Un gruppo di valore assoluto, umano e calcistico: Borussia Dortmund – Inter 0-2

Foto: la spettacolare punizione di Federico Dimarco. Ancora una grande prestazione per Dima, che mette a segno il primo dei due goal con l’Inter vince nella difficile trasferta sul campo del Borussia Dortmund.

Sarò un tifoso particolare, poco ambizioso, uno che si accontenta.

Ma io una squadra così, pur consapevole di qualche limite di organico che si poteva eliminare con un piccolo sforzo, firmerei per averla sempre.

Anche a me piace vincere: mi accontento di primeggiare, in Italia e in Europa, senza mollare nulla e in cambio vincere forse un po’ meno di quanto sarebbe possibile, se facessimo il Napoli o il Milan degli ultimi anni.

Della juve si son perse le tracce, anche se sembra ora ben avviata per riemergere con prepotenza.

Sarà l’eccesso d’amore che mi fa sragionare, ma io in questi anni ho vissuto qualche delusione e tantissime gioie, a livello di risultati, di qualità di gioco, di prestazione collettiva.

Da tifoso c’è una cosa che non concepisco e che credo possa accadere solo all’Inter.

C’è un dirigente che a molti non piace: questo è assolutamente legittimo.

Meno spiegabile,  a parer mio, che questo porti alcuni critici a sminuire il cammino davvero indimenticabile percorso dalla squadra dal giorno dell’arrivo di Marotta.

L’Inter di Allodi restò  ai vertici (Italia e Europa) per tre anni; l’Inter di Branca vinse un triplete, ma in Europa ballò una sola estate.

Questa Inter, senza gli investimenti dei mecenati (i due Moratti) stupisce il calcio continentale da 5 anni, pur non vincendo tantissimo.

Avrei scritto queste cose pure se i nostri, giocando così, avessero perso, a Dortmund.

Sappiamo tutti perché siamo arrivati… solo decimi, perché siamo fuori dagli otto.

Alle nostre spalle ci sono grandissimi club e davanti solo società stellari, ad eccezione forse dello Sporting.

Secondo me in 8 partite disputate siamo stati inferiori solo all’Arsenal, che è primo con 24 punti su 24, con 23 gol fatti e solo 4 subiti.

Ma nel frattempo abbiamo momentaneamente (sgraat!) il primato in un campionato che secondo me si sta molto rivalutando.

  • La forza del Napoli la conosciamo;
  • juve, Milan e Roma affidate… purtroppo a tecnici di assoluto valore stanno tornando con prepotenza (e il Milan ha il vantaggio come il Napoli ora, di essere fuori dalle coppe);
  • l’Atalanta in campionato ha avuto qualche battuta a vuoto ma in Europa conferma la sua forza; poi sta emergendo il Como.

Sono convinto, senza controprova che nel calcio non esiste mai, che con un piccolo sforzo finanziario a gennaio dello scorso anno, avremmo vinto quello scudo.

Così come sono convinto che con un piccolo sforzo finanziario nella scorsa estate, oggi saremmo tra le otto.

Mi si accusa di far polemica su una cosa costruita solo dai giornali: il limite di spesa di 25 milioni e il fatto che comunque i soldi in uscita vadano indirizzati solo su giovani promesse.

Io non partecipo alle riunioni tra proprietà e dirigenza, mi devo fidare… dei fatti.

Ribadisco: i prezzi dei calciatori non li fanno dei pazzi, sono il prodotto della stima che le più grandi società e i più competenti addetti al lavoro elaborano.

Si chiama mercato.

Se si vuol polemizzare va benissimo.

Ma a me sembra difficile negare che esistono diverse fasce di giocatori ben distinte: quella di chi è valutato tra i 50 e i 70 milioni, per esempio, e quella di chi è valutato tra 15 e 25.

E’ sempre possibile pescare nella seconda fascia citata un giocatore che col tempo possa diventare anche da 100 milioni.

Ma se vuoi competere con tutti hai necessità di 25 giocatori che siano al loro top oggi.

Fare il direttore del Como, del Bologna, dell’Udinese è un altro lavoro che fare il direttore di un’Inter che voglia avere ambizioni ovunque e sempre.

A scanso di equivoci parlo di Marotta, non di Ausilio, che anch’io dall’esterno e da incompetente, sostituirei con almeno un paio di direttori sportivi che ho in mente.

E adesso una domanda: quali sono i giocatori un po’ più determinanti dell’Inter odierna? 

Per me, Bastoni, Barella, Calha, Dumfries Lautaro e Dimarco.

Di questo sei, cinque erano assenti a Dortmund.

Vuol dire che senza poter spendere capitali importanti per i co-titolari, non abbiamo fatto malissimo nell’allestire la rosa.

Certo, poi ci sono i meriti, grandissimi, dell’allenatore (ma chi l’ha scelto?) e del gruppo che è fatto da veri uomini, oltre che da buoni e in alcuni casi ottimi giocatori.

Ma sarebbe miope e imperdonabile adagiarsi sugli allori.

Con i nostri impegni e con la consapevolezza che daremo sempre tutto, io in campionato temo ancora le squadre che stanno a 10 punti, che sono meno logore e sembrano più disposte di noi a investire nel mercato invernale (Milan, Napoli e Roma  un tassello lo hanno già messo, la juve lo metterà certamente e forse più d’uno).

Ma magari io come tifoso sono troppo… fifone e sbaglio chiedendo qualche certezza in più.

Comunque si può non essere d’accordo con queste mie letture, ma non credo si possano definire farneticazioni: sono convinto che 1-2 investimenti azzeccati porterebbero benefici anche finanziari (pensate a quanto ci è costato non essere negli otto in CL, solo di premi)

La partita

Una premessa: preferisco, personalmente, affrontare la seconda di Germania che la terza, quarta o quinta di Spagna.

Il motivo lo so, ma lo tengo per me.

Dunque prima del match ero abbastanza fiducioso, anche perché l’Inter mi sembra in un buon momento, come condizione.

I nostri si sono schierati con il modulo consueto, ma con un braccetto destro schierato a sinistra, con un play non di ruolo, con un esterno destro che non aveva convinto e facendo riposare l’attaccante più forte che abbiamo.

Eppure non abbiamo sofferto contro la seconda squadra di Germania, che avrà avuto pure lei degli assenti, ma che giocava in casa, davanti al ‘muro giallo’ e che sulla carta doveva avere più ritmo, se non più classe, rispetto a noi.

Il timore era soprattutto per il centrocampo, dove schieravamo tre grandi artisti del calcio, che però certo non sono né grandi incontristi né cursori irresistibili.

Il Borussia, in CL aveva perso solo una delle ultime 21 partite giocate.

Se ci limitiamo alle occasioni da gol, bisogna ammettere chge c’è stato un certo equilibrio, con una forte pressione dei tedeschi all’inizio dei due tempi e con una successiva prevalenza dei nostri.

Nel primo tempo si registra una sola vera occasione per parte: clamorosa quella mancata da Guirassy all’11°: dopo una mischia ina rea si ritrova la palla a pochi metri da Sommer, ma calcia male.

Poco dopo l’Interpareggia il conto delle occasioni: tocco di Bonny per Bisseck, solo in area, ma il difensore calcia sul portiere. Lo stesso Bisseck si impadronisce della respinta, ma calcia a lato di poco

Equilibrio in fatto di vere occasioni, ma predomino della manovra interista, con diverse ottime azioni, non sfruttate con l’ultimo passaggio o al momento del tiro.

La ripresa registra la solita partenza veemente dei tedeschi, chiusa in pratica al 15′ quando Bisseck compie un recupero che vale un gol su Ryerson.

Poi è solo Inter a livello di manovra collettiva, interrotta solo da qualche pericolosa percussione personale del forte Adeyemi.

L’ingresso di Frattesi ‘energizza’ i nostri che si fanno sepre più intraprendenti.

Dopo gli altri cambi, non rischiamo più nulla e vengono le due reti che decidono il match.

Le statistiche

Confermano quasi tutte la legittimità del nostro successo, a partire dal possesso palla (55% a 45%), dato davvero insolito per una partita in trasferta, di una squadra italiana, contro un avversario temibile.

Ma soprattutto impressiona il dato relativo sia ai:

  • passaggi riusciti ( 478 a 375), sia ai
  • passaggi riusciti nella trequarti avversaria (104 a 86),

Prevalenza nostra nei tiri verso la porta (12 a 9) e soprattutto nei tiri nello specchio della porta (5 a 1).

In parziale contro tendenza il dato relativo agli xG.

Questa discrepanza rispetto agli altri dati però sembra confermare la supremazia di manovra accompagnata da imprecisione in fase conclusiva, soprattutto di ultimo passaggio.

Altri dati sparsi:

  • Precisione nei passaggi 90% a 85% per noi,
  • Dribbling riusciti: 18 a 18 (!),
  • Azioni nell’area di rigore avversaria; 6 a 3,
  • Precisione nei cross: 30% a 21%,
  • Tackle: 20 a 20,
  • Lanci lunghi: 53 a 40 per loro..

Questo dato confermerebbe la loro maggior difficoltà nella costruzione della manovra e il conseguente ‘disegno’ tattico volto a cercare subite le punte, per giocarsi ed eventualmente prevalere sulle seconde palle.

Luno dei pochissimi dati che non ci vedono prevalere è quello, per altro atteso, dei km percorsi: 121,1 per loro e 117,4 per noi

Come sempre per le partite di Cl i dati statistici disponibili sono numericamente ridotti, però una curiosità a livello individuale la riporta il nostro sito ufficiale:  con 44 passaggi riusciti (il 100%) di quelli tentatiAcerbi ha fatto tanto bene, che per trovare chi l’ha superato, tra i nostri, bisogna tornare a Skriniar nel 2014 (però contro il Viktoria Plzen) e a Zanetti, nel 2010, contro il Tottenham.

Le pagelle

Sommer:

l’unica parata è la conclusione ravvicinata che gli arriva docile fra le braccia da parte del loro centravanti, all’inizio.

Nella ripresa un’ottima uscita bassa, molto tempestiva, su Adeyemi.

Per il resto solo qualche presa alta e può dedicarsi ad avviare l’azione dal basso.

7

Bisseck:

sempre sicuro in fase difensiva, dove chiude tutto inesorabilmente.

Si fa apprezzare anche quando avanza per sostenere le nostre azioni di attacco.

7

Acerbi:

è la dimostrazione che non conta la carta di identità ma quello che uno sa mettere in campo.

Se gli avversari, forti, tirano in porta una sola volta dopo una mischia, in quasi 100 minuti, qualche merito l’avrà.

Poi come trascinatore non si discute.

7

Akanji:

sempre tempestivo e perfetto in marcatura, sbaglia qualche palla in uscita, quando forza la giocata.

Nel finale torna ad agire con efficacia da play davanti alla difesa, come già visto in campionato.

6.5

Luis Henrique:

un poco sembra in crescita.

Corre, si offre in disimpegno ai compagni e sbaglia poco in fase di costruzione.

Prova anche qualche iniziativa non meramente scolastica, con qualche risultato.

6-

Sucic:

conferma che nelle partite da battaglia ancora fatica a far emergere le sue doti tecniche indiscutibili.

Tiene la posizione, si rende utile in qualche modo, soprattutto nel palleggio in disimpegno, ma non incide come forse potrebbe.

6-


(Bastoni:

pochissimi minuti per difendere il risultato.

s.v.)

Zielinski:

nel primo tempo è assolutamente tra i migliori.

Lucido e preciso in ogni intervento, aiuta la difesa con letture intelligenti, poi pulisce molti palloni e avvia le ripartenze.

Cala un po’ alla distanza.

6.5

(Frattesi:

entra benissimo in partita e gioca una ventina di minuti di grande spessore, per la mobilità e l’aggressività che esibisce.

Buttarsi dentro senza palla è il suo… sport preferito e a Dortmund finalmente lo pratica come ci si aspetta.

7)

Mkhitaryan:

ancora una prova all’altezza delle attese.

Raddoppia in fase difensiva, intercetta con buone letture, affianca Zielinski quasi da doppio regista, quando necessario, ma si butta anche tra le linee per creare scompiglio nella difesa giallo nera.

6.5


(Diouf:

entra all’88’ e riesce a segnare il gol della sicurezza, che speriamo lo sblocchi.

Nell’azione dimostra personalità.

Poi la conclusione viene leggermente deviata, ma secondo me il portiere, preso in contro tempo, non poteva arrivarci comunque.

7 di incoraggiamento)

Dimarco:

disputa una buona partita, concentrato in fase difensiva e sempre disponibile a proporsi con qualità.

Segna su punizione un gol molto importante e spettacolare per precisione ancora più che per potenza.

7.5


Thuram:

ho sentito e letto diverse critiche.

Secondo me è vero che in fase conclusiva (che per una punta è fondamentale) non risulta troppo efficace, ma svolge un grande lavoro per far salire la squadra e portar fuori i difensori.

6

(Lautaro:

entra proprio alla fine, più che altro per avere un’altra presenza e per spezzare i ritmi.

s.v.)

Bonny:

non è in giornata, fatica a farsi vedere dai compagni e quando gli arriva la palla viene quasi sempre bloccato e neutralizzato.

Qualche discreta giocata gli riesce anche, ma è troppo poco per la sufficienza.

5.5

(Esposito:

fatica anche lui  a ritagliarsi spazi importanti.

Ma almeno si… batte e si sbatte.

Ha anche il merito di recuperare la palla sulla quale Diouf, dopo averla abbondantemente lavorata, ricava il gol della sicurezza.

6)

All. Chivu:

non so che dire, a me piace sempre di più.

Dà l’impressione di avere in pugno pienamente la squadra e di saperla guidare verso un continuo miglioramento.

Ora il problema è che i ragazzi mantengano la  condizione, un accettabile livello di freschezza e, come lui  ha detto sempre, di umiltà.

7

Luciano Da Vite

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