia quanto meno una concausa del nostro declino.
Ogni volta che vedo L’Inter o la nazionale contro una squadra straniera forte, vedo sempre che hanno almeno 3-4 giocatori di questo tipo decisivi.
Così è stato col bayern, così con il barça.
A livello di nazionali Germania, Inghilterra Francia Olanda Svizzera Portogallo perderebbero tantissimo senza questa tipologia di giocatori. Anche la Norvegia ne aveva due davanti che facevano la differenza e ne ha persino l’Ucraina…
Per cariutà non voglio aprire polemiche, probabilmente sbaglio, ma a me appare un fattore importante
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Grazie Luciano.
Intanto Zinho Vanheusden all’età di 26 anni si ritira dal calcio per i troppi infortuni.
Davvero sfortunato questo ragazzo, chissà che carriera avrebbe potuto avere se il fisico avesse retto.
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Aveva qualità tecniche straordinarie per un giovane centrale, ai tempi dell’Inter. Forse gli mancava solo un po’ di potenza
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Era meglio quando…litigavamo. C’era più partecipazione
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Tatticamente sarà una partita difficilissima. Il loro centrocampo è molto forte, con un fuoriclasse (il giovane e promettente Modric, che ha cambiato la squadra) e due ai lati che uniscono buona tecnica a fisicità straripante. Le punte sono due solisti che soffriremo molto anche perché giocheranno larghe per fare uscire il centrale e cercare gli spazi.
Matrix dice che con Bisseck abbiamo trovato il centrale. Io dico: forse fra due anni, se imparerà a leggere le azioni come fanno De Vrij e Acerbi.
Sulla sinistra chiunque giochi ci mancherà Mikhi e Bastoni Di Marco potrebbero soffrirne. però potrebbero anche far soffrire loro
Infatti anche noi abbiamo tante carte da giocare. Ma dovrà essere la giornata giusta
Con questo Bologna sono 6 le pretendenti a un posto in CL: oltre a noi in ordine alfabetico Bologna juve Milan Napoli Roma. Forse Como.
Sono fiducioso ma non tranquillo
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Suo giovani di colore: perché tante nazionali europee, anche non di primissima fascia, li hanno e noi no?
Forse qualche errore nella scelta è formazione dei ragazzi ci sarà…oppure è solo sfortuna?
Per stasera confermo i miei timori per quanto scritto sopra. Sarei stato molto più tranquillo se il bilan avesse 6 40enni come Modric al posto di Lulisic, Leao, Fofana, Salemakers…e magari anche i portieri invertiti.
Ma possiamo dure la bostra se, a mio avviso, il nostro attacco farà una grande partita
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Hai presente le politiche razziste, che vedono gli immigrati come un peso o addirittura un pericolo? Hai presente le colonie di Inghilterra, Francia, Germania Portogallo Olanda e l’accoglienza di altri Paesi, mentre le nostre colonie erano in Libia e nel Corno d’africa, paesi che non producono calciatori ? hai presente Balotelli in nazionale e gli slogan: non esistono negri italiani?.
Io non so cosa farebbe il Milan con 10 Modric, perché nessuno è così pazzo da schierare 10 trentasettenni. So però che se al posto di Modric il Milan oggi schierasse…Diouf, sarei più tranquillo
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Infatti non ho mai contestato la scelta di qualche ultrantrenne perchè sono il primo che non vorrei mai una squadra full under25. Ma nemmeno insistere troppo sulla sola esperienza per poi lamentarmi se altri team hanno un’esuberanza fisica superiore.
Non mi sembra che Francia e Olanda, per dire, non abbiano politiche razziste, basta vedere gli esiti delle loro elezioni. Da anni.
Gli extracomunicatori sono più numerosi in Italia che in Ucraina e, per dire, in Svizzera: basta considerare la numerosità della popolazione. E’ una questione matematica. Tanto che nella pallavolo, per dire, con le stesse politiche razziste ci sono una serie di giocatori oriundi (diciamo così). Lasciamo perdere le colonie.
La Germania è piena di turchi che sono in Germania da parecchio ma ne hanno scoperto il talento calcistico solo da una decina di anni. E senza che ci fossero le colonie 100 anni fa. Casualmente tale scoperta è cominciato dopo che a inizio anni duemila il fallimento dal broadcast tv che pagava i diritti della bundesliga ha “costretto” i club a rivedere profondamente le proprio politiche. Cercate in rete e si leggeranno cose interessantissime.
Il problema di strutture, programmi scolastici per cui lo sport è un peso, il ritardo culturale nel lanciare ragazzi nel calcio che conta e, con ogni probabilità, una formazione giovanile nel più ampio senso del termine che per anni ha trascurato tecnica e l’intensità sono verosilmente le ragioni principali della fatica del cacio italiano.
Non è un caso cde l’Italia faccia mediamente bene nei mondiali/europei giovanili: le altre nazionali i ragazzi anche molto giovani e bravi li mandano subito al livello superiore, accettandone pregi e difetti. Da noi, invece, si avvitano in un percorso fatto di prestiti, cessioni con premi, ecc. che in gran parte dei casi fa perdere anni preziosi aumentando enormente il rischio di smarrirsi.
Una singola gnerazione “sfortunata” può capitare, ma se da 20 anni non si passa u nturno al mondiale qualche domanda me la farei senza rimandare tutto solamente ad una politica di integrazione che, casualmente, colpisce solo il calcio e non altri sport dove ragazzi figli di immigrati regolarmente competeno per i nostri colori.
Sarebbe curioso conoscere la % di spesa “sul campo” del budget FIGC rispetto alle altre nazioni. A naso direi che i soldi che finiscono nelle tasce dei diriggenti romani consuma una fetta consistente dei denari a disposizione, come accade anche in ambito politico in cui FS o Trenord ha spese superiori per personale di scrivania rispetto a chei deve far funzionare i treni. Più facile sistemare così amici alimentando la politica clientelare di Giolittiana memoria.
Primi si lasciava tutto alle società private alimentate dalla generosità dei magnati privati che progressivamente sono usciti dal calcio italiano. La transizione la stiamo vivendo ora – nuove proprietà – e ci vorrà del tempo per vedere dei risultati
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Per me non è così, ma r non ho tempo di contestare una per una tutte le tue affermazioni che non condivido (circa il 90%). Spero di poterlo fare più avanti. Dipenderà anche dall’umore post derby.
In pratica forse sono d’accordo solo sul fatto che i politici da noi rubano un po’ più che altrove. me sembra incredibile che si possa negare il vantaggio dato dal fatto che quasi interi continenti parlano inglese, francese spagnolo e portoghese in termini di immigrazione e di assimilazione di grandi masse di extra europei. La Lepen prende tanti voti, ma io non ho mai sentito allo stadio cori non esistono negri francesi o non esistono negri inglesi. Altri Paesi non ganno avuto le colonie ma hanno capito il vantaggio dell’accoglienza. Altri ancora (come l’Ucraina) comprano giovani brasiliani e poi qualcuno arriva nelle prime squadre.
Nella formazione dei giovani lo sport e il calcio sono sempre stati secondari e tuttavia oggi le società tesserano tantissimi ragazzini. Per me nessun campione si perde perché va in prestito, ma forse mi sbaglio. Se è buono, il giovane va in prestito ma a 17 anni gioca in A (Camarda) e a 20 gioca nell’Inter (Pio). Se a 22 gioca in C è perché non sarà mai un campione (con rarissime eccezioni).
Per questo oggi, dovendo scegliere tra guardare tutta la partita dell’U20 e un solo tempo dell’U23, o fare il contrario, ho scelto l’U20
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Molto deluso dal risultato, ma penso che siamo stati abbastanza superiori al Milan. Hanno vinto loro, quindi domani si celebrerà Allegri.
Note negative Sommer e Lautaro. Entrambi molto male.
Mi sono piaciuti Thuram, Bonny, Sucic e Diouf.
Vado a dormire triste ma fiducioso, penso siamo pienamente in corsa per vincere lo scudetto. A fine stagione vedremo se avrò peccato di ottimismo.
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Beato te. Io sono molto depresso, pessimista e non sono affatto certo che arriveremo tra le prima quattro
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Onestamente Sommer è ormai una tassa….differenza tra portieri imbarazzante.
Lautaro quando il livello fisico avversario si alza è ormai da un po che non la vede mai. Io sono preoccupato perché il tuo top plsyer deve fare differenza in questi match
Sucic e Diouf hanno fatto bene, meglio di molti altri più esperti (incluso Modric).
Stasera per me abbiamo pagato anche il piede invertito di Augusto: Bartesaghi andava attaccato ma Carlos è mancino…25 giocatori e un esterno dx. Non il massimo.
Episodi negativi certo ma se perdi scontri diretti in serie qualche problema c’è.
Sempre più convinto che il predominio territoriale sia anche frutto di scelte degli avversari: dovendo noi entrare con triangoli (non ci sono alternative( stringono spazi.
Poi basta ripartire e tirare che con Sommer occasione si crea
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“Per caratteristiche dei nostri giocatori siamo costretti ad attaccare con tanti uomini.”
Chivu è diretto e sincero.
Il dubbio è se vale la pena avere 25 giocatori monotematici
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la media gol dj Lautaro in campionato, proiettata sull’intera stagione, è di 12 reti.
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Alla fine chi vince ha sempre ragione, loro con due tiri in porta hanno portato a casa la partita, noi come al solito abbiamo creato ma non abbiamo ottimizzato.
Sulla fascia destra abbiamo pagato tanto l’assenza di Dumfries, mi sarei aspettato a 20 minuti dalla fine l’ingresso di Luis Enrique per cercare di creare qualche pericolo anche da quella fascia, probabilmente Chivu in questo momento non lo ritiene ancora pronto, Diouf quando entrato non mi è dispiaciuto, Sucic molto bene nel secondo tempo,
Purtroppo quello che temevo a livello tattico si è verificato, ma in qualche partita snaturarci e giocare anche noi di rimessa ?
Se non ricordo male Conte l’anno dello scudetto a un certo punto del campionato si mise a giocare più di rimessa e sfruttare le caratteristiche di giocatori come Lukaku e Hakimi.
Lautaro è vero che non ha giocato bene ma se Maignan non avesse fatto un paratone su di lui saremmo qui a parlare di altro e in ogni caso sarebbe stato complicato per chiunque lasciarlo fuori nel derby.
Non so penso che a questo punto visti in numerosi scontri diretti persi pensare di vincere il campionato sia difficile anche se la classifica è molto corta e siamo ancora lì ma bisogna assolutamente cambiare passo.
Rispondo a Roberto sui giocatori monotematici, a mio avviso sicuramente no, non capisco come la società in questi anni non abbia provveduto, ci ha provato con Lookman questo anno ma non essendoci riuscita poi non ha cercato un’alternativa, fosse credevano che sarebbe bastato Luis Enrique, boh
Comunque da parte mia la delusione è tanta per il derby perso anche se un pò me lo sentivo.
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Seergio: “Se non ricordo male Conte l’anno dello scudetto a un certo punto del campionato si mise a giocare più di rimessa e sfruttare le caratteristiche di giocatori come Lukaku e Hakimi”.
Ricordi bene ma Hakimi, quel Lukaku e ci aggungo Perisic e quel Lautaro non ci sono. Oggi abbiamo giocatori con caratteristiche compeltamente differenti e i cambi sono stati presi cercando…le stesse caratteristiche (quest’anno forse qualcosa hanno cambiato ma finora i “diversi” hanno visto pochissimo il campo).
Per me Chivu è un ragazzo intelligente (questo a prescindere da che carriera avrà come tecnico).
L’Inter dell’ultimo Inzaghi aveva fatto chiaramente capire come il calo (non netto ma percepibile) dei vari Chala, Dima, Barella, Micky, Toro, ecc. avesse creato un problema nel segnare su azione. Tanto che abbiamo fatto mesi a sbloccarla su calcio piazzato.
Poi con squadre che si aprono un po’ di più la riconquista palla (finchè avevamo benzina) ci consentiva anche di dilagare con le piccole: da li i numeri che parlavano di valanghe di gol e il mantra per cui per noi segnare non è un problema…ma la distribuzione nelle partite e le modalità di realizzazione per me sono ancora più indicativi della forza di una squadra.
Chivu credo stia provando la riconquista alta proprio per questo motivo: crearsi occasioni da rete che altrimenti faticano ad arrivare. Anche ieri palo su corner, palo su recupero alto con difesa e cc gonzi non posizionati. Poi dopo il loro vantaggio, abbiamo creato poco nonostante avessimo sempre palla. Loro non consentivano più il recupero alto perchè sparacchiavano palloni lunghi senza uscire. E noi, per caratteristiche monocorde dei giocatori ci siamo al solito impantanati li.
Chivu ha spiegato chiaramente che ha messo Diouf – mossa coraggiosa considerando che il ragazzo non aveva mai giocato – perché aveva bisogno di chi puntasse uomo e tirasse. E’ ricorso all’ultimo dei panchinari.
Unico piccolo appunto che faccio è stata la sostituzione di Chala: vero che il giallo e il rigore sbagliato potevano incidere sul morale ma alla fine lui è l’unico che da fuori può colpire e tira corner come Dio comanda (gli ultimi tirati sono stati tutti bassi o altissimi). Ma se devi attaccare squadre basse Barella e Carlos servono a nulla.
Purtroppo il portiere è un qualcosa che paghiamo da anni: dobbiamo ritornare all’Handa del periodo in cui facevamo schifo per avre un portiere degno di questo nome. E infatti i due scudetti li hai vinti con margini così grandi che anche la presena di un portiere mediocre non si è fatta sentire. Ma quello e la punta sono i ruoli chiave per avre squadra forte. Oggi siamo molti deficitari su entrambi
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Ma Dumfries, Thuram e Bonny sono giocatori che di rimessa possono fare male a mio avviso
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post inviato. per motivi di tempo qualche cenno sulle giovanili lo aggiungerò in seguito, come interveto.
Intanto per chi non lo sapesse nel pèosticipo di oggi l’U23 ha vinto 2-1 a Parma con gol di Arntzen e Konteh
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Ricevuto il post Luciano, tra stasera e domattina lo pubblicherò.
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Nuovo post: https://buu.zone/2025/11/24/quattro-indizi-decretano-la-fine-di-unera-inter-milan-0-1/
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spiaciuto del risultato, ma, non stupito.
Sono anni che abbiamo lo stesso problema davanti (fantasia zero), il centrocampo e’ invecchiato e, dopo un po’di partite ravvicinate, non regge piu’ . Come conseguenza la difesa va sempre in crisi. il nostro portiere e’ buono, ma se vuoi stare su certi livelli non basta. Vedo sempre, come per l’anno scorso, piu’ colpe della societa’ che della squadra. Amen, se non tirano fuori soldi e quando lo fanno, sbagliano gli acquisti, me ne faccio una ragione e aspetto tempi migliori, sperando che arrivino.
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