È stata una partita bellissima, tra due squadre molto forti, dotate di un tasso tecnico elevato e capaci di esprimere altissima intensità. Nel primo tempo, nettamente meglio noi: siamo riusciti ad aggredire alti e, sulla pressione bergamasca, una volta riconquistata palla siamo usciti con sontuose giocate sullo stretto. Loro marcavano a uomo e in questa situazioni gestire la palla in uscita, con l'idea di verticalizzare, è sempre rischioso e richiede tanta tecnica, fisico e lucidità. Qui si è visto un nostro limite attuale, qualcosa su cui lavorare ancora, perché non è la prima volta che questa situazione si evidenzia: giochiamo bene, ma poi ci manca l'ultimo passaggio o la conclusione vincente. Se giochi un gran primo tempo e non concretizzi abbastanza, poi è normale che nella ripresa, con un piccolo calo, finisci per soffrire. Tante rimonte subite si spiegano anche così. Ieri, diciamo la verità, ci è girata bene, anche se ci siamo meritati questo favore della sorte. Certo, la vittoria di misura è comunque meritata, ma è altrettanto vero che rispetto ad altre occasioni meno felici, la “suerte”, che spesso di aveva puniti, in questa situazione ci ha agevolati, perché il vantaggio si è concretizzato nel periodo meno favorevole e grazie a due errori davvero clamorosi, insoliti, degli avversari: Djimsiti che passa la palla a Pio per il nostro gol, Samardzic che sbaglia una conclusione incredibile a due passi dal portiere. Ridotta all'essenziale, la partita è tutta qui, ma in mezzo c'è stata una buonissima dimostrazione di calcio ad alto livello da parte delle due squadre. Sicuramente si deve lavorare per ridurre il gap tra occasioni create e reti realizzate, ma questo è solo il rovescio parzialmente negativo di una medaglia dall'immagine molto accattivante. Senza trascurare questo aspetto, sembra primario risolvere la questione relativa la difficoltà strutturale nel difendere il vantaggio. Curiosamente, ma forse non troppo, abbiamo vinto con le grandi solo nelle trasferte di Roma e Bergamo e entrambe le volte, per 1-0 perché siamo riusciti, pur subendo, a difendere il vantaggio. Chivu sta dimostrando grande competenza, oltre che dimostrare di essere un maestro di signorilità in un mondo non proprio esemplare, ma, considerando pure i limiti della rosa, ci sarà ancora da lavorare molto per quello che riguarda questi aspetti, per cercare di restare competitivi fino all’ultimo. Se si punta solo sul campionato, la rosa potrebbe essere sufficiente. Se si punta ad arrivare in fondo a tutte e magari vincerne una, no.
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L’ottimismo o il realismo? Parma – Inter 2-2
La delusione molto forte potrebbe indurre a riflessioni troppo negative: in fondo siamo sempre primi in campionato (lo saremo anche se il Napoli vincerà la partita contro il Bologna), siamo il lotta per la finale di Coppa Italia e dobbiamo ancora giocarci la doppia partita con Bayern, unica tra le squadre italiane ancora in lizza in CL. Purtroppo questi risultati sono il prodotto di quanto fatto fino ad ora, in oltre otto mesi esaltanti per molti versi, mentre i segnali per il futuro sono quanto meno poco incoraggianti. Nelle ultime tre partite abbiamo ottenuto solo due pareggi e una vittoria, stentata, contro squadre forti ma non di primissima fascia, come Udinese, Milan e Parma. Eppure altri sono i fattori che suscitano preoccupazione, credo legittima, ben oltre i punti persi in sé. Sono le prestazioni, il susseguirsi di infortuni e la difficoltà di sopperire alle assenze, anche per il necessario turn over, schierando in campo diverse alternative ai titolari contemporaneamente. Il problema è il gap esistente, per molti ruoli, tra il titolare e il sostituto. Non si può avere ambizioni in Italia e in Europa senza fare, da anni ormai, un solo mercato sostanzioso. La realtà è che non possiamo permetterci di mettere in campo contemporaneamente 5-6 alternative ai titolari; non abbiamo alternative ai titolari credibili come attaccanti (eccetto Arnautovic, in parte); se gli attaccanti non hanno alternative credibili, dopo molti mesi, arrivano inevitabilmente a una condizione deficitaria. Pari modo, non si può essere ambiziosi neppure sul settore giovanile, lesinando sugli investimenti di mercato. In apparenza nel settore siamo messi bene: U20 e U18 dovrebbero arrivare tranquillamente alle fasi finali; U17 U16 e U15 sono prime nei rispettivi campionati. Ma a livello di singoli mi sembra siano pochi i giocatori 'completi' (fisico, tecnica, mentalità) che possono arrivare a grandi livelli, rispetto ad alcune nostre rivali: Milan, Atalanta, Roma e Juve prima di tutto, ma non solo. Anche in questo caso è una questione di investimenti sul mercato: la base calcistica, in tutte le categorie, è molto alta, ma mancano quegli innesti, soprattutto dall'estero, di giocatori 'destinati' a percorsi professionali di assoluto rilievo

