
Questa domanda, insieme a quella complementare (l’Inter è stata la più forte in questi anni?) vivacizza attualmente il dibattito tra i super esperti dei grandi media.
Si tratta di una domanda possibile solo se si parla di calcio, nessun altro sport l’ammetterebbe.
Mai sentito dire che nel basket o nella pallavolo o nel rugby una squadra che ha perso, ha giocato meglio, è stata più forte.
Nella singola partita o anche in un campionato.
Nel calcio invece accade che, per esempio: la juve ha giocato meglio del Lecce, ma non ha vinto.
Anche se, naturalmente, resta più forte dei salentini.
Si dice: sulla singola partita può succedere, nell’arco di un campionato o di una stagione, no.
E’assolutamente ovvio, quando il divario appare così netto.
Ma quando due squadre, entrambe forti come struttura tecnico/atletica, per fare un altro esempio, concludono il campionato con un punto (ma anche con 3, 4, 5 punti) di distacco dopo 38 partite, chi può dire quale teoricamente fosse più forte?
Alla base di molte analisi c’è a volte un misunderstanding: un conto è la bellezza estetica della manovra, altra cosa l’efficacia, la funzionalità del gioco, da valutare in funzione del risultato che produce.
Ci sono però troppe variabili, oltre a questa, per trovare un metro non soggettivo di misurazione della forza delle squadre, in questi casi.
Il risultato finale può essere determinato anche dagli infortuni, da qualche arbitraggio, dal logorio dovuto ai maggiori impegni di una società o comunque dall’averli affrontati tutti con la professionalità che si richiede a un team storico.
Può succedere poi che una squadra quando è al top esprima un gioco fantastico, per cui sembra nettamente superiore, ma poi ha dei cali significativi.
Per cui si dice: “Eh, se avesse giocato sempre così…”
Ma bisognerebbe capire se questi eventuali cali sono o no la conseguenza di un logorio psicofisico eccessivo per imporre spettacolarmente il proprio gioco nei periodi di grande rendimento.
O se sono la conseguenza di una rosa incompleta.
O di altro ancora.
Non sarà mai possibile trovare una risposta convincente per tutti a questa domanda, così come non sarà mai possibile stabilire se Inzaghi ha ‘perso’ dei titoli e se, per contro, Conte o Allegri alla fine sono più produttivi.
Naturalmente io una opinione ce l’ho, pur rendendomi conto della sua soggettività, e curiosamente è diversa da quella che avevo prima dell’arrivo di Inzaghi.
Simone mi ha dimostrato che con un certo tipo di gioco si può essere competitivi al massimo in Europa, anche se questo comporta la perdita di qualche punto in campionato, almeno se non hai una proprietà disposta ad allestirti una rosa di 30 campioni.
Vincere lo scudo naturalmente resta una soddisfazione fondamentale, ma un po’ di provincialismo, senza offesa per nessuno, per la mia Inter, non mi basta più.
Per me è più importante entrare nel ristretto gruppo delle grandi europee, magari arrivando secondi o terzi in campionato, piuttosto che vincere lo scudo e non avere una dimensione internazionale.
E credo sia più produttivo in termini di appeal tra gli appassionati di calcio nel mondo e tra… i possibili finanziatori.
Magari quest’anno Conte smentirà questa teoria, ma negli ultimi anni le grandi squadre europee che hanno fatto strada in CL (ad eccezione parzialmente dell’Atletico di Simeone, che però in 14 anni ha vinto La Liga solo una volta, 12 anni fa) hanno praticato un gioco offensivo, fatto di ritmo, aggressività, intensità e pressing alto.
Oltre che di classe e di organizzazione difensiva.
Dopo di noi, la squadra italiana che più si è fatta valere in Europa in questi anni è stata l’Atalanta di Gasp.
Ma poi c’è un altro fattore: il piacere che provo quando vedo la mia Inter toccare livelli di gioco entusiasmanti.
E in questi anni è accaduto molto spesso.
L’ultima volta proprio contro il Bologna.
Quindi concludendo: l’Inter è stata in questi anni la più forte?
Prendo a prestito una valutazione che ho letto, con la quale mi identifico: la più forte no (una delle 2-3 più forti sì) la più brava, la più assidua nell’occupare posizioni di vertice, certamente.
E adesso?
Perché poi anche se ci accordassimo sulla valutazione del passato, tutto questo riguarderebbe solo… gli storici.
Io trovo più interessante esaminare gli aspetti positivi e i limiti fino ad ora emersi a prescindere dai risultati… possibili, perché possiamo arrivare primi in campionato e negli otto in Europa, ma possiamo anche arrivare quinti e uscire dall’Europa.
L’abbiamo già detto, ma giova ribadirlo: la nostra è una squadra che è in grado di giocare un grande calcio contro chiunque, anche se ha perso alcuni scontri diretti.
Possiede un gruppo di 17/18 elementi di primissimo livello; quando sta bene è forte nel pressing alto (che ha anche una funzione difensiva) e nella transizione offensiva, per la qualità tecnica di alcuni difensori, di almeno un esterno, di quasi tutti i centrocampisti e degli attaccanti.
Ha dei punti deboli che abbiamo rilevato più volte:
- manca l’attaccante di fantasia (in attesa che magari Bonny si riveli tale),
- a destra non c’è l’equivalente, come piedino, di Dimarco a sinistra,
- in mezzo manca un centrocampista di peso e statura (senza che questo vada troppo a discapito della qualità tecnica),
- dietro servirebbe un centrale giovane ma già solido,
- alcuni giovani immessi per il momento sono purtroppo solo promesse interessanti.
Basta questo per dire che, a priori, comunque vada a finire, sulla carta siamo più forti di Napoli, Milan e juve?
Secondo me è sufficiente solo per dire che siamo competitivi.
Sbaglierò, ma credo che gli altri in fatto di titolari si siano rafforzati più di noi e quindi molto dipenderà dai movimenti di mercato in gennaio e dalla nostra tenuta alla distanza su più fronti: dovessimo giocare solo il campionato, sarei più tranquillo.
Ma torniamo alla partita col Bologna, cioè alla realtà attuale: domani (anzi dopodomani) è già… un altro giorno e si vedrà
La partita
Per una volta l’approccio è stato ottimo sia nel primo sia nel secondo tempo.
La squadra sta bene e se ne ha una conferma dopo la partita di Bergamo.
Chivu ha confermato quell’undici iniziale, preferendo Ziello a Miki e riproponendo Luis Henrique a destra, dove per altro non c’erano alternative per gli infortuni di Dumfries, Diouf, e Darmian.
Il Bologna si è schierato con il 4231 con l’evidente obiettivo di ottenere superiorità in fascia: i due terzini si sovrappongono a turno e quello che non ‘spinge’ deve coprire i centrali, lasciati al 2 contro due, effettuando con tempestività la diagonale.
Odgaard, in posizione centrale dietro a Castro, ha il compito di attaccare ovviamente (l’unica occasione del Bologna nel primo tempo capita a lui), ma soprattutto di ‘silenziare’ Calha.
Rowe e Cambiaghi hanno il compito di attaccare e allargare la nostra linea difensiva in modo da risucchiare sull’esterno i braccetti e lasciare spazio in mezzo per le incursioni.
Il progetto fatica a realizzarsi sia per l’assenza di Orsolini, che con questo schema si sarebbe trovato a suo agio, sia per le contromisure di Chivu: a sinistra Ziello copriva le avanzate di Dima e in fase di possesso si accentrava fungendo da doppio player e consentendo una uscita con circolazione di palla più veloce e varia.
A destra era Luis Henrique a interpretare con molta diligenza la sua parte, per impedire che Bisseck venisse preso in mezzo dal 2 contro 1.
LH però puliva palloni in fase di transizione, sia pure appoggiandoli sempre con la giocata più facile, ma non riusciva a ‘pungere’.
Così era Bisseck a provare sortite, mentre il brasiliano si fermava a coprirlo.
Il modulo del doppio play consentiva a Barella di esprimersi nella sua dote migliore: km percorsi a grande velocità per consentirgli di determinare con la sua presenza, offensiva come difensiva, le condizioni di gioco più opportune per i compagni.
Gli esterni bassi del Bologna non sempre riuscivano a chiudere in diagonale per raddoppiare le nostre punte (anche perché Lauti svariava, cuciva il gioco e poi si ripresentava a sorpresa) e così i centrali bolognesi erano spesso costretti a ricorrere ai falli.
La direzione arbitrale in questa fase innervosiva i nostri che alla mezz’ora avevano… due ammoniti a fronte di numerosi falli subiti.
Ma l’Inter era troppo forte, anche mentalmente, per subire a lungo questo condizionamento e ben presto ha ripreso il filone del gioco, particolarmente fluido e incisivo, al punto che Ravaglia è stato di gran lunga il migliore di loro e ha contribuito, insieme ad alcuni errori di mira dei nostri, a tenere aperta la partita sino al secondo gol, venuto a inizio ripresa.
Le scelte tattiche sono state certamente efficaci, ma il fattore determinante, come per altro a Bergamo, secondo me è stata la condizione fisica, che ha permesso di pressare alti per quasi tutto il match, di prevalere sulle seconde palle e di vincere molti contrasti, che a questi livelli possono generare ripartenza brucianti o al contrario, se persi, pericoli seri.
E ritorniamo a punto iniziale: bastano i giocatori in organico dal rendimento sicuro per garantire che questa brillantezza, indispensabile per attuare con successo il nostro gioco, si mantenga per tutto il periodo, prolungato e con gare ravvicinate, tutte decisive?
Si può dire che oggi l’Inter appare la più forte (anche se altre stanno facendo benissimo), ma già da mercoledì bisognerà continuare a trasformare teorie e impressioni in fatti.
Le statistiche
Parlano di un domino assoluto e quasi incontrastato–
Si va dal possesso (57 a 43 per noi)
Ai tiri verso la porta: 20 contro 8,
- ai tiri in porta 11 a 2,
- ai tiri da dentro l’area: 16 a 4,
- alle ‘big chances’ 8 a 1,
- e soprattutto agli xG: 3,69 a 0,55 (come dire che il risultato atteso era 7-1).
Siamo stati più precisi nei passaggi (89% contro 83%),
- ne abbiamo effettuati di più (460 a 353),
- come passaggi chiave siamo 16 a 4,
- 8 cross sono andati a buon fine, contro 4 loro,
- abbiamo vinto 7 tackle su sette portati contro 7 su 10 per loro.
Recuperate 60 palle contro 52.
Parità sui km percorsi (117), ma noi abbiamo sprintato per qualche centinaio di metri in più.
A livello di singoli Lauti è primo per numero di tiri (6 di cui 4 in porta), seguito da Thuram (4 di cui 2 in porta)
Thuram ha vinto il maggior numero di tackle e Bastoni è primo nella graduatoria dei passaggi riusciti
Le pagelle
Sommer:
sul colpo di testa di Odgaard forse poteva uscire, anche se il bolognese aveva accanto due marcatori.
Sul gol a mio parere può far poco perché la palla gli viene scagliata da una distanza di tre metri.
Nelle uscite alte sicuramente si può trovare di meglio. Ma secondo me nel complesso dà abbastanza affidamento.
6
Bisseck:
In fase difensiva chiude ogni spazio a Cambiaghi con concentrazione e fisicità… controllata.
Prova anche con qualche buona iniziativa a supportare Henrique in fase di possesso.
6.5
Akanji:
si conferma acquisto prezioso.
Da braccetto o da centrale è imperioso e dominante nelle chiusure ed efficace nell’avviare la transizione.
L’esperienza gli consente di leggere sempre bene la situazione e di intervenire con sicurezza
7
Bastoni:
prestazione difensiva impeccabile.
Subisce un’ammonizione per me esagerata.
E’ il giocatore che ha portato a compimento più passaggi.
Bravissimo in area avversaria quando devia un cross sul primo palo e solo un grande Ravaglia gli toglie la soddisfazione del gol.
7
Carlos:
entra nel finale per far riposare l’ammonito Bastoni.
Se la cava senza infamia e senza lode.
6
Luis Henrique:
sulla destra fa il compitino con applicazione e impegno. Raddoppia quando è necessario, si offre al disimpegno dei difensori, ma poi cerca sempre la giocata più semplice e davanti non ha mai un guizzo autorevole.
6
Barella:
con il doppio play lui è più libero di andare a cercarsi la posizione.
Corre tantissimo, in aiuto a tutti, sia per suggerire azioni offensive, sia per filtrare i contrattacchi rossoblu.
Al suo attivo un grande assist per Lauti, che spreca.
E’ uno dei pochi a non sembrare al top della condizione e lui quando se ne rende conto si innervosisce e perde un po’ di lucidità
6+
(Mkhitaryan:
anche per lui una manciata di minuti per far rifiatare Barella e cercare di nuovo la condizione ottimale.
Ritrovala presto, Miki, che ci servi.
s.v.)
Calhanoglu:
si conferma giocatore fondamentale nel nostro centrocampo anche quando, come contro il Bologna, si dedica principalmente a un lavoro oscuro, di posizione e controllo.
Suo il corner che consente a Lautaro l’anticipo vincente per il secondo gol.
6.5
Zielinski:
conferma il suo ottimo momento e le sue qualità tecniche superiori.
Gestisce la palla da padrone, vede il gioco ed è intelligente. Avvia e conclude l’azione del gol che sblocca il match. Tornato ai suoi livelli, è un recupero essenziale, visto che Miki comincia ad accusare acciacchi, Frattesi è in… aspettativa e Sucic e Diouf non convincono ancora.
7.5
Dimarco:
primo tempo abbastanza controllato, nel quale si preoccupa soprattutto di evitare pericoli sulla sua fascia.
Poi capisce che si può spingere, impegna seriamente Ravaglia che salva di piede e fornisce qualche buona palla agli attaccanti.
6.5
Thuram:
vince tanti duelli e si rende più volte pericoloso.
Come Lauti, sbaglia qualcosa di troppo sotto porta, ma l’assist di tacco per il capitano sul primo gol e l’altro nella ripresa, sempre per il Toro che non finalizza, sono due gemme.
Sul gol, è aiutato dalla suerte.
Sembra sulla strada per tornare alla grande.
7
(Lavelli:
pochi minuti ma preziosi per l’ambizione di un giovane che lavora sognando i grandi palcoscenici e soprattutto San Siro, lo stadio della sua Inter.
s.v.)
Lautaro:
io non ho più parole per questo ragazzo che “par che sia una cosa venuta da cielo in terra a miracol mostrare”.
Sbaglia due gol ma per il resto fa tutto quello che ci si può aspettare da un fuoriclasse.
Leader.
8
(Pio:
troppo poco tempo per mettersi in evidenza, ma lui ci prova con la solita ferocia agonistica, con forza e tanta determinazione.
s.v.)
All. Chivu:
presenta una squadra in condizioni brillanti, azzecca tutte le scelte di formazione e di gioco, stimola sempre i ragazzi perché non si rilassino.
Difficile capire quanto abbia pesato la prestazione sotto tono dei rossoblù e quanto la stessa sia stata provocata dei nostri.
Il mister comunque, con tutto il suo team, deve solo riuscire a continuare così.
7.5
Luciano Da Vite
Analisi impeccabile . Per quanto i giudizi sui giocatori (sappiamo quanto siano soggettivi) ,io ho avrei premiato maggiormente le prestazioni di L Henrique, Bisseck e Dimarco
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Segnalo a Luciano e ai lettori del blog che in prima pagina sulla “Gazza” (versione online) c’è un’intervista a uno dei nostri tanti ragazzi raccontati da Luciano sul blog negli anni e che si sta facendo adesso valere in serie B, Adorante.
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Adorante non aveva la classe di Merola, ma aveva fisico potenza e colpo di testa. Facile immaginare che, aldilà della nostra ammirazione per i colpi di Merolino, finisse per fare più strada
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