Da Mou a… Conte (speriamo): Bologna – Inter 0-1

Romelu Lukaku festeggia con i compagni di squadra dopo la rete decisiva realizzata in casa del Bologna (fonte: Ansa).

Un altro passo avanti, molto importante ma non decisivo, checché se ne dica.

Soprattutto un risultato ottenuto in un contesto difficilissimo, come per altro qualunque tifoso dotato di buon senso aveva facilmente previsto.

Le stesse difficoltà che incontreremo nelle prossime 10 gare, a partire proprio dal match col Sassuolo di mercoledì, con gli emiliani che hanno fatto riposare alcuni tra i giocatori più insidiosi mentre noi avremo due squalificati in un reparto già provato da altri fattori (come staranno mercoledì D’Ambrosio, de Vrji e Kolarov?).

A parte che, come abbiamo visto anche ieri (juve e Milan) si possono perdere punti con tutti, ma noi dovremo affrontare ancora almeno 3 squadre in lotta per obiettivi di vertice  e almeno due in lotta per la salvezza.

In più ci saranno altri turni infrasettimanali.

Certo, ci saranno per tutti (a parte quello nostro col Sassuolo) ma noi abbiamo diversi giocatori senza alternative di livello, sulla breccia da inizio stagione tra campionato coppe e nazionali.

Lo so che tutti vorremmo liberare la nostra gioia dopo un periodo di digiuno troppo lungo, ma non è ancora il momento e la squadra non deve assorbire dall’ambiente esterno nessun motivo di deconcentrazione.

Il risultato di Bologna dà ancora più fiducia, ma soprattutto la dà la prestazione di squadra: tutti estremamente determinati, quasi feroci e in particolare disposti a sacrificarsi per l’interesse collettivo. Voglio fare 4 nomi in proposito: il Rano, Eriksen (che si è adattato a giocare per la squadra davanti alla difesa), Lautaro e, quando è entrato, Sanchez.

E va avanti così da quattro partite, tutte vinte con il minimo scarto e tutte con parecchia sofferenza, almeno da parte di noi tifosi.

Certo, finché noi vinciamo soffrendo e magari gli avversari lasciano punti per strada va benissimo, non bene.

A questo proposito mister Sinisa ha rilasciato alcune dichiarazioni interessanti:

“Abbiamo dominato, facendo la partita e con grande possesso palla e abbiamo creato parecchie azioni da gol, mentre loro hanno segnato su una mezza azione”.

Questo il riassunto, credo abbastanza fedele delle sue dichiarazioni.

In parte concordo: loro hanno fatto più gioco, hanno tenuto palla più di noi, quasi sempre nella nostra metà campo, ma sulle occasioni non solo le statistiche (come vedremo) gli danno torto, ma anche il semplice buon senso.

L’azione del gol non è stata affatto una ‘mezza azione’, ma una manovra spettacolare, così come splendida anche se in prevalenza individuale, è stata l’azione del palo colpito da Lautaro.

E in diverse altre situazioni la nostra manovra si è dimostrata estremamente efficace sino al momento delle scelte decisive, in situazioni favorevoli, sbagliate per lo più da Hakimi e da Barella, meno lucidi del solito.

E’ vero che abbiamo avuto più difficoltà del solito ad ‘uscire’, cioè nelle ripartenze, anche a causa del loro pressing alto, compatto ed efficace

Da parte loro c’è stato un solo vero tiro (da fori area) che ha impegnato Handa e poi un’ occasione in mischia, sugli sviluppi di un calcio piazzato, nella quale un loro giocatore, pressato da Lauti, ha calciato di prima, come ha potuto, da pochi metri, mandando abbondantemente a lato.

I petroniani sono apparsi forse più freschi e brillanti di noi, spesso arrivavano loro sulle seconde palle, che in partite come queste possono diventare determinanti.

Noi invece occupavamo il campo bene, chiudendo gli spazi e cercando di dare ampiezza e profondità alla manovra offensiva.

Se non sempre ci siamo riusciti probabilmente è solo per la stanchezza ‘mentale’ di qualche uomo determinante. Stanchezza che ha pure inciso sulla prestazione di Brozo, autore nel finale di ben tre errori nella gestione della palla che non sono da lui e che sono spiegabili solo con le partite ravvicinate, i trasferimenti, ecc.

Abbiamo pagato queste leggerezze correndo dei rischi e comunque costringendo due nostri giocatori al cartellino giallo che impedirà loro di essere presenti col Sassuolo.

I fautori del ‘bel giuoco’, per evitare che i nostri successi smenticano le loro teorie sulla superiorità del gioco palleggiato all’infinito, usano il termine poetico di ‘verticalizzazioni’, neologismo elegante per indicare il contropiede e la ripartenza.

Io non ho necessità di ricorrere a queste finezze linguistiche, perché ho sempre detto e sono convinto che la grande squadra deve saper variare il modo di giocare, anche nella stessa partita, ricorrendo al pressing alto, al possesso palla e al palleggio per stanare gli avversari, come alla ripartenza organizzata.

Quest’ultimo atteggiamento ci riesce molto bene per le caratteristiche degli uomini che abbiamo: difensori possenti e sicuri e ‘ripartenti’ micidiali negli spazi, come Barella, Hakimi, Lukaku, Lautaro e lo stesso Perisic; oltre a Bastoni,  come si è visto in occasione del gol.

Ovvio che avendo questa particolare attitudine la si sfrutti, anche se forse in qualcuna delle ultime partite abbiamo subito un po’ troppo la pressione avversaria e non solo per nostra scelta.

Incide forse la situazione contingente di qualche interprete, perché non credo che Conte scelga di aspettare e subire, ma è vero che quando dobbiamo fare la partita noi (come è auspicabile) abbiamo qualche freccia in meno nel nostro arco ed è per questo che io vorrei dal prossimo mercato giocatori della tipologia di de Paul, Gosens e Muriel, che potrebbero farci superare queste lacune, utilizzando de Paul come mezzala insieme a Barella e alternando Eriksen e Brozo come play.

Come dico sempre, anche a rischio di ripetermi, condizione fondamentale per far bene è l’equilibrio.

Non l’equilibrio statico, ma quello da mantenere nelle due fasi di gioco e questo richiede molto sacrificio ad alcuni interpreti, che devono sdoppiarsi, più che ad altri.

Secondo il sistema di gioco, spesso chiamato ‘tattica’ o modulo, i ruoli più ‘usuranti’ cambiano.

Per certi aspetti, mutatis mutandis, le scelte di Conte attualmente ricordano un po’ quelle di Mou.

Mou giocava con un teorico 4312 nel quale in teoria ci sono 8 uomini che presidiano la zona centrale e solo 2 sulle fasce laterali.

Ecco che allora, per assicurare equilibrio nella fase di non possesso serviva il sacrifico di due giocatori che si sdoppiassero svolgendo la fase offensiva e quella difensiva.

Gli uomini in questione erano una punta (Eto’o) che faceva almeno il centrocampista esterno e dall’altra parte Pandev o chi per lui (a volte Zanetti) che giocava largo in fascia, ‘coprendo’ Maicon. Questo per ‘coprire’ anche Wes, poco propenso alla fase difensiva e da preservare come lucidità per le giocate decisive.

In fase di non possesso si creava allora uno schieramento del tipo 4411, quando non addirittura, 5311.

Naturalmente la fase offensiva vedeva impegnati sempre almeno 6-7 uomini, tutti con grande gamba e tecnica, quando si trattava di attacco manovrato, oppure con gli uomini più capaci di aggredire lo spazio in progressione  (lo stesso Eto’o Maicon, Zanetti), con i tempi di inserimento (Motta, Cambiasso) con una tecnica raffinata (Pandev) o con il tiro da fuori (Deki).

Alcuni di questi interpreti possedevano addirittura tutte le caratteristiche citate.

La soluzione di Conte che ci ha aiutati a vincere a Bologna e nelle partite precedenti è stata simile all’intuizione di spostare una punta in fascia (sempre nella fase difensiva). In questo caso Lauti.

Con la difesa a 3 e il 352, abbiamo ugualmente otto centrali e due soli esterni (di grande gamba, per fare le due fasi, quando sono Hakimi e Perisic).

Difficile in tal modo per gli avversari passare centralmente, ma possono cercare la superiorità numerica in fascia, tra l’altro approfittando del fatto che nessuno dei nostri esterni è un terzino.

In più, la scelta di mettere Eriksen in mediana, per avere due cc che velocizzano la ripartenza, indebolisce la fase difensiva su quel lato.

Dall’altra parte una copertura la garantisce Barella, che però spesso in fase di ripartenza si trova addirittura davanti ad Hakimi: ecco che allora deve uscire a raddoppiare Skriniar, mentre a sn è Lauti a fare il quinto di cc.

Si viene così a formare in caso di necessità, un 4 (Skriniar, de Vrji, Bastoni, Young o Perisic) 5 (Hakimi, Barella, Brozo, Eriksen, Lauti) 1 (Lukaku) che diventa un 541 quando anche Hakimi scende sulla linea bassa.

L’unica differenza rispetto alla fase ‘finale’ difensiva di Mou è che l’uomo di fantasia (Eriksen) gioca più indietro di Wes per facilitare le ripartenze e assicurare allo stesso tempo uno schermo in più davanti alla difesa.

Mou aveva più uomini di classe capaci di sostenere la fase offensiva manovrando anche contro difese chiuse, ma questo è un altro discorso.

Per questo Conte deve avere tre difensori con le seguenti caratteristiche: un centrale che avvii la verticalizzazione cercando i due facitori di gioco o addirittura Lukaku e due difensori capaci di inserirsi per ‘allargare’ il campo: Bastoni ha innate queste caratteristiche, Skrinar ha imparato in fretta .

Ma le avanzate dei due difensori hanno anche un altro compito: tenere corta la squadra quando  pressa e, soprattutto per Bastoni, non lasciare in difficoltà Eriksen nell’uno contro uno.

In questo modo si ottiene l’equilibrio delle due fasi, ma il logoramento di alcuni interpreti, nel tempo, richiederebbe il possesso di alternative di pari valore.

I più sostituiti infatti sono Lautaro (quando Sanchez sta bene) e i due esterni. Mentre solitamente non vengono sostituiti Lukaku e Brozo, ma solo perché non hanno alternative di pari spessore.

Altri per le loro caratteristiche atletiche,  per la giovane età e per un tipo di gioco più ‘posizionale’ possono avere eventualmente flessioni più contenute.

Ma torniamo un attimo alla dichiarazione di Sinisa, per vedere cosa dicono in proposito le cifre.

Tiri verso la porta:

Bologna 12 – Inter 14

Tiri nello specchio della porta:

Bologna 3 – Inter 5 (+ un palo)

Tiri nello specchio da area:

Bologna 2 – Inter 3

Occasioni da gol:

Bologna 2  – Inter 4

Dove invece il Bologna ha segnato una superiorità è nel possesso (57 a 43), nel numero dei passaggi (550 a 432), nella precisione degli stessi (84% a 79%), nei dribbling riusciti (27 a 22) e, contro ogni opinione, nei lanci lunghi (27 a 22).

Per il resto c’è una sostanziale parità anche se emerge che il punto debole nostro è stata la fascia sinistra (solo 9 attacchi, ma anche quello decisivo) mentre loro hanno attaccato di più proprio in quella fascia (18)

Alla luce dei discorsi sviluppati sino ad ora, vediamo di ragionare sulle

Pagelle

Handanovic: chiamato in causa seriamente una sola volta, si fa trovare pronto alla deviazione. 6.5

Skriniar: non ha avuto molte occasioni per accompagnare l’azione, ma dietro ha confermato la ritrovata solidità. E’ lui a esprimere la punta maggiore di velocità (oltre 34 km/h).  6.5

Ranocchia: non ha dato spazio a Musa Barrow e anche dopo aver speso giustamente l’ammonizione ha controllato la zona con calma e efficacia, spesso anticipando l’avversario. Ha sfiorato anche il gol su calcio franco. 7 (Considerando la saltuarietà delle sue apparizioni…)

Bastoni: bravissimo nel doppio compito di contenere e spingere, l’azione del gol è da cineteca. Dopo il Rano (8) è il giocatore che ha al suo attivo il maggior numero (7) di recuperi.  7.5

Hakimi: lavora tanto, come sempre, fa tutta la fascia ma non ha la lucidità esibita in altre occasioni: più volte si libera ma poi sceglie la giocata sbagliata. Probabilmente è un po’ stanco (partite e trasferte con la nazionale e impiego continuo nell’Inter) come risulterebbe anche dal fatto che sul piano della velocità pura è preceduto anche da Lukakue bastoni ed è pari a Orsolini.  5.5

Barella: stesso discorso fatto per hakimi anche se ovviamente il sardo ha percorso più km è stato più nel vivo del gioco  e si è segnalato per alcuni intercetti importanti. Ma lameno un paio di volte ha avuto buone occasioni (anche per tirare) ma ha sbagliato la scelta finale. 6

Brozo: primo tempo del solito livello, poi cala alla distanza  e nel finale si rende responsabile di tre disattenzioni che potevano costare care e in parte lo sono costate. Il suo modo di giocare è particolarmente dispendioso e anche a Bologna ha corso più di tutti, dati alla mano. Non ha sostituti (nel ruolo sono stati provati con risultati mediocri Barella, Eriksen a persino Sensi) e questo gli vale qualche attenuante. 6-

Eriksen: gioca di posizione, restando basso a fare da schermo davanti alla difesa e a cercare di rilanciare l’azione. Il contrasto non è la sua dote migliore e anche lui nel primo tempo si fa rubare un paio di palle pericolosissime. Non si segnala per giocate offensive particolarmente efficaci, ma nel complesso per più di un’ora fa il suo. Dopo Vecino, che ha giocato poco, è sua la velocità media più elevata.  6

Young:  si applica con generosità e impegno, ma non riesce a fornire in nessuna delle due fasi un apporto pienamente soddisfacente. Nel primo tempo il suo avversario lo salta un paio di volte mettendo belle palle in area. Poi con l’aiuto dei compagni gli prende le misure. Ottima la palla con lo ‘scavalco’ fornita a Bastoni in occasione del gol. 5.5

Lautaro: determinante, dal mio punto di vista, per il lavoro sporco con cui si è sacrificato, senza per questo perdere di lucidità in avanti. Splendida l’azione in cui coglie il palo. Ovviamente in una squadra più offensiva avrebbe maggiori occasioni per emergere. 7

Lukaku: diverse belle giocate e qualche errore, come sempre. Cercato meno di altre volte, trova comunque il modo di rendersi decisivo. E scusate se è poco…7

Gagliardini: entra e a freddo sbaglia una palla pericolosa. Poi si riprende e fa il suo dovere senza infamia e senza lode 6-

Darmian: subentra a Young e tine bene la posizione, con alcune diagonali importanti. Negli ultimi 10’ soffre un po’ la verve di Juwara. 6

Sanchez. Entra al 26’ della ripresa per uno stremato Lauti e dimostra che in questo momento su di lui si può contare per una buona forma atletica ritrovata e per la notevole garra che si aggiungono alle buone qualità tecniche. 6+

All. Conte: che dire? Accendiamo ceri a tutti i santi perché continui a ottenere i risultati che abbiamo visto fino ad ora. 7.5

Primavera: Inter – Spal 0-0

Il festival della mediocrità (nostra)

Se uno guarda la classifica obietta: “Ma di che cosa ti lamenti, sciagurato?”

Siamo terzi, a 4 punti dal tandem di testa (Roma, Samp) precediamo la juve e di parecchi punti Milan e Atalanta.

Si, è vero, ma questo è solo merito del pragmatismo di mister Madonna.

Abbiamo subito solo 13 gol, parecchi meno delle due di testa e moltissimi meno di chi ci insegue.

Il mister ha provato a giocarsela nelle prime giornate, con risultati molto incerti, poi si è reso conto che doveva assolutamente consolidare il blocco difensivo ed è passato al modulo a 4, con tre centrocampisti incontristi (e il Sanga fisso davanti alle a difesa) con un trequartista anche lui centrale, a presidiare la zona nevralgica del campo e con le due punte chiamate a dare una mano, accorciando il campo e infastidendo le ripartenze avversarie.

Questo atteggiamento molto più prudente, ha permesso di ottenere punti, grazie anche ad un paio di parate decisive su rigori subiti e a qualche successo ottenuto sui calci piazzati, ma l’atteggiamento è stato spesso ‘da provinciale’, con poco pressing alto e ripartenze spesso a cercare subito le punte.

Del resto la squadra era obiettivamente poco attrezzata sul piano tecnico, rispetto alel formazioni passate ed era necessario puntare su solidità e chiusura degli spazi.

Ho ricordato più volte e lo ripeterò fino alla noia: i 2002 erano la nostra squadra più forte degli ultimi 20 anni, ma se cedi i 5 migliori giocatori (Seba, Pirola, Agoumè, Gnonto e Cepele) e non li sostituisci con altri di pari valore, oltre a non sfruttare a pieno i fuori quota schierabili (la Spal ne ha schierati 4 ma ne ha a disposizione otto, da alternare), non vai da nessuna parte.

Tanto più se spesso ti trovi a dover fare a meno di alcuni degli uomini migliori (oggi Persyn, L. Moretti e Oristanio).

Come ho detto più volte in teoria questa sarebbe una scelta societaria (far fare esperienza in campionati veri ai migliori e crescere i giovani ‘locali’), come ha detto più volte Samaden.

Ma io ho qualche dubbio su questa versione: può essere vero che si punti sul far crescere in fretta i migliori piuttosto che sul far risultati nelle giovanili (ma ne dubito perché le cessioni di Gnonto, Colombini, Cepele non sembrano avere questa motivazione e soprattutto conoscendo i nostri dirigenti, dubito che siano contenti… di perdere).

Sono invece quasi sicuro che puntare sul far crescere i propri giocatori e non prenderne di forti da fuori (come hanno fatto TUTTE le squadre della Primavera 1) sia una non scelta, legata alle difficoltà finanziarie della società.

Il risultato comunque è che anche oggi, contro una Spal buona (tecnicamente certo superiore a noi) ma non eccezionale, la partita l’hanno fatta quasi sempre loro, noi abbiamo chiuso tutto, ma siamo stati pericolosi solo in un paio di occasioni e rarissimamente siamo stati in grado di fare più di 3 passaggi ‘giusti’ consecutivi.

Naturalmente quando parlo di tecnica io non mi riferisco alle leziosaggini, ma alle qualità innestate su una base atletica e agonistica importante.

Dei quattro nostri attaccanti, nessuno è dotato di dribbling fantasia e imprevedibilità. Se manca anche Ori, chiaro che la qualità finisca per scarseggiare e i possibili sostituti del giocatore campano, non ne hanno le doti tecniche né quelle agonistiche e di personalità.

Non resta che andare avanti così, sperando comunque di poter arrivare almeno ai play off.

Pagelle

Filip: 5.5 un’uscita a vuoto che ci poteva costare la sconfitta e qualche altra incertezza.

Zanotti: 6 alla seconda in primavera, regge bene lo scontro fino a metà primo tempo.

Kinkoue: 6 questa volta niente distrazioni e solito rendimento positivo.

Sottini: 6 decisivo il salvataggio in occasione dell’uscita a vuoto di Stankovic. Qualche altro buon intervento.

Vezzoni: 6.5 probabilmente il migliore chiude su avversari molto forti e almeno nel primo tempo prova a spingere.

Casadei: 6  si batte con personalità ma senza colpi particolari.

Sanga: 6- solito lavoro oscuro ma utile  davanti alla difesa.

Squizzo: 6: buono il lavoro di tamponamento, poca spinta e costruzione.

Mirarchi: 5.5  si dà da fare ma costruisce poco.

Fonseca: 5.5 non è in giornata. Riceve poche palle utili ma sbaglia parecchio. Lotta con la squadra.

Satriano: 6.5  le uniche iniziative nascono da un paio di sue progressioni irresistibili. Un po’ poco, ma vorrei vederlo in squadra che costruiscono di più.

Wieser: 5.5 fa il possibile ma non era la sua partita.

Bonfanti: 5.5 si vede solo in fase di contenimento.

A. Moretti: 6  fa il suo presidiando puntualmente la zona.

Luciano Da Vite

25 pensieri riguardo “Da Mou a… Conte (speriamo): Bologna – Inter 0-1

  1. Veramente un grande post Luciano. Bellissima la tua analisi tattica (ma non è una novità). Molto lucida e attenta. Molto interessante anche il riferimento ai tre candidati principali a rinforzare la squadra per il prossimo campionato… Ti vorrei chiedere poi se secondo te potrebbero fare la differenza anche in ottica Champions: se cioè potrebbero “bastare” per fare un salto di qualità importante in Europa oltre che – sgraaat – consolidarci al vertice in campionato.

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  2. Grazie Luciano, sempre ottimi spunti.
    Ti vorrei chiedere: il gioco di Conte secondo te è più o meno dispendioso della media?
    Idea di ripartire sempre con forza personalmente mi esalta ma, penso, richieda grande condizione.
    Servirebbero 17/18 giocatori effettivamente intercambiabili, che al momento non abbiamo.
    Può anche essere questo il motivo delle difficoltà del tecnico leccese di fare strada in Europa (non mi riferisco solo a quest’anno)? Grazie in anticipo per eventuale risposta

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  3. Bel post, Luciano.
    I nostri ragazzi ex primavera, da te citati, come stanno andando?

    Purtroppo, il calcio senza pubblico non emoziona. Nemmeno lo scudetto probabile.
    Invece, la questione dei giovani mi attrae di più, come tema.

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    1. Ho sbagliato a scrivere:
      “Il calcio senza pubblico non MI emoziona.”

      Sono felice se invece le altre persone si appassionano comunque.

      Forse sono io che sto diventando insensibile, in generale

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  4. Emiliano: da una parte credo che un attaccante almeno di estro e fantasia ci avrebbe permesso di andare avanti in Europa già quest’anno: non dimentichiamo che siamo usciti per due zero a zero con tre gli ucraini, ai quali pochi mesi prima, sbloccato il risultato e avendoli costretti ad aprirsi, abbiamo poi rifilato 5 gol. sarebbe bastato segnare un gol nelle due partite per qualificarci.
    IL discorso sul prossimo anno però è diverso, perché se andassimo avanti, diventerebbe più oneroso anche il cammino in campionato. Secondo me basterebbe un simil Muriel per farci superare la fase a gironi: però non per restare competitivi nelle partite successive e in campionato. De paul (un simil De Paul, a me piace molto anche il danese della samp e un olandese di cui si parla, dal nome impronunciabile, che però ho visto solo un paio di volte) potrebbe bastare a sistemare il centrocampo ci consentirebbe di avere due mezze ali forti (Barella e lui) due play forti ( forti (Brozo e Eriksen), se recuperassimo davvero Sensi una buona alternativa. A questo punto non credo si possano prendere 2 cc senza cedere nessuno importante a meno di trovarne uno giovane e forte, come riesce alla Samp, all’udinese, al napoli, persino al Milan) e quindi dovrebbe restare Gaglia. Se taglia si potesse sostituire con Locatelli, per esempio, saremmo veramente a posto per anni. Poi servirebbe un sostituto del ramo e uno per Lukaku. Ma qui entreremmo davvero nel regno dei sogni. Magari si potrebbe tenere il Rano e far rientrare Pirola se concluderà la stagione bene come sta facendo. La vedo dura sul rientro di Zinho che credo costerebbe parecchio.
    Davanti il vice Lukaku potrebbe essere Lauti, in caso di necessità, cambiando gioco cioè con due ali offensive che aprono il campo e magari lo mettano nell’uno contro uno. Sarebbe un arrangiasi, ma tutto subito è impossibile.

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  5. Roberto: credo che il gioco di Conte non sia più dispendioso di altri, nel complesso, ma che il logoramento pesi di più su alcune posizioni (gli esterni e ora Lautaro sono sempre i primi sostituiti, ora anche un cc mentre Lukaku viene lasciato in campo anche quando non ne ha più per mancanza di sostituti.
    Ormai tutti i giocatori di tutte le squadre devono fare le due fasi, solo che con altri moduli il lavoro viene distribuito più equamente. Per la strada in Europa ho già risposto ad Emiliano e in certo senso nel post: questo gioco ha bisogno non solo di alternative intese come giocatori fotocopia, ma anche di alternative che cambino l’assetto squadra. Con un’ala sinistra di scatto, fantasia e senso del gol avremmo passato largamente il turno, ma questo avrebbe richiesto un cambiamento dell’assetto dietro. Ultimamente ho visto Insigne Un brevilineo con fantasia e buon fiuto del gol) partire anche oda lontano e quindi dare una mano dietro. Ma in questo caso, sempre per il discorso sull’equilibrio, la sua mezzala non potrebbe essere Eriksen. Poi di Insigne non ce ne sono tanti e comunque quota dovrebbe essere una soluzione di gioco alternativa a quella base.

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  6. Ho letto questa mattina un’intervista all’agente di Agoumé che vi riporto:
    “Crescenzo Cecere, agente Fifa, ha rilasciato un’intervista a Tuttomercatoweb parlando in particolar modo della situazione di Lucien Agoumé. “È uno dei profili più importanti d’Europa relativamente alla sua annata – dice il procuratore -. In questo momento è nelle retrovie tra le scelte del mister, che è bravo, ma le sue ultime decisioni hanno penalizzato il ragazzo. I giovani in Italia fanno fatica a giocare. E quando ci rapportiamo all’estero notiamo che sempre meno giovani vogliono venire in Italia perché qui siamo restii a farli giocare e si danno più responsabilità ai grandi. Da qui in avanti profili come Agoumé sarà difficile vederli in Italia. Rinnoverà con l’Inter? Stiamo parlando con l’agente e siamo in attesa dell’Inter e dei risvolti societari”.
    Cosa ne pensate?

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  7. Penso che nessun allenatore è incompetente o masochista. Gioca sempre chi merita. Poi, certo, nei singoli casi può esserci un errore di valutazione, ma è più facile che sbagli un procuratore (interessato) o un tifoso piuttosto che un allenatore. Per me il campionato italiano è il più difficile (non il più bello) ogni partita è complicata e esperienza e personalità spesso diventano elementi determinanti

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    1. Che il campionato italiano sia tatticamente difficile sono d’accordo con te, Luciano, ma che sia il più difficile in assoluto non ne sono convinto. Insomma sono 11 anni che non vinciamo una coppa europea, in questo arco di tempo abbiamo giocato tre finali. L’ultima Europa League risale al 1999 e si chiamava ancora Coppa Uefa.
      La nazionale dopo il mondiale del 2006 ha inanellato due eliminazioni al primo turno e una mancata qualificazione a favore della Svezia. Agli Europei abbiamo giocato l’ultima finale nel 2012 perdendo 4 a 0.
      A livello giovanile non vinciamo un Europeo U21 dal 2004 e l’ultima finale, nel 2013, l’abbiamo persa 4 a 2 dalla Spagna.
      Con l’U19 abbiamo collezionato due finali, perse entrambe.
      Non sforniamo più talenti di livello europeo dai tempi della generazione nata negli anni ’70. Solo adesso sembra che abbiamo una buona generazione tra coloro che sono nati dal ’97 in avanti.
      Più in generale facciamo giocare poco i giovani, tanto è vero che il ct dell’U21 si è lamentato della difficoltà di scelta tra A e B e non è stato il primo a farlo.
      Forse le lamentele, di parte, dell’agente di Agoumé così campate in aria non sono.
      Che nel movimento calcistico italiano qualcosa non quadri a me sembra evidente.
      E’ vero che ci sono cicli più fortunati a livello di talenti ed altri meno, ma qui parliamo di 15/20 anni di difficoltà complessiva.

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  8. Angelo, mi spiace, non dico di avere ragione, ma a me non pare sia così. Prima di tutto io parlo di campionato italiano, quindi come vanno le varie nazionali non c’entra con il mio discorso, perché la maggioranza delle squadre italiane ha in campo almeno 7-8 stranieri. Una recente partita dell’Atalanta era con tutti stranieri tranne il portiere.
    Sui giovani poi mi sembra che tu ti contraddica: se non abbiamo prodotto giovani top dagli anni ’70 significa che in un periodo in cui si possono prendere giocatori da tutto il mondo è ovvio che i nostri giovani, che non erano top, facessero fatica a imporsi: se un giocatore è mediocre a 27 anni è probabile che a 20, con davanti uno scelto in tutto il mondo non giochi. Quindi se mai il problema non era nel lanciarli, ma nel produrli. Qui il discorso per me è molto complicato, perché vedendo come si lavora da vicino, non penso che sia un problema di istruttori e di metodi di lavoro. Destro per esempio, ha segnato 10 reti senza essere sempre presente. E’ evidente che ha raggiunto un equilibrio mentale solo a 29 anni. A 20 si credeva arrivato e non lavorava per migliorare. Abbiamo due soli giocatori italiani nei primi 10 marcatori: il 6° e il 7° Immobile e insigne, ma hanno 31 e 29 anni: come si può pensare che un giovane scalzi questi affermati campioni stranieri, se non è un fuoriclasse straordinariamente precoce? Italiano è un bravissimo allenatore e finché Agoumé reggeva lo ha fatto giocare. Poi si sa che i giovani hanno alti e bassi e se l’ha tolto avrà avuto i suoi motivi, altrimenti non lo avrebbe fatto giocare neppure prima. Bastoni, Barella, che gioca in A da alcuni anni, Zaniolo e diversi altri sono la dimostrazione che se sei più bravo degli altri in rosa, giochi anche se hai 20 anni. Se invece sei meno pronto è facile sostenere che non giochi perché in Italia….
    Io la penso così, ma ripeto, non pretendo di avere ragione

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  9. Secondo me avete entrambi ragione.
    L’Italia è tendenzialmente un Paese per vecchi: dalla politica, al mondo del lavoro e anche nello sport e, nello specifico, nel calcio si preferisce l’usato “sicuro” e non si ama il rischio.
    Nello Spezia di Italiano entrano spesso nelle rotazioni giocatori che sono poco più grandi di Agoume come Pobega, Piccoli e Agudelo e fino a gennaio anche il francesino giocava spesso. Evidentemente come dice Luciano i giocatori, sia pur talentuosi, come Agoume hanno alti e bassi e su di loro non ci si può affidare al 100% (io abito a Venezia e vedo lo stesso problema in Esposito che non è un titolare fisso).
    All’estero magari si ha più coraggio e pazienza però è anche vero che veri e propri crack in Italia non se ne vedono da diversi lustri…

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    1. Da verificare nello spezia anche il fatto la società spinga per far giocare chi di proprietà e non chi in prestito, per aumentarne il valore.

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  10. Se si vince una partita in cui le riserve avversarie si fanno preferire sotto molti aspetti e in cui non ricevono un rigore nettissimo allora è l’anno giusto. Sul piano del ritmo e della gamba stanchissimi i nostri
    P.s. al netto del loro rigore, il fallo da cui scaturisce il loro gol mi pare evidente

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    1. Bisogna recuperare condizione, in particolare barella (che fortunatamente riposa) e hakimi.
      Sensi se sta bene preferibile al danese senza ombra di dubbio….migliori per distacco lukaku e lautaro, sanchez non deve sprecare assist simili

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    1. Il rigore del primo tempo ci può stare ma poi non si può considerare ininfluente la trattenuta di de vrij, per quanto l’olandese sicuramente ha una stazza molto piu importante del loro attaccante…sul loro gol concordo pienamente

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  11. Vincere. L’unica cosa che conta in questo momento della stagione. In che modo, poco importa, soprattutto dopo 10 vittorie consecutive. E chissà… Proviamo a puntare a 14.

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