In questo momento la situazione ottimale, per quello che riguarda il calciomercato e la composizione della rosa per la prossima stagione, prevede l’arrivo di Ademola Lookman dall’Atalanta e di Giovanni Leoni dal Parma. Con la partenza sicura di un centrale difensivo (diciamo Acerbi, per ragioni d’età). Se invece che Leoni arrivasse un centrale magari di minor prospettiva ma di valore sicuro, sarebbe un peccato per il futuro, ma forse nell'immediato non una situazione irrimediabile. Dopo anni di stenti, comunque, il mercato sulla carta sarebbe finalmente positivo, ma la trattativa per prendere Lookman va chiusa, anche perché bisogna dimostrare che si fa sul serio. Non partiamo favoriti. Il Napoli è evidentemente davanti per diverse ragioni (non dovrà partire da zero, ha un sistema di gioco collaudato, Conte è allenatore più vincente del campionato italiano, stanno facendo un calciomercato importante) e anche la Juventus si è rinforzata. Il lavoro di Chivu si presenta tutt’altro che facile. Il primo problema è la compattezza reale, non solo formale, del gruppo. C’è poi il problema di affrontare l’anno zero dal punto di vista delle scelte. Le incognite sono molte: nuovo allenatore, nuovo preparatore, gruppo da cementificare, nuovi moduli tattici, giocatori affermatisi con un certo tipo di gioco a cui si chiederà di esprimersi diversamente. Se al posto di due arrive top dell’ultimo momento (Lookman e Leoni, appunto) arrivassero alternative meno costose e non di prima fascia (se non addirittura nessuno, se fosse vero che “In difesa siamo a posto così”) la situazione si farebbe di sicuro più problematica.
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Vaneggiamenti di mezza estate (dalla prima squadra ai giovani)
In questo post facciamo il punto della situazione su quello che è successo nell'ultimo periodo, dopo la finale di Champions giocata contro il Manchester City. Sono successe molte cose, tanto per quello che riguarda la prima squadra, tanto per quello che riguarda il settore giovanile. Per quanto riguarda la prima squadra, ci sono state ben nove partenze a cui se ne dovrebbero aggiungere (forse) altre due. Siamo davanti a una mezza rivoluzione e davanti a una rosa ancora da completare, considerando due dubbi fondamentali: la perdita della spina dorsale della squadra (Onana-Brozovic-Dzeko) che significa che dovremmo vedere un'altra Inter, più di corsa, più verticalizzante, ma meno ragionatrice e con meno geometrie e aperture di gioco illuminanti; questa perdita di intelligenza tattica, come la mancanza di abitudine alle grandi sfide, sono carenze che potremmo pagare in particolare per quello che riguarda le competizioni europee. Ci sono poi ovviamente anche delle certezze: la qualità dei dirigenti, la crescita dell'allenatore e la sua maggiore autorevolezza, una situazione finanziaria che è leggermente migliorata. Tengono banco la questione Lukaku e in particolare sarà interessante capire se arriverà un sesto centrocampista e se sarà di un buon livello (ma qui probabilmente servirà una qualche intuizione geniale). Tante incognite anche per le giovanili, dove la rivoluzione è autentica e molto importante con conseguenze che non possiamo ancora valutare. Di Samaden abbiamo detto tutto: è un addio importante. Massimo Tarantino, il suo sostituto, ha davanti a sé un compito molto importante, quello di non farlo rimpiangere e di sostituirlo in maniera adeguata, ma pure quello di gestire un settore giovanile dove sembrano mancare investimenti in ogni direzione (anche sul piano delle strutture), mentre il livello tecnico e agonistico medio del calcio giovanile nel nostro paese sta crescendo in maniera considerevole. Le nostre difficoltà finanziarie ci hanno fatto perdere punti e questo è un tema che prima o poi bisognerà affrontare. In più c'è un auspicio, l'espressione di una speranza: che si lavori per accorciare le distanze tra settore giovanile e tifosi. Impossibile non dedicare spazio poi alla scomparsa di un grande campione, un grande di Spagna, cioè Luisito Suarez, scomparso lo scorso 9 luglio. Interista, milanesissimo, il suo acquisto, fortemente voluto da Helenio Herrera, da parte del presidentissimo Angelo Moratti ha proiettato la nostra Inter prepotentemente ai vertici del calcio europeo. Suarez ha fatto la storia di questo grandissimo club che da quel momento in poi è "obbligato" a onorarla e emularla. Ci piace pensare che Luisito dall'alto veglierà perché la sua squadra tenga fede alle attese di tutti.

