Chi ben comincia è a 1/38 dell’opera: Inter – Monza 2-0

Buona la prima. C'erano mnotivi per temere il Monza, anche se la superiorità tecnica dei nostri poteva apparire piuttosto netta. I precedenti dell'anno scorso erano lì a ricordarcelo e veniamo da un'estate travagliata: sostituire dieci giocatori in un colpo solo (tra cui cinque autentici pilastri della rosa) non è facile, in poco tempo, e le amichevoli di preparazione ci hanno comunque dato un'idea del grande lavoro da fare. Il mister, a parte il portiere (del resto sono partiti entrambi i titolari, Onana e Handanovic) e uno dei due attaccanti (idem), ha puntato su tutti giocatori già presenti la scorsa stagione, che probabilmente non sono necessariamente più forti dei concorrenti di ruolo, ma già formati per i compiti, i ruoli e gli automatismi che il gioco di squadra richiede. La partenza è stata positiva, sicuramente ha aiutato andare in vantaggio dopo pochi minuti (merito ovviamente di grandi giocatori), per tutto il primo tempo il nostro dominio è stato abbastanza netto, mentre nel secondo tempo abbiamo avuto qualche difficoltà, almeno fino al momento dei cambi (piccolo campanello d'allarme: il rientro in campo con minor determinazione è stato una costante negativa di parte della stagione precedente). Sugli scudi ovviamente Lautaro Martinez, autentico trascinatore e autore di una doppietta. Tra i migliori in campo: de Vrij, Dumfries. Bene Calhanoglu e Mkhytarian. Positivo l'impatto di Arnautovic. Calcio giovanile. Qualche nota sulla nuova Primavera, del tutto rivoluzionata e di nuovo con tanti elementi sotto età, che ha disputato una gara amichevole contro la prima squadra della Biellese, che milita in eccellenza. Sugli spalti, mescolato al pubblico, presente il nuovo direttore Massimo Tarantino. L'Under 17 ha giocato in amichevole contro una squadra dell'Arabia Saudita, praticamente la rappresentativa della scuola calcio nazionale del loro Paese. Annotazioni positive sul nuovo centravanti lettone, Kukulis, autore del goal del vantaggio nel primo tempo, e dal play basso Mantini (classe 2007).

Più luci che ombre: Inter – PSG 2-1

Lo sappiamo benissimo: le amichevole estive contano poco e spesso esprimono addirittura valori contraddittori rispetto a quelli che poi si evidenziano nell'arco di una stagione. Tuttavia quando si tratta di scontri tra grandi squadre, è indubbio che il successo accresca l'autostima e consenta di continuare il lavoro con maggiore fiducia e quindi con un clima positivo. Di fronte avevamo un PSG più avanti nella preparazione e a cui un allenatore bravo come Luis Enrique sta, cambiando la rotta rispetto al passato recente del club francese, dando una propria identità solida con un gioco fondato sulla partecipazione alla manovra offensiva di tutti... Tanto che, sotto molti aspetti, si può dire che questa amichevole sia apparsa in qualche modo una ripetizione della finale di Istanbul: con loro che fanno la partita, noi che resistiamo benissimo concedendo poco, poi loro segnano ma nel finale torniamo fuori a giocarcela pericolosamente (questa volta con successo, ma non dimentichiamo che era un'amichevole, sperimentale per entrambe le squadre). Il principale segnale positivo che emerge da questa amichevole sta qui: ripartire dalla finale di Istanbul è una cosa incoraggiante (anche se come si spiega in questo post probabilmente potremo fare meglio in campionato che in coppa quest'anno). Parliamo di compattezza della squadra, della disponibilità estrema a aiutarsi reciprocamente, dei raddoppi, delle riparteneze negli spazi e dei rientri. Chiaramente bisognerà cercare di giocare così tutto l'anno (quindi è necessario completare la rosa con giocatori all'altezza) e dovrà migliorare la condizione, perfezionarsi l'inserimento dei nuovi e poi soprattutto risolvere la questione offensiva. In due partite i nostri attaccanti non hanno segnato neppure un goal. Non possiamo assolutamente sbagliare l'acquisto di almeno una punta dal goal facile. Poi incideranno l'arrivo di Samardzic e di altri elementi per completare la rosa. La speranza è che la dirigenza allestisca una cosa che può vincere e questo non perché "La vittoria è tutto", ma perché lottare per la vittoria deve essere l'obiettivo.