Contro il Parma abbiamo giocato sempre all’attacco, con pressione alta sui portatori di palla avversari. Abbiamo costruito azioni belle ed efficaci e creato tante palle goal, che però non abbiamo sfruttato a dovere. Siamo stati molto attenti nell’impedire le loro ripartenze. Chiaramente nel finale loro hanno tentato il tutto per tutto e in queste situazioni bastava una disattenzione, una palla deviata, un contrasto perso per vanificare un risultato perseguito mostrando netta superiorità su una squadra per altro ben messa in campo e con qualche individualità di valore. Invece loro in quei minuti concitati non sono mai riusciti a tirare in porta, mentre noi, potendo giocare con più spazio offensivo, siamo andati due volte in gol in due minuti (anche se la prima rete, bellissima, è stata annullata per un mani evidente quanto fortuito). La partita contro il Parma ha comunque confermato alcune peculiarità dell’Inter 2025/2026 e ne ha smentite atre. Tra le “smentite”: non ci siamo fatti rimontare nel finale, anzi non abbiamo corso rischi reali; nelle ultime nove partite abbiamo subito solo quattro goal (dopo quattro partite ne avevamo subiti sette); ci siamo abbassati solo negli ultimi dieci-quindici minuti finali della partita, il rendimento è stato positivo per tutta la durata della gara. Veniamo alle conferme. Continuiamo a faticare contro le squadre che difendono con il blocco basso. Realizziamo troppi pochi goal rispetto alle occasioni da goal che vengono costruite. Quasi tutti i giovani acquistati nell’ultimo mercato (in coda al post parliamo anche di calciomercato), almeno per il momento, non sono in grado di sostituire i titolari senza creare un deficit a livello di rendimento, quando la partita è molto combattuta. Per quello che riguarda le prestazioni individuali, il migliore in campo è stato sicuramente Federico Dimarco: spinta costante e autentica spina nel fianco della difesa ducale. Il suo goal è stato decisivo. Prestazione di assoluto livello di Akanji (all’Inter abbiamo bisogno di acquisti di questo livello…). Seguono le prestazioni di un BIsseck in crescita continua; di Barella; di Pio Esposito, prestazione di grande sostanza, deve migliorare il rapporto con il goal, ma ne ha tutto il tempo.
Tag: barella
Il vero problema è che stiamo facendo il massimo: Atalanta – Inter 0-1
È stata una partita bellissima, tra due squadre molto forti, dotate di un tasso tecnico elevato e capaci di esprimere altissima intensità. Nel primo tempo, nettamente meglio noi: siamo riusciti ad aggredire alti e, sulla pressione bergamasca, una volta riconquistata palla siamo usciti con sontuose giocate sullo stretto. Loro marcavano a uomo e in questa situazioni gestire la palla in uscita, con l'idea di verticalizzare, è sempre rischioso e richiede tanta tecnica, fisico e lucidità. Qui si è visto un nostro limite attuale, qualcosa su cui lavorare ancora, perché non è la prima volta che questa situazione si evidenzia: giochiamo bene, ma poi ci manca l'ultimo passaggio o la conclusione vincente. Se giochi un gran primo tempo e non concretizzi abbastanza, poi è normale che nella ripresa, con un piccolo calo, finisci per soffrire. Tante rimonte subite si spiegano anche così. Ieri, diciamo la verità, ci è girata bene, anche se ci siamo meritati questo favore della sorte. Certo, la vittoria di misura è comunque meritata, ma è altrettanto vero che rispetto ad altre occasioni meno felici, la “suerte”, che spesso di aveva puniti, in questa situazione ci ha agevolati, perché il vantaggio si è concretizzato nel periodo meno favorevole e grazie a due errori davvero clamorosi, insoliti, degli avversari: Djimsiti che passa la palla a Pio per il nostro gol, Samardzic che sbaglia una conclusione incredibile a due passi dal portiere. Ridotta all'essenziale, la partita è tutta qui, ma in mezzo c'è stata una buonissima dimostrazione di calcio ad alto livello da parte delle due squadre. Sicuramente si deve lavorare per ridurre il gap tra occasioni create e reti realizzate, ma questo è solo il rovescio parzialmente negativo di una medaglia dall'immagine molto accattivante. Senza trascurare questo aspetto, sembra primario risolvere la questione relativa la difficoltà strutturale nel difendere il vantaggio. Curiosamente, ma forse non troppo, abbiamo vinto con le grandi solo nelle trasferte di Roma e Bergamo e entrambe le volte, per 1-0 perché siamo riusciti, pur subendo, a difendere il vantaggio. Chivu sta dimostrando grande competenza, oltre che dimostrare di essere un maestro di signorilità in un mondo non proprio esemplare, ma, considerando pure i limiti della rosa, ci sarà ancora da lavorare molto per quello che riguarda questi aspetti, per cercare di restare competitivi fino all’ultimo. Se si punta solo sul campionato, la rosa potrebbe essere sufficiente. Se si punta ad arrivare in fondo a tutte e magari vincerne una, no.
Primi in classifica, ma con tanti problemi: Bologna – Inter 4-3 d.c.r.
In ossequio ai dettami della proprietà sono arrivati cinque giocatori giovani, tutti costati entro i 25 milioni, quasi tutti molto meno. Al momento si può dire che quattro dei cinque nuovi arrivi sono stati sostanzialmente azzeccati. Solo Luis Henrique lascia perplessi. È una buona media. Ma nessuno di questi è attualmente in grado di trascinare la squadra nel momento di necessità. La squadra non era “finita”, dopo il finale della scorsa stagione, ma doveva essere in qualche modo aiutata a ripartire e andava rafforzata nelle strutture portanti. Così non è stato e la squadra sembra andare incontro a delle “costanti” che sono positive, purtroppo meno numerose (segniamo molti goal, contro le squadre medio basse perdiamo pochissimi punti e diamo anche spettacolo), come negative. Prendiamo molti goal, spesso non riusciamo a gestire il vantaggio, contro le squadre forti e nelle partite decisive o fondamentali andiamo sovente in difficoltà, soffriamo le squadre di grande ritmo, che giocano con moduli non speculari e hanno attaccanti rapidi sugli esterni. Sono tutte ragioni che sono dentro la semifinale di Supercoppa persa ai calci di rigore contro il Bologna e che meritano di stare al centro di riflessioni da parte della proprietà per quello che è il prosieguo della stagione, dato che siamo prossimi all’apertura della sessione invernale di calciomercato. La Primavera, intanto, mentre la prima squadra esce sconfitta dalla sfida contro il Bologna, vince contro il Genoa con il risultato di tre a uno. Continua l’ascesa degli uomini di mister Benny Carbone, che appaiono in un momento di condizione brillantissima, nonostante le continue rotazioni di giocatori (tra Under 18 e Under 23) e nonostante l’età media contro bassa. Contro i rossoblù, che ci incalzavano da vicino e che dispongono di elementi maturi e insidiosi, non c’è stata partita. Questa squadra ha davvero molti talenti e potrebbe nel tempo regalarci anche qualche bella sorpresa a livello di individualità importanti. Intanto fa punti e gioca benissimo.
Partita tosta, vittoria importante: Genoa – Inter 1-2
Non era per nulla un match facile: l'Inter veniva da una sconfitta pesante in CL che, per il modo in cui era maturata, poteva lasciare il segno. Genova è sempre un campo ostico, perché il pubblico rossoblù è trascinatore, potendo contare anche sulla vicinanza degli spalti rispetto al campo. Per di più la squadra, con l'arrivo di De Rossi in panchina, si era trasformata, realizzando due vittorie e due pareggi nelle ultime 4 partite: una media da accesso alla CL. Da non trascurare il fatto che tra turnover e infortuni, Chivu ha dovuto schierare inizialmente una squadra priva di ben 7 teorici titolari. Se andiamo oltre l’impatto emotivo del finale, dove abbiamo subito la pressione del Genoa, e esaminiamo la gara nel suo complesso, si deve obiettivamente riconoscere una nostra superiorità complessiva giustamente concretizzatasi. Riducendo tutto all’essenziale, certo, va detto che la differenza l’ha fatta la giocata di un campione – Lautaro Martinez – perché le altre due reti sono frutto di una certa casualità, sotto forma di errori inusuali di un portiere e di nostri due difensori. C’è stato quindi anche un briciolo di “suerte”, perché l’incertezza di Leali – poi protagonista in occasione di una grande parata su Tikus – ci ha permesso di indirizzare il match nel modo più favorevole: e infatti per tutto il primo tempo i locali non sono mai apparsi in grado di reagire, avendo subito anche la mazzata del secondo gol. La squadra appare in salute, anche se si continua a temere il possibile calo di condizione, e c’è pertanto solo da gioire per primato momentaneo. Chivu si conferma un grande uomo e un allenatore preparato: certo resta molto da migliorare, ma con l’applicazione del gruppo, che sembra seguirlo con convinzione, e magari con qualche aiuto sul mercato, può darci soddisfazioni. Per quello che riguarda le prestazioni individuali, da segnalare su tutti la gara di Lautaro Martinez e poi di Barella, Zielinski e Bisseck, autore della rete che ci ha portato in vantaggio. Poi qualche risposta alle domande pervenute sul blog sul settore giovanile e in particolare riferite alla crescita della squadra - ci si riferisce in particolare all’Under 20 – e su se ci siano ragazzi che possano aspirare nel tempo alla prima squadra. La crescita della squadra appare evidente ed è sotto gli occhi di tutti, non solo a livello di risultati, mentre sui singoli è sicuramente difficile esprimersi. Ci sono sicuramente tuttavia dei giocatori che sembrano essere più avanti degli altri e ci sono grandi speranza sul gruppo dei 2008. Per quasi tutti loro, ovviamente, molto dipenderà dalla forza che riusciranno a mettere nelle ultime stagioni di preparazione al grande salto.
L’entusiasmo e la prudenza: Inter – Como 4-0
La partita contro il Como è stata entusiasmante: alcune giocate, alcune intere fasi di gioco sono state sublimi, così come sono state definite da un amico sul blog. Certo, bisogna chiedersi se non sia tutto oro quello che luccica, soprattutto in una prospettiva che si proietta sull’intera stagione. Lo stesso Chivu ha detto che si poteva fare di meglio e che c’è ancora molto da lavorare. L’Inter gioca bene e quando sta bene, il suo gioco è come detto assolutamente entusiasmante. Ma restano le preoccupazioni su questo tipo di gioco, che prevede pressing altissimo, grande intensità, capacità del gruppo di rimanere compatto, in avanti o nei recuperi, secondo la situazione. Non si può giocare ad altissimi livelli in questo modo per tutta la partita, non si può farlo per tutta la stagione, non so se si può farlo quando l'avversario è più forte. Non è disfattismo, semplicemente non ci si vuole fare travolgere da un entusiasmo comprensibile, ma un po’ troppo “spensierato”. Per venire alla partita, Chivu sembra possedere la capacità proprio dei grandi allenatori, di leggere e capire la condizione del momento dei suoi atleti. Mette Pio, Diouf e Luis Henrique nei momenti e nelle situazioni giuste. Contro il Como siamo partiti fortissimo, con un ritmo e un’intensità pazzesche, unite a tanta qualità. Siamo andati in vantaggio dopo otto minuti di dominio incontrastato, quando una ripartenza di Luis Henrique si è tradotta in un assist per il capitano, che brucia sul tempo il suo difensore e insacca splendidamente. La vera svolta del match però è il secondo goal di Thuram, che arriva mentre stavamo soffrendo il Como: bravura e “suerte”. Semplicemente strepitoso poi il terzo goal, con protagonisti un incredibile Barella, l’ispirato Lautaro, Mkhitaryan (al ritorno in campo) e il bomber Calhanoglu. Sesto centro in campionato per il centrocampista turco. La partita finisce qui: il Como si rassegna e due minuti dopo, Carlos, subentrato, segna la quarta rete. Il lavoro di Chivu è veramente molto buono, è un grande uomo e un ottimo allenatore, ma come tutti, è atteso ad altre risposte convincenti, a partire dalla prossima sfida di Champions contro il Liverpool.
La partita delle conferme: Roma – Inter 0-1
La partita contro la Roma regala conferme di cui alcune sono “universali”, ovvero largamente attese e previste da molti, mentre altre hanno un carattere più “soggettivo”. Tra le prime sicuramente la conferma che anche quest’anno l’Inter è una squadra forte, trascinata da un nucleo storico compatto e solido. Questo nonostante la naturale “consunzione” dei senatori, lo shock dello scorso finale di stagione, il cambiamento di allenatore e del suo staff. Più un mercato rivolto solo ai giovani e privo di veri “colpi” rivitalizzanti. Per quanto questo sia una valutazione se vogliamo più di carattere soggettivo. Quattro squadre comunque appaiono attrezzate per lottare per lo scudo: Inter, Juventus, Milan e Napoli (in ordine alfabetico). La Roma e una outsider (il Como?) potrebbero inserirsi. Con un paio di colpi di alto profilo saremmo stati probabilmente i favoriti, mentre così, se abbiamo sicuramente rafforzato le seconde linee in attacco, per il resto dobbiamo dire che il mercato ha portato solo giovani forse futuribili. Dunque lo scudetto resta l’obiettivo massimo, mentre sotto il quarto posto sarebbe una tragedia sportiva. Contro i giallorossi positiva la prova di tutto il pacchetto difensivo (Sommer e i tre centrali), a centrocampo spiccano le prestazioni di Barella e di Mkhitaryan, mentre davanti Bonny, autore del goal decisivo, ha offerto una prestazione di tanta corsa, sacrificio e pericolosità continua. Meglio di così, Chivu e la squadra nelle ultime partite non potevano fare. Segue il report sulla gara della Primavera. L’Under 20 di Benito Carbone vince contro i pari età del Napoli. Risultato finale: tre a zero. A segno Iddrissou, Zouin e Pinotti. Da segnalare, tra gli altri, un’ottima prestazione di Marello, insuperabile in difesa, “bastoniano” nella corsa de nell’appoggio e “dimarchiano” nei cross.
Aspettando… Godot
Nel post affrontiamo diversi argomenti. Cominciamo dalla prima squadra e in particolare dal calciomercato dove l’attesa è oggi l’atteggiamento del tifoso medio dell’Inter. Per qualcuno “Godot” è Lookman, per qualche altro Koné. I più ottimisti aspettano ancora entrambi. Poi c’è chi si aspetta un difensore. Sta di fatto che nella tarda primavera è stato fatto il mercato che si riteneva “necessario” fare e che si è poi rimandato a più tardi la possibilità di rafforzare la squadra qualora si fossero presentate “occasioni”. Ovvero giocatori forti a prezzo accessibile. La rosa oggi però è sicuramente buona ma forse incompleta e già una volta il braccino corto della proprietà ci è costato caro: il mercato non è ancora chiuso e c’è spazio per cambiare l’inerzia. Questo anche perché la nostra situazione presenta delle evidenti difficoltà: nuovo allenatore, una preparazione necessariamente abbreviata, nuovi preparatori, soprattutto nuovo tipo di gioco (più posizionale e meno liquido rispetto al passato). Sotto questo aspetto facciamo riferimento anche alle ultime due amichevoli contro il Monza e contro l’Olympiacos. Molto negativa la prima, decisamente meglio la seconda. Veniamo poi all’Under 20 che ha vinto 1-0 a Monza (rete di Iddrissou). La squadra allenata da mister Carbone “arruolava” una decina di classe 2008, cioè giocatori di due anni sotto età, tra campo e panca. Questo comporterà una minore competitività della squadra nel lungo periodo (la vittoria stentata e i tanti momenti di sofferenza potranno essere una costante di tutta la stagione), ma dall’altro faciliterà la crescita dei giocatori più interessanti. Appare solida la linea difensiva, mentre ci sono maggiori problemi a centrocampo (dove sarà necessaria l’affermazione dei 2008 La Torre, Virtuani e Putsen) e davanti gran parte delle possibilità sono legate alla vena proprio di Iddrissou. Si può dire invece ben poco al momento tanto dell’Under 23 quanto delle altre squadre del settore giovanile. Per quanto riguarda l’Under 23, la considerazione iniziale è che mister Vecchi ha adottato il modulo base della prima squadra, cioè il 352. Si tratta di una squadra che è destinata a essere molto variabile. Il gruppo sembra essere stato tuttavia costruito con criterio e non ci sono dubbi sul fatto che il mister Vecchi a questo livello sia una garanzia. Servirà tuttavia tempo per valutare il lavoro di scouting, detto che – così come è stato detto per l’Under 20 – questa squadra non avrà affatto vita facile in un campionato che è sicuramente molto competitivo. Ogni partita sarà combattuta, ma è questo poi quello che serve ai ragazzi per crescere. Ps. Se qualcuno ha indicazioni su come fare l’abbonamento alle partite dell’Under 23, queste sono bene accette.
Una sconfitta quasi prevedibile: Bologna – Inter 0-1
Il risultato va letto come un “tassello”: il pezzo di un puzzle per completare il contesto di una stagione. Un “frammento” che a arrivati a questo punto appare inevitabile si incastrasse nel complesso della nostra stagione, in questo modo. Non abbiamo la rosa per lottare in tutte le competizioni con serie possibilità di successo. E ora nell’amarezza di un campionato che sta per sfuggirci (nessun dubbio comunque che i nostri lotteranno fino al termine della stagione) bisogna per questa ragione ringraziare la dirigenza, il settore tecnico e i giocatori che a fine aprile ci hanno portati a essere primi in campionato, tra le migliori quattro d’Europa e in semifinale di Coppa Italia. La riconoscenza va prima di tutto all’allenatore: Simone Inzaghi ha lottato come un… demone per realizzare un sogno ambizioso, sapendo di non avere ricambi fondamentali per far funzionare la macchina fino al termine del gran premio. È arrivato il momento in cui rischia di accadere quello che quasi tutti temevano potesse verificarsi: dopo una grande stagione, c’è il rischio reale di non portare a casa nessun titolo. La determinazione, la ferocia agonistica dei nostri non è inferiore a quella di nessuno. Quando l'obiettivo è lo scudo, i nostri sanno tirar fuori il 101%. Ma il 101% di quello che hanno e che a volte può non bastare… Per continuare a sperare in un finale di stagione con qualche buon risultato è fondamentale ritrovare gli esterni titolari in buona condizione, recuperare Thuram al suo top, sperare che i centrocampisti sappiano ancora trovare energie mentali sufficienti per svolgere come è nelle loro corde il doppio compito.
Meriterebbero di vincere tutto: Inter – Cagliari 3-1
Non c'è dubbio che per le qualità morali, lo spirito di squadra, la compattezza del gruppo e anche per le doti tecniche esibite in tante situazioni, questi ragazzi meriterebbero di concludere trionfalmente la stagione. Purtroppo, tuttavia, ragionando senza ascoltare il cuore, c’è il timore che non si sia favoriti a questo punto, in nessuna delle tre competizioni. Comunque vada a finire, per la dirigenza, l'allenatore e i ragazzi, deve essere chiaro, si è trattato di una stagione straordinaria. Ci hanno regalato una sessantina di partite tutte “decisive” e quindi tutte ad alto tasso adrenalinico. Ci hanno fatto restare in tensione ad ogni partita fino alla fine di aprile e quasi sempre questa tensione si è stemperata alla luce di giocate e di risultati eccezionali. Al momento c’è un'assoluta centralità: il ritorno col Bayern e non perché è la prima difficoltà in ordine cronologico, ma perché è lo snodo decisivo di questo finale di campionato. Contro il Cagliari un’Inter rimaneggiata, come ormai capiterà in tutte le partite se resteremo in corsa su tutti i fronti, è partita fortissimo, pressando alta e verticalizzando una volta riconquistata palla, tanto che gli avversari non riuscivano ad uscire. Dopo il doppio vantaggio nel primo tempo, a inizio ripresa abbiamo preso goal: Augello ha avuto l'opportunità di avanzare senza venir raddoppiato, ha crossato a centro area dove Piccoli saltando assolutamente indisturbato realizza. Sono situazioni che l'Inter non si può permettere perché dopo meno di cinquanta minuti di partita dominata ha consentito a un Cagliari certo ben messo in campo e con giocatori di gamba, ma tutto sommato non eccelsi, di avere due occasioni monumentali. Siamo ripartiti, però, e prima Dimarco ha concluso al volo, costringendo Aprile a parare in tuffo, poi su corner Bisseck è andato in cielo a ripristinare le distanze. Inzaghi ha un compito difficilissimo in questo finale di stagione: gestire al meglio un gruppo incompleto per struttura e per assenze nonché logorato da una stagione intensissima. La qualità è tanta, ma lui ci mette molto del suo, nell'organizzazione di gioco, nella crescita dei singoli, nel “compattamento” del gruppo. Comunque vada a finire, un lavoro straordinario.
Monaco val bene… Parma: Bayern Monaco – Inter 1-2
Se Parigi val bene una messa, una vittoria a Monaco val bene un pari a Parma. A Monaco di Baviera abbiamo vissuto una serata esaltante: rientriamo nel gruppo ristretto dei top team europei e con i ricambi giusti, siederemo ancora, di diritto, al tavolo dell’aristocrazia calcistica. E un'altra cosa è certa: con la sua capacità di compattare il gruppo, con la sua intelligenza calcistica, quasi con il suo saper essere visionario, con la sua identificazione nel progetto Inter, mister Inzaghi si è guadagnato il diritto di disporre di una rosa adeguata, per numero e qualità dei componenti, a lottare alla pari sempre contro tutti e su tutti i fronti. Lui il suo l'ha fatto. Adesso tocca alla proprietà. Contro un Bayern fortissimo l’Inter ha sfruttato al meglio le sue qualità: chiudere gli spazi soprattutto stando alta, finché ci riesce, uscire dal basso prendendo rischi ma sfruttando le doti di palleggio e l'intelligenza dei centrocampisti, di Bastoni e di Lauti (ieri non a caso decisivo in entrambe le reti), sfruttare la progressione di Thuram e di Dumfries, quando c'è, e gli inserimenti a sorpresa di Frattesi. Il ritorno sarà un'altra prova terribile che potremo superare se ancora una volta tutti riusciranno a dare il 100%, se non sbaglieremo nulla tatticamente e se saremo anche assistiti da quel po' di fortuna che è necessario quando affronti per superarla una rivale che obiettivamente ha qualcosa in più rispetto a te. Dal punto di vista tattico sarà una partita ancora più complicata, ne verremo a capo solo se non sbaglieremo nulla, ma proprio nulla.









