Nelle ultime partite al di là dei torti arbitrali, che hanno fatto sembrare numericamente ancora più pesante l'indubbia flessione, avevamo visto una squadra scarica psicologicamente e fisicamente. Parecchi elementi erano in difficoltà, giocando ben sotto i loro standard abituali. E i giocatori capaci di rovesciare con la progressione devastante le situazioni di gioco, o erano assenti da tempo, o non sembravano al top. Anche contro la Roma, dopo il primo nostro goal, sembrava potersi venire a ripetere un cliché negativo visto troppe volte. Invece le cose sono andate diversamente. Evidentemente questa volta la condizione fisica era buona e quella mentale ottima: le critiche spesso feroci e interessate, le pressioni di un ambiente calcistico che Chivu ha giustamente definito “tossico”, gli errori arbitrali, non ci avevano depresso ma avevano creato “fame”, orgoglio e voglia di reagire con determinazione e qualità. Dopo lo spettacolare goal di Calhanoglu alla fine del primo tempo, il secondo tempo è stato tutto nostro. Abbiamo fatto tre gol e, finché la partita è stata aperta, non ci sono stati interventi decisivi di Sommer, mentre noi abbiamo mancato almeno due altre occasioni nitidissime. Importante sottolineare la preparazione del match da parte di Chivu e come il mister abbia curato gli aspetti comunicativi: corretto, ma fermo in alcune denunce assolutamente necessarie. In campo ha presentato una grande Inter (anche se alla Roma mancavano due elementi fondamentali come Manu Koné e Wesley), in una situazione in cui pochi l'avrebbero considerato possibile, per vari motivi. Adesso è necessario mettersi in mente che non si è ancora fatto nulla, che questa condizione, questa determinazione feroce, questa compattezza di gruppo e questo orgoglioso senso di appartenenza devono essere mantenuti ancora in tutte le partite che restano, a partire dalla prossima, durissima, a Como. Nessuno ci regalerà nulla e anzi, se sarà possibile cercheranno di toglierci ancora qualcosa, con le polemiche mediatiche ed eventualmente con gli errori arbitrali. Perché nel destino dell'Inter, a partire dagli anni '30 sta scritto che i campionati, se si concludono in volata li perdiamo, chissà perché. L’unica eccezione è stata l’anno del triplete. Ma quell’Inter di Mou era un qualcosa di ineguagliabile.
