Un ritorno al passato? O al futuro?

Pensare che il girone di ritorno non sarebbe stato sullo stesso livello di quello d'andata non era un'osservazione da acuti specialisti, ma un gioco da ragazzi. La Serie A è difficilissima, solo la Juventus può tenere un ritmo da 100 punti a campionato. Antonio Conte dopo la partita con il Lecce, terminata con il risultato di 1-1 (Bastoni, Mancosu), ha dichiarato che "noi possiamo vincere solo andando a mille all'ora". È la verità, siamo destinati al momento a pagare qualciasi flessione psicologica od atletica. Soprattutto di concentrazione. La seconda verità è che ci manca esperienza in ruoli chiave e determinanti e in particolare a centrocampo dove, senza nulla togliere ai bravissimi Barella e Sensi (che già adesso stanno dimostrando di poter giocare ad alti livelli) servirebbero anche giocatori con l'abitudine ad esprimersi al vertice con continuità.

Il marchio di Conte: Inter – Cagliari 4-1

Con la vittoriosa partita di Coppa Italia contro il Cagliari, terminata con il risultato di quattro a uno, i nostri strappano la qualificazione ai quarti di finale. Ma è stata una partita interessante sotto molti profili per le indicazioni fornite. Principalmente due: la prima è che Conte vuole trasformare l'Inter in una grande squadra e una grande squadra non può soffrire di supponenza e non può prendere sottogamba nessuna partita; la seconda è che questa Inter è fortissima e competitiva con tutti, fino a quando riesce a esprimere intensità e aggressività. Non è una squadra costruita per gestire il risultato palleggiando o ritirandosi. Per giocare novanta minuti senza andare sotto ritmo è necessario che i giocatori siano tutti sempre al top della condizione fisica e con un carico totale di energie psicofisiche e questo è possibile solo con una gestione ottimale dei 22 "titolari". L'obiettivo per essere competitivi fino alla fine sarà bilanciare la rosa e limitare la possibile "emorragia" di punti contro le medio-piccole in un girone di ritorno dove sarà materialmente molto difficile ripetere l'andamento avuto fino a questo momento.

La partita, l’Atalanta, il sistema arbitro + VAR, la classifica. E un cenno alle nostre giovanili

Ricco post che concentra la propria attenzione in particolare sulla partita di sabato sera contro l'Atalanta e termina con il pareggio di 1-1 con le reti di Lautaro Martinez e di Gosens. Risultato ottenuto al termine di una partita oggettivamente molto difficile per le condizioni attuali e per la forza della squadra orobica, che in questo momento ci è superiore e ci ha dominati sul piano dello sprint, ovvero la cosiddetta "gamba", e della forza. Analizziamo quindi l'andamento della partita e quelle che sono state le scelte arbitrali e il cosiddetto "sistema arbitro + VAR" e lo stato della classifica. Chiusura con i risultati delle giovanili: le nostre selezioni (tranne l'Under 18, che però non ha giocato) hanno vinto tutte, compresa la Primavera, anch'essa (come la prima squadra) in questo momento con la rosa falcidiata dalle molte assenze.

Napul’è (anzi… era): Napoli – Inter 1-3

Il Napoli ha confermato, al di là della classifica, di essere una squadra molto forte (sicuramente lacunosa in difesa). Abbiamo sofferto l'avversario più che in altre partite: hanno deciso l'incisività dei due attaccanti, la straordinaria qualità dei difensori, lo spirito di squadra, la disponibilità al sacrificio dei centrocampisti. Il lavoro di Conte è stato fino a questo momento determinante, l'Inter è in cima alla classifica dopo 18 giornate e è adesso capace di imporsi anche su una squadra forte come il Napoli. Adesso incontriamo l'Atalanta, in stato di grazia e che ha dato 5 goal al Milan e 5 al Parma: sarà una partita difficilissima. È un altro step da superare, per quanto difficile, se si vuole confermare la graduale e impetuosa crescita.

Anno bisesto, anno funesto… Per i nostri avversari, speriamo

Sta per riprendere il campionato dopo la pausa invernale e pochi di noi potevano in estate sperare che si ricominciasse con l'Inter in prima posizione a pari punti con la Juventus. Si tratta di un grande successo ottenuto grazie a una combinazione di fattori, in particolare il mercato più efficace del solito, le correzioni al sistema di gioco, qualche soluzione tattica. Soprattutto la crescita atletica del gruppo. Tutti aspetti che analizziamo all'interno del post, sottolineando in particolare il grande lavoro di Conte e della società. La domanda adesso è: quali possibilità ci sono di continuare un percorso di questo livello? A che condizioni? Alla vigilia della difficilissima partita contro il Napoli, facciamo il punto su questioni come il mercato, la capacità di "riattaccare la spina" subito dopo la pausa natalizia dei nostri ragazzi, il reinserimento dei giocatori lungodegenti.

Il nostro settore giovanile, tra storia, leggenda e prospettive attuali

Questo post nasce a seguito di una serie di considerazioni su due interviste rilasciate negli ultimi giorni dal dirigente nerazzurro Roberto Samaden, il "guru" del calcio giovanile italiano e la figura principale di un rinnovamento che a partire dal 2001 e poi dal 2010 in maniera ancora più consistente ha portato a quello che si può definire come un vero e proprio "cambio di marcia". Parlano i risultati e lo certificano il numero di calciatori che si sono formati nel nostro settore giovanile e sono poi diventati professionisti affermati nei campionati di Serie A e di Serie B. Un trend che non sembra arrestarsi, anzi, considerando il recente exploit di Sebastiano Esposito e che ci sono ragazzi in rampa di lancio talentuosi come Filip Stankovic, Pirola, Pompetti, Agoumé e Gnonto (per citarne alcuni e senza nulla togliere agli altri). Luciano Da Vite compie una autentica ricostruzione storica dei fatti e si concentra poi in maniera più stringente sull'attualità e la necessità di contemperare i successi sportivi con la "formazione" di giocatori di alto livello, perché le due cose si accompagnano necessariamente una all'altra per potere portare avanti un discorso vincente nel tempo e affinché il nostro settore giovanile continui ad essere un vero e proprio modello.

Un Natale di gioia e speranza: Inter – Genoa 4-0

L'Inter sotterra il Genoa sotto quattro reti, dominandolo per tutti e novanta minuti. Raccogliamo i peana di tifosi e cronisti il mattatore Lukaku e la giovane stella Sebastiano Esposito, che segna il suo primo goal in Serie A, diventando il più giovane marcatore nella storia nerazzurra dopo Mario Corso. Ma questa partita "natalizia" ha festeggiato anche giocatori che sono di solito considerati come alternative ai titolari: Bastoni, Biraghi, Borja Valero, Candreva, Gagliardini... Antonio Conte sta tirando fuori il meglio dai singoli e dal collettivo: la sua Inter non parte mai battuta contro nessun avversario e se possiamo trarre un primo bilancio, prima della pausa natalizia e prossimi alla fine del girone d'andata, possiamo dire principalmente una cosa. Ovvero che l'Inter non mollerà. Probabilmente non manterremo il ruolino di marcia avuto fino a questo momento, ma tutto lascia pensare che saremo nettamente al di sopra dei nostri ultimi piazzamenti. Intanto arriva la pausa e facciamo i nostri più sinceri auguri a tutti i tifosi interisti e gli amici del blog. Per i dirigenti, invece, saranno giorni di lavoro... Nel calcio non c'è mai nulla di acquisito e di definitivo.

“Verità” ancora non chiarita, servono risposte immediate e perentorie

Il "momento della verità" era ed è l'immediato post-Barcellona: la trasferta di Firenze e il prossimo match casalingo contro il Genoa, una partita difficilissima prima della pausa per le festività natalizie e una ripresa che ci vedrà subito affrontare due big come Napoli e Atalanta. È arrivata la "tempesta", ma a differenza del passato ci sono apparentemente tutte le condizioni perché la squadra vi possa resistere. Da questo punto di vista la partita di Firenze, il pareggio con il risultato di 1-1 (reti di Borja Valero e di Vlahovic) non si può valutare in maniera univoca: la situazione è interlocutoria e il pareggio delude per il modo in cui ci si è arrivati, ma la prestazione non è stata negativa. La squadra vive un momento di comprensibile difficoltà, ma resta unita, concentrata, conscia delle proprie possibilità e con la volontà di uscire al più presto da questa parziale impasse e rilanciarsi alla grande con intatte ambizioni, anche se il risultato ha determinato variazioni importanti in classifica: abbiamo perso due punti su Juventus, Lazio e Roma: i biancocelesti in particolare dopo una partenza incerta, hanno messo il turbo e ora appaiono rivali pericolosissimi.

È adesso il momento della verità

La sconfitta contro il Barcellona nella gara di San Siro, segna la nostra eliminazione dalla Champions League. Le ragioni delle sconfitta sono diverse, in verità forse avremmo potuto vincere, ma se recriminare non serve, capire è indispensabile. Dove abbiamo buttato la qualificazione? È chiaro allo stesso tempo che se la squadra mollasse adesso, saremmo di fronte all'ennesimo fallimento. Siamo in lizza in tre competizioni importanti e dobbiamo provare a vincerne almeno una e comunque a far bene, fino in fondo, in tutte e tre. Questo è più che mai il momento dell’unità e della fiducia. Ma è anche il momento dell'analisi che non si può sbagliare. Possiamo ancora dire la nostra in questa stagione e ottenere risultati importanti. Da dove ripartire? Su tutto la prestazione di Lautaro Martinez. El Toro è già tra i migliori attaccanti, in termini di qualità, tra quelli che abbiamo avuto negli ultimi decenni...

I due modi di “leggere” il calcio: Inter – Roma 0-0

Quando non vince nessuno, contano i numeri, non dei goal, che non ci sono, ma delle situazioni importanti di gioco che si sono create. Si può sostenere dunque che il pareggio sia giusto, perché molti dati ufficiali indiscutibili sono a nostro favore, ma se non abbiamo segnato, abbiamo evidentemente delle "responsabilità": la partita è stata infatti nelle nostre mani, hanno giganteggiato i tre difensori centrali, abbiamo dimostrato grande compattezza e solidità, ma abbiamo purtroppo avuto poca lucidità in fase difensiva. In virtù della sconfitta della Juventus contro la Lazio, confermiamo il primato e restiamo in vetta alla classifica. Ma restiamo con i piedi per terra. La stessa vittoria della Lazio può essere vista da una prospettiva diversa: abbiamo mantenuto il primato, ma allo stesso tempo la Lazio adesso si propone con forza tra le migliori squadre del campionato e riduce il nostro vantaggio nei loro confronti. In prospettiva futura sarà bene guardare avanti (anche se... non c'è nessuno) ma anche dietro e tenere d'occhio le inseguitrici.