La partita nel suo contesto, considerazioni in… libertà: Atletico Madrid – Inter 1-2

In questa stagione, con le sole eccezioni delle partite con Udinese e Roma, abbiamo perso con le squadre forti, spesso non sfigurando; vinto con le altre, a volte segnando parecchio. La tendenza è chiara: segnare abbastanza, magari non tanto con le punte che sarebbero deputate a ciò, ma subire troppo. Soprattutto non riusciamo a gestire le situazioni favorevoli, una volta conquistate. Andare in vantaggio o recuperare un risultato per noi infatti non è quasi mai una garanzia di conclusione positiva del match: spesso veniamo rimontati sia esponendoci comunque al contropiede, sia quando ci abbassiamo troppo e non riusciamo a “uscire”. Le marcature sui calci piazzati e sui traversoni lasciano spesso a desiderare. Contro l’Atletico siamo risultati primi per possesso palla, tiri verso la porta, tiri in porta, percentuale di passaggi riusciti, passaggi per la tre quarti avversaria e addirittura negli ultimi trenta metri, per xG… Ma tutto questo non è bastato, non basta e non può bastare. Contro l’Atletico abbiamo pagato: a) La mancanza di un portiere all’altezza; b) La mancanza di un centrocampista di peso e di sostanza atletica; c) Nonostante l’arrivo di Bonny, sicuramente un innesto positivo, il mancato acquisto di un attaccante in grado di sgretolare con iniziative individuali, il sistema difensivo avversario. Certo, l’improvviso calo di Sommer, forse, non si poteva immaginare, anche se il fatto che ricorrano da mesi le voci su interessamenti per altri portieri sembra indicare il contrario. Le altre due carenze erano state però individuate ed erano stati anche trovati i giocatori che avrebbero potuto colmarle (Koné e Lookman)… Nel post anche considerazioni sull’Under 23 e sulla Youth League. Malino, come sempre, l’U23: non tanto sul piano dei risultati, ma per quello che riguarda i giocatori che si mettono in mostra, visto che sarebbe questo l’obiettivo di questa squadra… La squadra di Youth League, invece, ha pagato l’eccesso di… gioventù. Le speranze principali sono qui riposte su Jamal Iddrissou.

Follie di… Primavera: Inter – Cesena 3-3

Il varo dell’Under 23 abbasserà inevitabilmente il livello della Primavera. I migliori Under 20 (classe 2006) sono passati in Under 23 e lo stesso hanno fatto molti classe 2007. Di conseguenza la nostra squadra è composta da molti ragazzi che hanno solo 17 anni (classe 2008) che si trovano ad affrontare squadre composte di giocatori di età maggiore e che possono comprendere anche 5 fuori quota. La medesima situazione, peraltro, si ripercuote a catena sulle squadre più giovani. Questo non è l’unico problema da considerare, tuttavia, relativamente la nostra squadra Primavera, se vogliamo ragionare in termini di risultato. L’allenatore Benito Carbone fa scelte orientate principalmente a favorire la crescita individuale invece che il risultato sportivo di squadra (contro il Cesena la formazione titolare era composta per nove undicesimi da calciatori diversi rispetto a quelli scesi inizialmente in campo contro il Monza alla prima giornata) e pratica un calcio che vede le sue squadre segnare molto, ma anche subire molto. Le sue squadre praticano un calcio molto offensivo, giocano per gran parte del tempo nella metà campo avversaria, cercando la via del goal con fraseggi insistiti e molto possesso palla; giocano inoltre sempre la palla in difesa, anche se sotto pressione, correndo naturalmente tutti i rischi che ciò comporta, alla ricerca dei vantaggi che può offrire questo sistema di gioco, anche in termini di formazione. Chiaramente si corrono rischi notevoli e sotto questo aspetto la gara contro il Cesena, finita con il risultato di 3-3, è stata in qualche modo emblematica. Migliori in campo: Maye (l’unico 2006 in capo); Pit La Torre e Kevin Moressa (entrambi classe 2008); tra i subentrati, Cerpelletti.

Fantasie di un tifoso in una notte di mezza estate

In questo momento la situazione ottimale, per quello che riguarda il calciomercato e la composizione della rosa per la prossima stagione, prevede l’arrivo di Ademola Lookman dall’Atalanta e di Giovanni Leoni dal Parma. Con la partenza sicura di un centrale difensivo (diciamo Acerbi, per ragioni d’età). Se invece che Leoni arrivasse un centrale magari di minor prospettiva ma di valore sicuro, sarebbe un peccato per il futuro, ma forse nell'immediato non una situazione irrimediabile. Dopo anni di stenti, comunque, il mercato sulla carta sarebbe finalmente positivo, ma la trattativa per prendere Lookman va chiusa, anche perché bisogna dimostrare che si fa sul serio. Non partiamo favoriti. Il Napoli è evidentemente davanti per diverse ragioni (non dovrà partire da zero, ha un sistema di gioco collaudato, Conte è allenatore più vincente del campionato italiano, stanno facendo un calciomercato importante) e anche la Juventus si è rinforzata. Il lavoro di Chivu si presenta tutt’altro che facile. Il primo problema è la compattezza reale, non solo formale, del gruppo. C’è poi il problema di affrontare l’anno zero dal punto di vista delle scelte. Le incognite sono molte: nuovo allenatore, nuovo preparatore, gruppo da cementificare, nuovi moduli tattici, giocatori affermatisi con un certo tipo di gioco a cui si chiederà di esprimersi diversamente. Se al posto di due arrive top dell’ultimo momento (Lookman e Leoni, appunto) arrivassero alternative meno costose e non di prima fascia (se non addirittura nessuno, se fosse vero che “In difesa siamo a posto così”) la situazione si farebbe di sicuro più problematica.

La fine di un ciclo

Che si sia trattato di un ciclo (o se preferite di un mini ciclo) per una società e una squadra come l'Inter non c'è il minimo dubbio. Si tratta di un ciclo di sei anni in cui abbiamo vinto due scudetti, ottenuto tre secondi posti, vinto varie “coppette” e giocato una finale di Europa League e due finali di Champions. Soprattutto abbiamo ottenuto un prestigio internazionale sconosciuto da anni. La superiorità del PSG in finale è stata indiscutibile, ma resta anche la convinzione che la dimensione del risultato sia frutto di una serie di fattori contingenti, che sono espressi e sviluppati nel contenuto del post, e sulla veridicità o meno di questa valutazione dirigenza e proprietà devono basare la loro riflessione nel momento in cui si sceglierà se rattoppare (in modo consistente e adeguato) o costruire ex novo. Bisogna stare attenti a buttar via il bambino (fuor di metafora: il tipo di gioco) insieme all’acqua sporca: i giocatori da sostituire e una ridefinizione di obiettivi e carichi di lavoro, in relazione alle forze di cui si dispone. Cambiare tutto per la suggestione di un match finito molto male è un rischio enorme. A parte questa partita, abbiamo davvero sfigurato tra le grandi europee? Al punto da dover ricominciare tutto da capo? Allo stesso modo ci dobbiamo porre delle domande sulla composizione della rosa. All’indomani di una delusione clamorosa (campionato e coppa finiti in questo modo): siamo sicuri che con giovani speranze poco costose, al posto di Acerbi, Darmian, Mkhitaryan, Arnautovic, avremmo fatto una stagione così? Naturalmente non ci sono contro prove: l'unica certezza è che quando abbiamo cercato di rafforzarci spendendo pochi euro sono venuti Palacios, Pepo Martinez e in prestito una riserva della Roma. Servono giocatori veri e forti per sostituire chi ci lascerà per raggiunti limiti di età e magari occorre provare a “trovare” qualche giovane che possa essere all’altezza subito, ma soprattutto anche elementi che posano sostenere la messa in campo di alternative tattiche di modulo e di caratteristiche di gioco. Un progetto che, se ci sono le condizioni sopra descritte, deve e può continuare con Simone Inzaghi in panchina. Consapevoli che anche questo è un rischio. Del resto finché tutto andava bene, il gruppo lo seguiva compatto ed entusiasta, ma dopo Monaco già si sono avvertiti i primi “scricchiolii”. Inoltre la brutta sconfitta in finale rischia di avere fatto crollare in verticale il nostro “appeal” internazionale. La partita del PSG è stata perfetta, Luis Enrique è un grandissimo allenatore e non è una novità, ma probabilmente si poteva – con meno ambizione immotivata – affrontare il match diversamente facendo scelte diverse prima della partita e soprattutto dopo il 2-0.

Le due conferme: Inter – Sheriff 3-1

Dopo Lazio - Inter il nostro Luciano Da Vite aveva "chiesto" non due "prestazioni", cosa che ci interessa poco, ma due vittorie anche con il risultato di 1-0 e pure giocando in modo sparagnino, ma con cinismo ed efficacia. Nella prima di queste due partite il risultato è venuto e la cosa non era così scontata perché, oltre a non dimenticare il successo degli "sheriffi" a Madrid e con lo Shakhtar, i moldavi hanno confermato sul campo di essere una squadra magari non eccelsa, ma solida e tutt'altro che sprovveduta. Che dire? Abbiamo disputato un'ottima partita, dominando per possesso palla e per numero di occasioni create: buon risultato e gioco divertente, offensivo. Se guardiamo all'imperativo contingente, tutto bene, ma in chiave di prospettiva a lungo termine, restano tutta una serie di perplessità e di temi che hanno bisogno di essere affrontati e possibilmente risolti. Abbiamo una squadra che resta un complesso poderoso e di tutto rispetto, ma con questo tipo di gioco difficilmente otteremo i risultati sperati nelle competizioni "pesanti". Non si è vista in campo una squadra con un futuro radioso, ma prendiamoci i tre punti, assolutamente indispensabili, speriamo di migliorare dove possibile, di arrivare a fine dicembre non troppo lontani dal vertice (sono già sette i punti di distacco dalla prima in classifica...) e di passare il turno in CL. Chissà che in questo caso non possano nel mercato invernale arrivare uno-due rinforzi che al momento appaioni indispensabili, ammesso siano poi degli innesti di qualità e non solo per fare numero.