Contro una Juventus fortissima, al di là della natura dei sistemi di gioco attuati dalle due squadre e dalle scelte degli allenatori e al di là della “casualità” delle circostanze, abbiamo tenuto comunque il campo con autorevolezza e quasi con superiorità, così come molto di rado si è visto negli anni. Eppure abbiamo perso. E non abbiamo perso per caso. Certo, si può salvare la prestazione (lo spirito, la determinazione, la capacità di “fare la partita”) ma abbiamo perso giustamente e abbiamo mostrato i soliti limiti che hanno caratterizzato le (poche) prestazioni negative delle ultime stagioni: centrocampo bravo nella manovra ma poco fisico (forza e corsa); attacco privo di un giocatore che vinca l’uno contro uno; assenza di uomini che possano essere decisivi partendo dalla panchina. Poi c'è un problema tattico ricorrente: sulle seconde palle o sui cross dal fondo all'indietro, lasciamo sempre troppo spazio ai giocatori che si presentano centralmente ai limiti dell'area. I risultati oggi chiedono dei cambiamenti. Oggi è evidente che i titolari giochino perché sono ancora i più forti: la riconoscenza non c’entra nulla. Se mancano le risorse economiche (certo i soldi spesi per giovani futuribili, potevano essere spesi per due titolari – come Lookman e Koné, per fare due nomi – e forse le cose sarebbero andate diversamente) forse va allora cambiato qualche cosa a livello dirigenziale. Speriamo di sbagliare, ma la stagione appare sin da ora negativa con la conseguente necessità di una mezza rifondazione.
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I voti e le pagelle alla squadra e ai singoli. Sulle singole partite come sul “periodo” e le pagelle di fine stagione.
Chi ben comincia è… a un trentottesimo dell’opera: Inter – Torino 5-0
Tutto bene all’esordio in campionato, per quello che riguarda l’Inter di Cristian Chivu, all’insegna della razionalità nel gioco e nell’introdurre quelle che sono le innovazioni che il mister ha in mente. La squadra ha affrettato, necessariamente, la preparazione e sembra arrivata subito, se non al top a una condizione molto positiva. L'incognita naturalmente è sulla lunga distanza quando il ridotto lavoro di base potrebbe causare qualche flessione. Naturalmente non si vuole sminuire l'entusiasmo per un avvio di stagione davvero imprevedibile, almeno in questa “quantità”. Come detto, la squadra è apparsa già al top, come dimostra l'aggressività e soprattutto la prontezza dei rientri, elemento fondamentale per garantire la protezione difensiva Allo stesso tempo moralmente è sembrato proprio che lo shock delle due competizioni perse malamente sul filo di lana sia stato assorbito dal gruppo, che del resto aveva già mostrato in passato una forza interiore e una compattezza del tutto affidabile. Chivu ha dimostrato molta saggezza e conoscenza del calcio, concetto che va molto oltre la capacità di valutare i singoli e 'vedere' il gioco. Il modulo di gioco visto contro il Toro è stato quasi sempre lo stesso di Inzaghi, ma alcuni cambiamenti si sono già visti: meno liquidità, posizionamenti rispettati, maggior verticalizzazione, maggior aggressività, quest'ultima per altro potrebbe essere frutto delle diverse condizioni di freschezza, almeno rispetto alla parte finale dello scorso campionato. Poi la condizione, già buona, ha permesso alla squadra di restare sempre e comunque compatta. Tra le prestazioni individuali, spicca in particolare quella del nuovo arrivato Petar Sucic. La prestazione del centrocampista croato è di assoluto rilievo per dinamismo, tecnica e qualità delle giocate. Prezioso in fase di costruzione e di rifinitura (vedi qui pure l’assist geniale per la prima rete di Thuram, autore di una doppietta), si segnala anche per alcuni recuperi difensivi di grande importanza.
Follie di… Primavera: Inter – Cesena 3-3
Il varo dell’Under 23 abbasserà inevitabilmente il livello della Primavera. I migliori Under 20 (classe 2006) sono passati in Under 23 e lo stesso hanno fatto molti classe 2007. Di conseguenza la nostra squadra è composta da molti ragazzi che hanno solo 17 anni (classe 2008) che si trovano ad affrontare squadre composte di giocatori di età maggiore e che possono comprendere anche 5 fuori quota. La medesima situazione, peraltro, si ripercuote a catena sulle squadre più giovani. Questo non è l’unico problema da considerare, tuttavia, relativamente la nostra squadra Primavera, se vogliamo ragionare in termini di risultato. L’allenatore Benito Carbone fa scelte orientate principalmente a favorire la crescita individuale invece che il risultato sportivo di squadra (contro il Cesena la formazione titolare era composta per nove undicesimi da calciatori diversi rispetto a quelli scesi inizialmente in campo contro il Monza alla prima giornata) e pratica un calcio che vede le sue squadre segnare molto, ma anche subire molto. Le sue squadre praticano un calcio molto offensivo, giocano per gran parte del tempo nella metà campo avversaria, cercando la via del goal con fraseggi insistiti e molto possesso palla; giocano inoltre sempre la palla in difesa, anche se sotto pressione, correndo naturalmente tutti i rischi che ciò comporta, alla ricerca dei vantaggi che può offrire questo sistema di gioco, anche in termini di formazione. Chiaramente si corrono rischi notevoli e sotto questo aspetto la gara contro il Cesena, finita con il risultato di 3-3, è stata in qualche modo emblematica. Migliori in campo: Maye (l’unico 2006 in capo); Pit La Torre e Kevin Moressa (entrambi classe 2008); tra i subentrati, Cerpelletti.
Gli Under 15 più forti d’Italia
L’Under 15 di Simone Fautario, già terzino sinistro delle nostre giovanili un tempo, è per l’undicesima volta Campione d’Italia. Si tratta di un gruppo che ha un’ossatura solida (lo scorso anno questa squadra ha vinto 4-0 la finale del campionato Under 15) e dove ci sono giocatori di prospettiva. La finale è stata vinta contro la Fiorentina (2-1), che in semifinale aveva a sua volta battuto il Milan con il risultato complessivo di 8-4, ma soprattutto vincendo 6-0 la gara di ritorno. La Viola era stata inoltre nei gironi la squadra con il punteggio più alto e che aveva segnato più di tutti: una novantina di goal. Aveva spiccato in particolare il cannoniere Croci, autore di oltre 40 goal in stagione. I nostri hanno tenuto il campo magistralmente, con la Viola che pressava alta, ma noi chiudevamo tutto, eravamo efficaci nei disimpegni e ispirati nelle ripartenze. Tutti hanno giocato con un’abnegazione e un senso di squadra encomiabile. Il vantaggio è arrivato poco dopo la mezz’ora con una rete del bomber Pippo Serantoni. Nel secondo tempo siamo entrati bene in campo e abbiamo all’inizio chiuso gli avversari nella loro area. Il raddoppio è arrivato tuttavia solo a meno di venti minuti dal termine con una grande conclusione dal limite di Vanacore, che Rosi (il portiere della Fiorentina) riesce a toccare senza impedire alla palla di finire nel sacco. Restiamo in dieci (espulsione di Lucarelli, doppio giallo e rosso), nel quinto e ultimo minuto di recupero la Fiorentina accorcia, ma non c’è più tempo e i nostri ragazzi portano a casa una grandissima vittoria e conquistano il titolo nazionale di categoria. Un’emozione non da poco.
Un weekend in chiaroscuro per le nostre giovanili
Weekend in chiaroscuro per le nostre giovanili. Partiamo dall’Under 17 di Samir Handanovic, allenatore preparato che tra le altre cose la prossima stagione sarà sulla panchina della Primavera. La più forte delle nostre giovanili rischia, dopo avere perso 3-2 a Torino contro i “granata”, di essere l’unica a fallire l’obiettivo di entrare tra le prime quattro. Al ritorno a Interello, mercoledì, alle ore 18.00, al Torino basterà il pareggio, cioè avrà a disposizione due risultati utili su tre per passare il turno a nostro discapito. La qualificazione appariva a portata di mano ed è stata buttata via a causa di una serie di errori individuali inammissibili. L’Under 16 di Solivellas perde in casa due a uno contro l’Empoli. La partita con ogni probabilità segna lo stop della corsa scudetto, in semifinale, dei nostri ragazzi. Per andare in finale infatti bisognerebbe vincere ad Empoli, anche con il minimo scarto, ma il compito appare quasi proibitivo. I toscani sono veramente molto forti e possono contare su un paio di giocatori davvero al top, come il numero 11 Landi, un brevilineo immarcabile, e il centravanti Perillo. Complessivamente però loro sono apparsi superiori come spirito di squadra, almeno in questa gara. La notizia migliore viene dall’Under 15 di Fautario che vince a Bergamo contro l’Atalanta e lo fa con un risultato veramente importante. Perché vincere tre a zero a Bergamo si può definire come una vera e propria “impresa”. Da segnalare le prodezze del portiere Costante, che ha parato un rigore sull'1-0 e ha compiuto qualche altro grande intervento nella ripresa. Un po’ tutti i nostri ragazzi si sono però espressi su ottimi livelli. Qualche cenno particolare, oltre all’ottimo Costante, lo meritano il centrale Forlani, poi Foroni, quindi i centrocampisti. Ma senza dubbio tutti quanti meritano un grande elogio per quanto fatto. Il discorso per quanto riguarda l’ammissione alla finale non è chiuso ma è molto ben avviato: i bergamaschi dovrebbero infatti vincere a Interello 4-0. In finale molto probabilmente ci aspetterà il Milan del fenomeno Jadid e non solo.
È finita come era cominciata (Genoa – Inter 2-2): Inter – Lazio 2-2
Gli errori decisivi, nel testa a testa finale, pesano in maniera irrimediabile e, come sempre in questi casi, l'Inter li subisce. In questa stagione la storia è iniziata a Bologna, con un gol irregolare scaturito da una rimessa irregolare. È proseguita contro la Roma, quando non è stato fischiato un clamoroso fallo da rigore su Bisseck. Il ciclo si è chiuso con Inter - Lazio, non tanto per il rigore concesso dal... Var ai laziali, quanto per un arbitraggio a senso unico di Chiffi, la cui gemma è stato il rigore negato ancora su Bisseck. C'era il rigorino di Bisseck, c'era il rigorone su Bisseck, prima trattenuto, poi spinto a terra da dietro con entrambe le mani mentre si apprestava a calciare in porta. Detto questo è indubbio che lottare su tutti i fronti, per provare davvero a vincere, comporta necessariamente l'impossibilità di esprimersi sempre al top, situazione che si può fronteggiare solo se hai una potenza tecnico atletica nettamente superiore a tutti. In particolare fare una CL come l'abbiamo giocata noi, con le forze di cui disponevamo, ci ha portato inevitabilmente a perdere punti in campionato. Credo che questo fosse anche preventivato e il fatto che comunque si arrivi all'ultima giornata a un punto dalla prima, dopo aver subito errori arbitrali determinanti, mentre il Napoli a Lecce, per esempio, ha avuto un clamoroso regalo, dimostra che il calcolo era azzardato sì, ma non sbagliato. Se siamo in finale di CL e a un punto dalla prima all'ultima giornata, però significa due cose: che la squadra ha dato tutto, più del prevedibile e che la proprietà è la vera e unica responsabile (oltre all'AIA e alla Federazione) di quanto accaduto. Bastava prendere un attaccante forte e oggi saremmo campioni d'Italia, oltre a essere in finale di CL. Nonostante gli arbitri. Ma ci sono almeno due altri fattori da valutare: il tipo di gioco praticato da Inzaghi e gli elementi determinanti a livello psicologico, anche inconsapevolmente. Così come, stupenda la stagione della squadra, superiori ai limiti oggettivi del gruppo, è da rivolgere – senza nessuna retorica e senza nessun intento provocatorio – una domanda anche al mister: non si contano i punti persi in vantaggio, facendosi recuperare, davvero non è stato possibile trovare nessun rimedio?
Le nostre scuse alle seconde linee: Torino – Inter 0-2
Le scelte di Inzaghi erano quasi obbligate, perché mettere in campo giocatori sfiniti voleva dire andare incontro a una sconfitta, ma soprattutto rischiare di arrivare alla finale senza energie. Come ogni allenatore, il mister ha dimostrato che se c’è la necessità e c’è la materia prima, sa cambiare ruolo a un giocatore e in un’Inter dove praticamente in campo c’erano tutte le cosiddette “seconde linee” (eccetto Alessandro Bastoni, confermato titolare anche a Torino contro i granata) con Nicola Zalewski schierato nel ruolo di mezzala sinistra. Una scelta che si è rivelata fondamentale, forse decisiva. Praticamente ha giocato con due play per garantire a Zalewski, autore di un goal straordinario che sblocca la partita, la possibilità di avanzare per disturbare Ricci e soprattutto per creare scompiglio nella difesa avversario. Dopo il vantaggio abbiamo continuato a “mordere” davanti e a cercare nel contempo le soluzioni più efficaci per contenerli dietro e abbiamo portato a casa la partita. Da segnalare una straordinaria parata di Josep Martinez e la prova più che discreta di Correa, che, almeno lontano dall'area, si è reso utile nei ripiegamenti e nella transizione offensiva. Detto della Primavera che batte la Sampdoria uno a zero (Lavelli) e si avvicina alla Final Four senza bisogno di giocare i Play Off, la giornata delle giovanili vede l’Under 18 sconfitta in casa dopo una gara pirotecnica. Il Bologna infatti vince 3-4. In panca per i nostri, assente mister Carbone squalificato, un grande ex delle nostre giovanili, Mario Rebecchi. L’Under 16 vince in trasferta a Bologna due a zero. Una piccola impresa (mancavano ben quattro giocatori squalificati). Vanno a segno Piva e Matarrese. Se manterrà il vantaggio a Interello, il 25 maggio giocherà la semifinale contro la vincente di Monza – Roma. L'Under 15 dopo aver vinto 3-0 a Sassuolo, nel ritorno ha pareggiato 1-1 contro i neroverdi (Serantoni), passando il turno. Ora l'aspetta il doppio match col Parma, per decidere chi andrà in semifinale.
Un’Inter da sballo. Riuscire a ripetersi farebbe la storia: Barcellona – Inter 3-3
Se guardiano alla Champions League, questa Inter è già passata alla storia. Quante squadre italiane, infatti, negli anni 2000, nella stessa competizione hanno pareggiato a Manchester col City, battuto l'Arsenal, eliminato tra gli altri il Monaco, il Lipsia, il Feyenoord e il Bayern ai quarti e pareggiato a Barcellona, segnando tre gol? Tutte e quattro le semifinaliste di Champions hanno fatto una stagione pazzesca e tutte quante hanno giocato tanto ma le cinquantasette partite di Bastoni (e di altri) pesano maggiormente non solo perché l'età media della rosa è più alta, ma perché il campionato italiano non è il più bello, ma è il più stressante. Ed è indubbio che le altre tre squadre abbiano un budget non confrontabile con il nostro, il che permette loro, per esempio, di sostituire Lewandowski con Ferran Torres, pagato 55 milioni, mentre noi abbiamo sostituito Lautaro con Taremi, parametro zero. Così non è un caso se tra i nostri, i giocatori che appaiono avere più gamba e freschezza siano quelli che hanno giocato di meno. Pretendere di più dalla partita di Barcellona per quanto concerne la fase offensiva è veramente difficile (abbiamo fatto loro tre goal, uno ci è stato annullato per un centimetro, al termine dell’azione più entusiasmante e abbiamo avuto altre occasioni), mentre ci sono stati dei problemi nella fase difensiva: nella marcatura del fenomeno Lamine Yamal; nelle responsabilità dei singoli in ciascuno dei loro tre goal (errori individuali); nel lasciare loro la possibilità di calciare da fuori. Se vogliamo avere qualche speranza, nella partita di ritorno, bisognerà cercare di evitare proprio queste situazioni, tenere la difesa più alta e cercare di palleggiare più a lungo (il dato del nostro possesso palla è il peggiore da quanto all’Inter c’è Inzaghi). La differenza tra le due squadre resta ed è notevole, dobbiamo esserne consapevoli e a San Siro dovremo sfruttare al massimo tutte le nostre armi, senza alcuna distrazione, se vogliamo avere delle possibilità.
Arrivederci, scudetto: Inter – Roma 0-1
Che non fosse la nostra annata, almeno per lo scudo, lo si era capito sin dalle prime giornate, con una difesa colabrodo e con i punti buttati un po' ovunque, a cominciare da Genova, proprio nella giornata d'esordio. La forza oggettiva della squadra, quando ha tutti gli uomini e i migliori sono in condizione, ci ha permesso di superare queste disavventure e riconquistare la testa della classifica. E ci ha fatto illudere, anche se non siamo mai caduti nella trappola incensatoria dei giornalisti prezzolati e interessati. La questione era semplicissima: il campionato italiano, piaccia o non piaccia, è diverso dagli altri. Tranne rarissime eccezioni, lo si vince lottando sino alla fine, in tutte le partite e quando si è sul filo del rasoio diventa determinante non avere buttato punti nei momenti in cui eri al meglio e stavi amministrando le gare. Genoa, Monza, Juve, Bologna, Napoli, Parma: troppe volte avevamo la partita in pugno e ci siamo fatti rimontare per cali di tensione (anche comprensibili visti gli impegni e la rosa, non è questo il punto)… Nel post il racconto della partita contro la Roma. La Roma del “difensivista bieco” Ranieri contro cui la diversità di condizione atletica è apparsa evidente: erano loro ad avere le energie per pressarci alti, i giallorossi schieravano persino due punte vere e un quinto offensivo come Soulé... Quindi considerazioni sulla composizione della nostra rosa attuale e anche in proiezione “futura”, fermo restando che adesso la priorità è concludere bene la stagione e in particolare cercare di fare bene in semifinale di Champions contro il Barcellona, detto che il campionato a questo punto appare essere definitivamente sfumato. Ci sono poi dei riferimenti di carattere storico cui guardare e da cui cercare di trarre degli insegnamenti, detto che la parabola di questa squadra – ci auguriamo che ovviamente il finale possa essere differente – ricorda quella dell’Inter di Helenio Herrera del 1966/1967. Allora avevamo condotto il campionato sempre in testa, dalla prima alla penultima giornata e avevamo dominato in Europa, dove ci restava solo l’ultimo step, sulla carta il più agevole, contro il Celtic Glasgow. Ma eravamo arrivati al momento decisivo della stagione con la squadra sfinita, incapace di battere un Napoli modesto a San Siro, alla penultima, e di segnare un solo gol a Mantova, contro i locali già retrocessi… La clamorosa flessione psico-fisica sarà poi confermata nella finale in Portogallo, contro il Celtic, aiutata anche lì dal fattore “assenze”: mancava infatti il “leader maximo” Luisito Suarez. Augurandoci che le cose possano andare diversamente, per il futuro ci viene ancora in soccorso il confronto con l’Inter di HH che perse tutto all’ultima giornata. Allora si decise di rifondare, vennero presi 10 giocatori nuovi, ma 10 giocatori in un colpo, per motivi finanziari, non potevano che essere mediocri. Si dovettero aspettare 5 anni per rivincere e fu comunque possibile solo grazie all'apporto dei leader storici: i difensori, Corso trasformato in regista, Mazzola e Boninsegna. Attenzione quindi a come bisognerà muoversi, consapevoli che per ovvie ragioni gli interventi importanti potranno essere pochi. Non potremo permetterci di sbagliare.
Sul cadavere dei leoni festeggiano i cani. Ma i cani restano cani e i leoni restano leoni: Inter – Milan 0-3
Abbiamo subito due sconfitte decisive in tre giorni, subendo quattro gol ma soprattutto non segnandone neppure uno. In queste partite erano assenti gli unici due uomini della rosa capaci di dare profondità e peso alla squadra e di far risplendere le doti del campione più fulgido, che senza assistenza deve battersi come un umile gregario, e per altro lo fa. Nel primo tempo si è vista un'Inter buonissima, ancorché priva del migliore nel ribaltare l'azione (Calhanoglu) e soprattutto dei due elementi che potevano rendere letale la transizione offensiva (Thuram e Dumfries). Subìto il primo gol nel momento in cui avevamo creato molto senza riuscire a sbloccarla, la situazione è chiaramente cambiata. Più ancora che la rete subita in chiusura di primo tempo, ha però inciso sulla situazione tattica del match, il secondo gol, subìto con un pizzico di sfortuna a inizio ripresa, quando tutto poteva essere ancora aperto. Loro hanno vinto meritatamente, per qualche distrazione difensiva nostra e per le nostre difficoltà davanti. Per giocare così come gioca l’Inter di Simone Inzaghi e avere successo, in tutte le competizioni, bisogna avere gli uomini giusti e in numero giusto. Bastano due o tre giocatori non all'altezza perché alla lunga, in una stagione massacrante, le... imperfezioni di organico ti penalizzino inesorabilmente... Adesso sarà tutto più difficile, non solo per la conclusione di questa stagione (questo è ovvio), ma anche per realizzare tutti i movimenti indispensabili nel prossimo mercato.









